ELIAS CANETTI.
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LA PROVINCIA DELL'UOMO.
Quaderni di appunti 1942 - 1972.
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Titolo originale: Die Provinz des Menschen. Aufzeichnungen 1942 - 1972.
Traduzione di: Furio Jesi.
1978. Adelphi Editrice, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Da quasi quarant'anni Elias Canetti tiene dei quaderni di appunti che un giorno appariranno, si pu supporre, come una delle opere pi sorprendenti del nostro tempo. Ma gi questa scelta, fatta da
Canetti stesso, e che ora pubblichiamo,  un libro che lascia tracce indelebili su chiunque gli si avvicini.
Qui abbiamo davanti a noi un pensiero e un'immaginazione incandescenti e ribollenti per l'intensit, e al tempo stesso soggetti a una disciplina che li obbliga a manifestarsi soltanto quando il loro materiale ha raggiunto la durezza e la lucentezza del diamante.
Canetti, questo esemplare nemico della morte, ha sempre posto esigenze assolute allo scrivere.
Dal suo unico, e imponente romanzo, Auto da f, alla sua opera centrale, Massa e potere, ogni libro diCanetti  una sfida gettata contro un avversario strapotente, che si insinua in ogni piega delle cose: la morte. E, intrecciata a essa,  l'immagine del potere, di cui Canetti ha saputo illuminare, come nessuno oggi, i terribili segreti.
Cos avviene anche nella Provincia dell'uomo: qui per vedremo Canetti non pi costretto a fissarsi su un tema, ma abbandonato a tutte le onde della sua vita pi segreta, che ci si manifesta con
una lussureggiante abbondanza di idee, prospettive, miniature di romanzi, ritratti, aforismi, ipotesi, paradossi, giudizi, sempre con la massima asciuttezza e densit, toccando la letteratura e l'antropologia, i libri sacri e gli animali, le donne e l'antichit, la politica e la scienza, la psicologia e i viaggi, i sogni e
la societ  e dove, in ogni rigo, sentiamo l'avida attenzione e l'apertura di chi vuole pensare e vivere tutti gli infiniti mondi possibili, mentre sul fondo pulsa senza tregua il conflitto inesorabile con la morte.
La storia disprezza chi la ama dice, ad esempio, un frammento di questo libro, e sentiamo subito che quelle poche parole penetrano in noi come una scheggia che non estrarremo mai pi. Cos ogni
lettore trover in queste pagine qualcosa che da sempre avrebbe voluto pensare o, altre volte, avr l'impressione di cozzare contro un avversario, ma un avversario perfettamente definito e netto, a cui
essere grati pi che a un amico. E alla fine sar costretto a riconoscere che in questo libro abita qualcosa di cui ormai molto di rado si sente il bisogno di pronunciare anche solo il nome: la grandezza.
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L'AUTORE.
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Elias Canetti (Ruse, 25 luglio 1905  Zurigo, 14 agosto 1994)  stato uno scrittore, saggista e aforista bulgaro naturalizzato britannico, di lingua tedesca, insignito del Nobel per la letteratura nel 1981.
Era primo dei tre figli di Jacques Canetti, commerciante ebreo di remote origini spagnole e di Mathilde Arditti, nata da una ricca famiglia ebraica sefardita di origini italiane (gli avi materni erano sefarditi livornesi che si erano stabiliti in Bulgaria). La lingua della sua infanzia fu il ladino o giudeospagnolo parlato in famiglia, ma il piccolo Elias fece presto esperienza con la lingua tedesca, usata in privato dai genitori (che la consideravano la lingua del teatro e dei loro anni di studio a Vienna).
Dopo avere appreso il bulgaro, si trov ad avere a che fare con l'inglese quando il padre decise di trasferirsi per lavoro a Manchester nel 1911.
Nel 1912, con la morte improvvisa del padre Jacques, cominciarono le peregrinazioni della famiglia, che si spost prima a Vienna e poi a Zurigo, dove Canetti trascorse, tra il 1916 e il 1921, gli anni pi felici. 
I viaggi, le relazioni e le numerose lingue praticate, costituiscono il corposo patrimonio culturale di Canetti. La sua opera, oltre ad essere incentrata sulla metamorfosi,  essa stessa una metamorfosi continua: un solo romanzo, un solo libro di "antropologia", pochi testi teatrali, alcuni saggi, alcuni aforismi, un diario di viaggio e un'autobiografia.
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Premessa.
Questo volume contiene pagine dei miei quaderni di appunti degli anni 1942-1972. Trent'anni di vita consapevole sono un periodo lungo. Mi premeva fare io stesso una scelta dai testi di tutto questo
periodo e pubblicarla. Comunque siano stati quegli anni  e non ho mai taciuto i loro errori, che ho provato come miei, devo essere grato di averli vissuti da sveglio. Quand'anche un rendiconto del
genere possa forse sembrare un po' erratico, in ogni sua frase esso resta prossimo all'istante d'origine, e comunque contiene la verit di un uomo.
Per spiegare come sono giunto a questi quaderni di appunti vorrei usare le parole gi premesse a un volume precedente, mi si permetter questa piccola ripetizione.
La concentrazione su un'unica opera, Masse und Macht, che mi avrebbe richiesto  e lo sapevo bene forse ancora decine di anni, e una sorta di divieto che avevo posto a ogni altro lavoro, soprattutto se puramente letterario, suscitarono in me un'oppressione che col tempo acquist dimensioni pericolose.
Divenne indispensabile che mi creassi una valvola di sfogo, e al principio del 1942 la trovai precisamente nei quaderni di appunti. La loro libert e spontaneit, la convinzione che i quaderni
stessero a s e non servissero ad alcuno scopo, l'assenza di
responsabilit, per cui non li rileggevo mai e non vi correggevo nulla, mi salvarono da un irrigidimento fatale.
A poco a poco divennero un indispensabile esercizio quotidiano.
Mi accorsi che in essi andava a finire una parte precisa della mia vita.
Crebbero fino a formare parecchi volumi; qui ne presento solo una piccola scelta.
Alla fine del 1948, dopo un lungo lavoro preparatorio, mi accinsi alla stesura ordinata di Massa e potere, che si protrasse per molti anni. Ci furono esitazioni e dubbi, e quando il ristagno diveniva
pericoloso tornavo a concedermi, molto di rado, anche qualche lavoro letterario. Solo nel 1959 mi decisi a concludere il manoscritto del libro, che considero l'opera della mia vita. Non c' da stupirsi se
anche nei quaderni d'appunti che continuai regolarmente a scrivere in quegli anni sono confluite molte cose che si riferiscono al libro.
Quali avventure abbiano costituito per me gli incontri con certe fonti poco note e di enorme rilevanza non doveva restare celato al lettore. In questi casi sarebbe sviante pensare a letture nel
significato consueto della parola. Emozioni di una tale veemenza, che per settimane e per mesi tengono con il fiato sospeso e anche dopo non abbandonano pi, possono essere paragonate soltanto, quanto al
loro effetto, con spedizioni di ricerca presso popolazioni sconosciute; talvolta  non posso esprimermi in termini pi domestici e tranquilli  hanno la violenza di rivelazioni. Ma anche alcuni incontri con nemici, pensatori che stimiamo, sebbene ci presentino un'immagine capovolta della realt, mi sono
sembrati degni di comparire qui. Sono sempre andato in cerca proprio di coloro che tenevano desto il mio spirito di contraddizione.
Per quanto riguarda un problema che per me  il pi importante, quello della morte, fra tutti i
pensatori ho trovato solo avversari. Questo pu spiegare perch il mio convincimento personale si
affaccia in queste pagine con l'energia di una fede e non vi  mai esposto senza calore e fervore.
Anche i quaderni di appunti degli anni 1961-1972, di cui compare qui per la prima volta una scelta, non ne sono esenti.
Essi tuttavia hanno ormai perso da tempo il carattere di valvola di sfogo. Non sono pi nati
sotto la pressione di un compito che mi gravava pesantemente addosso. Spesso, in passato, mi sono
serviti per non morire soffocato; ma oggi possiedono una loro propria, intangibile legittimit. Il fatto
che io pensassi di pubblicare pi tardi questo o quell'appunto non ha potuto nuocere alla loro libert,
perch la scelta era ancora indeterminata e comunque avrebbe toccato solo una minima parte di essi.
Molti si sono sforzati di afferrare la loro vita nella sua coesione spirituale, e quelli che ci sono
riusciti, difficilmente invecchieranno. Mi piacerebbe che qualcuno presentasse la propria vita anche
nelle sue crepe. Si direbbe che le crepe appartengano a tutti, cos ciascuno pu prendersi senza
cerimonie la propria parte. Non c' da dolersi per la perdita, inevitabile in un'impresa del genere, di
una certa unitariet immediatamente percepibile, poich la vera unit di una vita  segreta ed  tanto pi
efficace l dove involontariamente si cela.
1942.


Sarebbe una bella cosa se, a partire da una certa et, si diventasse di anno in anno pi piccoli e
si ripercorressero all'indietro gli stessi gradini su per i quali ci si  arrampicati una volta con orgoglio.
Cariche e onori dell'et dovrebbero per restare come oggi; cos, persone piccole piccole, alte
come un bambino di sei o otto anni, verrebbero considerate le pi sagge, le pi esperte. I re pi vecchi
sarebbero i pi piccoli; in genere si avrebbero solo dei papi piccolissimi; i vescovi guarderebbero
dall'alto in basso i cardinali, e i cardinali il papa.
Nessun bambino potrebbe pi augurarsi di diventare qualcosa di alto. La storia, diventando
vecchia, perderebbe importanza; si avrebbe l'impressione che avvenimenti di tre secoli fa si siano
svolti tra creature simili a insetti, e il passato avrebbe la fortuna di essere finalmente negletto.
La parola libert serve a esprimere una tensione importante, forse la pi importante. L'uomo
vuole sempre andare via, e se il luogo dove si vuole andare non ha nome, se  indefinito, senza confini,
allora lo si chiama libert.
L'espressione spaziale di questa tensione  il violento desiderio di valicare un confine, come se
non ci fosse. La libert nel volo si estende sino all'antico, mitico sentimento dell'ascesa verso il sole.
La libert nel tempo  il superamento della morte, e si  gi soddisfatti anche soltanto quando si riesce a
spostare la morte sempre pi in l. La libert fra le cose  il dissolversi dei prezzi, e il prodigo ideale,
un uomo molto libero, desidera pi di ogni altra cosa, una variazione dei prezzi inaudita, senza alcun
criterio, una loro fluttuazione sregolata, come soffia il vento, mai influenzabile e mai veramente
prevedibile. Non esiste libert per qualcosa; la sua grazia e la sua felicit sono la tensione dell'uomo
che vuole oltrepassare le proprie barriere e ogni volta fissa questo suo desiderio sulle barriere pi
maligne. Uno che voglia uccidere ha a che fare con le terribili minacce che accompagnano il divieto di
uccidere, e se non fosse tanto tormentato da quelle minacce si sarebbe certo caricato di tensioni pi
felici.  L'origine della libert sta per nel respirare. Chiunque ha potuto respirare qualsiasi aria, e la
libert di respirare  l'unica che fino ad oggi non sia stata realmente distrutta.
Solo un'immagine pu piacere interamente, mai una persona. Origine degli angeli.
Come ha fatto in fretta il volare, questo sogno antichissimo, prezioso, a perdere ogni attrattiva,
ogni senso, la sua anima. Cos i sogni si realizzano, uno dopo l'altro, fino a morire. Puoi avere un nuovo sogno?
Come sono inconcepibilmente modeste le persone che votano se stesse a un'unica religione! Io
ho moltissime religioni, e quell'una che sta sopra di esse si forma solo nel corso della mia vita.
Si vedono i pensieri sporgere le mani dall'acqua, si crede che gridino aiuto; ma quanto ci si sbaglia! L sotto vivono benissimo e in piena armonia fra di loro; basta provare a tirarne fuori uno da solo!
Dall'equilibrio fra sapere e ignoranza dipende quanto si  saggi.
L'ignoranza non deve impoverirsi con il sapere. Per ogni risposta deve saltare fuori  lontano e
apparentemente non in rapporto con essa  una domanda che prima dormiva appiattata. Chi ha molte
risposte deve avere ancor pi domande. Il saggio rimane bambino per tutta la vita, le sole risposte
inaridiscono il corpo e il respiro. Il sapere  arma unicamente per i potenti, non c' nulla che il saggio
disprezzi pi delle armi. Egli non si vergogna del suo desiderio di amare pi persone di quante conosca;
e non si separer mai, per superbia, da tutti coloro di cui non sa nulla.
Nei momenti migliori della mia vita credo sempre di fare posto, sempre pi posto dentro di me,
qui spalo la neve, l sollevo un pezzo di cielo affondato, ci sono mari sovrabbondanti, li faccio scorrere
via  i pesci li salvo, foreste infoltite, vi caccio schiere di nuove scimmie, tutto  pieno di movimento,
ma il posto non  mai sufficiente, comunque non chiedo mai: A che scopo?, non mi sento mai di dire:
A che scopo?, devo solo continuare a fare sempre pi posto, e finch riuscir a farlo mi guadagner la
vita.
Che questa faccia abbia portato a questa guerra, e noi non l'abbiamo distrutta! E noi siamo
milioni, e la terra brulica di armi. Ci sarebbero munizioni per tremila anni, e questa faccia  ancor
sempre qui, stesa quant' larga sopra di noi, il volto della Gorgone, e noi tutti pietrificati
nell'assassinare.
Assomigliamo soprattutto ai birilli.
Ci dispongono in famiglie, in gruppi all'incirca di nove. Ce ne stiamo l, bassi e legnosi, con i
compagni birilli non sappiamo che fare. Il colpo che ci far cadere parte da lontano; lo stiamo ad
aspettare come imbecilli; nel caso che abbattiamo intorno a noi tanti compagni birilli, ed  l'unica cosa
che possiamo fare, l'urto che trasmettiamo loro  il solo contatto che gli concediamo in una rapida
esistenza. Si dice che verremo di nuovo messi in piedi. Ma quando capita, nella nuova vita siamo
esattamente gli stessi, abbiamo solo cambiato posto nella famiglia dei nove, e neppur sempre. E di
nuovo, imbecilli e legnosi, stiamo ad aspettare il vecchio colpo.
Il mio desiderio pi grande  vedere un topo che mangia vivo un gatto.
Prima, per, dovrebbe anche giocarci abbastanza a lungo.
I giorni vengono distinti fra loro, ma la notte ha un unico nome.
Ha gli occhi spietati di chi  amato sopra ogni cosa.
Del pregare.  Il pregare come la forma pi efficace e pericolosa di ripetizione. L'unica difesa
verso di esso: che diventi meccanico, come con i sacerdoti o i mulini da preghiera.
Non capisco come gli uomini possano proporsi di trovare la necessaria interiorit per ciascuna
delle loro innumerevoli preghiere. La forza di tutti gli uomini insieme non sarebbe grande abbastanza
per il chiacchiericcio di uno solo che abbia quel vizio.
L'infantilismo del pregare: si prega per ci che comunque si ottiene, anzich per
l'irraggiungibile.
Ma se proprio non si potesse fare a meno di pregare, sarebbe meglio rivolgersi a molti di, e
molto diversi. Almeno ci rimarrebbe utile l'esercizio di metamorfosi, che dovremmo inevitabilmente
praticare nella preghiera.
Chi lo facesse sul serio, dovrebbe prima raccogliere coraggio per molte settimane, per una sola
preghiera.
Possono prendere il loro Dio nella bocca come pane. Possono, quando vogliono, nominarlo,
chiamarlo, proclamarlo. Masticano il suo nome, inghiottono il suo corpo. E dicono ancora che per loro
non c' nulla di pi alto di Dio. Sospetto che molti di quelli che pregano cerchino di arraffare da Dio
una quantit di cose che non vogliono cedere mai pi, e questo prima che un altro le abbia arraffate al
loro posto. Il buffo  che tutti vogliono la stessa cosa, cio quel che serve ai bisogni pi comuni della
vita, e per poi pregano tutti insieme. Assomigliano anche a un mucchio di mendicanti che si buttano
tutti insieme, sciame molesto e sfacciato, su un unico forestiero.
Quand'anche potessi credere, sarei ancora ben lungi dal poter pregare. Il pregare continuerebbe
a sembrarmi il modo pi sfacciato di seccare Dio, il peccato pi nauseante di tutti, e dovrei intercalare
ogni preghiera con lunghi periodi di espiazione.
Qualche volta credo che le frasi che ascolto siano state preparate per me da altri, tremila anni fa.
Quanto pi le sto ad ascoltare con attenzione, tanto pi suonano antiche.
I presentimenti dei poeti sono le avventure dimenticate di Dio.
Voi, alte parole, sguardi verso il sole, baci fra gli astri, futili bufere, folgori saltellanti e
millantatrici, sappiate che gli uccelli canteranno dolcemente quando gli uomini si saranno del tutto
sterminati. E avranno nostalgia di noi, e gli uccelli parlanti serberanno ancora a lungo memoria dei
nostri discorsi.
Una festa annuale dovrebbe educare gli uomini a sopportare d'essere derubati. Bisognerebbe
che gli iniziati di questa festa potessero allungare le mani su ogni cosa, su ogni oggetto prezioso, su
ogni ricordo sacrosanto. Nulla dovrebbe mai essere restituito. Proibita severamente ogni misura di
sicurezza prima dell'inizio della festa. Non sarebbe neppure permesso seguire gli ulteriori destini e le
metamorfosi degli oggetti perduti. Solo le creature umane, le pi giovani come le pi vecchie,
sarebbero sottratte alla sorte di essere oggetto di furto: forse in questo modo riacquisterebbero una parte
del valore che le cose hanno loro sottratto. Ci si pu immaginare lo strazio di alcuni sfortunati dopo
simili Saturnali; ma potrebbero quasi risarcirsi, approfittando a proprio vantaggio del periodo della
festa. Il possesso perderebbe molto del suo carattere quasi divino ed eterno. Per la parte restante, e
rispettabile, dell'anno una persona dovrebbe ammettere nella propria casa oltre agli oggetti comperati o
regalati anche quelli rubati, e solo questi ultimi sarebbero sacrosanti, cio al sicuro da ulteriori furti in
occasione della prossima festa.
L'uomo ha raccolto tutta la saggezza dei suoi predecessori, e guardate quanto  stupido!
La dimostrazione  la disgrazia ereditaria del pensiero.
Il sapere tende a farsi vedere. Se lo si tiene segreto, deve vendicarsi.
Dio non ha il potere di salvare dalla morte un unico uomo. Questa  l'unit e l'unicit di Dio.
Il comportamento esteriore degli uomini  cos equivoco che basta mostrarsi come si  per
vivere completamente occultati e sconosciuti.
Una guerra si svolge sempre come se l'umanit non fosse ancora mai giunta all'idea di
giustizia.
La storia conserva qualcosa di diverso da ci che conservavano tutte le forme precedenti di
tradizione.  difficile dire che cosa; la storia si presenta innanzitutto come una vendetta cruenta e
prestabilita delle masse, ma di tutte le masse, ed  proprio a questo che mira. La storia provvede a
eternare tutte le religioni, le nazioni, le classi.
Perfino le pi pacifiche hanno talvolta fatto sprizzare il sangue di qualcuno, e la storia,
fedelmente, ne grida vendetta. Molto  stato tentato contro di essa, ma non le si sfugge.  il serpente
gigantesco che tiene prigioniero il mondo. Vampiro antichissimo, succhia sangue dal cervello di ogni
giovane. Ed  insopportabile come essa comandi esattamente la medesima cosa in molte lingue diverse.
Mantiene in vita, dimostrandone l'antichit, le forme di fede pi ignobili, di cui ognuno dovrebbe
vergognarsi. Nessuno le deve nulla, salvo alcuni sacerdoti scarni, che sarebbero diventati tali ancora
pi facilmente senza di lei. Si obietter che essa ha portato la terra assai vicino all'unificazione; ma a
quale prezzo? e poi la terra si  davvero unita? Mi sembra che la storia, in passato, fosse migliore o, se
non altro, meno pericolosa: prima, per lo meno, di tanto in tanto si perdeva. Oggi invece  incatenata a
s per sempre dalla scrittura. Offre ai secoli futuri i documenti pi falsi, pi bugiardi, pi vili. Oggi non
si pu stipulare un contratto, senza che fra mille anni lo si sappia ancora. N si pu passare inosservati
per il mondo; quanto meno si sar inclusi in una statistica. Nessuno pu pensare, nessuno pu respirare,
senza che la storia gli impesti l'alito e gli rigiri le parole nel cervello. Quanto dovrebbe essere forte
l'Eracle capace di strangolarla! Sar pi facile perfino vincere la morte che la storia, e unica
beneficiaria di quella vittoria sar ancora una volta la storia stessa.
L'umanit nel suo insieme non potr mai pi accontentarsi.
Ci vogliono anni per distruggere l'amore di un uomo; ma nessuna vita  lunga abbastanza per
piangere questo assassinio, che  pi di un assassinio.
La legge delle corrispondenze nella vita psichica: non possiamo fare nulla a un altro, per quanto
in segreto, senza che ci accada il corrispondente.
Pu darsi che la retribuzione sia gi compresa nella forma delle nostre azioni.
Il pensiero che vi sia una religione futura di cui non sappiamo ancora nulla ha qualcosa di
indicibilmente tormentoso.
Gli uomini sono assolutamente innocenti nell'uso delle loro espressioni o parole ricorrenti. Non
immaginano quanto si tradiscano quando cianciano cos innocentemente. Credono di tacere un segreto
quando parlano d'altro, eppure sta' a vedere: dalle espressioni pi frequenti sorge d'improvviso,
minaccioso e tetro, il loro segreto.
L'uomo pi infimo: quello di cui sono soddisfatti tutti i desideri.
Dio stesso ha istigato il serpente contro Adamo ed Eva, e tutto  disceso dal fatto che il serpente
non lo trad. Quell'animale velenoso  rimasto fino a oggi fedele a Dio.
La morte di Molire: non pu smettere di recitare, le grandi parti in cui compare sulla scena e
l'applauso che suscitano nella folla degli spettatori contano troppo per lui. Gli amici lo pregano
ripetutamente di non recitare pi, ma egli respinge i loro consigli benintenzionati. Ancora il giorno
della sua morte spiega che non potrebbe privare gli attori del loro guadagno. In realt ci che gli
importa  l'applauso della folla degli spettatori, sembra che senza di esso non possa vivere. Ed 
curioso che il giorno del funerale si raduni dinanzi alla sua casa una folla ostile, il negativo della folla
nel teatro.  una folla composta di gente di sentimenti clericali; ma, come se sapesse di essere
misteriosamente legata a quell'altra folla, plaudente, si lascia disperdere dal denaro che le viene gettato:
 la restituzione del biglietto d'ingresso.
Le diverse lingue che si dovrebbero avere: una per la propria madre, e dopo non la si parla mai
pi; una che si legge soltanto, ma non si osa mai scrivere; una in cui si prega e di cui non si capisce una
parola; una in cui si conta, che riguarda tutte le faccende di denaro; una in cui si scrive (ma non lettere);
una con cui si viaggia, e in questa si possono anche scrivere lettere.
Che ci siano lingue diverse  il fatto pi misterioso del mondo. Vuol dire che per le stesse cose
ci sono nomi diversi; e questo dovrebbe far dubitare che non siano le stesse cose.
Dietro ad ogni scienza del linguaggio si nasconde l'aspirazione a ricondurre le lingue a una
sola. La storia della torre di Babele  la storia del secondo peccato originale. Dopo che gli uomini
ebbero perso l'innocenza e la vita eterna, vollero crescere artificiosamente fino al cielo. Se prima
avevano assaggiato il frutto dell'albero falso, ora ne appresero la natura e crebbero dritti verso l'alto.
Per questo fu loro tolto ci che avevano ancora conservato dopo il primo peccato originale:
l'unit dei nomi. L'intervento di Dio fu il pi diabolico che mai sia stato compiuto.
La confusione dei nomi fu la confusione della sua stessa creazione, e non si riesce a capire
veramente perch egli abbia ancora salvato qualcosa dal diluvio.
Se gli uomini avessero anche solo il pi lieve e vago sospetto di ci che vive e si agita in loro, si
ritrarrebbero inorriditi da molte parole e modi di dire come da un veleno.
Ogni volta che si guarda con attenzione un animale, si ha l'impressione di vederci dentro un
uomo che si fa beffe di noi.
Del dramma.  Lentamente mi si  fatto chiaro un punto: che nel dramma ho voluto attuare
qualcosa che ha origine dalla musica. Ho trattato costellazioni di personaggi come temi.
La mia fondamentale riluttanza a dare lo sviluppo, l'evoluzione dei personaggi (come se
fossero persone vive, reali), sembra ricollegarsi al fatto che anche nella musica gli strumenti sono dati
in partenza.
Dall'istante in cui ci si  decisi per questo o quello strumento, ci si attiene ad esso; non si pu,
durante lo svolgimento di un'opera, trasformarlo in un altro. Parte del bel rigore della musica deriva da
questa chiarezza degli strumenti.
Questa concezione si concilia molto bene con quella che fa risalire a un animale l'origine del
personaggio drammatico. Ogni strumento  un animale ben preciso, o almeno una creatura singola e
ben definita, che di s offre solo la voce che le  peculiare. Nel dramma si ha la possibilit, divina e
superiore a quella di tutte le altre arti, di inventare nuovi animali, dunque nuovi strumenti, nuove
creature, e, a seconda delle loro combinazioni tematiche, una forma costituita in modi sempre diversi. Il
numero dei drammi possibili  dunque inesauribile, fin tanto che ci sono nuovi animali. La creazione,
sia che si riveli esaurita, sia che l'uomo, con la sua rapidit, l'abbia sopravanzata, viene cos trasferita,
letteralmente, nel dramma.
Si dovrebbe mettere in evidenza quanto l'opera abbia portato la confusione nel dramma. Il
dramma musicale  il pi sporco e assurdo Kitsch che sia mai stato inventato.
Il dramma  una forma del tutto particolare di musica, e la tollera come additivo solo di rado, e
con misura. In nessun caso gli strumenti devono essere posti in relazione con i personaggi: altrimenti i
personaggi diventano allegorici e, dal punto di vista teatrale, del tutto insignificanti; si riducono tutti ad
animali delle favole portati sulla scena; mentre la musica diventa tutto, il dramma perde ogni
importanza.
Non serve a niente, possiamo cantarci dei cori, ammirare i cannibali, possiamo arrampicarci su
un albero genealogico di duecento anni, possiamo impedire a un pazzo di andare sulla luna, andar
pellegrini in Palestina in crociate innocenti, con addosso il cilicio, ascoltare Buddha, rabbonire
Maometto, credere a Cristo, sorvegliare un bocciolo, dipingere un fiore, ostacolare un frutto, e
possiamo: andare dietro al sole appena si sdoppia, addestrare i cani a miagolare, i gatti ad abbaiare,
restituire a un centenario tutti i denti, raccogliere foreste, annaffiare calvizie, castrare vacche, mungere
buoi, si pu, se tutto questo  troppo facile (si riesce cos in fretta a venire a capo di tutto), imparare la
lingua dei neanderthaliani, mozzare le braccia a Shiva, vuotare i Veda antiquati dalle teste di Brahma,
vestire i Veda nudi, ostacolare il coro degli angeli nei cieli di Dio, spronare Lao Tzu, sobillare
Confucio al parricidio, far cadere di mano a Socrate la coppa della cicuta, togliergli dalla bocca
l'immortalit, lo possiamo fare,  ma non serve a niente, non serve a niente; non c' altra azione, altro
pensiero al di fuori di questo: quando si sar finito di uccidere?
Oh, uno stetoscopio, uno stetoscopio finissimo, per diagnosticare i generali nel grembo
materno!
Gli uomini non hanno mai saputo cos poco di s quanto in questa era della psicologia. Non
possono star fermi.
Corrono via dalle loro stesse metamorfosi. Non rimangono ad assistervi, se le anticipano,
preferiscono essere tutto, tranne quello che potrebbero. Viaggiano in automobile attraverso i paesaggi
della loro anima, e siccome si fermano solo ai distributori di benzina, credono che l non ci sia altro. I
loro ingegneri non costruiscono altro: ci che mangiano puzza di benzina. Sognano in pozzanghere
nere.
Non c' immagine pi inquietante di quella della terra abbandonata, abbandonata dagli uomini.
Si  portati a pensare che essi ne emigrino, anche solo per portare con s il loro ricordo della terra. Non
potrebbero mai pi trovarsi cos bene come qui.
Dovrebbe essere loro possibile osservare ancora la terra, con strumenti di lunga portata, ma
senza riuscire a rendersi conto di cosa veramente vi accade. Capirebbero allora che cosa hanno perduto,
una patria inesauribile, e alla falsa religione cui devono attribuire questo sospetto sostituirebbero ora,
troppo tardi, una religione diversa.  probabile che questa nuova religione sarebbe quella giusta; se
fosse giunta in tempo avrebbe salvato la terra per gli uomini.
 opportuno far cadere in tentazione gli di, e quanto pi spesso meglio : non bisognerebbe
lasciarli un attimo in pace. Dormono troppo e lasciano l'uomo solo sulla zattera dei suoi fratelli
morenti.
I morti si nutrono di giudizi, i viventi di amore.
Nessuno stupido e nessun fanatico mi far mai passare l'amore per tutti coloro ai quali furono
oscurati e troncati i sogni. L'uomo deve ancora diventare tutto. Gli schiavi redimeranno i padroni.
Gli uccisi  come suonava ancora grandiosa questa parola, esplicita ampia, coraggiosa: gli
asfissiati, gli schiacciati, i carbonizzati, i saltati in aria, come suona avaro tutto questo, come se non
fosse costato nulla!
Gli uomini non hanno pi misura, per nulla, da quando la vita umana non  pi la misura.
Un uomo si accinge a contare tutte le foglie del mondo. L'essenza della statistica.
Mi ha rubato l'orecchio sinistro.
Gli ho preso l'occhio destro. Mi ha fatto cadere quattordici denti. Gli ho cucito le labbra. Mi ha
bollito il didietro. Gli ho capovolto il cuore.
Ha mangiato il mio fegato. Ho bevuto il suo sangue.  Guerra.
Una battaglia che non sia combattuta soltanto con armi spirituali mi fa schifo. L'avversario
morto non certifica altro che la sua morte.
Non voglio incutere alcun timore, non c' nulla al mondo di cui mi vergogni di pi. Meglio
essere disprezzato che temuto.
Va soldato: non vuol pi sapere che cosa accade; non vuol pi sapere che cosa fa.
Alla conferenza della pace si  deciso di offrire all'Europa la giusta chance che si  guadagnata
durante una dura e lunga guerra. Tutto deve ricominciare da capo. Affinch ci sia possibile, viene
creata una flotta sovranazionale di bombardieri che annienti ogni citt che per caso sia ancora in piedi.
Dio  il pi grande atto di superbia dell'uomo; e quando egli l'avr espiato, non ne trover mai
uno pi grande.
Le cariche onorifiche sono per gli imbecilli; meglio vivere nella vergogna che negli onori;
soprattutto, niente onorificenze; libert ad ogni prezzo; per pensare. Gli onori sono appesi come arazzi
sugli occhi e sulle orecchie; chi riesce pi a vedere, a sentire! Negli onori asfissiano i sogni e si
disseccano gli anni buoni.
Tiene in serbo il suo denaro nel cuore, i battiti lo contano.
Vuole tornare nel mondo sazio e meraviglioso in cui nessuno morir pi e gli uomini faranno
condurre le loro guerre dalle formiche, che sono piene di umanit.
Il poeta  forse l'uomo che sente ci che fu per predire ci che sar.
Quindi non soffre veramente, ricorda soltanto; e non fa nulla, perch prima deve predirlo.
C' sempre qualcosa che non va, quando un uomo si vota a una fede che moltissimi hanno gi
condiviso prima di lui. Una cosa del genere implica pi rassegnazione di quanta possano esprimere le
parole. La fede  una capacit dell'uomo che pu essere ampliata, e chiunque  in grado di farlo
dovrebbe contribuire a tale ampliamento.
Le voci degli uomini sono il pane di Dio.
Che strano, quando un orientale affiora in un inglese. Quando poco fa ho incontrato uno di
questi inglesi stupefacenti, ho pensato che ci fosse un errore e che l'orientale sarebbe subito svanito.
Poi per ho constatato che l'orientale ci cresceva, acquistava sempre pi peso, quasi come un Buddha.
A un uomo del genere non resta altro che credere nella metempsicosi; se no, come potrebbe
raccapezzarsi nella sua situazione inglese?
Si rivela orientale nei tratti seguenti: ama starsene seduto tranquillamente nello stesso posto, e
non permette che per questo lo si accusi di pigrizia; poich tale tranquillit pu aiutare a raggiungere
una grande saggezza. Gli piace lasciarsi adorare dalle donne; ogni nuova donna che incontra fa colpo
su di lui, sebbene ne conosca gi molte altre; una non esclude l'altra; ed egli non ha affatto timore di
manifestare il suo compiacimento. Non appena si accorge che pu farlo senza offendere, esprime
pensieri strani e distruttivi su Dio, prodotti dal suo starsene seduto a meditare, che gli sembrano
originali anche se li ha uditi in India; e per l'Inghilterra, comunque, lo sono.
 impreciso; confonde facilmente nomi, date e luoghi. Lo sa e gli  indifferente. I rapporti tra le
cose sono vuoti e non devono significare nulla; conta soltanto ci che egli considera il significato pi
profondo delle sue frasi. Gli inglesi, invece, sono malati di precisione; la mancanza di puntualit  il
secondo peccato capitale, subito dopo l'omicidio; alla rasatura non deve sfuggire un pelo; i minuti di
una visita sono contati, ancor prima del suo inizio; il recinto di una propriet  sacro; un libro consiste
di una data quantit di lettere; nessuno mente.  facile immaginare come quest'orientale, con la sua
flemma spiccata in rapporto a qualsiasi specie di precisione, si stacchi dai suoi conterranei inglesi.
Anche la sua gentilezza ha un altro colore. Loda ogni persona di cui si parla, con la
sovrabbondanza, se non con la rumorosit, di un meridionale.
La persona pi ridicola  magnifica, esemplare, sublime. Chiama la gente con i titoli che
possono riuscirle graditi. Ma, pur senza essere propriamente ironico  non  mai tagliente, lascia
intanto capire quanto poco contino i titoli. Il suo bramare la pace perpetua  pieno di rincrescimento per
il fatto che tra breve lui non ci sar pi,  malato di cuore; e non si vergogna di parlare della sua
malattia; il modo prolisso con cui lo fa tradisce appunto quel rincrescimento. Vorrebbe che si
ammirasse il suo cuore malato, e ci si deve stupire perch egli continua a lavorare in modo creativo,
scrive.
Fra le attivit umane lo scrivere  certo la pi tranquilla, adeguata dunque all'orientale, il quale
a gambe incrociate, in posa piena di dignit, dinanzi a una piccola tavola, vi acconsente con piccoli
gesti rotondi.
Se egli fosse veramente un inglese si guarderebbe dall'accennare al fatto che possiede un cuore,
tanto pi un cuore malato, e avrebbe pudicamente occultato quello che scrive.
Non potremo mai pi odiare chi abbiamo veduto dormire.
L'uomo  innamorato delle sue armi.
Come opporvisi?  Le armi dovrebbero essere fatte in modo che di tanto in tanto e
inaspettatamente si rivolgessero contro chi le adopera. Lo spavento che incutono  troppo unilaterale.
Non basta che il nemico agisca con i medesimi mezzi.
Bisognerebbe che l'arma stessa possedesse una vita capricciosa e imprevedibile, e che gli
uomini dovessero aver paura, pi che del nemico, dell'oggetto pericoloso che tengono in pugno.
Di tutte le religioni dell'uomo, la guerra  la pi tenace; ma anch'essa pu dissolversi.
Se doveste combattere nudi gli uni contro gli altri, la strage vi riuscirebbe pi difficile.  Le
uniformi micidiali.
La fede in Dio ha dalla sua qualcosa che pesa molto: si crede nell'esistenza di un essere che non
si pu uccidere, neppure con le pi ardue fatiche.
Nell'oscurit le parole pesano il doppio.
Oggi non  pi vero, ormai, che le scimmie siano vicine all'uomo pi di altri animali. Pu darsi
che per lungo tempo non ci siamo molto differenziati da loro; allora erano nostre parenti strette; oggi,
attraverso innumerevoli metamorfosi, ce ne siamo cos allontanati da aver qualcosa in comune con gli
uccelli non meno che con le scimmie.
Per capire come siamo diventati uomini, la cosa pi importante sarebbe senz'altro di studiare la
capacit mimetica delle scimmie. Tali esperimenti avrebbero un senso del tutto speciale. Dovremmo
tenere a lungo le scimmie insieme con animali che prima non conoscevano, e registrare accuratamente
l'influsso del comportamento di quegli animali sul loro. Dovremmo cambiare gli animali del loro
ambiente, in sequenze variate. E dovremmo di tanto in tanto, dopo averle esposte a impressioni cos
forti, lasciarle completamente sole.
Grazie a molti tentativi di questo genere, qualcosa verrebbe a riempire il concetto vuoto di
imitazione, e forse si scoprirebbe che in essa  sempre questione di metamorfosi, anzich di puro
adattamento, e che l'adattamento era soltanto il risultato di metamorfosi solo parzialmente riuscite,
maldestre.
Fra gli uomini, questi processi si possono studiare soprattutto nel mito e nel dramma. Il sogno,
in cui sono sempre stati presenti, offre una precisione molto minore e consente interpretazioni troppo
arbitrarie. Il mito  non solo pi bello ma, ai fini di questa ricerca, anche pi utile, poich resta
costante. La sua fluidit  unicamente interna, il mito non si scioglie fra le dita. L dove si svolge, torna
a ripetersi sempre nel medesimo modo.  la cosa pi stabile in assoluto che gli uomini possano
produrre; nessuno strumento  rimasto cos perfettamente identico nel corso dei millenni quanto alcuni
miti. La loro sacralit li protegge, la loro rappresentazione li perpetua, e chi  capace di colmare gli
uomini con un mito ha ottenuto pi dell'inventore pi audace.
Fra tutte le possibilit che l'uomo ha di abbracciare tutto se stesso, il dramma  quella che
inganna meno.
Ogni volta che le cose vanno male per gli inglesi, mi prende una grande ammirazione per il loro
parlamento.
 come un'anima resa luminosa e sonora, un suo modello vicario, in cui si svolge dinanzi agli
occhi di tutti ci che altrimenti resterebbe segreto.
Oltre alla libert di cui parlano sempre, gli uomini si sono qui procurati una libert sconosciuta:
quella di confessare pubblicamente gli sbagli politici e di ottenere per essi un'assoluzione che dipenda
da un organismo terreno. C' qui una possibilit di attaccare i potenti che inutilmente si cercherebbe
altrove.
Non per questo sono meno potenti; in realt tutto dipende dalle loro decisioni; hanno la forte
consapevolezza che ci vuole, ma non la boria, che il parlamento fa loro passare in modo radicale.
Seicento ambiziosi si sorvegliano a vicenda rigorosissimamente; le debolezze non possono restare
nascoste; le forze contano finch sono veramente tali.
Tutto si svolge in modo assolutamente pubblico; si viene continuamente valutati. Ma si pu
anche, in mezzo al tumulto quotidiano, starsene in disparte e ammonire. Il profeta, purch abbia
soltanto la pazienza sufficiente, qui pu aspettare. Impara a esprimersi in modo che il mondo lo
capisca. In generale la chiarezza di tutte le dichiarazioni che qui vengono fatte  il primo presupposto
della loro efficacia. Per quanto sia intricato il vero gioco del potere, nella sua faccia esterna si tratta di
ben precise richieste e schieramenti.
Non c' nulla di pi strano di questo popolo: esige che anche gli affari pi importanti siano
sbrigati in modo rituale, sportivo, e non deroga da ci neppure quando ha l'acqua alla gola.
Il romanzo non deve avere alcuna fretta. In passato anche la fretta poteva rientrare nella sua
sfera, oggi  passata al film; confrontato ad esso, il romanzo frettoloso  destinato a restare sempre
inadeguato.
Il romanzo, creatura di tempi pi calmi, pu portare qualcosa dell'antica calma nella nostra
attuale precipitazione. Per molte persone potrebbe servire come un rallentatore; potrebbe incitare a
perseverare; potrebbe rimpiazzare le vuote meditazioni dei loro culti.
Ha l'arguzia della sua malvagit, la smemoratezza della sua et, la limitatezza della sua stirpe e
la brutalit del suo mestiere: un grande generale.
Odio l'eterna disponibilit alla verit, la verit per abitudine, la verit per dovere. La verit
dev'essere un temporale: quando ha purificato l'aria, se ne vada. La verit deve cadere come un
fulmine, altrimenti non ha alcuna efficacia.
Chi la conosce deve averne paura. La verit non pu divenire mai il cane dell'uomo, guai a chi
la chiama con un fischio. Non la si tenga al guinzaglio, non la si porti in bocca.
Non la si foraggi, non la si misuri; la si lasci crescere nella sua terribile pace. Dio stesso si 
preso troppe confidenze con la verit e per questo  rimasto soffocato.
L'uomo  eterno finch ha a che fare con ci che  eterno,  sempre che non ci affoghi''' Gli
animali non sospettano che noi diamo loro un nome. Oppure lo sospettano, e allora  per questo che ci
temono.
Si muore troppo facilmente. Dovrebbe essere molto pi difficile morire.
Una terra di sconfinata eternit: si deve andare per giorni e giorni finch non ci si imbatte in uno
che muove leggermente il mignolo; tutti gli altri se ne stanno seduti qua e l, muti ed egizi.
Gli inglesi non hanno messo per scritto le loro leggi, se le portano addosso.
In Inghilterra le parole dimagrano.
Dovranno esserci ancora ebrei quando l'ultimo ebreo sar sterminato.
Il pericolo pi grande, da cui un uomo deve guardarsi con crescente consapevolezza, viene da
quel rapido mutare della luce in cui, sempre pi, gli appaiono cose e convinzioni. Tutto diventa fluido;
ci che  pi fluido diventa visibile; non si viene a capo di nulla; ogni muraglia ha la sua porta, dietro
c' sempre qualcosa; i medesimi fiori si presentano con colori nuovi; la strada di duro granito diventa
molle come argilla. Si pu aver voluto per venti anni una cosa ben precisa, e ora con maggiore
consapevolezza non la si vuole pi.
Ci che trovavamo odioso esce dalla crisalide e si svela in molteplici belle forme: dileguano
dopo una danza lieve e scintillante. Tutto diventa possibile, la riprovazione si fa debole, il giudizio si
piega come uno stelo al vento; le ossa si allungano a volont, un pensiero ha tanto sangue quanto si
desidera; e l'uomo, che  diventato tutto,  anche capace di tutto.
Quanti oggetti dovettero essere prima fabbricati dagli uomini, perch si potesse giungere a una
filosofia del materialismo.
L'esperienza centrale di Swift  il potere. Swift  un potente impedito. I suoi attacchi satirici
equivalgono a sentenze capitali. Nella vita gli sono state negate, ma sono andate a finire nella sua
satira. Questa  dunque la pi terribile, nel vero significato della parola, di cui uno scrittore abbia mai
potuto disporre.
Riproduce, rimodella regni su regni, le corti non gli escono mai di testa.
Rappresenta sempre con scherno il modo in cui le corti organizzano i loro regni; e sempre lascia
capire   l'unica cosa che lascia capire, quanto egli potrebbe organizzarli meglio.
Il diario per Stella  unico nel suo genere perch mostra nudo, senza belletti, con poche false
pretensioni soltanto, l'uomo dello spirito che, preso nello spietato sistema bipartitico del suo tempo,
mira al potere  e non pu averlo perch il suo sguardo penetra troppo a fondo in quel sistema.
Queste anime di vermi come potrebbero capire che  importante disprezzare il denaro, anche se
uno ne ha bisogno!
Ci si rallegra dei desideri che si realizzano per altri, specialmente se noi stessi non siamo
intervenuti in alcun modo: come se ci fossero chiss dove una benevolenza e un udito invisibili.
Agisci come mai pi potresti agire.
Chi ha avuto successo non ode che gli applausi. Per il resto  sordo.
Tutta la trascorsa tirannide, tutto il disprezzo, l'oppressione, l'asservimento del mondo, si 
concentrato nel cuore guasto di un singolo; a lui, che  l'inverso del capro espiatorio,  toccata la terra,
ed egli la punisce per tutta la sua storia.
Non ho mai sentito parlare di un uomo che abbia attaccato il potere senza volerlo per s, e in
questo i moralisti religiosi sono i peggiori.
La mostruosa vita dei cani fra di loro: il pi piccolo pu unirsi al pi grande, e a volte ne
nascono dei cuccioli. I cani vivono, assai pi di quanto capita a noi, fra mostri e nani, che per sono
loro pari e hanno il loro stesso linguaggio. Quante cose gli possono succedere! Quali grotteschi
contrasti cercano di accoppiarsi! Come si temono, come si sentono attratti dal peggio! E sempre i loro
di vicini, sempre un fischio e la ritirata nel mondo pi severo dei carichi simbolici. Spesso si ha
l'impressione che l'intero repertorio religioso che ci siamo dipinti, diavoli, nani, spiriti, angeli e di, sia
ricavato dall'esistenza reale dei cani. Sia che abbiamo rappresentato in essi le nostre molteplici
credenze, sia che siamo divenuti uomini da quando teniamo dei cani,  in ogni caso, possiamo leggere
in loro ci che noi stessi facciamo veramente, e si pu supporre che la maggior parte dei padroni
nutrano pi riconoscenza per questo ottuso sapere che per gli di che hanno sulle labbra.
La musica  la migliore consolazione gi per il fatto che non crea nuove parole. Anche quando
accompagna delle parole, la sua magia prevale ed elimina il pericolo delle parole. Ma il suo stato pi
puro  quando risuona da sola. Le si crede senza riserve, poich ci che afferma riguarda i sentimenti.
Il suo fluire  pi libero di qualsiasi altra cosa che sembri umanamente possibile, e questa libert
redime. Quanto pi fittamente la terra si popola, e quanto pi meccanico diventa il modo di vivere,
tanto pi indispensabile deve diventare la musica. Verr un giorno in cui essa soltanto permetter di
sfuggire alle strette maglie delle funzioni, e conservarla come possente e intatto serbatoio di libert
dovr essere il compito pi importante della vita intellettuale futura. La musica  la vera storia vivente
dell'umanit, di cui altrimenti possediamo solo parti morte. Non c' bisogno di attingervi, poich esiste
gi da sempre in noi, e basta semplicemente ascoltare, perch altrimenti si studia invano.
Che cosa sia una tigre, lo so veramente solo da quando ho letto la poesia di Blake.
I miracoli come miseri resti delle antiche metamorfosi sovrabbondanti di forza.
Ogni imbecille, basta che ne abbia voglia, pu perturbare la mente pi complicata.
La promessa dell'immortalit basta a mettere in piedi una religione. Il puro e semplice ordine di
uccidere basta a sterminare tre quarti dell'umanit. Che vogliono gli uomini?
Vivere o morire? Vogliono vivere e uccidere, e finch lo vorranno dovranno accontentarsi delle
varie promesse di immortalit.
Alcune frasi sprigionano il loro veleno solo dopo anni.
Quel che per il povero  la speranza, per il ricco  l'erede.
Non credere a nessuno che dice sempre la verit.
Successo, veleno per i topi che si usa per l'uomo, pochissimi ne scampano.
Il dubbio si fa pi illusioni della fede.
Ogni lingua ha un suo silenzio.
In ogni caso hanno vinto quelli che hanno ricacciato il mondo nella struttura psichica della
guerra.
Possono benissimo scomparire, tutti, fino all'ultimo: lasciano in eredit la guerra e le prossime
guerre.
Gli ebrei sono di nuovo in Egitto, ma li hanno suddivisi in tre gruppi: gli uni li hanno lasciati
partire, gli altri li hanno costretti ai lavori forzati, e quelli del terzo gruppo vengono ammazzati. Cos
devono ripetersi simultaneamente tutti i loro antichi destini.
Non si pu fare nulla. Ci si pu lamentare. Si pu diventare migliori.
Maledetta sia la vendetta, e se massacrano il mio fratello prediletto non voglio vendetta, voglio
altri uomini.
Le guerre si fanno per amore della guerra. Finch non si ammetter questo, non si riuscir mai a
combattere veramente contro le guerre.
1943.
Da quando c' la guerra, pensieri e frasi sono divenuti brevi, si sono adattati al tono degli
ordini. Si  pronti a volere qualsiasi cosa, pur di non prolungare, di non far continuare quanto  nato in
questo periodo. Lo si vorrebbe lasciare alle spalle, come colpi di mitragliatrice. Nessuno sa chi torner
a casa, e nessuno sa dove sar la sua casa. Quindi non ci si stabilisce troppo a lungo in alcuna frase e se
ne sfiorano molte, come le foglie quando si cammina. Il giornale, dove ogni giorno c' qualcosa di
nuovo, e il bollettino della radio sono le scimmie del momento; non si fa a tempo a vederle su un albero
che gi sono saltate su quello dopo. In guerra, un Matusalemme vive un giorno, le esistenze normali si
misurano a ore. Pare sia capitato che uno non sapesse pi perch aveva combattuto un attimo prima; e
alcuni dicono che centomila morti coprono l'obiettivo pi chiaro. I cadaveri non scorrono sempre via in
docili fiumi; i forni mobili per cremarli sono spesso in ritardo. Erano pi raccomandabili le ben
cementate torri di crani dei Tartari; offrivano una ricca vista. Ma gli esperimenti per l'utilizzazione di
cuori ed intestini dei morti hanno fatto progressi; non  escluso che si richiamino in vita i cadaveri della
propria gente adoperando quelli dei nemici, e in tal caso le guerre avrebbero quel significato pi
profondo che fino ad ora  stato presagito soltanto dai loro profeti.
Non si era andati molto lontano nell'interpretazione di fenomeni cos colossali; ma i numeri
stessi fanno capire che si tratta eminentemente di fenomeni d'importanza vitale: altrimenti, milioni di
uomini morirebbero forse per niente? E morirebbero volentieri, e ne sarebbero orgogliosi, e anzi si
disputerebbero la precedenza? Sono sempre i numeri che fanno arrossire i dubbiosi. L'uomo non muore
volentieri. In guerra gli uomini muoiono a milioni. Dunque le guerre devono significare qualcosa di
particolare, e forse quel che ancora non si  capito  come bisogna rosicchiare i cadaveri dei nemici. Si
sono derisi i cacciatori di teste e sbeffeggiati i cannibali. Ma in questi figli della natura c' un nocciolo
sano, e cos come sono esperti di erbe medicinali e di veleni, certamente sapranno bene, e comunque
meglio di noi, perch devono mangiare proprio i loro nemici. Una cosa non gli si pu negare: sono
coerenti, e non sono stati indotti come noi dal ridicolo sentimentalismo della nostra pseudocultura a
disdegnare un cuore solo perch  il cuore di un uomo; anzi, lo preferiscono ai cuori degli animali.
Nella storia si parla veramente troppo poco degli animali.
L'uomo di Neanderthal pensa: ci saranno sempre guerre, anche fra trecento milioni di anni; sa
gi contare fino al milione.
Rompi con tutti coloro che accettano la morte. Chi altri ti resta?
L'eredit di Dio  avvelenata.
Il futuro che muta ad ogni momento.
Una schiera di donne incinte; dalla parte opposta vengono avanti camion, carri armati, pieni di
soldati opportunamente equipaggiati. I carri sono passati; le donne, in mezzo alla strada, si mettono a
cantare.
La guerra  talmente nell'ordine delle cose che la gente finisce per sentircisi a casa.
Da quando si siedono nelle poltrone e mangiano a tavola, conducono guerre pi lunghe.
I morti hanno paura dei vivi. Ma i vivi, che non lo sanno, temono i morti.
Tutti gli antichi confini della terra, da quando ci sono uomini, e una commissione destinata a
vigilare se essi siano reali: l'Accademia dei Confini. Un'enciclopedia dei confini, che viene corretta a
ogni edizione.
Una valutazione dei costi di questi confini. Gli eroi che per essi sono morti, e i loro discendenti,
che gli portano via il confine da sotto la tomba. Mura in luoghi sbagliati, e i luoghi dove invece
dovrebbero sorgere, se gi da un pezzo non si dovessero innalzare altrove. Le uniformi dei funzionari
di confine morti e lo scandalo dei passi contestati, eterne trasgressioni, smottamenti e ciottoli
inattendibili. Il mare presuntuoso; i vermi incontrollabili; gli uccelli che migrano, proposta per il loro
sterminio.
La scienza ha tradito se stessa divenendo fine a s.  diventata una religione, religione
dell'uccidere, e vuol dare ad intendere che ci sia un progresso dalle tradizionali religioni del morire a
questa religione dell'uccidere. Si dovr molto presto porre la scienza sotto la sovranit di un impulso
superiore che, senza distruggerla, la abbassi alla condizione di serva. Per soggiogarla in questo modo
non c' pi molto tempo. Si compiace di essere religione e si affretta a sterminare gli uomini prima che
abbiano il coraggio di detronizzarla. Cos, sapere  veramente potere, ma  un potere ormai delirante e
spudoratamente adorato; i suoi adoratori si accontentano di un suo capello, di una sua scaglia; se non
riescono a ottenere altro, gli bastano anche solo le impronte dei suoi pesanti piedi artificiali.
Gli antichi resoconti di viaggio diventeranno preziosi come le pi grandi opere d'arte; perch
sacra era la terra sconosciuta, e non pu mai pi esserlo.
Il diavolo era veramente ignobile perch, innocuo com'era, ha cullato gli uomini in una
sicurezza ingannevole.
Prima del crollo in Germania i commercianti spacciavano ritratti del Fhrer che andavano in
fiamme da soli quando li si guardava negli occhi.
Molte persone semplici chiedono: Lei crede che la guerra finir presto?, e se si risponde loro
spassionatamente: S, molto presto, si nota d'improvviso, e quasi non lo si vuol credere, che l'ansia e lo
spavento si diffondono sui loro volti.
Se ne vergognano un poco e sanno sempre benissimo che per ragioni di umanit dovrebbero
rallegrarsi. Ma la guerra ha dato loro pane e lauto guadagno, ad alcuni per la prima volta nella vita, ad
altri di nuovo, finalmente, dopo anni, e cos un solo timore li affligge: purch duri ancora un poco,
purch non sia gi alla fine!
Popoli interi, fin negli strati pi bassi, sono divenuti profittatori di guerra, e reagiscono
perfettamente come tali. Se dovessi dire che cosa mi ha riempito maggiormente di disperazione durante
questa guerra, indicherei questa esperienza quotidiana: la guerra come procacciatrice di pane e come
sicurezza.
Gli adulatori appassionati sono i pi infelici degli uomini. Di tanto in tanto li coglie un odio
selvaggio e imprevedibile per la creatura che hanno a lungo adulato. Quest'odio, non possono
padroneggiarlo; a nessun prezzo riescono a domarlo; vi cedono come la tigre alla sete di sangue.  uno
spettacolo sconcertante: l'uomo che prima aveva per la sua vittima solo parole della pi cieca
adorazione, revoca ciascuna di esse con altrettanto esagerate ingiurie. Non dimentica nulla di quanto
potrebbe aver fatto piacere all'altro. Nella sua collera frenetica ripercorre l'elenco delle sue precedenti
dolcezze e le traduce con precisione nella lingua dell'odio.
Di tutto ci che si osserva, che cosa pu far coraggio se non l'osservazione stessa?
Dei morti non bisogna tacere neppure le azioni peggiori, a tal segno importa ad essi
sopravvivere in qualsiasi modo.
Nella vita la cosa pi audace  odiare la morte; sono disprezzabili e disperate le religioni che
ottundono quest'odio.
Se un parere che io dovessi dare, un parere tecnico, avesse come conseguenza la morte anche di
un solo uomo, non potrei pi concedermi alcun diritto alla vita.
La civilt viene fatta fermentare dalle vanit dei suoi promotori.  un pericoloso filtro
d'amore che distrae dalla morte. L'espressione pi pura della civilt  una tomba egizia, in cui tutto sta
l invano, mobili, gioielli, cibo, dipinti, sculture, preghiere, e il morto per non vive.
Non si pu leggere la Bibbia senza provare sdegno e senza subirne la seduzione. Cosa mai non
fa degli uomini: furfanti, ipocriti, despoti! E cosa non viene fatto contro di essi!
 il degno ritratto e modello dell'umanit, qualcosa di grandioso, chiaro e segreto al tempo
stesso,  la vera torre di Babele, e Dio lo sa.
La vera arte sarebbe dunque amare senza accumulare il relativo odio.
Nell'umanesimo si sono prese le cose troppo alla leggera; ancora non si sapeva quasi nulla; in
fondo, ci si preoccup seriamente di una sola tradizione. Ma questo movimento sarebbe sacro
quand'anche ne rimanesse soltanto il nome che lo designa; e la scienza che oggi lo prosegue con molto
maggiore ampiezza e sapere, la sua vera erede, l'antropologia, porta un nome che , s, affine al suo,
ma quanto meno fiducioso!
Ci sono libri che si posseggono da vent'anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che
uno si porta con s di citt in citt, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo
posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne
per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent'anni, viene un momento in cui d'improvviso, quasi per
una fortissima coercizione, non si pu fare a meno di leggere uno di questi libri d'un fiato, da capo a
fondo:  come una rivelazione. Ora sappiamo perch lo abbiamo trattato con tante cerimonie.
Doveva stare a lungo vicino a noi; doveva viaggiare; doveva occupare posto; doveva essere un
peso; e adesso ha raggiunto lo scopo del suo viaggio, adesso si svela, adesso illumina i vent'anni
trascorsi in cui  vissuto, muto, con noi. Non potrebbe dire tanto se per tutto quel tempo non fosse
rimasto muto, e solo un idiota si azzarderebbe a credere che dentro ci siano state sempre le medesime
cose.
Forse disprezzo tanto il fare solo perch mi auguro che ogni minima azione abbia la sua
importanza generale, getti le sue ombre in modo tale da coprire al tempo stesso la terra e il cielo. Ma il
vero fare dell'uomo si  atomizzato, e gli uomini devono urtarsi con violenza se vogliono che ci si
accorga che ciascuno sta facendo qualcosa. Che vuoto tra di loro! Che intensa umiliazione! Che
insensato agitarsi di tutti! Vengono eccitati dall'esterno e si agitano sempre pi in fretta. Il loro primo
comandamento : fa', ed  gi quasi indifferente che cosa. Si potrebbe pensare che sia la mano,
impazzita, a incitarli frenetica da un'azione all'altra; e di fatto i loro piedi contano sempre meno. Si
potrebbe troncare le mani a tutti con un colpo solo; ma c' da temere che allora premerebbero col naso
dei pulsanti, pulsanti non meno pericolosi. Fanno, e ci che fanno  futile; e poich  futile  cattivo.
Sebbene debbano fare i conti con una vita breve, neppure un istante gli  sacro. Per un'azione sono
disposti a dare ogni vita altrui, e spesso la propria. Sono i pappagalli degli di e si consultano con loro
sul da farsi; qualunque cosa  gradita agli di, in particolare l'uccidere.
Dal rituale del sacrificio  scaturita un'intera letteratura sapienziale; e cos la sapienza stessa
sarebbe figlia dell'azione. Molti di loro lo credono, e per un numero di loro ancora maggiore la guerra
ha preso il posto del sacrificio: la strage  pi preziosa e dura di pi.  molto probabile che in generale
il fare non sia pi separabile dall'uccidere; e, se la terra non vuole precipitare verso una fine grandiosa,
bisognerebbe che gli uomini si disabituassero completamente dal fare. Oh, se finalmente sedessero a
gambe incrociate dinanzi alle loro case in rovina, misteriosamente nutriti d'aria e di sogni; e solo
muovessero un dito per scacciare una mosca, la cui solerzia li disturba perch ricorda loro il tempo
passato, superato, umiliante, il tempo degli atomi e del fare.
La storia disprezza chi la ama.
Non ci si pu immaginare come sar pericoloso il mondo senza animali.
Di regni millenari ne abbiamo avuti: quelli di Platone, di Aristotele, di Confucio.
Quale peso lo spirito pu ancora scuotersi di dosso, quanto pu dimenticare per non saperlo mai
pi? e pu dimenticare qualcosa come se non l'avesse mai saputo?
Per gli storici le guerre sono in certo modo sacre: salutari o inevitabili tempeste, irrompono
dalla sfera del soprannaturale nel corso troppo chiaro e spiegato del mondo.
Odio il rispetto degli storici per qualsiasi cosa, per il solo fatto che  accaduta, i loro metri
falsati, postumi, la loro impotenza che striscia dinanzi a ogni forma di potere. Questi cortigiani, questi
adulatori, questi giuristi sempre interessati! Bisognerebbe fare la storia in brandelli cos piccoli che
neppure un intero alveare di storici potesse ritrovarli. La storia scritta, che con i suoi modi impertinenti
assume le difese di tutto, rende ancora pi disperata la situazione comunque disperata dell'umanit
dinanzi a tutte le tradizioni menzognere. Ognuno trova le proprie armi in questo arsenale, che  aperto e
inesauribile. Con il vecchio ciarpame rugginoso che stava pacificamente ammassato l dentro, gli
uomini fuori si azzuffano. Poi le fazioni morte si danno la mano in segno di riconciliazione, ed entrano
nella storia. Le armi rugginose che erano state rimesse in onore vengono raccolte dagli storici, buoni
Samaritani, sul campo di battaglia e riportate nell'arsenale. Si fa ben attenzione a non nettarle di alcuna
macchia di sangue. Ogni goccia di sangue disseccata  sacra dall'istante in cui sono morti gli uomini
cui quelle gocce scorrevano nelle vene.
Ogni storico ha un'antica arma alla quale  specialmente affezionato, e la pone al centro della
sua storia. L resta dritta, orgogliosa, come se fosse un simbolo di fecondit, mentre  in realt un
freddo, impetrato assassino.
Da qualche tempo, non da molto, gli storici hanno cominciato a prendere di mira soprattutto la
carta. Da api sono divenuti termiti e ormai assimilano soltanto cellulosa. Ora rinunciano ad ogni colore
del tempo in cui erano api; ciechi, in occulti cunicoli, poich odiano la luce, si dedicano alla vecchia
carta. Non la leggono, la mangiano, e ci che vomitano viene poi nuovamente divorato da altre termiti.
Nella loro cecit gli storici sono naturalmente divenuti veggenti. Non c' passato, per
ripugnante e odioso che sia, dal quale un qualsiasi storico non ricavi l'immagine di un qualsiasi futuro.
Le loro prediche, a quanto essi credono, consistono di antichi fatti, le loro profezie sono gi
confermate, molto prima di potersi avverare. Oltre alla carta, amano le pietre, che per non gustano e
non assimilano. Si limitano a ordinarle in sempre nuove rovine e integrano ci che manca con parole
legnose.
Giudicare le persone a seconda che accettino la storia o se ne vergognino.
Non si troveranno pi oggetti sconosciuti. Bisogner fabbricarli, e con quanta desolazione!
Essere cos soli che all'occhio non sfugge pi nessuno, nulla.
Se  fatto sul serio, lo studio del potere presenta enormi pericoli. Ci poniamo mete sbagliate,
perch nel frattempo sono state raggiunte e superate da un pezzo. Magnanimit e dignit inducono a
perdonare l dove meno si dovrebbe. I potenti e coloro che vogliono divenirlo, in qualsiasi modo si
travestano, si servono del mondo, e il mondo  per loro quel che si trovano davanti. Non gli resta tempo
per mettere seriamente in dubbio qualcosa. Ci che una volta ha prodotto delle masse deve servire a
procurargli le masse che vogliono.
Rovistano quindi la storia in cerca di ogni pascolo, e si affrettano a insediarsi ovunque esista
ancora la possibilit di ingrassare. Antichi regni oppure Dio, guerra o pace, tutto gli si offre, ed essi
scelgono ci che possono maneggiare meglio. Non c' nessuna vera differenza fra i potenti; questo
appare improvvisamente chiaro quando le guerre durano gi da un certo tempo e, per avere la vittoria,
gli avversari devono rendersi simili fra loro. Il successo  tutto; e il successo  ovunque uguale.
Soltanto una cosa  cambiata: il numero crescente degli uomini ha portato a masse crescenti. Ci che si
scarica in qualche parte della terra, si scarica ovunque; la distruzione non ha pi confini. I potenti,
invece, che continuano a porsi i loro vecchi scopi, vivono ancora nel loro vecchio mondo limitato.
Sono loro i veri provinciali, i paesani del nostro tempo; nulla  pi lontano dal mondo che il realismo
dei ministri e dei ministeri: lo batte soltanto quello dei dittatori, che si ritengono ancor pi realistici.
Nella loro lotta contro le forme sclerotiche della fede, gli illuministi ne hanno lasciata intatta una, la pi
vaneggiante: la religione del potere.
Rispetto a essa, si sono avuti due atteggiamenti: il primo, e pi pericoloso a lungo andare,
preferiva non parlare neppure del potere e continuare a esercitarlo tacitamente alla maniera
tradizionale, traendo forza dagli esempi inesauribili e purtroppo immortali della storia. Il secondo
atteggiamento, molto pi aggressivo, cominci col glorificarsi prima ancora di entrare in azione; si
present apertamente come una religione, al posto delle agonizzanti religioni dell'amore, che schern
con violenza e malizia. Proclam: Dio  potere, e chiunque lo ha  il suo profeta.
Il potere d alla testa anche a chi non lo possiede, ma in questo caso la sbornia svanisce pi in
fretta.
Io non posso diventare modesto; mi sento troppo bruciare dentro; le vecchie soluzioni vanno in
rovina; per le nuove non si  ancora fatto nulla.
Cos mi sento dappertutto agli inizi, come se avessi cent'anni dinanzi a me.
Ma, quando i pochi anni di cui veramente dispongo saranno finiti, sapranno altri intraprendere
qualcosa sulla base di questi miei grezzi presentimenti? Non posso accontentarmi: limitarsi a qualcosa
come se fosse il tutto  troppo spregevole. Voglio sentire tutto in me, prima di pensarlo. Ho bisogno di
una lunga storia, affinch le cose divengano indigene dentro di me, se voglio poi poterle osservare con
equit. Dentro di me devono sposarsi e avere figli e nipoti: in base a questi le valuter. Cento anni? Un
misero centinaio d'anni! Sono troppi per un'impresa seria?
Quelli che mi hanno preceduto mi deridono. A loro basta che i loro pensieri si mordano
saldamente la coda. Credono cos di avere veramente capito qualcosa, e tuttavia  sempre e soltanto
l'unico pensiero che possiedono, che continua a mordersi la coda! Quanto pi spesso lo fa, tanto meglio
 loro pensano, e se arriva a nutrirsi del proprio corpo, loro vanno in estasi. Io invece vivo con l'unica
paura che i miei pensieri si mettano a posto troppo in fretta, e anche per questo lascio loro il tempo di
svelare la loro completa falsit o almeno di cambiare pelle.
Si potrebbe scomporre ogni uomo nei suoi animali, per trovare poi con loro un accordo totale e
pacifico.
Inganniamo noi stessi se nutriamo una qualsiasi speranza sull'epoca che si aprir dopo la
guerra. Certo, le speranze private sono illegittime: rivedremo i nostri fratelli, gli chiederemo perdono
anche se non gli abbiamo fatto niente, soltanto perch avremmo potuto fargli qualcosa e perch dopo
tali separazioni siamo ben decisi ad abbandonarci al sentimento.
Passando sulla tomba di una citt, andremo a visitare la tomba di nostra madre e la benediremo
perch  morta prima di questa guerra. A tal punto si agir contro la propria pi intima natura.
Cercheremo citt familiari e vi ritroveremo ancora vive alcune persone familiari, su altre circoleranno
le pi strane storie.
Potremo calarci in cento seducenti ricordi, ci sar moltissimo amore fra le persone, fra i singoli.
Ma le vere e proprie speranze, quelle pure, quelle che nutriamo non per noi stessi, quelle il cui
adempimento non deve tornare a nostro personale vantaggio, le speranze che teniamo pronte per tutti
gli altri, per i nipoti che non saranno affatto i nostri propri nipoti, per i non nati, da cattivi e da buoni
genitori, da guerrieri e da miti apostoli, come se ciascuno di noi fosse il segreto progenitore di tutti i
nipoti, queste speranze che procedono dalla bont innata della natura umana, poich anche la bont 
innata, e specialmente dopo simili guerre, queste speranze di un giallo solare bisogna nutrirle, bisogna
proteggerle, ammirarle, accarezzarle e cullarle, quand'anche siano vane, quand'anche con esse ci
inganniamo, quand'anche non dovesse mai giungere l'istante in cui si compiano, perch nessun
inganno  altrettanto sacro e da nessun altro inganno dipende a tal punto la nostra possibilit di non
finire completamente asfissiati.
La mia avversione per gli antichi romani deriva, me ne accorgo con stupore, dal loro
abbigliamento. Io mi figuro sempre i romani come appaiono nelle illustrazioni che si sono viste da
ragazzi. La qualit statuaria delle loro vesti, comunque uno se li immagini, ritti in piedi, o distesi, o in
battaglia,  sgradevole. Marmo e corone sui dipinti solenni hanno la loro parte di colpa. Questi romani
amano la durata e si preoccupano della sopravvivenza del loro nome nella pietra, ma che vita  quella
che vuole durare nella pietra! Il nostro rapido affaccendarci sembrerebbe loro cosa da schiavi, e se
d'improvviso comparissero fra noi si riterrebbero senza esitare i nostri signori naturali. Il loro modo di
vestire ha la sicurezza del comando. Esprime assoluta dignit, ma nessuna umanit.
Ha molto della pietra; e non c' abbigliamento pi lontano dalla viva pelle d'animale; proprio
questo mi sembra la sua inumanit. Le pieghe morte sono sempre come una cerimonia puntuale,
ciascuna  uguale all'altra, ciascuna va a posto con facilit. Come mi ride il cuore quando vedo una
schiera di eschimesi scendere a terra dai loro canotti! E quanto voglio bene a tutti loro, al primo
sguardo; quanto mi vergogno del fatto che tanto ci separa e che non mi sar mai possibile sentirmi
veramente a casa tra di loro.
Il romano invece si avvicina a noi freddo ed estraneo e subito vuole comandarci qualcosa.
Possiede innumerevoli schiavi che fanno tutto per lui, ma non perch egli faccia qualcosa di meglio o
di pi arduo, bens perch egli possa comandare finch ne ha voglia. E che mai comander! Nulla di
ridicolo  stato mai escogitato sotto il sole senza che un qualche romano affamato di comando se ne sia
appropriato, accrescendone ancora il ridicolo per averlo voluto mettere in atto. E l'abbigliamento!
L'abbigliamento! L'abbigliamento  complice. La fascia di porpora che indica la dignit! Il
ricadere della veste fino ai piedi, senza che alcun intreccio, alcun nodo redima questa rigidezza. Tutto 
coperto di pieghe e comandi, e cos tutto diviene intoccabile. Questo spazio che un romano si prende
per inciampare!
Questa sicura imponenza! Questi diritti, questo potere! A quale scopo?
La storia dei romani  la pi importante fra le ragioni del perpetuarsi delle guerre. Le loro
guerre sono semplicemente divenute il precedente esemplare di quanto  seguito. Per le civilt sono
l'esempio degli imperi, per i barbari l'esempio del bottino. Poich per in ciascuno di noi vi sono
entrambe, civilt e barbarie, la terra forse andr in rovina grazie all'eredit dei romani.
Che disgrazia che la citt di Roma abbia continuato a vivere mentre il suo impero si  infranto!
Che il papa l'abbia fatta proseguire! Che boriosi imperatori abbiano potuto impadronirsi delle sue vuote
rovine e con esse del nome di Roma! Roma ha vinto il cristianesimo, in quanto esso  diventato la
cristianit. Ogni distacco da Roma non fu che una nuova grande guerra. Ogni conversione a Roma, agli
estremi confini del mondo, un proseguimento dei saccheggi classici. L'America scoperta per ravvivare
la schiavit! La Spagna, provincia romana, come nuovo signore del mondo. Poi, il rinnovarsi delle
razzie germaniche nel ventesimo secolo. Null'altro che un gigantesco accrescersi delle proporzioni, la
terra intera invece che il Mediterraneo, e un numero cento volte pi grande di uomini colpiti dalla
distruzione. Cos, ci sono voluti venti secoli cristiani per fornire all'antica idea romana una veste che ne
coprisse la vergogna e una coscienza per i momenti di debolezza.
Ora sta l perfetta ed equipaggiata con tutte le forze dell'anima. Chi la distrugger? 
indistruttibile?
L'umanit  davvero riuscita a conquistarsi, con mille fatiche, proprio il suo naufragio?
Siamo grati ai nostri predecessori perch non li conosciamo.
In ogni pensiero  importante ci che esso lascia inespresso, quanto esso ama questo inespresso,
e quanto gli si avvicina senza toccarlo.
Certe cose, anche, vengono dette affinch non possano essere dette mai pi. Sono di questa
specie i pensieri audaci; nella ripetizione la loro audacia muore. Il fulmine non deve cadere due volte
nello stesso posto.
La sua tensione  la sua fortuna, ma la sua luce  solo fuggevole. Dove nasce un fuoco, il
fulmine non c' pi.
I pensieri che si articolano in un sistema sono senza piet. Gradualmente escludono l'inespresso
e poi se lo lasciano alle spalle finch muore di sete.
Ci si augura che, fra tutti i popoli, gli italiani siano quelli che si occupino di meno dell'antica
Roma.
Loro se la sono cavata.
Il vento, l'unica cosa libera nella civilt.
Da quando devono sapere di pi, i poeti sono divenuti cattivi.
Solo nell'esilio si arriva a capire fino a che punto il mondo  sempre stato un mondo di esuli.
A quali astuzie, a quali sotterfugi, a quali pretesti e truffe non si ricorrerebbe, solo per ottenere
che un morto ci fosse di nuovo.
L'inglese vuole giungere a un solo giudizio, secondo quanto esigono le circostanze, e non vuole
mettere in fila giudizi astratti. Per lui il pensiero  immediato esercizio del potere. Pensare per il solo
gusto di pensare gli riesce sospetto e antipatico; chi pensa  per lui sempre uno straniero, soprattutto
nella sua propria lingua. L'inglese ama scegliersi un ristretto circolo di persone dalle cognizioni
inferiori alle sue, in cui non debba di fatto sottomettersi ad alcuno. Chi voglia fare parte di molti circoli
di questo tipo riesce sgradito all'inglese, il quale fiuta in lui un conquistatore avido di terre, e non ha
torto. Gli appaiono enigmatici gli uomini che non mirano a nulla con il loro sapere.
Costoro, se qui non vogliono diventare ridicoli, fanno meglio a tenere nascosta la loro luce.
Essenza della vita inglese sono l'autorit ripartita e la ripetizione inevitabile. Proprio perch 
cos importante, l'autorit deve mascherare la sua onnipresenza e assumere forme discrete. Gli altri
fiutano immediatamente la minima usurpazione, per amore della loro autorit, e la respingono
concretamente, con decisione, ma con cortesia. I confini come espressione di ci che  permesso non
sono altrettanto sicuri in alcun altro paese, e che cos' un'isola se non un paese dai confini pi chiari di
quelli d'ogni altro?  Quanto alla ripetizione, essa serve qui a conferire alla vita la sua sicurezza senza
fine; gli anni si sono ramificati fin nelle pi piccole particelle d'esistenza, e non solo nel tempo ogni
cosa deve sempre continuare a essere tale quale gi fu per migliaia di volte.
La tristezza non gli suggerisce pi alcuna parola calda;  divenuta fredda e dura come la guerra.
Chi pu ancora lamentarsi? Nei carri armati e nei bombardieri stanno creature programmate che
premono bottoni con le dita e sanno perfettamente perch.
Fanno tutto alla perfezione. Ciascuno di loro sa pi dell'intero Senato romano. Ciascuno di loro
non sa nulla.
Alcuni di loro se la cavano, e in un'epoca inconcepibilmente lontana che si chiama pace si
convertiranno ad altre professioni.
Opprimente sensazione di estraneit alla lettura di Aristotele. Quando ci si ferma sul primo libro
della Politica, in cui egli difende con ogni possibile argomento la schiavit, si ha l'impressione di stare
leggendo il Malleus maleficarum. Altra aria, altro clima, e diversissimo ordinamento. La dipendenza
della scienza dagli ordinamenti di Aristotele, fino ai nostri giorni, diviene un incubo quando ci si
accosta alla parte invecchiata delle sue opinioni, che per sorregge l'altra, ancora valida. Potrebbe
darsi benissimo che Aristotele stesso, sulla cui autorit ricade la colpa del ristagno della conoscenza
della natura nel medioevo, una volta che la sua autorit fu spezzata abbia continuato ad agire in modo
nuovo e sempre funesto. Il procedere parallelo delle moderne attivit scientifiche, il loro freddo
tecnicismo, la specializzazione dei settori del sapere hanno in s una quantit sorprendente di
aristotelismo. La sua particolare smania di onori ha segnato l'organizzazione delle nostre universit; al
solo Aristotele corrisponde un'intera universit moderna. La ricerca fine a se stessa, cos come egli la
svolge, non  veramente obiettiva. Essa significa per il ricercatore soltanto che non deve lasciarsi mai
entusiasmare da tutto ci che intraprende. Esclude l'entusiasmo e la metamorfosi dell'uomo. Vuole che
il corpo non badi a ci che fanno le punte delle dita.
Tutto ci che l'uomo , lo  a prescindere da come svolge la sua attivit scientifica. Restano
propriamente legittime soltanto la curiosit e una strana capacit di creare spazio, che permette di
trovar posto per tutto ci di cui la curiosit fa incetta. L'ingegnoso sistema di scatole che ci si  creati
dentro viene riempito di tutto quanto la curiosit addita. Basta che qualcosa venga trovato, perch
subito entri l dentro e debba restare muto e morto nella sua scatola. Aristotele  un onnivoro, dimostra
all'uomo che nulla  immangiabile, purch si sia capaci di inquadrarlo in un ordine. Le cose che stanno
nelle sue collezioni, siano esse vive o morte, non sono altro che oggetti e servono a qualche scopo,
magari anche soltanto a mostrare quanto sono dannose.
Il suo pensiero  in primissimo luogo ripartizione. Egli ha un senso molto sviluppato delle
gerarchie, del luogo che spetta a ogni cosa, delle denominazioni di parentela, e immette una sorta di
sistema di ceti in ogni cosa che affronta. Nelle sue ripartizioni si preoccupa soprattutto della simmetria
e del nitore, anzich della corrispondenza alla realt.  un pensatore senza sogni (all'esatto opposto di
Platone); ostenta il suo disprezzo per i miti; i poeti stessi gli appaiono utili a qualcosa, altrimenti non li
tiene in alcun conto. Oggi ci sono uomini incapaci di accostarsi a un oggetto senza applicarvi le sue
ripartizioni; e pi d'uno crede che nelle scatole e nei cassetti di Aristotele le cose sembrino pi chiare,
mentre in realt l dentro sono soltanto pi morte.
Un popolo  veramente scomparso solo quando anche i suoi nemici portano un altro nome.
Vivere almeno quanto basta per conoscere tutti i costumi e le vicende degli uomini; recuperare
tutta la vita trascorsa, perch quella ulteriore  vietata; raccogliere se stessi prima di dissolversi;
meritare la propria nascita; riflettere sui sacrifici che ogni respiro costa agli altri; non glorificare il
dolore, sebbene si viva di esso; tenere per s soltanto ci che non si pu trasmettere, finch non sia
maturo per gli altri e non si trasmetta da s; odiare la morte di chiunque come la propria, far pace una
volta con tutto, mai con la morte.
La pretesa che ciascuno debba mettere insieme da solo gli articoli della propria fede e del
proprio pensiero ha qualcosa di folle; come se ciascuno dovesse costruirsi da solo la citt in cui vive.
E qual  il peccato originale degli animali? Perch gli animali subiscono la morte?
Si ama un paese non appena vi si conoscono bene molte persone ridicole.
In guerra gli uomini si comportano come se ciascuno dovesse vendicare la morte di tutti i propri
antenati, e come se nessuno di essi fosse morto di morte naturale.
Il cieco chiede perdono a Dio.
Misterioso sistema dei pregiudizi.
Dalla loro consistenza, dal loro numero, dal loro ordine, dipende la rapidit con cui si invecchia.
Si ha un pregiudizio ovunque si tema una metamorfosi. Tuttavia non le si sfugge: essa viene recuperata
con maggiore energia, e solo allora si  di nuovo liberi. Non  possibile rinviare per sempre
metamorfosi che dovevano verificarsi. Esse lanciano l'uomo nella direzione opposta, ma l'uomo ha
un'anima elastica e d'un tratto ricade proprio in esse con sicurezza e impeto. Molte metamorfosi sono
semplicemente contrassegnate dagli anatemi dei genitori; sono le pi pericolose. Su altre ricade l'odio
dell'intera umanit; in esse incorrono soltanto pochi ed eletti spiriti.
Chi subisce molte metamorfosi ha bisogno di molti pregiudizi. Essi non possono disturbare un
uomo molto vivo: lo si misuri in base alle sue oscillazioni e non in base a ci che lo trattiene.
La teoria della metamorfosi promette di divenire un rimedio universale, prima ancora d'essere
stata pensata sino in fondo.  un qualcosa di simile alla teoria della metempsicosi o al darwinismo, ma
senza risvolti propriamente religiosi o rigorosamente scientifici, e si richiama alla psicologia e alla
sociologia in modo tale da fonderle in una cosa sola, con un effetto di esaltazione drammatica, poich
ora diventa possibile che sia compresente e giustapposto tutto ci che in quelle scienze si ripartisce in
generazioni diverse della vita o perfino in ere geologiche.
Fra gli inglesi si pu parlare soltanto di ci che veramente uno ha visto. Ci che conta  il
presente; tutto si svolge come dinanzi al tribunale. Si pronuncia una sentenza, non senza aver visto
l'accusato, una citt, un'intera regione. Si  chiamati a testimoniare e bisogna attenersi rigorosamente
alla verit, a ci che si intende per verit dinanzi a un tribunale. Non ci si difende.
Influenzare il prossimo  cosa che viene lasciata agli appositi professionisti. Si vuole essere
personalmente giudice, o quanto meno testimone; se non alla sentenza, si prende parte diretta al fatto. 
Con gli estranei non ci si diffonde sui propri desideri, disprezzati come pure fantasticherie. Sono stati
trasformati in risoluzioni, solo gli obiettivi contano. Un desiderio che non porti a un'azione non
interessa nessuno, lo si tiene per s. Le azioni invece sono palesi; poich si compiono dinanzi agli occhi
di tutti, reca solo pregiudizio parlare da s delle proprie. Sono gli altri che devono giudicarle, non si
influenza la sentenza altrui. L'inglese giudica spesso, ma anche si sottopone al giudizio. Non ha la
sensazione che un potere misterioso e dispotico intervenga d'improvviso a sopraffarlo, in ogni caso,
comunque stiano le cose; perfino Dio  giusto per lui.
Tra avere un'esperienza e dare un giudizio c' la stessa differenza che fra respirare e mordere.
Non  bene che gli animali costino cos poco.
Gli uomini possono salvarsi solo fra loro. Per questo, Dio si traveste da uomo.
Uno studio pi accurato delle fiabe ci insegnerebbe che cosa dobbiamo ancora aspettarci nel
mondo.
Coloro che non trovano pi una scappatoia dalla storia sono perduti, e con loro tutti i loro
popoli.
Che cos' l'uomo senza la venerazione, e che cosa ha fatto dell'uomo la venerazione!
La guerra divide gli uomini in due partiti: assolutamente bellicosi, assolutamente pacifici. Gli
uni proseguono la guerra in progetti di vendetta, gli altri celebrano la riconciliazione molto tempo
prima di aver vinto la guerra.
La mia vita intera non  altro che un tentativo disperato di eliminare la divisione del lavoro e di
prendere in considerazione tutto, affinch si raccolga insieme in una testa e divenga unit. Non voglio
sapere tutto, bens saper riunire ci che  spezzettato.
 quasi certo che un'impresa del genere non possa riuscire. Ma la pi piccola probabilit che
possa riuscire giustifica gi di per s ogni fatica.
 bello pensare agli di come ai precursori della nostra immortalit umana.  meno bello stare a
vedere come il Dio unico si impadronisce di tutto.
A mano a mano che crescono le conoscenze, gli animali si avvicinano sempre pi agli uomini.
Quando poi torneranno a essere loro vicini come nei pi antichi miti, non ci saranno quasi pi animali.
Studiare le maledizioni, tutte le maledizioni pi antiche, tutte quelle pi abbandonate, per sapere
che cosa ancora ci porter il futuro.
Cantare? Ma cantare che cosa? Le cose vecchie e possenti che sono morte. Anche la guerra
morir.
Nell'ebbrezza i popoli si comportano come se fossero un solo e unico popolo.
Leggendo i grandi autori di aforismi, si ha l'impressione che si conoscessero tutti bene fra loro.
Se nonostante tutto dovessi restare in vita, lo dovrei a Goethe, come si deve soltanto a un dio.
Non  un'opera,  l'aria,  la precisione di un'esistenza piena, che d'improvviso mi hanno sopraffatto.
Posso aprirlo a caso, posso leggere qua e l le sue poesie, le sue lettere, o due pagine di un suo saggio, e
dopo poche righe sono travolto e mi riempie la speranza, quanta nessuna religione mi pu dare. So
benissimo che cosa specialmente agisce su di me. Ho sempre nutrito la superstizione che la tensione di
uno spirito vasto e riccamente dotato dovesse esprimersi in ciascun istante della sua vita.
Nulla sarebbe potuto essere opaco e indifferente, anzi nulla sarebbe potuto essere
tranquillizzante.
Disprezzavo la salvezza e la gioia. La rivoluzione era per me una sorta di modello, e la vita del
singolo mi appariva essa stessa quasi come un'incessante, mai sazia rivoluzione, illuminata da istanti
subitanei e imprevedibili. Mi vergognavo di possedere qualcosa, persino per il fatto di possedere dei
libri inventavo scuse e scappatoie artificiose. Mi vergognavo della seggiola su cui sedevo per lavorare,
se non era abbastanza dura, e in nessun caso sarebbe dovuta essere di mia propriet. Questa esistenza
caotica, ardente, risultava per tale soltanto in teoria. In realt c'erano sempre pi ambiti del sapere e
del pensiero che suscitavano il mio interesse senza che io subito li divorassi, ambiti che lentamente si
disegnavano e crescevano di anno in anno, come per le persone ragionevoli, e che non respingevo come
estranei se non cominciavano improvvisamente a far chiasso, che promettevano frutti solo per molto
pi tardi, ma che poi per, talvolta, li portavano davvero. Crebbe cos, quasi inavvertitamente, qualcosa
di simile ad uno spirito; ma si trovava sotto la sovranit di un despota capriccioso, che poneva sopra
ogni cosa inquietudine e veemenza, e guidava la mia politica estera in modo cos falso, moroso e
discontinuo che tutto andava sempre per storto e del resto era suscettibile alle adulazioni di un qualsiasi
verme.
Io credo che Goethe stia per liberarmi da questo dispotismo. Prima che lo rileggessi  tanto per
far solo un esempio  mi ero sempre vergognato un poco del mio interesse per gli animali e delle
conoscenze che mi ero gradualmente fatto su di essi. Non osavo far capire a nessuno che ora, mentre
c' questa guerra, un bocciolo pu avvincermi e stimolarmi non meno di un uomo. Leggevo i miti pi
volentieri di ogni complicata creazione psicologica dei tempi moderni; e per giustificare ai miei occhi
la fame di miti, ne facevo una questione scientifica, e dedicavo la mia attenzione ai popoli presso i
quali quei miti erano nati, ponendo in relazione i miti stessi con la vita di tali popoli. Ma per me non
contavano altro che i miti in se stessi. Da quando leggo Goethe, tutto ci che intraprendo mi sembra
legittimo e naturale; non che si tratti di ci che lui intraprendeva: sono cose diverse, ed  assai dubbio
che possano condurre ad un qualche risultato. Egli per mi d il mio diritto: fa' quel che devi, egli dice,
e se anche non  nulla di strepitoso, respira, osserva, rifletti!
Abbiamo bisogno di semplici, sobrie informazioni sulla vita degli uomini che ci sentiamo affini,
se non altro per togliere il pungolo mortale alla delusione per il nostro fallimento.
O animali, amati, crudeli, morenti animali; palpitanti inghiottiti, digeriti e assimilati; predatori e
sanguinosamente putrefatti, fuggiti, raccolti, solitari, visti, inseguiti, fatti a pezzi; increati, predati da
Dio, abbandonanti come trovatelli in una vita ingannevole!
La maledizione del dover morire dovr diventare una benedizione: che si possa ancora morire
quando vivere  insopportabile.
Non bisogna lasciarsi spaventare dai melanconici. Soffrono di una sorta di fastidi di digestione
trasposti. Si lamentano, come se fossero stati mangiati e si trovassero in uno stomaco estraneo. Giona
sarebbe dovuto essere Geremia. In loro quel che parla veramente  ci che essi stessi hanno nello
stomaco; la voce della preda assassinata dipinge in modo seducente la morte. Vieni da me, dice l dove
io sono  putrefazione. Non vedi quanto amo la putrefazione?. Ma anche la putrefazione muore, e il
melanconico, improvvisamente risanato, se ne va a caccia rapido e spensierato.
Di tutte le parole di tutte le lingue che conosco, quella che ha la massima concentrazione 
l'inglese I.
Non sar che sopravvaluti le metamorfosi degli altri? Ce ne sono tanti che hanno sempre la
stessa maschera, e quando gliela si vuole strappare ci si accorge che  il loro volto.
La maggior parte dei filosofi si fanno un'idea troppo misera della variabilit dei costumi e delle
possibilit umane.
La cosa pi difficile sar non odiare se stessi, non soggiacere all'odio, sebbene tutto ne sia
pieno; non odiare se stessi senza ragione, essere giusti verso di s cos come verso gli altri.
Dunque tu vivi come un accattone delle briciole dei greci. Cosa ne dice il tuo orgoglio? Se trovi
presso di loro quanto tu stesso hai pensato, non dimenticare mai che ci, in un modo o nell'altro, si 
aperto la strada fino a te. Da loro ti arriva. Il tuo spirito  in loro balia. Sei una canna al loro vento. Puoi
evocare a lungo le bufere dei barbari: pure, devi pensare nel chiaro, rinvigorente, sano vento dei greci.
Da molti anni nulla mi ha mosso e colmato tanto quanto il pensiero della morte. Il
concretissimo, serio, riconosciuto obiettivo della mia vita  il raggiungimento dell'immortalit per gli
uomini. C' stato un tempo in cui volevo prestare questo obiettivo alla figura centrale di un romanzo,
che chiamavo tra di me il Nemico mortale. Durante questa guerra mi  divenuto chiaro che
convincimenti di tale importanza, che sono propriamente una religione, si devono esprimere in modo
diretto, senza doversi travestire. Per questo ora registro tutto ci che ha a che fare con la morte, al fine
di informarne gli altri, e ho decisamente messo da parte il Nemico mortale. Non voglio dire che questa
svolta sar definitiva; pu darsi che negli anni venturi il personaggio risorga, diverso da come l'avevo
immaginato. Nel romanzo egli doveva fallire nella sua smisurata impresa; era prevista per lui una morte
onorevole; sarebbe dovuto essere ucciso da un meteorite. Forse ci che oggi mi disturba di pi  il fatto
che fosse destinato a fallire. Egli non pu fallire. Ma d'altra parte io non posso farlo vincere mentre gli
uomini continuano a morire a milioni. In entrambi i casi diventerebbe pura ironia ci che sarebbe stato
previsto come cosa seria. Io stesso devo rendermi ridicolo. Non  il caso di nascondersi vilmente dietro
un personaggio. Devo cadere su questo campo dell'onore, quand'anche mi seppelliscano come un
botolo senza nome, mi diano fama di pazzo furioso, mi scansino come un amaro, testardo, inguaribile
tormento.
Per quanti varr ancora la pena di vivere, appena non si morir pi.
Non posso pi guardare una carta geografica. I nomi delle citt puzzano di carne bruciata.
Sei persone in uniforme intorno a una tavola, e non sono di, decidono quali citt spariranno fra
un'ora.
Ad ogni bomba fa un salto indietro un pezzo della settimana della creazione.
La Bibbia  commisurata alla sventura dell'uomo.
Non si  mai abbastanza tristi per riuscire a migliorare il mondo. Si torna ad aver fame troppo
presto.
 inquietante come la rivoluzione russa torni a sfociare nella guerra, da cui proveniva.
Mi diviene sempre pi chiaro che in Francis Bacon ho dinanzi una di quelle figure rare e
centrali, dalle quali si pu imparare tutto ci che in generale si vuole imparare degli uomini. Egli non
solo sa ci che al suo tempo si poteva sapere, ma continuamente manifesta il suo parere in proposito; e
cos facendo persegue obiettivi chiaramente riconoscibili. Ci sono due categorie di grandi spiriti; gli
aperti e i chiusi. Egli appartiene a questi ultimi ama gli scopi; le sue intenzioni sono limitate; vuole
sempre qualcosa; e sa cosa vuole. Istinto e coscienza giungono a perfetta congruenza in uomini del
genere.
Quello che  stato detto il suo enigma,  il fatto che egli fosse cos privo di enigmi. Ha
moltissimo in comune con Aristotele, con il quale sempre si misura; vuole rilevare il dominio di
Aristotele. Essex  il suo Alessandro. Tramite lui, vuole conquistare il mondo; dedica a questo progetto
molti dei suoi anni migliori.
Non appena si accorge che  destinato a fallire, freddamente lo abbandona.
Il potere in ogni forma  ci che interessa Bacon. Egli  un amatore sistematico del potere; non
manca di rovistarne alcun nascondiglio. Le corone da sole non gli bastano, per quanto splendide gli
scintillino davanti. Sa come si governa in segreto. Esercita su di lui una speciale fascinazione il
continuare a governare l'uomo, come legislatore e filosofo, dopo la morte. Gli interventi dall'esterno, i
miracoli, egli li disprezza, se non come strumenti consapevoli per governare i credenti. Per infirmare i
miracoli di cui parla la tradizione, deve studiarsi di produrli egli stesso; la sua filosofia
dell'esperimento  un metodo per aggredire i miracoli e impadronirsene.
La caducit delle teorie scientifiche le rende disprezzabili, ma quanto sono caduche le grandi
religioni universali, se le misuriamo su ci che le ha precedute!
Che cosa si pu raccontare senza grande spudoratezza?
 divertente vedere come ciascuno si aggiusta la propria tradizione. Per reagire al nuovo, che
tira da tutte le parti, ci vogliono molti antichi contrappesi. Ci si butta su genti ed epoche trascorse,
come se si potesse prenderle per le corna, e poi si scatta indietro pieni di paura quando quelle si fanno
prendere da un'ira gioiosa.  l'India, si dice con aria grave e saputa non appena si  presa la fuga
dinanzi al Buddha.  l'Egitto, si dice, dopo aver richiuso con furia a met del terzo capitolo l'Iside e
Osiride di Plutarco.  bello, s, che ora si sappia per certo che sotto questi nomi vissero uomini in carne
ed ossa, ma non si fa in tempo a menzionarli che subito si precipitano furibondi verso di noi.
Come vorrebbero rivivere! Come mendicano, e levano gli occhi, e minacciano! Come credono
che ci si rivolga a loro, solo perch si fanno i loro nomi! Come dimenticano ci che loro stessi hanno
fatto con i loro antichi! Talete e Solone non andarono forse in Egitto? Il saggio pellegrino cinese non
and forse alla corte di Harsha in India? Corts non defraud Montezuma dell'impero e della vita? La
croce l'hanno trovata sul posto, per ce l'avevano anche portata. Gli antichi devono respirare, perch li
si possa vedere a tutto tondo, ma devono anche restare laggi fra le ombre.
Devono sonnecchiare in attesa del nostro cenno, ma poi trovarsi sul posto all'istante. Di s non
devono avere alcuna stima, non hanno neppure sangue. Devono svolazzare, non camminare con passo
pesante; e devono lasciare le corna di l, presso le ombre; non mostrare denti che mordono, devono
avere paura e comporre suppliche per ottenere indulgenza.
Perch per loro non c' alcun posto vuoto, la loro aria  consumata da un pezzo. Possono
introdursi furtivamente, come ladri, nei sogni e l si fanno sorprendere.
C' un'antica sicurezza nella lingua che osa dare nomi. Il poeta in esilio, e in particolare
l'autore drammatico,  gravemente indebolito in pi d'un senso. Allontanato dalla sua aria linguistica,
sente la mancanza del familiare nutrimento di nomi. Prima poteva anche non badare ai nomi che udiva
ogni giorno; ma essi badavano a lui e lo chiamavano, netti e sicuri.
Quando ideava i suoi personaggi, attingeva dalla certezza di un immenso stormo di nomi, e
anche se poi ne usava uno che nella chiarezza del ricordo non significava pi nulla, tuttavia quell'uno
una volta o l'altra era esistito e risuonato. Ora per l'emigrato non  andata perduta la memoria dei suoi
nomi, ma non c' pi alcun vento vivo che li spinga verso di lui, egli li custodisce come un tesoro
morto e, quanto pi a lungo deve restare lontano dal suo vecchio clima, tanto pi avare divengono le
dita attraverso le quali scivolano i vecchi nomi.
Cos, al poeta in esilio, se non si arrende completamente, resta una sola cosa: respirare la nuova
aria finch essa stessa lo chiami. Per molto tempo essa non vuole, comincia e ammutolisce. Il poeta se
ne accorge e ne  ferito; pu darsi che si turi le orecchie, e allora nessun nome pu giungergli pi.
L'estraneit cresce e, quando egli si risveglia, quel che si trova accanto  il vecchio mucchio inaridito, e
quieta la sua fame con il grano che proviene dalla sua giovent.
La felicit : perdere in pace la propria unit, e ogni impulso viene e tace e va, e ogni parte del
corpo ode per conto suo.
Sulla metamorfosi. Oggi, mentre andavo a mangiare,  sopraggiunto sulla mia destra un furgone
di quelli che i negozi usano per portare a domicilio i pacchi. Al volante sedeva una donna della quale
non si vedeva molto pi che la testa. Con un furgone del genere mi portano di solito il petrolio per la
stufa; una orribile ragazza con il volto dilaniato guida il furgone e poi versa il petrolio nel mio bidone.
Il destino di questa ragazza mi ha sempre interessato, ma di lei non so quasi nulla. Mi sono chiesto se ci
fosse lei ora nel furgone che passava, e ho aguzzato la vista pi che potevo. Non sono riuscito a
distinguere, ma mi sono accorto che lo sguardo di quella persona era precisamente fissato su di me.
Forse per un secondo o due dopo che era passata, mi sono chiesto se non si trattasse proprio di lei. Poi
ho guardato verso sinistra e ho avuto d'improvviso la sensazione di passare velocissimo dinanzi alle
case.
Scorrevano di fianco a me, proprio come se fossi stato dentro un'automobile in corsa. Questa
sensazione era cos violenta e ineluttabile che ho cominciato a riflettervi. Non posso dubitare che
questo sia un concreto e semplice caso di ci che chiamo metamorfosi. In quello scambio di sguardi mi
ero trasformato nella ragazza che sedeva al volante; e ora proseguivo per la mia strada sul suo furgone.
Rappresentare la morte come se non ci fosse. Una comunit in cui tutto si svolge come se
nessuno avesse cognizione della morte. Nella lingua di quella gente non c' alcuna parola per dire
morte; ma non c' neppure alcuna consapevole circonlocuzione.
Anche se uno di loro avesse l'intenzione di infrangere la legge e in particolare questo primo
comandamento non scritto, inespresso, e volesse parlare della morte, non riuscirebbe a farlo, perch
non troverebbe alcuna parola comprensibile agli altri. Nessuno viene seppellito, nessuno cremato.
Nessuno ha mai visto un cadavere. Gli uomini spariscono, nessuno sa dove; un senso di pudore li
induce improvvisamente ad allontanarsi; poich  ritenuto peccaminoso essere soli, non si fa mai
menzione degli assenti. Spesso ritornano, ci si rallegra quando qualcuno  di nuovo presente. Ogni
periodo di allontanamento e di solitudine viene considerato alla stregua di un brutto sogno, e non si 
tenuti a riferirne. Le donne gravide tornano da questi viaggi con i bambini che hanno partorito, si
sgravano in solitudine, a casa potrebbero morire durante il parto. Perfino bambini piccolissimi
d'improvviso si allontanano.
Prima o poi verr fuori che ad ogni morte gli uomini diventano peggiori.
Vuol dire che, in una vita molto prolungata, la morte scomparir come scappatoia?
Questa convulsa tenerezza per gli uomini, quando si sa che potrebbero fra poco morire; questo
disprezzo per tutto ci che prima si  trovato in loro, di buono o di cattivo, questo amore irresponsabile
per la loro vita, il loro corpo, i loro occhi, il loro respiro! E se poi guariscono, quanto li si ama di pi,
quanto li si implora di non morire mai pi!
Qualche volta credo che non appena io ammettessi la morte, il mondo si dissolverebbe nel
nulla.
Anche le conseguenze razionali di un mondo senza morte non sono mai state pensate fino in
fondo.
Non si pu prevedere che cosa gli uomini saranno in grado di credere, il giorno in cui
riusciranno a cacciare la morte dal mondo.
Tutti i morenti sono martiri di una futura religione universale.
Le difficolt dei quaderni di appunti  se devono essere scrupolosi e precisi  consistono nel
fatto che essi sono personali. Proprio dal personale si vuole fuggire; si ha paura di fissarlo, poich si
teme che, dopo, non potrebbe pi trasformarsi.
In realt tutto continua a trasformarsi in mille modi, se soltanto lo si lascia in pace dopo averlo
annotato.  la rilettura che traccia le vie dello spirito. Si resta liberi se si ha la forza di rileggersi di rado.
Il timore dinanzi agli appunti personali pu, tuttavia, essere superato. Basta parlare di s in terza
persona; egli  meno gravoso e vorace di io; e non appena si ha il coraggio di inquadrare se stessi come
un egli fra tutti gli altri, quell'egli  esposto ad ogni confusione, ormai solo chi l'ha scritto pu
riconoscerlo. Cos si rischia che pi tardi gli appunti cadano nelle mani di gente incapace di distinguere
tra le diverse terze persone, e che false interpretazioni facciano cadere una qualche luce maligna e
immeritata sull'autore. Chi si preoccupa della veridicit e dell'immediatezza del proprio scritto, chi
ama pensieri e osservazioni per quello che sono, deve correre questo rischio e risparmiare la prima
persona per le occasioni solenni in cui l'uomo non pu essere altro che io.
 strano: di fronte a quel che accade oggi solo la Bibbia ha una forza adeguata, ed  proprio la
sua terribilit a consolarci.
Nell'emigrazione gli uomini si eleggono da soli a tutte quelle cariche che avrebbero raggiunto
in patria, col passare del tempo.
Il profeta  evidentemente un uomo che non frantuma la propria insoddisfazione su tutto ci che
gli accade intorno. L'insoddisfazione lo tiene unito e lo guida nel suo moto tumultuoso. Per lui la vita 
sempre in ritardo, non pu mai trovarsi all'appuntamento. Egli predice le cose per svalutarle. Ci che si
avvera  disprezzabile per il fatto stesso di accadere veramente. Bisogna capire che il vero profeta 
sempre in ostilit con quanto predice. Evocando le cose terribili che incombono, egli manifesta il
tormento che gli arreca ci che gi c'. Le sue esagerazioni sono il futuro. Pu sopportare l'oppressione
sotto la quale vive, solo perch si dipinge splendori che soppianteranno il male. Ma gli splendori
arrivano sempre molto in ritardo. In lui c' anche un certo astio. Non concede a nessuno, neppure a se
stesso, lo splendore oggi. Oggi tutto  cattivo, perch tutti sono cattivi. Pura felicit e gloria ci saranno
poi, in un tempo remoto che l'astio sposta lontanissimo. Ma intanto perdurano tenebre orribili e
meritate.  la bassezza degli uomini che obbliga il profeta alle sue predizioni minuziose e concrete. Lui
vuole mostrare loro quanto sono cattivi. Loro vogliono destreggiarsi meglio con la propria cattiveria, in
base alle sue predizioni.
Non ci sono pi parole potenti.
Capita di dire Dio solo per pronunciare una parola che una volta era potente.
La storia restituisce agli uomini la loro falsa fiducia.
Quanto pi precise sono le relazioni dei viaggiatori sui popoli primitivi, tanto pi, leggendole, si
prova il bisogno di non preoccuparsi delle teorie etnologiche dominanti o controverse e di mettersi a
pensare completamente ex novo. Ci che pi conta, ci che soprattutto interessa, nelle teorie  sempre
lasciato da parte. Le scelte dobbiamo farle da soli. Come si pu far affidamento sulle riflessioni di
gente la cui forza non consisteva nel pensiero; la cui fantasia si lasciava paralizzare dalla precisione;
che vivevano per collezionare e solo secondariamente per conoscere; che erano angusti fino al
disprezzo, oppure fino all'amore esclusivo, di ci che vedevano?
L'antico viaggiatore era semplicemente curioso, se pure non andava soltanto in caccia di anime
 o di altro bottino. L'etnologo moderno  metodico; la sua preparazione lo rende abile
all'osservazione, ma incapace di pensiero creativo;  stato fornito delle reti pi fini, in cui cade
prigioniero per primo. Bisogna essergli riconoscentissimi per i materiali che raccoglie; meriterebbe i
monumenti che prima si innalzavano ai re e ai presidenti. Le relazioni degli antichi viaggiatori
dovrebbero essere custodite con maggiore cura che le pi preziose opere d'arte.  Comunque, a pensare
dobbiamo provvedere da soli.
Non si deve accettare nessuna convinzione preliminare: importano solo le conclusioni cui si
giunge dopo copiose letture. Dare tempo, dare spazio di vita. A ripetere vecchie teorie si guadagna
poco. Utilizzando tutti quei ricchi materiali che oggi certamente non ci mancano, dobbiamo giungere
ad una completa e pacata visione degli uomini, del loro modo di vivere ovunque diverso. Non si
devono trascegliere e collegare fra loro singoli tratti, singoli particolari; il loro accostamento  casuale e
artificioso. Si custodisca dentro di s quel che si riesce a cogliere di un tutto, finch non lo si possa
contrapporre ad un altro tutto. Quante pi cose tocchiamo in noi stessi, tanto pi ricche ed esatte
saranno le idee che potremo farci dell'umanit in genere.
La distanza come virt nazionale degli inglesi. Sua influenza storica sul carattere della scienza
moderna.
Temo la storia, il suo corso non influenzato, a causa dei nuovi modelli sbagliati che crea
quotidianamente.
La battaglia per la terra si svolge oggi tra quattro gruppi di popoli: anglosassoni, tedeschi, russi
e giapponesi. Gli altri sono satelliti.
Francia e Italia, che si ritenevano troppo antiche per far da satelliti, vi hanno partecipato solo
con una parte del loro cuore. Gli anglosassoni dispongono per di un vantaggio sugli altri che non pu
essere recuperato.
In duplice modo si sono resi invincibili e indispensabili. In primo luogo hanno colonizzato tutta
la terra con uomini della loro stirpe. Ci sono inglesi dovunque; e non solo come sovrani su altri popoli.
Poi hanno fatto s che la parte migliore di un continente divenisse un asilo, e l, in America, hanno
rifuso nello stampo anglosassone le persone pi intraprendenti di ogni popolo. In tal modo si sono
assicurati e le terre e gli uomini. Oggi dunque esistono in due forme nettamente diverse: come l'antico
popolo sovrano, e come una moderna e vitalissima razza mista. I russi invece hanno il loro proprio
continente, una nuova fede sociale e i suoi seguaci rivoluzionari da imporre in tutto il mondo.  molto
probabile che le loro vere conquiste comincino solo ora. I tedeschi e i giapponesi, incomprensibilmente
accecati, hanno cominciato come antichissimi conquistatori, facendo assegnamento soltanto sulla
tecnica moderna, accessibile ai loro nemici non meno che a loro. Come i romani, hanno preso le mosse
da un unico punto commisurato al maggior numero di persone che compongono l'umanit odierna  e
hanno voluto ottenere in pochi anni ci che i romani conseguirono in secoli. Non hanno affatto preso in
considerazione seriamente quanto la terra sia mutata intorno a loro.  bastato loro un senso puramente
soggettivo della propria superiorit, che hanno cercato di attizzare in ogni maniera.  bastato loro
sapere poco degli altri.
Ai tedeschi  risultato specialmente fatale essersi dapprima, e a lungo, confrontati con i non
bellicosi ebrei.
Ne hanno fatto cos profondamente i loro nemici per eccellenza, che a poco a poco anche tutti
gli altri nemici sono divenuti, ai loro occhi, simili agli ebrei. Cos sono giunti ad accettare come dogma
per loro catastrofico la convinzione che inglesi e russi fossero pochissimo combattivi.
Nel poeta c' una sola tensione legittima: la vicinanza del presente e la forza con cui egli lo
respinge da s; la brama del presente e la forza con cui egli torna a stringerlo a s.
Cos non pu mai essergli abbastanza vicino. Cos non pu mai allontanarlo abbastanza da s.
Ogni uomo ha bisogno di una legittima sfera di oppressione, in cui gli sia consentito di
mostrarsi sprezzante e innalzare la propria superbia pi in alto della luna. La scelta di questa sfera, che
per lo pi avviene molto presto,  forse l'evento pi importante di una vita. In ci un educatore pu
veramente far qualcosa; deve stare a lungo in attesa, deve mettere, con cautela, la sua sensibilit
all'unisono con quella dell'allievo e, quando ha scoperto quello che ci vuole, deve tracciare con forza i
confini di quella sfera.
Questi confini sono importanti; devono essere fissi e resistere ad ogni aggressione; devono
difendere gli altri uomini dalle voglie predatorie della superbia. Non basta che uno dica a se stesso:
sono un grande pittore.
Deve sentire che, al di fuori di ci, egli  poca cosa, minor cosa di molti altri. La sfera della
superbia, del resto, dev'essere ampia e spaziosa. I suoi sudditi vivono bene soprattutto se sono sparsi a
grandi distanze fuori di essa. Solo in occasioni rare e speciali gli si lascia intendere che sono dei
sudditi. La cosa veramente importante  soltanto che uno porti in s quella sfera cristallina e ne
protegga l'aria sottile. L spira un'aria pi pura e pi quieta, e l si  completamente soli. Solo i
malvagi e i pazzi vogliono che la sfera si ingrandisca fino a divenire una prigione per tutto ci che vi 
fuori.
L'uomo esperto fa in modo di poterla tenere in mano; e quando per gioco la lascia crescere, non
dimentica mai che dovr farla di nuovo rimpicciolire a misura della sua mano, prima di volgersi egli
stesso alle cose ordinarie.
Per tirare avanti si ha bisogno di una scorta di nomi inattaccabili.
L'uomo pensante tira fuori dal suo tesoro un nome dopo l'altro, lo saggia mordendolo, lo tiene
controluce; e quando poi scopre quanto sia falso il rapporto fra quel nome e la cosa che dovrebbe
designare, lo getta con disprezzo tra i ferri vecchi. Ma cos la scorta di nomi inattaccabili diventa
sempre pi esigua; l'uomo si impoverisce di giorno in giorno. Pu ritrovarsi nel vuoto e nella miseria
assoluti, se non si preoccupa di cercare un rimedio. Che non  difficile da scoprire: il mondo  ricco;
quanti animali, quante piante, quante pietre egli non ha mai conosciuto. Se ora comincia a occuparsene,
riceve con la prima impressione della loro forma i loro nomi, che sono ancora inattaccabili, belli,
freschi, come per il bambino che impara a parlare.
Gli animali mancanti: le specie cui l'ascesa dell'uomo ha impedito di formarsi.
Il numero esiguo di pensieri fondamentali fa il filosofo, e l'ostinazione e la molestia con cui egli
li ripete.
Pensare che uno debba ancora parlare in favore della morte, come se essa non fosse comunque
in schiacciante superiorit! Gli spiriti pi profondi trattano la morte come un gioco di prestigio con le
carte.
Il sapere pu perdere la propria qualit micidiale solo grazie a una nuova religione che non
riconosca la morte.
Il cristianesimo  un passo indietro rispetto alla fede degli antichi egizi. Esso permette la rovina
del corpo e lo rende spregevole proponendo le immagini di tale rovina. L'imbalsamazione  la vera
gloria del morto, fintantoch non risorger.
Per un uomo sulla quarantina le seduzioni del potere diventano irresistibili. Non pu illudersi su
questo, altrimenti diviene subito la loro vittima. Deve considerare le proprie responsabilit nella loro
vera graduatoria, e quindi decidersi per quella pi elevata. Se essa  pi alta e lontana della sua stessa
vita, egli deve fuggire come il diavolo il potere che lo lega alla sua situazione attuale.
La verit  un mare di fili d'erba che si piegano al vento; vuol essere sentita come movimento,
assorbita come respiro.  una roccia solo per chi non la sente e non la respira; quegli vi sbatter
sanguinosamente la testa.
Per me  meglio leggere dei libri intorno ai popoli primitivi, anzich vederli in carne ed ossa.
Un singolo pigmeo dell'Africa mi susciterebbe pi domande sconcertanti di quante la scienza permetta
di porre nei prossimi cent'anni. Mostro tanto sprezzo per la realt solo perch mi impressiona in modo
cos tremendo. Non  neppure pi quella che gli altri chiamano realt, n rigida n invariabile, n
azione n cosa;  come una foresta vergine che cresce dinanzi ai miei occhi e, mentre cresce, accade in
essa tutto ci che fa parte della vita di una foresta vergine. Devo quindi difendermi dall'eccesso di
realt, altrimenti le mie foreste mi farebbero scoppiare.
Con immagini e descrizioni ci si procura la realt in forma pi attenuata, ancora sopportabile.
Anch'esse divengono vive dentro di noi, ma crescono in modo pi lento.
Sono pi quiete e disperse; con cautela, a tastoni, si vanno incontro l'un l'altra. Ci vuole
parecchio tempo perch riescano a trovarsi. Ma soprattutto manca loro l'impeto raccapricciante con cui
la realt ci si scaglia contro: bella, splendente belva che ci divora.
Vorrei restare semplice, per non fare confusione mescolando le molte figure di cui sono
composto.
Tutto ci che non abbiamo fatto noi stessi ci sembra di una grandezza e di un'importanza
schiaccianti.
La natura, con la teoria dell'origine delle specie,  divenuta pi angusta. Sarebbe bello trovare
l'istante ideale in cui essa fu in pari tempo sommamente ampia e ricca.
Anche se la si considera soltanto come puro studio genealogico, la teoria dell'origine delle
specie  sorda e meschina, poich riferisce ogni cosa all'uomo, che ha comunque ottenuto il potere
sulla terra. Essa legittima le sue pretese in quanto le pone come punto finale. Lo libera da ogni tutela da
parte di esseri superiori. Nulla e nessuno, gli fa capire, pu oggi trattare l'uomo come l'uomo tratta gli
animali. L'errore spaventoso sta nell'espressione l'uomo; l'uomo non  un'unit; contiene in s tutto
ci che ha violentato. Tutti gli uomini lo contengono, ma non in ugual misura; possono quindi farsi l'un
l'altro il peggio. Hanno la caparbiet e la forza per giungere allo sterminio totale.
Pu darsi che ci riescano, e forse resteranno ancora animali schiavizzati quando non ci saranno
pi uomini.
Neppure l'utilit scientifica della teoria dell'origine delle specie mi sembra grande. Si sarebbero
compiute scoperte pi ampie se si fosse partiti dalla pi magnanima visione secondo cui ogni animale,
in date circostanze, pu trasformarsi in ogni altro.
La cosa pi pericolosa della tecnica  che essa distoglie da ci che costituisce realmente l'uomo,
da ci che realmente gli serve.
L'etnologia, studio dei popoli semplici,  la pi malinconica di tutte le scienze. Con quanta
penosa minuzia, con quanto rigore, con quanta fatica i popoli sono rimasti fedeli alle loro antiche
istituzioni, e tuttavia si sono estinti!
Il mio amico, poeta regionale. Mi ritrovo nuovamente vicino a quella strana creatura che si
chiama poeta regionale, e credo d'essere finalmente sulle tracce del suo segreto.
Il mio poeta regionale ama le cose pi vicine. Ma  uno sbaglio credere che vacche o comignoli
siano le cose pi vicine. C' qualcosa di pi vicino ancora: gli organi del suo corpo. Un processo che lo
affascina, che ad ogni ora lo colma di nuova tensione, che lo scuote, lo commuove e lo entusiasma,  la
sua digestione. Neppure il battito del cuore  altrettanto importante, perch non inghiotte e non lascia
tracce. La digestione  la sua esperienza centrale; nel suo fosco mondo ha la posizione che nel mondo
pi luminoso compete al sole. Quando  ospite in una casa, trover per prima cosa il gabinetto e poi
certamente la cucina. Fin quando la pancia glielo permette, egli peregrina sulla terra di cucina in
cucina, di gabinetto in gabinetto. Peregrina a piedi, non su un veicolo, perch gli trafigge il cuore
passare a volo dinanzi a case che non conosce, senza poter andare a ficcare il naso nei loro processi
digestivi.
Ama i contadini perch stanno seduti tutti insieme intorno ad una grande ciotola, e fa in modo
di sostare presso molte delle loro famiglie, una dopo l'altra. Con gli operai  socialista. Appartiene al
loro partito e rivendica a gran voce il miglioramento delle loro condizioni di vita. Detesta le fabbriche;
per le loro grandi cucine vanno incontro alle sue inclinazioni; proprio perch divenga godibile ci che
l si prepara, gli operai dovrebbero prendere in mano la conduzione dell'azienda. Contro la rivoluzione
si deve obiettare che essa potrebbe mettere in pericolo per un certo tempo gli approvvigionamenti di
cibarie. Del resto egli non rinfaccia ai borghesi la loro ricchezza, se lo invitano a mangiare e lo
ammettono alla loro tavola. In compenso li intrattiene con le storie delle sue digestioni di tutti gli anni
trascorsi. In tali occasioni sottolinea d'essere un mendicante. Gli si possono tranquillamente regalare
dei soldi, perch in giorni meno festivi anche lui deve comperarsi un po' di carne. A pranzo non 
possibile offenderlo, sempre che il cibo sia di suo gusto e gli venga offerto senza limiti. Ha dunque un
senso affinato dei ceti sociali. S'intende a meraviglia dell'intestino di un contadino, di un operaio, di un
borghese. Dal cibo alle feci, la realt tangibile  per lui ci che pi conta. Disprezza immagini e sogni;
salva semmai il sapere, ma solo nella misura in cui si trasforma in nutrimento. Si pu supporre che in
tempi passati, quando nei palazzi dei principi si arrostivano allo spiedo buoi interi, egli sarebbe
divenuto un fedele e probo cantore del suo principe, ma queste grandi occasioni sono finite da un pezzo
e gli affamati aristocratici del suo paese sono oggi per lui un orrore indicibile.
Per lui le amicizie si esprimono in inviti. Lui per non invita mai nessuno. Giudica gli uomini
esclusivamente in base al fatto che gli abbiano dato da mangiare pi o meno spesso, pi o meno bene.
Nella sua bocca la parola scrivere ha un suono inimitabile. Non proprio risoluto come quello di cacare,
ma assai simile ad esso. Un suono quasi pudico, perch non proprio in tutte le sue poesie egli pu
scrivere di ci che davvero lo occupa sempre; e dunque, scrivendo, egli deve rinunciare a moltissimo.
Un suono concreto, per, poich  questa la moneta con cui egli paga.
Le sue esagerazioni hanno un limite palese. Arrivano fino ai confini estremi dell'indigestione,
ma non oltre.
Tutte le opinioni possibili possono esprimersi moralmente; cio: nulla  tanto immorale da non
poter essere, in qualche posto, ammesso e prescritto.
Perci, dopo aver imparato tutto circa i costumi di tutti gli uomini, non si sa proprio nulla, e si
ha diritto di ricominciare da capo con se stessi.
Nessuna fatica  per stata inutile. Si  diventati pi onesti e meno orgogliosi. Si conoscono
meglio i predecessori e ci si rende conto di quanto sarebbero insoddisfatti di noi.
Essi tuttavia non sono pi sacri, tranne che da un solo punto di vista: non vivono; e ben presto
in questa sacralit ci troveremo uguali.
La frase pi mostruosa di tutte: qualcuno  morto al momento giusto.
Al momento del Giudizio Universale da ogni fossa comune risorger una sola creatura. E Dio
dovrebbe osare giudicarla!
Le lacrime di gioia dei morti per il primo che non muore pi.
Ciascuno  troppo buono per morire?
Questo non si pu dire. Ciascuno, prima, dovrebbe vivere pi a lungo.
Un pensiero schiacciante: che forse non c' assolutamente nulla da sapere; che tutto il falso
nasce soltanto perch lo si vuole sapere.
Talvolta ci si accorge che una guerra sta per finire, e si  felici come bambini che altri restino
ancora in vita, e prima ancora che la guerra sia finita si comincia a chiamarli, ed essi rispondono d'aver
provato la stessa cosa.
Nella ressa degli avvenimenti contraddittori i filosofi si fanno posto l'un l'altro.
Fra tutti gli impulsi dell'uomo nulla  pi bello e pi privo di speranza del desiderio di essere
amati solo per se stessi. Chi mai  ciascuno di noi, tra innumerevoli altri, da meritare questa situazione
privilegiata? Nessuno vuole essere permutabile con altri; nessuno deve poter prendere il posto di un
altro.
L'unicit dovrebbe assumere una figura nello spazio e nella mente. Come se la terra avesse un
solo cielo e il cielo una sola terra, si accampano diritti su entrambi e quando se ne ha uno si vuole
essere proprio l'altro. Ma in realt siamo pieni di molti pianeti e innumerevoli cieli aprono a ciascuno
di noi le loro porte.
Il sistema delle ricompense e delle punizioni si inasprisce beffardamente, finch non dovremo
vergognarci di esso in cielo e nell'inferno.
Possono essere trascorse 120 o pi generazioni da quando vivevo sotto gli egizi. Gi allora li ho
ammirati tanto?
Quante cose si debbono dire per essere poi uditi, quando alla fine si tace!
Si vorrebbe scrivere quanto basta perch le parole si diano vita l'una con l'altra, e tanto poco da
poterle ancora prendere sul serio.
A mano a mano che si matura, si nota con sempre maggiore evidenza un'avversione per le voci
singole dei poeti. Si va in cerca dell'anonimo, delle grandi narrazioni dei popoli che sono esistiti per
tutti, come la Bibbia e Omero e i miti delle popolazioni rimaste primitive.
Dall'altra parte di questo oceano, ci si interessa per delle debolezze e delle meschinit private
di coloro che sono capaci di parlarne; e cos si ricade nei poeti singoli. I quali per non avvincono come
poeti, ma come portinai di quanto  pi privato; e quella porcellana che dipingono ed espongono come
loro personale produzione, la si farebbe molto volentieri andare in pezzi.
Egli colloca le parole nel discorso troppo pacatamente, conserva sempre potere sulle sue parole,
le sue parole non gli danno mai la caccia, non lo sbeffeggiano mai, non lo rendono mai ridicolo,  come
posso fidarmi di quest'uomo?
Sono stufo di leggere nei pensieri degli uomini;  cos facile, e non conduce a nulla.
 gi quasi insopportabile pensare a quanto sapere non si riuscir mai a far entrare nella propria
vita. Ma  assolutamente impossibile procedere da soli all'esclusione di questo sapere.
Si pu toccare in un singolo uomo l'infelicit di tutto il mondo, e finch non lo si d per
spacciato nulla  perduto, e finch egli respira, respira il mondo.
Parli e ti entusiasmi sempre degli animali; ma poi non ti accorgi neppure di quando raggiungi il
massimo di vicinanza alla vita animale: fra gli ingannatori e nel ruolo dell'ingannato.
Di nuovo,  la seconda o la terza volta, ho pensato alla morte come alla mia liberazione. Temo
che potrei cambiare ancora di pi. Forse diventer presto uno dei suoi laudatori, uno di quelli che poi
nella vecchiaia le rivolgono preghiere. Per questo voglio precisare ora, una volta per tutte, che quel
secondo, futuro periodo della mia vita, se dovesse venire, non avrebbe alcuna validit.
Non voglio essere esistito per poi annullare il perch della mia esistenza. Mi si tratti, allora,
come due uomini diversi, uno forte e uno debole, e si presti orecchio alla voce del forte, perch il
debole non servir a nessuno. Non voglio che le parole senili rendano vane quelle del giovane.
Piuttosto, preferisco essere spezzato a met.
Piuttosto, preferisco durare la met del tempo.
La morte la voglio seria, la morte la voglio terribile, e che il punto pi terribile sia quando non
c' pi da temere se non il nulla.
Sarebbe ancor pi difficile morire, se si sapesse che si continua a durare; ma obbligati al
silenzio.
Tutto ci che si registra contiene ancora un piccolo seme di speranza, per quanto grande sia la
disperazione da cui nasce.
1944.
La pi grande tentazione spirituale della mia vita, l'unica contro la quale mi sia stato
difficilissimo lottare,  questa: essere interamente ebreo. L'Antico Testamento, ogni volta che lo apro,
mi soggioga. Quasi non c' pagina in cui io non trovi qualcosa di adatto a me. Porterei volentieri il
nome di No o Abramo, ma anche il nome che ho mi riempie di orgoglio. Quando rischio di
sprofondarmi nella storia di Giuseppe o di David, cerco di dirmi che ne sono stregato come scrittore, e
quale scrittore non lo sarebbe? Ma non  vero,  molto di pi ancora. Perch, infatti, ho ritrovato nella
Bibbia il mio sogno di una futura longevit per gli uomini, come elenco dei pi antichi patriarchi, come
passato?
Perch il mio odio per la morte  pari soltanto a quello del Salmista? Ho disprezzato i miei
amici quando si sono sottratti agli allettamenti dei molti popoli e sono tornati a essere ciecamente ebrei,
solo ebrei. Quanto mi  difficile, ora, non imitarli! I nuovi morti, morti di gran lunga prematuri,
pregano con insistenza, e chi ha cuore di rispondere loro di no?
Ma non ci sono forse nuovi morti ovunque, da ogni parte, in ogni popolo? Dovrei chiudere le
mie orecchie ai russi perch ci sono gli ebrei, ai cinesi perch sono lontani, ai tedeschi perch sono
invasati dal diavolo? Posso d'ora innanzi non appartenere pi a tutti, come  stato fino adesso, e
tuttavia essere ebreo?
Che aspetto avrebbe dovuto avere una Bibbia per poter fermare l'autodistruzione dell'umanit?
Mi riesce sempre pi insopportabile la casualit della maggior parte delle convinzioni.
Non parlare pi, allineare muto una parola dopo l'altra e starle a guardare.
La resistenza contro il tempo ha bisogno delle sue frasi taglienti, altrimenti resta ottusa e
inerme.  difficile tenere per s le frasi, una volta che si sono trovate e sono taglienti. Ma solo i pensieri
di cui nessuno sa nulla mantengono in vita un uomo.
La molteplicit di significati della lettura: le lettere dell'alfabeto sono come formiche e hanno il
loro proprio Stato segreto.
Una frase sola  netta e bella. Gi la successiva le toglie qualcosa.
Non  affatto una vergogna, non  egoismo,  cosa giusta, buona e ben fondata che oggi nulla ci
colmi pi del pensiero dell'immortalit. Non si vede forse la gente spedita a vagoni verso la morte? E
quelli non ridono, non scherzano, non si vantano forse, per farsi vanamente coraggio a vicenda? E poi
ci vediamo volare sulla testa, a stormi di venti, trenta, cento, aeroplani carichi di bombe, ogni quarto
d'ora, ogni due minuti, e li vediamo tornare tranquillamente, luccicanti nel sole, come fiori, come
pesci, dopo che hanno annientato intere citt. Non si pu pi nominare Dio,  segnato per sempre, ha
sulla fronte il marchio di Caino della guerra; si pu solo pensare a una cosa, all'unico Salvatore:
immortalit! Se fosse nostra, se fosse gi in vigore, saremmo tutti diversi!
Immortalit! Chi vorrebbe ancora uccidere, a chi potrebbe ancora venire in mente di uccidere,
se non ci fosse nulla da ammazzare?
Gli antichi ruderi sono salvi, e si potranno fare confronti con i nuovi.
Non lasciarti abbagliare dallo splendore della vittoria. Con la vittoria si seducono i tedeschi, ma
te?
Il progresso ha i suoi svantaggi; di tanto in tanto esplode.
Si dovrebbe stabilire sperimentalmente quali giochi, in cui ci si contrappone come nemici,
contribuiscano a formare l'odio, e quali invece lo plachino.
 singolare e inquietante che nel corso di duemila anni il problema etico fondamentale sia
rimasto lo stesso; solo,  divenuto pi urgente, e chi oggi dice: Amatevi l'un l'altro, sa che ormai non ci
rimane molto tempo per farlo.
La lingua del mio spirito continuer a essere il tedesco, e precisamente perch sono ebreo. Ci
che resta di quella terra devastata in ogni possibile modo voglio custodirlo in me, in quanto ebreo.
Anche il suo destino  il mio; io per porto ancora in me un'eredit universalmente umana.
Voglio restituire alla loro lingua ci che le devo. Voglio in tal modo contribuire a far s che si
sia grati a loro per qualche cosa.
Non fidarsi del dolore: si tratta sempre di un dolore proprio.
La lentezza delle piante  il loro maggior vantaggio sugli animali. Le religioni della passivit,
come il buddismo e il taoismo, vogliono procurare agli uomini un'esistenza vegetale. Forse non sono
del tutto consapevoli di questo carattere delle virt che raccomandano; ma la vita attiva che esse
combattono  eminentemente animale. Le piante non sono selvagge; la parte; preparatoria o sognante
della loro natura prevale di gran lunga su quella volitiva. Ma all'interno della loro sfera hanno qualcosa
che ricorda da vicino gli uomini. I loro fiori sono la loro coscienza. A ci sono giunte prima della
maggior parte degli animali, ai quali l'azione non lascia mai tempo per la coscienza. Gli uomini pi
saggi, che hanno lasciato da un pezzo dietro di s il tempo delle loro azioni, portano il loro spirito come
un fiore. Le piante per hanno molteplici fioriture, sempre rinnovate; il loro spirito  plurale e sembra
libero dalla terribile tirannide dell'unitariet dell'uomo.
In questo non potremo mai pi eguagliarle. Il numero Uno ci ha catturato e ora siamo per
sempre in sua bala. Le opere disperse degli artisti hanno qualche somiglianza coi fiori; solo che,
mentre la pianta fa nascere sempre la stessa cosa o quasi, gli artisti moderni sono scossi dalla febbre del
diverso.
Nell'architettura l'uomo era riuscito a farsi vegetale. I suoi edifici lo liberavano dall'angoscia.
Oggi  giunto a colmare anch'essi della sua angoscia.
Le storie della letteratura si leggono talvolta come se tutti i nomi fossero scambiati e come se
l'autore trattasse non di ci che nomina, ma di tutt'altre cose, e come se si potesse continuare
tranquillamente a scambiare tutto; i giudizi rimangono per quelli che sono.
Si vive con l'ingenua idea che in futuro ci sar pi posto di quanto ce ne fu in tutto il passato.
Tra poco non ci sar pi nessuna antica scrittura indecifrata, e non verr fuori alcuna nuova
scrittura da decifrare. Cos sar sottratta alla scrittura la sua sacralit.
Diventiamo tutto ci per cui abbiamo avuto un particolare ribrezzo. Ogni ribrezzo era un cattivo
presagio. Ci siamo visti in uno specchio deformante del futuro, senza sapere che guardavamo noi stessi.
E se non si fosse guardato l dentro? Forse non si sarebbe poi diventati cos?
Se tu sapessi di pi del futuro, il passato sarebbe ancora pi pesante.
Nella misura in cui generalmente accampiamo una pretesa di pensare, quasi tutti oggi ci
muoviamo nella sfera della psicologia. Cos per accettiamo la pi triste povert che si possa
immaginare. Siamo davvero diventati modesti e umili. Oggi non sapere troppo  una questione di
pulizia dello spirito.  passato il tempo dei pensatori che miravano a tutto. I loro nomi sono rimasti
grandi, le loro soluzioni non sono pi prese sul serio, perch non erano degli specialisti. Si incontrano
ancora ogni tanto certe nature ambiziose, che vogliono almeno sapere tutto quanto si pu sapere con
sicurezza. Ma  davvero importante?
L'importante non  proprio il contrario? L'incerto dovrebbe essere il vero regno del pensare.
Nell'incerto lo spirito dovrebbe porre le sue domande; nell'incerto, fantasticare; disperare
nell'incerto.
Ma le cose ci hanno sopraffatto.
Mentre le produciamo in massa, ogni giorno in masse pi grandi, ci siamo abituati a prendere
sul serio solo ci che  una cosa sufficientemente concreta. Ormai vediamo e udiamo soltanto oggetti.
Sentiamo oggetti. Le visioni degli audaci sono piene di oggetti. Tutto  disposto per produrre e
distruggere oggetti. La terra, che  un oggetto rotondo, deve finire nelle mani del pi avido, e questo 
tutto.
Gli oggetti, fabbricati in massa, devono essere ripartiti equamente; e questo  tutto. Queste due
concezioni, abbastanza estreme, offrono la gradita occasione di distruggere al tempo stesso tutta la vita
e gli oggetti.
Dov' l'uomo che non disprezza le cose, solo perch vuole averle? Dov' l'uomo che si
meraviglia, si meraviglia di lontano, si meraviglia di ci che non toccher mai? Abbiamo messo le
mani su tutto, e poi crediamo che sia tutto.
Gli animali erano gi migliori: quanto era grande e lontano ci che restava fuori di loro! Non
avevano alcun presentimento, noi abbiamo afferrato i presentimenti. Afferrati, assassinati, morsicati,
inghiottiti fino a strozzarci.
I cattivi scrittori cancellano le tracce della metamorfosi; i buoni le mettono in evidenza.
Non appena si parla d'amore, una donna crede tutto. Gli uomini riserbano la stessa credulit per
la lotta.
Parlano di istinti come se fossero albatros.
Passione crescente per tutte le sette, non importa da quale religione derivino. Provo grande
godimento intellettuale a studiare le loro differenze e individuare il punto in cui divergono dalla
corrente della religione principale. Sono convinto che un giorno riuscir a scoprire le leggi profonde
che regolano queste scissioni delle religioni. Ma anche il problema della fede in generale, per noi
uomini il pi grande e inquietante che ci sia, potr trovare risposta solo alla luce delle sue variazioni.
Ho in me tutte le caratteristiche dell'uomo religioso, ma anche l'intima, profonda coercizione a
fuggire dal recinto di ogni fede. Pu darsi che queste due qualit contraddittorie intervengano nel mio
studio delle sette.
Si vuole conoscere con precisione tutto ci per cui degli uomini furono pronti a morire.
Il fratello taciturno: un uomo che non si  visto per molti anni  divenuto muto e d'improvviso
ci viene incontro cos.
I sogni hanno sempre qualcosa di giovane; per chi li sogna sono novit.
Anche quando egli crede di riconoscerli, non sanno mai di ripetuto e di logoro come la vita in
stato di veglia. Splendono dei colori del paradiso e nei loro terrori si  battezzati con nomi inauditi.
Quella donna che disse, mentre era in societ, di non aver mai fatto un sogno; ed ecco che agli
occhi di tutti si trasform in una scimmia.
Chi va dall'interprete di sogni butta via il maggior bene che possiede e merita la schiavit in
cui, in tal modo, immancabilmente cadr.
Una riunione di tutti gli di che mai ci sono stati: la loro estraneit reciproca, le loro lingue, il
loro abbigliamento; e come loro  loro che sono di!  devono tastarsi l'un l'altro per capirsi.
Un egiziano incontra un cinese e scambia una mummia con un antenato.
Non disprezzare nessuno per quello che egli crede. Quel che tu credi non dipende affatto da te.
Accogliere ogni fede ingenuamente e senza ostilit.
Cos, e soltanto cos, pu sussistere la lievissima speranza che tu acceda alla natura della fede.
Chi non crede in Dio prende su di s tutte le colpe del mondo.
Nel parlare diventiamo troppo nobili, ci costruiamo gli atteggiamenti pi elevati. Ci facciamo
forti della caricatura della volgarit corrente, che si esprime con parole scurrili e sbagliate. Tutte le
religioni soffrono del fatto che i predicatori possano parlare a lungo e soddisfatti di s. Cos le loro
parole diventano sempre pi lontane e scaldano la loro vanit, anzich penetrare nel cuore di chi
ascolta.
1945.
Amano la guerra a tal punto che l'hanno trascinata dentro la Germania; e anche ora che  l non
vi rinunciano.
Quando arriver la primavera, il lutto dei tedeschi sar una fonte inesauribile, e non si potr pi
distinguerli dagli ebrei.
Hitler in pochi anni ha trasformato i tedeschi in ebrei, e oggi tedesco  divenuto una parola
dolorosa come ebreo.
La terra abbandonata, sovraccarica di lettere dell'alfabeto, soffocata dalle nozioni, e su di essa
non c' pi un solo orecchio vivente, che sappia stare in ascolto nel freddo.
Non possiamo fare cosa peggiore a qualcuno che occuparci esclusivamente di lui.
Nell'amore le rassicurazioni valgono come annuncio del loro opposto.
In bocca di alcuni la parola anima suona come la quintessenza di tutto ci che si teme e si
odia, e ci si vorrebbe trasformare in una locomotiva per correre via di l sbuffando veloci.
Nazioni, isole, luoghi divengono per me vivi solo quando incontro un uomo che ne  originario.
Ma a quel punto la loro vita diviene in me assolutamente inquietante, come se io stesso fossi originario
di quel posto.
Il superamento del nazionalismo non sta nell'internazionalismo, come molti hanno creduto
finora, poich noi parliamo delle lingue. Sta nel plurinazionalismo.
La confusione di voci e di volti, in cui prima mi trovavo a mio agio, mi  divenuta odiosa.
Cerco di avere a che fare con una persona alla volta. Se sono pi d'una, voglio averle disposte
ordinatamente l'una di fianco all'altra, come in treno, e deve dipendere da me chi considerer per
primo. Il caos ha perduto ogni attrattiva. Voglio ordinare e formare e non perdermi pi in nulla. Il
tempo dell'indiscriminato abbandonarsi  passato. Il caos sta dalla parte della guerra. Disprezzo la
guerra pi ancora di quanto la odi. I molti che vedo muoversi per il centro, in licenza o da sempre in
caccia di piaceri, mi sembrano disertori da una causa suprema. Sono pronti a tornare indietro nella loro
docile vilt, o per tutto il tempo non si sono resi conto di nulla. Solo fuori dai locali, di notte, come
ombre, essi hanno pi verit, perch allora sono come morti che ancora non lo sanno; nelle viuzze che
portano a Piccadilly sto a guardarmeli a lungo, pieno di esasperazione. Si mettono le mani addosso, e
allora capisco che l in mezzo ci sono ombre di donne. Si sentono rare grida, e disturbano, perch
danno un'illusione di vita maggiore di quella che loro spetta. Un tempo ascoltavo soltanto le voci? Nel
caos stava la mia forza inquietante; me ne sentivo sicuro come del mondo intero. Oggi il caos stesso 
esploso.
Nulla era stato congegnato in modo tanto assurdo da non poter produrre, nel disgregarsi, un
qualcosa di ancora pi assurdo e, dovunque fiuto, ogni cosa  greve di odore di fuoco spento.
Forse sarebbe stato meglio che bruciassimo del tutto. Fra i resti, gli uomini stravolti faranno i
loro comodi. Si cuoceranno la minestra sui vulcani e saranno lieti di insaporirsi i cibi con lo zolfo. Ma
per coloro che tenevano il cuore aperto, aperto dinanzi alla minima cosa che sia accaduta, dinanzi a
tutto, il caos non sar mai pi bello, mai pi, e dinanzi a ci che  pi impossibile tremeranno pi di
tutti, con retto sapere, con angoscia vuota di speranza.
Non bisogna occuparsi subito troppo a fondo delle cose; non c' nulla da guadagnare a trattare
l'istante come se fosse esauriente. Qualche volta pu benissimo esserlo, ma bisogna che non lo sappia.
L'istante borioso  un istante perduto. Nella sua innocenza stanno la sua bellezza e la sua forza.
Gli istanti separati, sparsi negli anni, che sono stati dedicati a contemplare un oggetto, si
sommano in modo misterioso, poi d'improvviso tutto diventa uno e profondo.
Si pu voler bene, appassionatamente, a pi persone nello stesso tempo, e con ciascuna tutto
procede come se quella persona fosse l'unica, e nulla ci viene risparmiato, nessuna paura, nessun
fervore, nessuna rabbia, nessuna afflizione, e talvolta il tutto monta fino a una tale tensione che si
agisce come pi persone insieme, ciascuna a suo modo, ma tutte simultanee, e nessuno sa che cosa poi
ne verr fuori.
I profeti, lamentandosi, preannunciano l'antico.
Che gli di muoiano, rende la morte ancora pi insolente.
Gli di, nutriti di adorazione, affamati nell'anonimato, ricordati nei poeti, e solo allora eterni.
Fra due opposti giudizi di fondo sugli uomini si muove oggi tutto ci che accade nel mondo: 1'
Ognuno  pur sempre troppo buono per morire.
2' Ognuno  buono precisamente quanto basta per morire.
Fra queste due opinioni non c' alcuna conciliazione. Vincer l'una oppure l'altra. Non  deciso
in alcun modo quale delle due vincer.
La cosa pi dura: tornar sempre a scoprire ci che gi si sa.
Gli spiriti analitici credono di possedere il filo d'Arianna per il labirinto in cui conducono un
uomo. Ma possiedono solo i nodi con cui quell'essere, cento volte dilaniato,  stato rimesso insieme; di
quel che c' tra questi nodi non possiedono nulla.
I labirinti sono innumerevoli: loro credono che il labirinto sia sempre lo stesso.
Il movimento offre senz'altro un rimedio per la paranoia nascente.
Questo disturbo, per la sua intensit, indurrebbe a una posizione statica. Ci si comporta come se
un dato posto fosse minacciato, quello appunto in cui ci si trova, e a nessun prezzo ci si pu muovere
da l. La sopravvalutazione di questo posto casuale  spesso molto ridicola; pu essere un posto senza
valore e sbagliato. Si starebbe assai meglio e pi sicuri in qualsiasi altro luogo.
Ma ci si costringe a restare proprio l dove si ; a difendersi su ogni punto di quel dato spazio; a
non cederne nulla; a ricorrere, per questa difesa, a tutti i mezzi possibili, ai pi riprovevoli e spregevoli:
in una parola, ci si comporta come un popolo che difende la propria patria. La somiglianza fra questa
situazione privata e la politica di uno Stato  sorprendente. L'unit di un popolo consiste
principalmente nel fatto che esso, in date circostanze, possa agire come un singolo malato di mania di
persecuzione. Nell'uno e nell'altro caso si tratta di un pezzo di terreno, del suolo di cui si ha bisogno
per i propri piedi affinch questi tengano su, dritto, il corpo. Questo tipo di radicamento, che pu
divenire tanto pericoloso,  spesso guarito nell'istante in cui lo si distrugge con un intervento duro e
brusco; e di conseguenza bisognerebbe riconoscere che proprio le migrazioni forzate di interi popoli,
tanto lamentate e deprecate, in circostanze propizie possono anche condurre a una guarigione di quei
popoli dalla loro paranoia patriottica.
Grande  la speranza racchiusa nel fatto che tutta la terra si chiami come ogni suo singolo
pezzo.
La Germania, distrutta all'inizio di quest'anno come ancora nessun paese era stato distrutto. E
se  davvero possibile distruggere cos un paese,  come ci si potr fermare alla sola Germania?
Le citt muoiono, gli uomini si rimpiattano pi gi.
Sono stato in molte delle citt distrutte quando ancora fiorivano; ma ancora pi numerose sono
quelle citt che sono state anch'esse distrutte e dove io non sono stato; e cos per chiunque di noi oggi
ci sono cose che, durante la nostra vita, non potremo mai pi vedere, a nessun prezzo. Mai pi potremo
vederle cos in fretta, cos d'improvviso, cos senza piet.
Andr meglio. Quando? Quando governeranno i cani?
In Germania  accaduto tutto, si sono manifestate tutte le possibilit storiche ancora esistenti
nell'uomo.
Tutto il passato  apparso sulla scena in una medesima ora. La successione  divenuta
compresenza. Nulla  stato lasciato fuori; nulla  stato dimenticato. Spettava alla nostra generazione
sperimentare che tutte le migliori fatiche dell'umanit sono vane. Il peggio, dicono gli avvenimenti
tedeschi,  la vita stessa. Che non dimentica nulla, che ripete tutto; e non si sa neppure quando. Ha i
suoi capricci, e in ci consistono i suoi pi grandi terrori.
Ma non  possibile influenzarne la sostanza, l'essenza accumulata dei millenni; a chi la
schiaccia troppo schizza in faccia il pus.
Il crollo dei tedeschi ci tocca pi da vicino di quanto si voglia ammettere. Quel che non ci d
pace  la misura dell'inganno in cui sono vissuti, l'enormit mostruosa della loro illusione, l'immensa
cecit della loro fede disperata. Si sono sempre aborriti coloro che hanno incollato insieme i pezzi di
questa fede nauseante, i pochi veramente responsabili il cui spirito  stato capace giusto di tanto, ma
tutti gli altri, che non hanno fatto altro che credere, in pochi anni, con tanta forza concentrata quanto gli
ebrei l'anno accumulato per millenni, che hanno avuto sufficiente vita e appetito da volere veramente il
loro paradiso in terra, il dominio del mondo, da uccidere tutto il resto a questo scopo, da morire essi
stessi a tale scopo, e tutto questo nel pi breve tempo, questi innumerevoli, floridi, tronfi, semplici,
marcianti, decorati animali per esperimenti sulla fede, ammaestrati alla fede, addestrati come neppure i
maomettani,  che ne  di loro, oggi che la loro fede crolla? Che cosa rimane di loro?
Che cos'altro si era preparato in loro? Quale seconda vita potrebbero ora cominciare? Che
cos'altro sono, se gli si toglie la loro terribile fede militare? Quanto sentono la loro impotenza, loro per
cui non c'era altro che il potere? Dove possono ancora cadere? Che cosa pu agguantarli?
Forse, poich non possiamo neppure tirare un respiro fra questa guerra e la prossima, la
prossima non verr mai.
Un'invenzione che ancora manca: rendere reversibili le esplosioni.
Due tipi di persone: alle une interessa la posizione nella vita, la situazione che si pu
raggiungere, moglie, direttore di scuola, consigliere d'amministrazione, sindaco. Mirano sempre a quel
punto che una volta si sono messi in testa; anche il loro prossimo, chiunque sia, possono solo vederlo
girare intorno a tali punti, e in genere si tratta soltanto di posizioni, oltre a queste tutto il resto non conta
e viene tralasciato da loro senza neppure pensarci. Le persone dell'altro tipo vogliono libert, e
soprattutto dalla posizione. A loro interessa il cambiamento; il salto che porta non a un gradino pi su,
ma a nuove aperture. Non possono resistere davanti a una porta o a una finestra, la loro direzione 
sempre verso il fuori. Fuggirebbero da un trono dal quale nessuno dell'altro gruppo, una volta che ci si
fosse seduto, potrebbe mai pi sollevarsi di un millimetro.
L'enorme vanit in ogni rapporto con Dio, come se qualcuno gridasse di continuo: a sua
somiglianza!
La nostra origine  nel troppo. Ci muoviamo verso il troppo poco.
Il grado di certezza e determinatezza delle notizie muta a seconda del modo della loro
trasmissione. Un messaggero giunse di corsa, la sua eccitazione si trasmise a chi ricevette il messaggio.
Si dovette agire subito. L'eccitazione divenne fede nel messaggio. Una lettera  cosa pi tranquilla,
anche soltanto perch durante la sua trasmissione  rimasta segreta. Le si crede, ma con riserva, e non
ci si sente costretti ad agire immediatamente per darle seguito. Il telegramma unisce alcune qualit
della lettera a quelle degli antichi messaggeri che riferivano a voce. , s, segreto, ignoto al latore, ma 
un messaggio che arriva solo a noi:  ancora pi improvviso di un messaggero, ha qualcosa della morte
e perci incute un timore ancora pi grande. A un telegramma si crede.
Nulla di pi sgradevole della scoperta d'essere stati ingannati in un telegramma.
 cos bello dire a qualcuno: ti amer sempre. Ma se poi lo si fa davvero!
Si impara soprattutto dalla persona pi misera. Di ci che le manca le si  personalmente
debitori. Senza di lei, non si potrebbe mai valutare questo debito. Ma proprio questo debito  ci per
cui si vive.
Sul bello. Nel bello c' qualcosa di molto familiare, ma collocato cos lontano che sembra
impossibile aver potuto familiarizzare con esso. Per questo il bello  eccitante e freddo al tempo stesso.
Non appena andiamo a prendercelo, non  pi bello. Bisogna per riconoscerlo, altrimenti non eccita. Il
bello ha sempre qualcosa di sottratto, rapito. Una volta  stato qui, poi per lungo tempo  stato
lontanissimo; perci siamo sorpresi nel rivederlo. Non permette che lo si ami, ma lo si desidera con
struggimento. Segue le vie misteriose di ci che si lascia rapire, e questo lo rende pi ricco di tutto ci
che abbiamo in noi.
Il bello deve restare all'esterno.
Ci sono dei pazzi che credono di essere belli; ma sanno anche loro di poterlo divenire solo
esteriormente.
La bellezza interiore  una pura contraddizione. Gli specchi hanno portato un di pi di bellezza
nel mondo; ai nostri occhi presentano anche ci che viene sottratto; e forse molta parte della bellezza
pi antica  derivata dallo specchiarsi nell'acqua. Gli specchi per sono divenuti troppo numerosi.
Cos, ormai, generalmente offrono solo ci che ci si aspetta. Sono le persone pi rozze quelle che
credono che il bello si contraddica. Per l'uomo pu divenire bello tutto ci che gli  stato per lungo
tempo familiare, che poi gli  stato sottratto e infine, inaspettatamente, ritorna. L'amato morto diventa
bello quando lo si vede senza pi sapere che  morto e dunque non lo si pu amare: in sogno.
Per l'antichit  pi facile essere bella, perch per lungo tempo era scomparsa nella sua
sepoltura. Le tracce della scomparsa sono come una patina che contribuisce molto alla bellezza; ci che
si pregia in esse non  l'antico in s e per s, ma l'antico che per secoli non si poteva vedere. La
bellezza vuol essere ritrovata di l dalle lunghe distanze, di spazio e di tempo.
La superbia del concetto: la superbia pi bassa. Ha accumulato un enorme tesoro di monete, per
fare acquisti, ma non riesce a cambiarne neppure una, per avarizia.
Un cinese ruba a Cambridge un complesso di Edipo e poi lo introduce di soppiatto in Cina.
Le nazioni dovrebbero scambiarsi i loro dignitari i ogni due mesi, in modo che questa gente non
facesse altro che viaggiare, tenere i medesimi discorsi in molte lingue e sbrigare le questioni di guerra e
di pace in vagone letto.
I dialoghi di Confucio sono il pi antico ritratto spirituale completo di un uomo;  sorprendente
quanto si possa dare in 500 annotazioni; e come uno appaia in tal modo intero, rotondo, afferrabile, ma
anche assolutamente inafferrabile, come se le lacune non fossero altro che ben studiate pieghe delle
vesti.
Dopo che ci ho giocato per quasi vent'anni, ora finalmente la Cina diviene per me una vera
patria.  rallegrante accorgersi che in uno spirito nulla va perduto, e gi solo questa non sarebbe una
ragione sufficiente per vivere molto a lungo, se non per sempre?
La parola civilt cade a proposito, pi che in ogni altro contesto, in tutto ci che ha a che fare
con la Cina. Disciplina e antidisciplina possono essere studiate qui con la massima precisione, nel loro
reciproco influenzarsi. Quel che nel caso migliore gli uomini possono divenire, senza divenire per
questo inumani; quel che, nel caso peggiore, essi restano, senza perdere quanto prima avevano
conquistato; il divenire e il permanere si presentano laggi in un modo assolutamente unico nel suo
genere, che continua a essere vivo fino a oggi.
Nei testi religiosi dei cinesi ci si sente perfettamente a proprio agio, come nella propria infanzia:
parlano cos spesso del cielo.
Credo di amare i cinesi anche per questo: perch hanno inserito fra i cinque rapporti
fondamentali in cui possono trovarsi gli uomini il rapporto tra fratello maggiore e fratello minore.
Il baco da seta  un'espressione dell'essenza dei cinesi, pi profonda della loro stessa scrittura.
Una vera rivoluzione cinese consisterebbe nell'abrogazione dei punti cardinali.
Quanto possono le buone parole!
Quante possibilit di riportare la quiete, se ci si dimentica di s, della propria vanit, della
propria pretesa di aver sempre ragione, della propria avidit di dominio, dei propri mille e uno specchi!
O potessi essere l'uomo che si fa ingannare da tutti, e lo sopporta tranquillamente, e non ne 
sminuito per nulla, e vuol bene a tutti, e per li vede come sono, e non se ne vanta affatto!
Ci sono ore in cui certe persone che si amano molto si accusano a vicenda di ogni delitto, di cui
certamente non sono capaci.  come se fossero vicendevolmente debitrici delle cose peggiori e
provassero disprezzo solo perch nessuna di loro si decide a metterne in atto qualcuna. Mi hai
derubato! si accusa, e di fatto con queste parole si implora: Perch non lo fai?. Mi hai mandato in
rovina!.
Che vuol dire: Deciditi a mandarmi in rovina!. Mi hai ucciso!. Ed  l'ardente preghiera:
Uccidimi, uccidimi!.
Forse si esprime cos il desiderio di una vera passione da parte dell'altro, passione che non
dovrebbe indietreggiare dinanzi a nulla, neppure dinanzi alle conseguenze di un assassinio: e il giusto
sentimento della immensa estensione di un amore che avesse fatto scomparire dal mondo il proprio
oggetto e ora ne fosse consapevole per sempre.
I modi di dire pi sbagliati hanno il massimo potere di attrazione finch continua a esserci
qualche persona che li usa seriamente.
Uno che non pu mai essere neutrale.
Nelle guerre di cui non gli importa niente sta da entrambe le parti.
Non si pu respirare, tutto  pieno di vittoria.
Attraverso i terribili avvenimenti in Germania, la vita ha acquisito una nuova responsabilit.
Prima, durante la guerra, egli era assolutamente solo. Ci che pensava, era pensato per tutti;  vero che
in un tempo a venire avrebbe dovuto essere giudicato per questo, ma non doveva spiegazioni a nessuno
dei contemporanei. A tutti loro era accaduto troppo, si accontentavano di sparse folate di vita; riempirsi
i polmoni con il tutto era per loro impossibile, vi avevano rinunciato. A quel tempo gli parve che non
avesse alcun significato riposto il fatto di pensare e di scrivere, lui, in quella lingua tedesca. In una
lingua diversa avrebbe trovato le stesse cose, il caso aveva prescelto per lui proprio quella. Gli risultava
docile, poteva servirsene, era ancora ricca e oscura, non troppo liscia per le cose profonde che andava
ricercando, non troppo cinese, non troppo inglese; l'elemento pedagogico morale, che ovviamente
premeva anche a lui, non sbarrava la strada alle conoscenze, anzi sgorgava da esse. La lingua, certo, era
a suo modo tutto; ma non era nulla, se commisurata alla sua libert.
Oggi, con il crollo in Germania, tutto per lui  mutato. La gente, laggi, andr ben presto alla
ricerca della propria lingua, che le era stata rubata e sfigurata. Chi l'ha sempre conservata pura, negli
anni del pi acuto delirio, dovr onorare il suo debito.  vero, egli continua a vivere per tutti, e dovr
sempre vivere solo, responsabile davanti a s come suprema istanza: ma oggi  debitore ai tedeschi
della loro lingua; l'ha conservata pulita, ma ora deve anche pagare il debito, con amore e gratitudine,
con gli interessi e gli interessi composti.
Leggere tutte le utopie, in particolare le antiche, per cercare quel che allora fu dimenticato e
tralasciato, e confrontarlo con quanto abbiamo dimenticato noi.
I superlativi sprigionano una forza che distrugge.
Oggi non  pi possibile salvare anche solo i nomi di tutti gli antichi di. Gli immortali, gli
immortali, come si sono ingannati sulla vita della terra!
 difficile prefiggersi solo poco.
Ma proprio da questo dipende ci che si riesce a fare. Il molto  il piacevole; il poco  il buono.
Fuori, tutto  vento, movimento che rallegra.
Ma il respiro attivo  dentro. Solo chi lotta per il proprio respiro sa con esattezza che cos' il
lavoro. Il flusso e il riflusso del respiro delineano quella parte che ci  concessa. Fra tutti, soltanto i
malati che rincorrono l'aria sanno quanto poco conservano, e vivono per quel poco.
Nessuno mi costringe a restare in vita. Per questo l'amo tanto.  vero, coloro che verranno, cui
sar vietata la morte, non conosceranno pi questa estrema tensione, e ci invidieranno qualcosa cui noi
avremmo rinunciato con gioia.
Nella diffidenza  insita una forza pericolosa: induce a credere che si possa riflettere da soli,
giudicare da soli, decidere da soli. Induce a credere di essere soli. Costringe gli altri che ci sono vicini a
umiliarsi e a presentarsi come se avessero peccato. Elimina i confini tra il realmente accaduto e il
possibile e rende comunque colpevoli i sospettati.
Essere stati dappertutto. Non dire a nessuno dove si  stati. Cos si conserva la paura di tutti i
luoghi.
Il falso straniero: qualcuno si ripromette di vivere travestito da straniero nel proprio paese,
finch non lo riconoscano. Muore, profondamente amareggiato, da straniero.
Uno specialista cerca erudizione senza movimento; i suoi dubbi vogliono essere sistemati in
modo da insidiare solo poche cose. Ha bisogno di un buon terreno sicuro, ma solo pochi altri devono
starvi insieme con lui. Entro piccoli gruppi si vede in posizione preminente. Abbandona il suo terreno
di rado, pieno di ansia al pensiero che forse non saprebbe tornare indietro. Esercita la sua sovranit
tramite il piccolo gruppo cui appartiene. Gli  facile disprezzare tutto, perch nessuno capisce qualcosa
del suo campo e nient'altro lo interessa veramente. Non  mai in serio pericolo, finch resta entro i suoi
limiti angusti. La sua unicit s'innalza a nobilt d'animo poich s' scelto per s qualcosa di remoto, di
inutile e vano; chi potrebbe attribuirgli motivi di interesse egoistico? Il suo sapere resta morto?
Egli si sente benissimo. S'inquieta se d'improvviso il suo sapere comincia a germogliare; allora
sa, infatti, d'aver respirato troppo a fondo e si preme fortemente il petto. Si tiene una donna
principalmente per restarle del tutto estraneo. Per lui essa incarna l'incorreggibile stupidit del mondo.
Ha bisogno di un Doppio, di una sua copia perfetta, che grufoli fra i suoi stessi stracci, ha bisogno di un
secondo specialista, al quale egli possa dimostrare rispetto come se fosse lui stesso.
Allora i primi aduleranno gli ultimi, e sar divertente sentire cosa dovranno escogitare.
Nell'eternit tutto  inizio, mattino profumato.
Agosto 1945
La materia  spezzata, il sogno dell'immortalit infranto, ed eravamo sul punto di renderlo
realt. Le stelle, cui si era vicinissimi, sono ormai perdute. Le cose pi vicine e quelle pi lontane sono
diventate una cosa sola, e sotto quali lampi!
Solo la quiete, la lentezza, sono ancora degne di essere vissute. Ma gli  rimasto poco tempo. Il
piacere di volare  stato breve. Se ci fossero anime, questa nuova catastrofe avrebbe raggiunto
anch'esse. Non ci si augura neppure che qualcosa ci sia: che cosa, infatti, sarebbe irraggiungibile? La
distruzione, certa della propria origine divina, penetra fin nel midollo delle cose, e il creatore schiaccia,
insieme all'argilla, la sua stessa mano plasmatrice. Sussistenza!
Sussistenza! indegna parola! Gli alberi erano la pi saggia forma di vita e cadono con noi
predoni di atomi.
Se sopravviviamo, ben altro importer. Ma il pensiero che forse non sopravviveremo 
insopportabile.
Ogni sicurezza proveniva dall'eternit. Senza di essa, senza questo splendido senso di una
qualche durata, anche se magari non della propria, tutto  insulso e inutile.
Che benedizione che tutto il nostro tempo non sia stato infuocato da quelle possibilit di cui non
avevamo sentore! Il paradiso  stato al principio, e ora  arrivato alla fine.
Pi di ogni altra cosa mi addolora la sorte delle altre creature. Noi siamo cos colpevoli che
quasi non importa pi quel che ci succede. Ormai si pu solo dormire per non pensarci. Lo spirito
vigile si sente colpevole, e lo .
La sequenza delle scoperte nella nostra storia  di per s una tragedia. Bastavano alcuni piccoli
cambiamenti e tutto sarebbe andato diversamente. Bastavano pochi decenni e certe cose non ci
avrebbero pi raggiunto. Ovviamente, come ogni cosa, anche questa sciagura ha le sue leggi.
Ma a chi interessano ormai le leggi di un mondo che sicuramente non riuscir a sussistere?
Non  che gli uomini non vedano nulla dinanzi a s. Ma il futuro si  spaccato in due; sar cos,
oppure cos; da una parte tutta la paura, dall'altra tutta la speranza. Su questo non si ha pi modo di
pesare, neppure dentro di noi. Futuro dalla lingua biforcuta, Pizia nuovamente in onore.
Detronizzazione del sole, l'ultimo mito valido  distrutto. La terra  divenuta maggiorenne; ora
che conta solo su di s, cosa sar capace di fare? Fino adesso fu incontestatamente la figlia del sole,
dipendente in modo assoluto da esso, incapace di vita senza di esso, senza di esso perduta.
Ma la luce  detronizzata, la bomba atomica  divenuta la misura di ogni cosa.
L'infinitamente piccolo ha vinto: paradosso del potere. La via alla bomba atomica  filosofica:
ci sono vie in altre direzioni, non meno attraenti. Il tempo, oh solo il tempo di trovarle; forse hai
perduto quattordici anni in cui ci sarebbe stato qualcosa da salvare. Cos nulla ti distingue da coloro che
in questi stessi quattordici anni hanno lavorato alla distruzione.
Gratitudine per la malinconia condivisa. Abbiamo parlato della vita come di un morto. Ci che
si sente narrare del tempo prima della guerra sembra risalire all'et della pietra.
Pensieri come quelli d'allora non sono pi possibili. Ma con che sfarzo le parole oggi si
dispiegano! Tutte le porte si aprono d'improvviso e ognuno esibisce ci che fino a oggi ha celato con
cura. Speranza di salvezza attraverso la rinuncia all'ultimo segreto.
Ora l'ultima avarizia  stata abbattuta: la provvista di anni carpiti in un futuro nel quale non si
vivr pi. Nulla ormai pu toglierci la pura gioia di vivere, da quando non la si risparmia pi per
l'immortalit.
Vivere senza pi nessuno scopo, neppure per l'eternit: la nuova libert.
Le religioni sapevano tutto questo, ma hanno anche contribuito a farlo.
Astrologia a rovescio: saremo noi ora a fare pianeti e soli.  finito il periodo di divieto di caccia
alle stelle, ormai le abbiamo raggiunte.
L'arca cresce, quando sar completa?
Si continua a costruire, ma il suolo  pi sottile dell'aria. La temerariet, la prodigalit, la mano
leggera dell'umanit: tutto questo  finito.
L'umanit deve essere cauta se vuol restare in vita.
Ma non c' fine per i pensieri creativi dell'uomo. In questa maledizione sta l'unica speranza.
Le prime immagini e parole dalla citt che era stata la mia si sono presentate al tempo stesso
come gioia e terrore. Che il Prater sia distrutto, con la galleria degli spettri, che mi diede la pi
profonda impressione della mia infanzia, col suo terremoto di Messina; che questa vita variopinta esista
ormai soltanto nella mia commedia, dove nessuno la conosce; che io sia cos divenuto il conservatore
del Prater, finch non torner a esistere, e in una forma che contiene in s la propria distruzione: tutto
questo  certo uno strano destino per uno che riconosce nella metamorfosi e nel gioco l'essenza
dell'uomo.
Le anime dei morti sono rimaste negli altri, nei superstiti, e l a poco a poco finiscono di
morire.
La gloria  in vendita, ma solo di momento in momento. Non si pu contare sulla sua durata, e
questa  l'unica cosa che riconcilia con essa.
Qualsiasi cosa tu abbia pensato a proposito della morte, oggi non  pi valida. Con un enorme
balzo, essa ha raggiunto un potere di contagio quale mai ebbe prima. Oggi  realmente onnipotente,
oggi  veramente Dio.
Il tu d al solitario il calore di cui ha bisogno per parlare di s senza la vanteria dell'io e
l'ipocrita indifferenza della terza persona. Ci si pone di fronte il proprio ritratto come un amico fidato, i
suoi punti di forza e di debolezza ci sono noti da tempo; senza rancore n adorazione gli si confida ci
che invero gi sa, ma che deve anche ascoltare, e in tale occasione lo ascoltiamo anche noi.
Ogni opera  un atto di violenza, gi per la massa che ha. Si devono trovare anche mezzi diversi
e pi puri per esprimersi.
Ora Hitler dovrebbe continuare a vivere come ebreo.
Nella storia ci che tranquillizza  la sua falsit.  una storia sulla storia; se si sapesse mai la
verit!
Lo scrittore satirico che non pu pi volgersi contro il mondo esterno va in rovina come persona
morale: il destino di Gogol.
A poco a poco il suo odio contro i suoi personaggi diviene, per lui, odio contro di s. Chiunque
egli abbia aborrito, aborriva se stesso. Va in cerca di un giudice severo che lo minacci di mandarlo
all'inferno.
Concludere le Anime morte, che sono la sua opera di giudice, non gli riesce. Le getta nel fuoco,
vi getta se stesso, e sopravvive come cenere.
L'angoscia si vendica. Ogni angoscia sofferta viene ridata ad altri. Il grado di evoluzione di un
uomo si vede da questo: a chi egli passa la propria angoscia; se gli  indifferente chi la riceva; oppure
se costruisce case per la sua angoscia; oppure se la lascia fluttuare; oppure se gli basta servirsi di
animali; o se ha bisogno per essa di persone, magari soltanto di certe particolari persone che la ricevano
da lui in un certo modo.
La preghiera come esercizio dei desideri.
Uno scopo serio della mia vita  conoscere veramente tutti i miti di tutti i popoli. Ma voglio
conoscerli come se vi avessi creduto.
Un'idea penosa: che la storia, a partire da un dato momento, non sia pi stata reale. Senza
accorgersene, l'umanit tutta intera avrebbe d'improvviso abbandonato la realt; tutto ci che accadde
da quel momento in poi non sarebbe affatto reale; noi per non potremmo accorgercene. Nostro
compito sarebbe ora di scoprire quel momento, e finch non ci fossimo riusciti dovremmo restare
nell'attuale distruzione.
Tutte le creature cono antidiluviane: appartengono al tempo precedente alla bomba atomica.
Ora sarebbe il momento, Dante, per un esatto Giudizio Universale.
I tentativi per tenere in vita il ricordo degli uomini, anzich gli uomini stessi, continuano a
essere pur sempre la cosa pi grande che l'umanit abbia compiuto fino ad oggi.
Tenere in vita gli uomini con le parole,  non  gi quasi come crearli con le parole?
Non mi abbandona il pensiero di un ultimo uomo che sappia tutto quanto gi  accaduto; che
conosca in tutte le loro variet le storie di coloro che sono morti, e le valuti, le detesti e le ami, che ne
sia pieno come io vorrei esserlo, e che per sia veramente solo e certissimo della propria morte. Cosa fa
di s quest'ultimo uomo e come riesce a conservare le sue preziose conoscenze?
Non posso credere che sparisca senza lasciare traccia, se appena ha avuto il tempo di
raccapezzarsi. Il suo dolore si trasformer ben presto in destrezza; educher gli animali a essere come
persone umane e trasmetter loro le sue ricchezze.
Ho solo quarant'anni; ma non passa quasi giorno senza che io venga a sapere della morte di una
persona che ho conosciuto. Con gli anni, quelle morti saranno pi d'una al giorno. La morte si
insinuer in ogni singola ora. Come sfuggirle, alla fine?
Senso di colpa nei confronti di mio padre: gi ora ho nove anni pi di quanti egli ha vissuto.
O se mai uno riuscisse a estrarre dal futuro l'amarezza, e potesse inghiottirla lui solo, e gli altri
fossero felici!
Sei rimasto ancora cos ingenuo da aspettarti realmente il meglio da ogni persona nuova; e la
tua accresciuta maturit si manifesta solo nel fatto che questa aspettativa si trasforma molto presto in
sfiducia e disprezzo.
Eppure, in fondo ci che conta  soltanto la forza di questa aspettativa ingenua, che riesce ad
affermarsi con tanta difficolt, contrastando la sempre maggiore esperienza di una vita. Finch quella
aspettativa continua a esserci, anche da te ci si pu ancora aspettare tutto.
Cinismo: non aspettarsi da alcuno pi di quanto noi stessi siamo.
Ha tanto predicato che non crede pi a nulla.  Fino a che punto  possibile asseverare la
propria fede senza metterla in pericolo? Trovare la proporzione giusta.
I dolori degli ebrei erano diventati un'istituzione, che per ha fatto il suo tempo. Gli uomini non
vogliono pi sentirne parlare. Con stupore hanno preso conoscenza del fatto che si sarebbe potuto
sterminare gli ebrei; forse senza accorgersene, ora disprezzano gli ebrei per una nuova ragione. Il gas 
stato adoperato in questa guerra, ma solo contro gli ebrei, ed essi erano inermi. Per difendersene, non 
servito a nulla neppure il denaro, che in passato dava loro potere. Sono stati degradati a schiavi, poi a
bestiame, poi a cimici.
La degradazione  riuscita; le sue tracce potranno cancellarsi ancora pi difficilmente presso gli
altri, che ne sono venuti a conoscenza, che presso gli ebrei stessi. Ogni atto di potere  a doppio taglio;
ogni umiliazione accresce il piacere di chi, infliggendola, fa il grande e contagia altri che non avrebbero
meno voglia di fare i grandi. La vecchissima storia dei rapporti degli altri uomini con gli ebrei ha subito
un mutamento radicale. Ora non sono meno aborriti; ma non li si teme pi. Per questa ragione gli ebrei
non possono commettere un errore maggiore che proseguire i lamenti in cui furono maestri e che
sarebbero oggi pi che mai giustificati.
Perch non sono pi numerose le persone buone per dispetto?
Tutto divenne pi rapido, perch ci fosse pi tempo. C' sempre meno tempo.
La guerra si  spostata nello spazio siderale, la terra tira un respiro di sollievo prima della sua
fine.
Sarebbe strano che, fra tutte le forme di vita che forse ci sono ancora altrove, noi della terra
fossimo gli unici ad aver conosciuto le guerre.
La lotta pi pericolosa  quella contro qualcuno pi debole di noi; questo vano, inutile, vuoto
senso di superiorit prima della lotta, durante la lotta, dopo; questo incessante: ah, ah, potrei gi
divorarti! Potrei far risalire tutti i sentimenti cattivi a questa situazione, in cui si  incontestabilmente
superiori, di gran lunga superiori, e tuttavia ci si presta a duellare.
Gli ultimi animali chiedono piet agli uomini. Nello stesso istante gli uomini saltano per aria.
Gli animali restano in vita.  Piacere maligno all'idea che gli animali potrebbero sopravvivere a noi.
Con una colpa cominci la guerra.
Con una colpa  finita. Solo che la colpa  diecimila volte pi grande.
Lei vorrebbe che lui sapesse tutto; ma sarebbe pericoloso per lei se lui sapesse tutto. Nei rari
giorni in cui si fida proprio assolutamente di lei, lei con una parola lo getta nell'inquietudine e nel
sospetto. Cos lei pu sperare che alla fine lui per sapr tutto. Lei sopporta di ingannarlo, ma non
sopporta che lui non lo sappia: la presunta onniscienza di lui  ci che le d la forza di vivere, dunque
anche la forza di ingannarlo.
La gerarchia pi rigida e spietata  nell'arte. Nulla potrebbe mai revocarla. Essa si fonda
sull'espressione di esperienze che sono reali e inevitabili. Nell'arte tutto deve ancora succedere. Non
basta quello che si ha o quello che si .
Bisogna far vedere, bisogna fare.
Tutto il sapere ha qualcosa di puritano; d alle parole una morale.
L'uomo migliore non dovrebbe avere nome.
Il pregio degli storici inglesi, degli scienziati inglesi in generale,  anche il loro maggiore
difetto:  l'intenzione di ammaestrare, che quasi nessuno dei dotti pu mai dimenticare interamente,
quando scrive.
Elargiscono sempre il loro sapere come se avessero a che fare con dei bambini; ne tralasciano le
oscurit; e ne arrotondano le punte crudeli.
Specialmente quest'ultima caratteristica distingue l'amabile chiarezza degli inglesi da quella
tagliente dei francesi. Gibbon, per sua indole, era dunque pi francese.
L'inglese non inchioda volentieri i giovani a impressioni troppo profonde.
Preferisce proteggerli con le classificazioni, preferisce proibire anzich spaventare. Ma poi quei
giovani tendono a rimanere cos anche da adulti. La sua civilt, una delle pi forti, ha un'intatta
ingenuit, e forse anche per questo ha conservato sinora inscalfita la figura del giudice.
Vorrei diventare tollerante, senza trascurare nulla; vorrei non perseguitare nessuno, anche se
tutti mi perseguitano; diventare migliore, senza accorgermene; diventare pi triste, ma vivere
volentieri; diventare pi sereno, essere felice negli altri; non appartenere a nessuno, crescere in tutti;
amare il meglio, consolare il peggio; non odiare pi, neppure me stesso.
Delle donne non vince quella che corre dietro, n quella che scappa, vince invece quella che
aspetta.
Oh, se si potesse stare a guardare la vita, portando sulla bocca la cappa che rende invisibili,
senza mai dire nulla, senza che mai ci fosse nulla da aspettare o da temere dalla propria bocca
scomparsa!
Elencare tutto ci per cui si ha nostalgia, per un giorno intero, senza spiegare e mettere in
rapporto, senza nulla in mezzo, e farlo solo con le cose per cui si ha veramente nostalgia.
Un altro giorno, elencare tutto ci di cui si ha paura.
Un altro tipo di capri espiatori, in cui si ritrovino rafforzati tutti i propri difetti. Invece che
migliorare se stessi, applicare ai capri tutti i propri sforzi; perch  inutile, il capro non diventer mai
migliore. Il proprio miglioramento sarebbe raggiunto con molto minore dispendio di sforzi; ed 
appunto questo che si vuole evitare.
I filosofi generano figli tra loro senza sposarsi. I loro rapporti familiari sono sopportabili perch
si svolgono al di fuori di ogni famiglia.
Rivolgono l'uno contro l'altro, anzich contro una donna, le loro antipatie. Difendono le loro
stranezze pi consapevolmente di altri uomini, con minore senso di colpa e con la pretesa di non
ammutolire mai finch ci siano degli altri. Non si lasciano mai confutare, sebbene si esercitino
volentieri in questa attivit immaginaria. I molesti fra loro sono quelli che non vogliono dimenticare
nulla. Alcuni si fingono smemorati. I pi singolari dimenticano realmente la maggior parte delle cose e
nelle loro enormi tenebre ci sono poi cari come stelle.
Ci che continua a spaventarmi, nel pensiero filosofico dei greci,  che noi vi siamo ancora
completamente rinchiusi. Tutto ci che vogliamo sembra greco. Tutto ci che giustifichiamo suona
greco. La dispersione di quanto  stato tramandato ne rende ancor pi impressionante l'efficacia. Il
nostro mondo ci appare oggi cos perch non c' pensiero veramente nuovo, veramente originale? O ci
appare cos perch ci sono troppe cose che ci vengono dai greci?
Le metamorfosi di Socrate, che egli stesso non volle concedersi, si ritrovano poi tutte qui,
d'improvviso, nei suoi discepoli: il dramma postumo di una personalit antidrammatica.
1946.
I veri scrittori incontrano i loro personaggi solo dopo che li hanno creati.
L'imparare deve rimanere un'avventura, altrimenti  nato morto.
Ci che impari di momento in momento deve dipendere da incontri casuali, e bisogna che
continui cos, da incontro a incontro, un imparare nelle metamorfosi, un imparare nel piacere.
In realt quello che mi tocca da vicino  la fede, di qualsiasi genere. Mi sento tranquillo in ogni
fede, finch so di potere poi allontanarmene. Non mi importa per di dubitare. Io ho un'enigmatica
disposizione a credere e una facilit a rappresentare, come se questo fosse il mio compito, tutto ci che
in un dato momento fu creduto. Il credere di per s non riesco a toccarlo. In me  forte e naturale e
manifesta in ogni modo la sua vitalit. Potrei immaginare di trascorrere la mia vita in un rifugio segreto
dove fossero custodite le fonti, i miti, le dispute e le storie di tutte le forme di fede conosciute. L mi
metterei a leggere, a pensare, e lentamente giungerei a credere a tutto ci che in qualche modo esiste.
Egli non pu mai essere semplice; per essere semplice deve prima trasformarsi in un uomo
molto povero e oppresso; allora per amore di costui, diventer semplice.
Il periodo in cui ci si oppone duramente a qualcosa  il pi importante per il poeta. Non appena
si  arreso, egli torna a non essere pi poeta.
Mi piacciono tutti i sistemi, purch si possano abbracciare bene con uno sguardo, come un
giocattolo nella mano. Se entrano troppo nei dettagli, mi danno l'angoscia. Perch allora troppe cose
del mondo vanno a finire fuori posto, e come far a recuperarle di nuovo?
La gloria vuole sempre appendersi alle stelle, perch sono cos remote; la gloria vuole mettersi
al sicuro.
L'uomo deve imparare a essere consapevolmente molti uomini e a tenerli tutti insieme.
Quest'ultimo e molto pi difficile compito gli dar quel carattere che egli mette in pericolo con la
propria molteplicit.
Anzich gli altri, dovr governare le sue proprie personalit; queste avranno nome, egli le
conoscer, potr comandarle. La sua avidit di dominio non vorr pi agire sugli estranei; sembrer
addirittura spregevole aver bisogno degli estranei, dal momento che ciascuno di noi potr essere tanti
quanti gli riesce di soggiogare.
Con alcune, poche, storie, il mondo dovrebbe lasciarsi governare.
Dovrebbero per essere quelle giuste; non si potrebbe mai cambiarle; e molte altre, la maggior
parte, non si potrebbe mai narrarle.  La superstizione dello scrittore.
Non posso risarcirmi con nulla: per me tutto ha il proprio valore, il proprio specifico significato;
mi sarebbe pi facile se si potesse scambiare una cosa con un'altra; io non scambio mai; anche quando
compero qualcosa, vorrei avere la sensazione che due persone si stiano facendo un regalo, e per un caso
nello stesso momento.
Ci che tu hai scoperto con orrore, risulta poi essere la semplice verit.
Com' facile dire: trovare se stesso! Quanto ci si spaventa, quando davvero accade!
Nell'amore si vuole fare con pi forza ci che comunque si farebbe.
L'amore non fa altro che portare tutto a una tensione pi forte, si vuole ricoprire di s
interamente l'altra persona e una delle astuzie cui si ricorre  la dissimulazione: ci si comporta come se
si volesse accogliere in s l'altro, senza metterlo in pericolo, senza fargli nulla. In una nuvola di
profumata ammirazione e di sonante tenerezza deve sentirsi bene, ma immutato: adorato, resta il
medesimo, perch cosa potrebbe essere pi bello di come egli ? Il carcere che in realt l'amore ha
preparato diviene visibile solo a poco a poco.
Quando quelle nuvole svaniscono, divengono visibili le nude pareti e nessuno, finora, ha mai
saputo riconoscerle immediatamente.
Leggere finch le ciglia risuonino lievemente dalla stanchezza.
Torniamo sempre a riassumerci in un mito antico; ce ne sono tanti; ce ne sono per ogni cosa. 
questa la ragione per cui da tanto tempo nel mondo non  pi accaduto nulla di veramente creativo? Ci
siamo forse esauriti nei miti antichi?
L'elemento pericoloso dei divieti: che ci si fida di essi e non si riflette su quando sarebbero da
cambiare.
In un libro di astronomia leggo la data 24 novembre 1999. Enorme emozione.
Non vi sar alcuna nuova terra, questa era l'unica. Nella sua fregola, sopravvive alla sua fine
tormentosa.
Custodire? Chi pu custodirla? Se uno fosse tutta la terra, se il suo cuore fosse proprio la terra,
potrebbe custodirla. In tal caso essa assumerebbe la forma del suo cuore.
Citt, monti, fiumi, avrebbero su di essa un altro posto. Gli uomini saprebbero che la terra 
divenuta proprio un cuore e che batter.  il battito che essi aspettano.  il battito in cui essi sperano.  il
battito della terra divenuta una cosa sola.
Si superano tante cose che si cade nell'errore di credere di poter superare tutto.
Poni la tua speranza in ogni presagio di ogni fede che appare per caso sul tuo cammino: in un
cimitero sul pendio, in una vacca stranamente segnata, in una meteora su una stele funeraria, in un
edificio dalla forma inconsueta, nel fumo di un treno, in un fianco guizzante, nel compleanno di tua
madre morta.
Tutto, intorno a te, acquista sempre pi significati; l'ambiente che ti circonda si riempie. Ormai
non  pi neppure un vero ambiente. Ci che era stato relegato nei quadri, fra le cornici, esce fuori e si
gonfia dinanzi ai tuoi occhi. Ci vedi tante cose, e riesci anche a trapassarle con lo sguardo: gli esseri,
ingrandendosi, divengono trasparenti. Hai posto per tutto, in te penetrano le forme pi mostruose e le
pi belle.
Le lettere del proprio nome hanno una terribile magia, come se il mondo fosse composto di
esse. Sarebbe pensabile un mondo senza nomi?
Disputa fra due smaniosi di immortalit: l'uno vuole continuit, l'altro vuole sempre ritornare, a
intervalli.
Tormentosissima idea: che tutti i drammi siano gi stati rappresentati, e solo le maschere
cambino.
Ogni spazio vuol essere conquistato mediante forti esperienze; gli spazi deboli sono come
corridoi e servono solo di collegamento.
Una passione pu essere indicibilmente bella quando torna a nascere cieca, avventata, dalla
domesticazione, dall'ordine e dalla consapevolezza. Si salva proprio perch minaccia distruzione. Chi
vive senza passione non vive; chi la padroneggia sempre, vive a met; chi in essa va in rovina, ha per lo
meno vissuto; chi la ricorda ha futuro, e chi l'ha bandita non ha altro che passato.
A ogni qualit dell'uomo corrisponde una specie particolare di disperazione.
Il sapere non utilizzato si vendica.
Nel sapere c' qualcosa di terribilmente premeditato e obbligato.
Vuol essere adoperato, rivolto in una direzione, maneggiato. Vuole rendersi indispensabile.
Vuole divenire costume e abitudine. Non si lascia degradare alla condizione di astri rilucenti e remoti.
Vuole colpire. Vuole uccidere.
La cosa pi inquietante non  ancora mai stata pensata, e tanto meno rappresentata.
Il pi piccolo avvenimento avverso cresce fino divenire catastrofe se lo si accoglie con tutta la
forza latente di un poeta. Gli si scagliano contro montagne di forme e di interpretazioni, mentre una
misera parola pratica basterebbe a domarlo; e sono proprio quegli sforzi che lo rendono cos grande e
incombente. Non si possiede quella virt di adattamento e quella piccineria delle faccende quotidiane
di cui  fatta la vita degli altri. Si sta troppo al largo: nell'espandersi del respiro e delle storie. Non si
vuole affatto l'incantesimo di sicura riuscita. Si vuole ingrandire il pericolo finch non ci sono pi
mezzi di difesa contro di esso, e allora si ricorre a quei mezzi, uno dopo l'altro, disperatamente e
inutilmente.
Questo bisogno di essere buoni, quando ci si sente colpevoli; bisogno violento, cocente, quando
si  soli a conoscere la propria colpa, quando nessuno a cui la si sottoponesse saprebbe riconoscerla;
quando gli altri ci considerano buoni proprio nelle cose dove lo siamo di meno, questo bisogno
diabolicamente tormentoso di essere realmente buoni, come se ogni vita, ogni cosa, dipendesse solo da
noi, da nessun altro, anche la vita di chi non conosciamo affatto, per il tramite della vita di chi
conosciamo; come se non avessimo fatto altro che uccidere e fallire, fallire e uccidere, e come se
potessimo ancora, quando gi si  passata pi di met della vita, diventare realmente buoni.
Se tu fossi solo ti divideresti in due, affinch una parte di te formasse l'altro.
Voglio sapere degli uomini pi di quanto persino i poeti hanno saputo fino ad oggi. Devo quindi
immergermi nelle mie poche persone, come se dovessi veramente crearle, come se senza di me non
vivessero: la mia parola il loro respiro, il mio amore il loro cuore, il mio spirito il loro pensiero. Il
mistero di questi legami, che non posso mai sondare fino in fondo, mi giustifica.
La sua testa  fatta di stelle, ma non ancora ordinate in costellazioni.
Poich non prega, deve ogni giorno dire qualcosa sugli di, magari anche solo una battuta. Il
credente, in questo tempo dilacerato, non pu trovare la fede in alcun luogo e prende in prestito i nomi
disseccati degli antichi di.
Si deve trarre la propria morale da una vita esposta al pericolo, senza avere paura di alcuna
conseguenza, purch quella morale sia giusta in s.
Si potr cos arrivare a conclusioni e decisioni che suonano orribili nel linguaggio quotidiano
degli altri, e che tuttavia sono le uniche giuste.  assurdo vivere secondo la vita e le esperienze di altri
che non abbiamo conosciuto, che vissero in un'altra epoca, in altre circostanze, in rapporti d'altra
natura. Si deve possedere una coscienza ricca e ricettiva se si vuole giungere a una propria morale. Si
deve avere grandi propositi e poterli mantenere saldi.
Si deve credere di amare molto gli uomini, ora e sempre, altrimenti questa morale privata si
erge contro le altre e diventa solo un pretesto per il proprio nudo vantaggio.
 bene odiarsi ogni tanto, ma non troppo spesso; altrimenti si ha bisogno di moltissimo odio
contro gli altri per bilanciare l'odio contro se stessi.
Il fastidio per una persona pu raggiungere misure tali da diventare piacevole; solo allora
bisogna veramente guardarsi da esso.
Assaporare l'impotenza dopo il potere, fase per fase, con precise corrispondenze; ad ogni
passato trionfo contrapporre la recente sconfitta; rafforzarsi nella propria debolezza; riguadagnare se
stessi, quando si  cos perduti.
Piacere maligno per la propria sconfitta, come se fossimo due persone.
Alla bellezza  dato moltiplicarsi; cos, persino essa muore.
Con certe persone, poche e sempre le stesse, si pu vivere insieme tali cose che dopo non si
riesce pi a riconoscere n loro n se stessi e solo fuggevolmente si riesce a ricordare che cosa siamo
noi e loro.
L'utile non sarebbe cos pericoloso se non fosse cos sicuramente utile.
Dovrebbe interrompersi molto spesso.
Dovrebbe essere imprevedibile, come una cosa viva. Dovrebbe volgersi contro di noi pi spesso
e con maggiore violenza. Poggiando sull'utile, gli uomini si sono nominati di, sebbene debbano
comunque morire. Il potere sull'utile gli crea questa illusione, che li induce a questa ridicola debolezza.
Cos, nella loro presunzione, diventano sempre pi deboli. L'utile si accresce, ma gli uomini muoiono
come le mosche. Se l'utile fosse pi raramente utile, se non ci fosse alcuna possibilit di valutare con
esattezza quando sar certamente utile e quando certamente non lo sar, se esso avesse salti, arbtri e
capricci, nessuno sarebbe divenuto duo schiavo. Si sarebbe pensato di pi, ci si sarebbe preparati a
qualcosa di pi, ci si aspetterebbe qualcosa di pi. Le linee che vanno dalla morte alla morte non
sarebbero cancellate, non ci arrenderemmo ciecamente alla morte.
Essa non potrebbe deriderci, come animali, nel pieno della nostra sicurezza. L'utile e la fede
nell'utile ci hanno lasciato nella condizione di animali; crescono sempre di pi, e di conseguenza noi
siamo sempre pi inermi.
Si pu essere soli soltanto in un modo: quando si hanno a qualche distanza delle persone che ci
aspettano. La solitudine assoluta non esiste. Esiste soltanto la solitudine crudele verso chi aspetta.
La letteratura come professione  distruttiva: si deve avere pi paura delle parole.
Leonardo si prefiggeva cos tante mete che rimase libero da esse. Poteva intraprendere tutto,
poich nulla gli sottraeva qualcosa. In lui la vista non era scissa dalla visione. Le forme naturali
potevano essere importanti per lui, poich non possedevano ancora la loro piena vitalit. Della
tradizione non prese nulla; o ci che prese divenne per lui nuovo, per il fatto stesso che lui lo prendeva.
In lui la cosa che colpisce di pi  la spiritualit:  la freccia che indica la via del nostro declino. Le
nostre disperse aspirazioni sono raccolte ancora tutte in lui; ma non per questo sono meno disperse. La
sua fede nella natura  fredda e terribile;  una fede in un nuovo tipo di dominio. Egli ne vede bene le
conseguenze per gli altri, ma lui stesso non ha paura di nulla. Proprio questa mancanza di paura 
passata poi in tutti noi; la tecnica  il suo prodotto.
L'accostamento fra macchina e organismo in Leonardo  il fatto pi inquietante della storia
dello spirito. Per lo pi le macchine sono soltanto disegni di sua mano, il suo gioco, i suoi capricci
domati.
L'anatomia del corpo umano, che lo aveva soggiogato, che era la sua principale passione, gli
permette di dedicarsi anche ai suoi giochi con le macchine. La scoperta di un senso ingegnoso in questa
o quella struttura del corpo lo invoglia ai meccanismi ingegnosi di sua invenzione. Il sapere ha ancora
un suo singolare carattere di fermento, non si lascia quietare e neutralizzare, rifugge il sistema. La sua
inquietudine  quella della visione che non vuole semplicemente vedere quel che crede;  la visione
senza paura, una mancanza di paura e uno sguardo perennemente pronti. Nello spirito di Leonardo il
processo  opposto a quello a cui aspirano le religioni mistiche. Queste vogliono raggiungere la
mancanza di paura e la quiete attraverso la visione. Leonardo invece si avvale della propria peculiare
mancanza di paura per raggiungere quella visione che  per lui scopo e fine del suo sforzo, in rapporto
a ogni singolo oggetto.
Vedere che tutte le cavillosit concettuali e i sistemi dei filosofi devono ancora avverarsi, che
nulla  stato coartato invano ad articolarsi, nulla  stato pensato invano; il mondo: una camera di tortura
dei pensatori.
Nel riconoscere consiste l'unica pacificazione dello spirito. La fede nella metempsicosi offre il
maggior numero possibile di punti in cui il riconoscere si manifesta e, anche se molti di essi possono
essere umilianti, la loro capacit di pacificare sar sempre pi forte.
Che sorprendente gerarchia tra gli animali! L'uomo li vede in rapporto alle qualit che ha loro
rubato.
Nell'uomo le forme della fede sono fatte di cerchi o di linee rette.
Progresso, dicono i freddi, gli audaci, e vogliono che ogni cosa sia per loro l'equivalente di una
freccia (sfuggono alla morte uccidendo); ritorno, dicono i teneri, i pertinaci e si caricano di peccati
(rendono la morte noiosa mediante la ripetizione).
Poi, con la forma della spirale, si cerca di fondere entrambi in uno, e in tal modo si assumono
entrambi i loro atteggiamenti dinanzi alla morte: quello dell'uccidere e quello del ripetere. Cos la
morte risulta mille volte pi forte di prima, e chi vi si contrappone come a quell'evento unico che la
morte realmente , viene aggredito da frecce, cerchi e spirali.
Solo i morti si sono perduti completamente fra loro.
Il mio odio per la morte presuppone un'incessante consapevolezza della morte; mi meraviglio
di riuscire a vivere cos.
Si dice che per molti la morte viene come una liberazione, ed  difficile trovare un uomo che
qualche volta non se la sia augurata. La morte  il simbolo supremo del fallimento: chi fallisce in
qualcosa di grande si consola col fatto di poter perdere ancora di pi, e s'aggrappa all'immenso
mantello buio che copre uniformemente ogni cosa. Ma se la morte non ci fosse, nessuno potrebbe
veramente fallire in qualcosa; in tentativi sempre rinnovati si potrebbe rimediare alle debolezze, ai
difetti e ai peccati. Illimitato, il tempo darebbe illimitato coraggio. Fin dal primo momento ci viene
inculcato che ogni cosa va verso la fine, per lo meno qui, nel mondo che conosciamo.
Limiti e angustia ovunque, e tra poco un'ultima angustia orribilmente penosa, liberarsi dalla
quale non  cosa che dipenda da noi. In questa angustia ognuno getta lo sguardo; qualunque cosa
avvenga, questa angustia  considerata inevitabile; ognuno deve chinare la testa, indipendentemente
dalle sue intenzioni e dai suoi meriti. Un'anima pu essere vasta quanto vuole; verr compressa fino a
soffocare in un istante che non sar lei a decidere. Chi lo decida,  cosa che dipende dall'opinione
casualmente dominante, non dall'anima stessa. La schiavit della morte  il ncciolo di ogni schiavit,
e se questa schiavit non fosse ammessa, nessuno potrebbe augurarsela.
In un uomo che ha una forte personalit l'aspetto pi attraente finisce per essere quello che 
meno personale. Tale  la sua ricchezza che si direbbe abbia raccolto pezzi di ogni parte del mondo e
abbia dimenticato di includervi se stesso.
La bellezza delle figure sui vasi greci consiste anche nel fatto che esse coprono e delimitano
uno spazio vuoto e misterioso. L'interno oscuro rende pi chiaro il loro ruotare all'esterno. Sono come
le ore nei confronti del tempo, ma ricche e diverse e articolate. Quando uno le osserva, non pu mai
dimenticare la cavit che incorniciano. Gli avvenimenti che esse rappresentano sono pi profondi
proprio per via di questa cavit. Ogni vaso  un singolo tempio, con un sacrario indisturbato e unitario,
di cui non si parla mai, ma che  contenuto gi soltanto nel nome e nella forma. Le figure pi belle
sono quelle che rappresentano una danza.
Zeus a rovescio: uno che si trasformi in una dozzina di figure per ostacolare l'amore di una
donna.
Se l'inferno dei sentimenti avesse per lo meno un suo ordine; se punizioni e luoghi fossero per
lo meno stabiliti, se si fosse certi che una certa cosa conduce a una certa altra, che una cosa si fonda su
un'altra; ma nell'inferno dei sentimenti tutto  impreciso:  un inferno che non ha confini, i suoi
sentieri sono illusori, tutto  in mutamento incessante, in ogni dimensione, e tuttavia non  un caos; 
un inferno pieno di immagini, dove ne vengono consegnate sempre di nuove, senza che le vecchie ne
siano mai dimesse.
Quanto  insensato il cammino dai molti di al dio unico. Non vanno d'accordo tra loro; invece
di continuare sempre a ritentare per riuscirci, come fanno gli uomini, rinunciano all'impresa e si
riducono a essere uno solo; quest'ultimo, allora, va d'accordo con se stesso.
I miei pensieri tornano sempre a volgersi verso la fede. Mi accorgo che  tutto e che ne so
pochissimo. Ci che mi interessa  la fede in s, non un suo determinato contenuto. Ma quando sento
con forza che non mi sono avvicinato a questo enigma centrale della mia vita e alla sua soluzione, mi
attacco a una data fede e ci gioco; e non riesco neppure a dire quanto divenga lieto e sicuro nel farlo,
quanto confidi in una soluzione futura del mio enigma.
Il vero Don Chisciotte, un insuperabile pazzo, sarebbe chi combattesse con parole, con nude
parole, contro il piacere di una donna. Lei trova piacere in altri. Il pazzo, che prima fu amato da lei e
che non pu adattarsi alla nuova disposizione d'animo di lei, decide di combattere con le parole anche
contro questo.  troppo orgoglioso per colpirla nell'unico punto in cui realmente pu essere colpita,
offrendole un piacere maggiore. Fa fluire nelle parole che trova per lei ci che vuole darle. Lei impara
in fretta a nuotare nell'oceano di lui, in cui si trova a suo agio:  una creatura che appartiene
all'elemento di lui; ma nulla pu persuaderla a rinunciare alle sue avventure nelle grotte lungo la costa.
Lui l'attira al largo, lei torna sempre a nuoto verso terra, e poi di nuovo verso di lui.
Lui ingrandisce il mare, lei scopre delle isole. Lui sommerge le isole, lei impara a immergersi e
sistema sul fondo del mare il suo letto d'amore.
Lui, trascinato dalla passione a diventare Posidone, scuote il mare e distrugge quel letto. Lei
trova pesci dentro i quali ci si pu nascondere per fare l'amore e persuade i suoi amanti a farsi
inghiottire con lei.
Allora il pazzo decide di prosciugare il mare delle parole. Non crea pi il mare, tace, le acque si
ritirano, la donna muore di sete, l'ultimo amante scompare, la donna muore di sete, sola.
Senza parole egli avrebbe sempre potuto sistemare tutto.
Escogitare che cosa gli animali troverebbero da lodare in un uomo.
Non c' nulla di pi laido degli istinti. L'amabile riverenza con cui gli uomini si osservano
reciprocamente gli istinti, li custodiscono e li curano e li ammirano dal pi profondo del cuore, ricorda
l'omert di un'associazione a delinquere.  umano tutto ci che la maggior parte degli uomini nella
maggior parte dei casi fa volentieri, e i pochi altri, che talvolta sono diversi, sono veri mostri inumani.
Si teme o si disprezza coloro che vogliono essere migliori, poich come potrebbe il loro contegno non
derivare da un difetto? I buoni sono quelli che hanno la bocca sempre voracemente aperta, o piena. Ah,
che schifo fa questa riconosciuta omogeneit degli istinti! Sono la causa e sono lo scopo, nulla gli tiene
testa perch sono anche la forza. Ma non era meglio quando ci si vergognava di loro? Non era meglio
abbandonarsi all'ipocrisia piuttosto che alla esplicita rivendicazione della propria bassezza? Oggi gli
istinti sono riconosciuti come di, chi cerca di difendersi contro di essi  un sacrilego; chi li chiama per
nome  gi uno che ha fatto qualcosa; chi vuole essere superiore a loro  un pazzo. Sono lieto di essere
un pazzo.
Posseder sempre poche persone, per non potermi mai consolare della loro perdita.
Non avrei mai imparato a conoscere realmente il potere se non l'avessi esercitato e non fossi
anche divenuto la vittima di tale esercizio. Cos sono esperto del potere in modo triplice: l'ho osservato,
l'ho esercitato, l'ho patito.
Oggi per la prima volta gli di di popoli che non si sono mai conosciuti si mescolano nelle
pagine di strani racconti e di libri astrusi.
Forse in solitudine tutto sarebbe sopportabile. Ma da quella solitudine vengono fuori parole e
gli altri le ascoltano. Se non le ascoltano, si pu parlare pi forte. Se continuano a non ascoltarle, si pu
gridare. Pi che solitudine, sembra essere l'isolamento di un pazzo furioso.
I quadri come l'immagine in positivo delle finestre sotto le quali si va in giro e si vive. Una
passeggiata per le strade: si passa davanti a forse mille finestre. In ciascuna c'era da aspettarsi qualcosa,
in nessuna si  visto nulla. Ritagliano con contorni netti un pezzo di attesa che ci si porta dietro,
insoddisfatta. Ma nelle gallerie dei musei i contenuti di tutte le finestre sono tutti improvvisamente
presenti, sono quello che si vedrebbe guardando da fuori e da dentro; ed  strano che abbiano un'aria
cos autentica, giusta, precisa, quelle visioni di camere che certamente avremmo visto, piastrelle,
tavole, seggiole, persone in calme occupazioni.
Il sazio.  Si sazia prima ancora di avere fame. Ha paura della sua fame. Gli hanno raccontato
storie di affamati che lo hanno riempito di profondo orrore. Quando passa dinanzi a persone cenciose e
scarnite, si precipita a mangiare nel ristorante pi vicino e pi caro, tanto ha paura, e l tranquillizza il
suo intestino tremebondo. Prova moltissima compassione e in ogni affamato vede se stesso. Prova pi
compassione della maggior parte degli uomini: per questo non riesce a sopportare la vista di un
affamato. In genere evita quelle immagini di miseria, ma vi sono momenti in cui per colpa della saziet
non riesce pi a orientarsi, e allora deve andare a cercare da qualche parte un affamato.
L'idea che quello abbia la pancia vuota gli d la nausea. Non riesce a concepire perch ci siano
degli affamati. Un colloquio durante il quale si cerca di spiegargli le ragioni per cui gli affamati
esistono termina con un gran pranzo. Egli, del resto, dispone anche di argomenti.
Perch  chiede  gli affamati non rubano? Perch non si vendono? Perch non falsificano un
assegno? Perch non uccidono? Lui farebbe qualsiasi cosa pur di non provare la fame; per non dire:
figurarsi poi se dovesse essere affamato per un giorno intero.
Giustifica i suoi pasti incessanti col fatto che in caso di fame non potrebbe garantire di s.
Trova ridicoli gli amanti. Li deride, loro che sono disposti a dividersi tutto fino all'ultima cosa.
L'ultima cosa  per lui il pensiero pi tremendo. Quando sente qualcuno che dice l'ultimo pezzo
di pane, non pu far a meno di piangere. Nei sogni vede gente che entra ed esce mangiando. Conosce le
case dalle cucine. Quando cammina per strada, sente dove si trova la cucina in ogni casa, e guai alla
casa che lo induce in errore. Lo si invita volentieri perch il suo modo di mangiare non si dimentica.
Vuole concludere la sua vita senza avere mai provato la fame; a questo alto scopo subordina tutto.
Se non avesse denaro, l'attuazione di questa sua vita sarebbe degna di ammirazione; ma sembra
che abbia molto denaro. Una volta invita a pranzo un affamato e gli spiega perch non dovr esserlo
mai pi.  capace di far derivare dalla fame tutti i mali del mondo. Si considera un uomo buono,
esemplare. La tavola non deve mai rimanere vuota. I cibi a mano a mano che scompaiono, devono
essere sostituiti, bisogna badare che ci sia gran copia di tutto. Gli affamati gli servono, ma agli amanti
va il suo odio. Li rispetterebbe se usassero il loro amore per arrostirsi a vicenda.
Ma quando mai accade?
Il sazio ha una famiglia che lo stimola al pasto e alla sua delimitazione. Ognuno si spartisce ci
che gli spetta, e sulla tavola, come condimenti separati vicino alle pietanze per tutti, ci sono vasetti e
tegamini simili a un armamentario da toilette. Il servizio cambia a seconda dei cibi. Quando compare
un certo cameriere con una certa livrea, egli sa subito che cosa ci sar oggi da mangiare e pu
rallegrarsene a poco a poco, senza essere clto alla sprovvista. Il sazio qualche volta va a fare la spesa.
I negozi sono i suoi bordelli, egli sceglie lungamente; quanto pi grande  il negozio, tanto meno egli vi
compra. Per ogni singola componente del suo pasto egli vorrebbe uno specifico grande negozio, a molti
piani, con innumerevoli persone.
Rovistando alla ricerca di quanto gli serve, parla molto, ma soprattutto gli piace che parlino con
lui. Gli fa piacere essere persuaso delle meravigliose qualit di una merce, vuole essere trattato con
speciale amabilit, con cura e con amore:  facile in questi casi far breccia nel suo cuore. I suoi
prediletti sono quelli che tengono in serbo per lui dei bocconi speciali. Il sazio non  n uomo n
donna. A seconda dell'umore e del bisogno, si avvale delle qualit dell'uno o dell'altro sesso. Bacia i
cibi in varie maniere, aspira gli aromi. Mi dia questa o quella seggiola dice, a seconda del cibo di cui ha
voglia. Ci sono pasti per i quali si sdraia sul letto, altri che consuma camminando su e gi. In alcuni
locali si mette dinanzi alla finestra e mentre mangia sta a guardare quelli che passano, come se
attraverso i suoi occhi gli finissero nello stomaco. Ha grande interesse per i vari ceti sociali e per i vari
popoli: in ciascuno di essi sono giunti a perfezione speciali tipi di cibo; in questo campo non gli sfugge
nulla di genuino, ma preferisce le ambasciate ai paesi e ai popoli stranieri, perch non ama viaggiare.
Fin dalla giovinezza coltiva una certa simpatia per i monasteri, perch i monaci hanno fama di essere
gran mangiatori. In caso di guerra si scompone in molteplici persone e riesce ad arrogarsi le razioni che
spettano a ciascuna di esse. Invita volentieri gli ospiti che portano qualcosa. Ma si fa anche invitare
volentieri. Vuole conoscere persone sempre nuove, per amore delle loro cucine. Gli odori sono il suo
paradiso. Si innamora di una persona magra che non mangia meno di lui e tuttavia non ingrassa mai. Si
occupa di qualunque cosa non abbia ancora mangiato: non distoglie gli occhi dai bambini piccoli. Se
gridano, li vede allo spiedo, e odia le loro madri che non li perdono di vista.
I contorni degli uomini sono diversi per il sazio. Un pitone satollo lo riempie di invidia. Si
duole che i suoi tessuti non possano dilatarsi di pi;  triste perch non riesce a inghiottire il decuplo di
quanto pu contenere; e perch le sue forme restano pressappoco le stesse; perch aumenta lentamente,
 ci vogliono settimane, mesi  anzich in un'ora; perch  costretto a liberarsi cos in fretta di una
parte notevole del suo contenuto, anzich custodirla amorevolmente per settimane. Sta volentieri fra
persone che mangiano.
Poi sogna che gli sta portando via di bocca i bocconi migliori e che le persuade a non fargli la
stessa cosa.
Tiene dei cani per via dei loro denti, e non si sazia di vederli frantumare ossa e trarne tutto il
buono. Vuole sapere cosa si mangia nell'aldil, e in base a questo orienta le proprie convinzioni
religiose. Le notizie in proposito non sono molto promettenti: dunque il suo interesse per l'aldil 
scarso. Anche le pillole con cui ci si nutrir in futuro non incontrano la sua simpatia, e si reputa
fortunato di vivere oggi. Gli si chiede se la fame di tanti milioni di persone dopo l'ultima guerra non lo
affligga.
Riflette, poi risponde francamente: No. Infatti, quanto pi numerosi sono gli affamati, tanto pi
egli si sente rafforzato nella giustezza della sua vita. Disprezza coloro che non sono riusciti, qualsiasi
cosa succedesse, a continuare a mangiare.
Amiamo, come conoscenza di noi stessi, ci che odiamo come accusa.
La brevit della vita ci rende cattivi. Ora bisognerebbe solo verificare se un'eventuale maggiore
lunghezza della vita non ci renderebbe anch'essa cattivi.
Si dovrebbe trovare il sistema delle proprie contraddizioni, raggiungendo la pace. Se l'uomo
vedesse le sbarre dell'inferriata, avrebbe conquistato il cielo che vi si apre in mezzo.
Terribile perseveranza, attaccamento a persone, cose, ricordi, abitudini, vecchie mete,
spaventoso peso che sempre cresce, rospo della pesantezza.
Malvagit del possesso, frenesia della fedelt, ce ne fosse di meno, oh di meno, allora si sarebbe
leggeri, allora si sarebbe buoni. Ma non si molla la presa, non si moller mai nulla. Dito dopo dito,
dente dopo dente dovranno staccare da noi, che tratteniamo caparbiamente ci che per sempre
vorremmo amare.
Ognuno dovrebbe raggiungere la sua ascesi fondamentale: la mia sarebbe quella del silenzio.
La guarigione del geloso.
Di tutte le ardue imprese che si possono tentare al mondo, nessuna  difficile come la
guarigione del geloso. Se non si riflette con precisione su che cosa sia la gelosia, non si potr guarirla. 
un restringimento dei pensieri e dell'aria, come se si dovesse vivere in una piccola stanza senza uscita.
Ogni tanto viene aperta una finestra, e lei, l'oggetto della gelosia, getta rapidamente un'occhiata
dentro, scompare, e richiude la finestra.
Mentre lei se ne va in giro libera a suo piacimento, si resta chiusi nella prigione, non si pu
andare da nessuna parte. La gelosia sorge perch non si pu andare da nessuna parte. Quelle vie che si
sarebbe dovuto percorrere insieme con lei non sono state percorse. Cos ci sono tante vie non difese,
noi non ci siamo stati, sono libere, l ognuno pu permettersi di tutto. Chiunque sia votato a percorrere
quelle molte vie sembra fatto apposta per suscitare gelosia.
Come sarebbe possibile trovarsi dappertutto vicino alla persona che interessa, ad ogni capriccio,
ad ogni passo? Si dovrebbe diventare una guardia del corpo, o addirittura un cane; i cani sono i pi
bravi in questo, non vogliono altro che trovarsi sempre in quelle vie che percorre il loro padrone. Ma un
uomo non pu riuscire bene a essere il cane di una donna. Non appena vi si presta un poco, gi non 
pi lui, e quel poco non pu bastargli.
Ci sono poi gli infelici che stanno volentieri in casa, fra libri e quaderni; per loro, che tessono
un'esistenza silenziosa, una donna non  assolutamente adatta. Infatti quando la tengono vicino a s il
silenzio  finito e, se la tengono lontana, ben presto non sanno che cosa ella fa. Gli uomini che
rinchiudono se stessi sono costretti a rinchiudere ancora di pi le loro donne. La donna che  rinchiusa
lontano ha una lunga via da percorrere, e quella via finir sempre per animarsi. L'aria ha le sue
tentazioni e assume la forma di parole maschili. Per ogni invito a percorrere insieme una via, che
l'uomo non accoglie, verr poi una via percorsa da lei con un altro, e quand'anche lei si stanchi di
queste nuove vie, esse sono il principio di una vita diversa, che nessuno ormai riuscirebbe ad arginare.
Il luogo in cui ci si rinchiude deve rimanere segreto per la donna da cui ci si vuole difendere.
Basta infatti che la si lasci arrivare fin l, ed ella vi introduce le sue oscillazioni: ed ecco che
quel luogo  distrutto. Ma se le si impedisce sempre di arrivarci, lei non potr assolutamente
rappresentarsi quel luogo, ma allora se ne cercher altri.
Nei tempi moderni la vita  ancora pi difficile per la vittima della gelosia. Egli pu telefonare e
verificare in ogni momento la colpa dell'assente: non resta alcun dubbio; non pu nemmeno conservare
la speranza di sbagliarsi. La sua sventura  sempre nitida, non c' rifugio, non c' consolazione. Pu
aiutare il geloso il fatto di amare molte donne, di spartire il suo amore? No, non ne trae aiuto, perch il
suo amore, se  tale, sar sempre grande. O le persone che egli ama gli sono indifferenti, cio non
esistono veramente per lui, e allora pu essergli indifferente ci che fanno. Oppure egli ama, cio
prende dentro di s completamente le persone: allora quelle persone possono essere quante si vuole,
ciascuna  una persona intera, e ciascuna, nel suo ambito, pu turbare a morte l'amante.
La spartizione dell'amore pu essere vantaggiosa solo se elimina la seriet del sentimento in
genere. Ma non vale la pena di vivere, se il risultato  quello. Meglio allora essere soli, pensare
unicamente a s e adorare ardentemente un dio che non si riesce mai ad afferrare. Amare molte persone
non fa che creare ulteriori motivi di gelosia.
Ma forse aiuta amare in un modo diverso? Senza la decisione per la vita e per la morte, senza la
responsabilit, senza la paura per la vita dell'altro che  minacciata ad ogni ora. La gelosia peggiore 
quella nel cuore delle persone responsabili, la cui paura  sempre desta, e tali sono generalmente coloro
che stanno rinchiusi, la paura non li abbandona mai per via. Se non ci fosse la morte, anche la gelosia
sarebbe sopportabile.
Perch si saprebbe che la persona che ci sparisce dinanzi agli occhi  pur sempre in qualche
posto, e forse la si incontrer di nuovo, forse la rivedremo correrci incontro. Ma la morte pu disporre
altrimenti. La creatura che amiamo pu incontrare la fine non appena  scomparsa dalla nostra vista, e
se  morta chi ce la restituisce? E forse quella morte su cui non era possibile esercitare controlla, non la
si sarebbe potuta prevenire? Quale amore  cos breve da non pensare alla morte? Quale amore  cos
debole da non tentare di avere la meglio sulla morte?
Senza la morte, si potrebbe pensare a una via per guarire il geloso; ma il discorso  vano.  in
questa vita limitata che bisogna trovare una via.
Attaccarsi alle persone convenzionali le rende solo pi astute e meschine e comuni. Imparano a
evitarci, a disprezzare le parole grandi, che del resta sono grandi solo perch le si usa per tutti e non per
i singoli. Sono casi sicuri del loro posto che esso li annoia. Quindi semplicemente se ne vanno e ci
lasciano degli spaventapasseri che li rappresentano e hanno vita sufficiente per sorvegliarci e
trattenerci. Chi veramente ama  questo le persone convenzionali lo scoprono subito, si attacca anche
alla parvenza delle forme amate. Il vento pu far muovere quella parvenza e darle voce, e chi ama
compianger gli stracci con cui lo spaventapasseri  vestito, anzich vedere attraverso quegli stracci.
Non  il bel viso quello che si ama,  il viso che abbiamo distrutto.
L'aspetto pi sinistro della diffidenza  la sua capacit di giustificarsi. Nella vita reale c' una
giustificazione per la diffidenza che  terribile e che in fondo costituisce i tre quarti della usuale
saggezza di vita. Si pensi soltanto all'istituzione del denaro. Quanto si fa assegnamento sul denaro, e
con quanta diffidenza fanatica lo si deve proteggere! Quanto  naturale essere convinti che ognuno
voglia portare via il denaro all'altro. Quanto lo si nasconde, lo si suddivide in molte parti, per esserne
pi sicuri. Gi il denaro in s  una durevole e inestirpabile educazione alla diffidenza. Forme pi
antiche di diffidenza sono pi appariscenti, e soltanto ad esse si pensa quando si parla di diffidenza. Ma
ognuno ha a che fare con il denaro; che sia molto, che sia poco, ognuno lo tiene stretto, ognuno se lo
suddivide, ognuno lo occulta. Non si pu comperare nulla senza conoscere il prezzo, e con quale
stupida tenacia l'uomo si attacca ai prezzi! Non ci sarebbero prezzi se non ci fosse diffidenza; i prezzi
sono propriamente la sua misura.
Un essere adorato che si porta sempre con s i suoi tempietti.
Gli immortali devono poter invecchiare, altrimenti non possono mai essere veramente felici.
Ognuno dovrebbe potersi fermare all'et che lo attrae di pi.
Il destino degli uomini viene semplificato dai loro nomi.
Qualche volta, quando si  estenuati dal senso della propria cattiveria, della cattiveria delle
proprie idee e degli effetti che si provocano, ci si dice che non c' pi nulla che potrebbe giustificarci, e
senza conoscere un dio dinanzi al quale ci si dovrebbe giustificare, ci si sente dannati; pi dannati che
se si avesse quel dio; perch la sentenza di quel dio sarebbe fatta di parole, mentre la propria non ha
forma, non  che una leggera pioggia di disperazione, le cui gocce non avranno mai fine.
I colpi non sono pi una cosa tanto seria, uno li conosce, non c' in essi nulla di sorprendente,
non sono che una regola spesso interrotta. Forse ci si rannicchia quando arrivano, per vecchia
abitudine, ma non li si teme davvero. Dunque,  il segno della vecchiaia e della fine dell'uomo questo
suo non prendere pi sul serio il proprio dolore?
Mi piace leggere tutto quello che riguarda la Roma dell'impero. Quella Roma era come una
citt moderna, su di essa sappiamo molto, non ci resta troppo lontana. La familiarit con un nome che
esiste ancora oggi e oggi  di nuovo vivo come allora, rende anche vivo il senso di quel tempo passato.
Mi disturba per il modo di vestire che la gente allora usava; non ci penso volentieri;  l'unica
cosa che qualche volta torna a rendermi estranea la gente di allora. Ma le loro parole e i loro rapporti, le
loro occupazioni e i loro giochi, mi fanno l'effetto di una creazione intesa a spiegare noi stessi e a
riempirci di speranza. La situazione religiosa ha qualcosa della nostra moderna libert; il partitismo, di
cui noi potremmo vergognarci, l  ancora pi meccanico e perci istruttivo. Le nazioni che stanno
all'esterno non sono ancora cos strettamente schiacciate le une contro le altre; c' ancora un certo
spazio di gioco, che noi non abbiamo pi. Quando ci si occupa dell'impero romano, si sa in ogni
momento che esso alla fine  andato in rovina: tuttavia Roma c' ancora. Cos ci si consola dei pericoli
molto pi seri di rovina che ci minacciano oggi, come se anche la rovina attuale potesse essere
transitoria, come se anche nel nostro caso si trattasse soltanto di nemici barbari, intenzionati a
saccheggiare tutti gli oggetti visibili, e non si trattasse invece del dissolvimento di ogni pur minimo
pezzetto della materia di cui consiste ciascuno di noi.
Vivere come se si avesse dinanzi a s un tempo illimitato. Appuntamenti da qui a cento anni.
1947.
Ogni pagina di un'opera filosofica, dovunque la si apra, ha un effetto calmante: le fitte maglie
di una rete che fu cos palesemente tessuta al di fuori della realt, il prescindere dal momento, questo
grandioso disprezzo per il mondo dei sentimenti, che pure continua ad avere le sue maree nel filosofo
stesso, questa sicurezza di un'apparenza che smaschera se stessa in una controapparenza, ma non per
questo scompare, questo incessante intreccio con tutti i pensieri del passato, al punto che li si pu
afferrare e fiutare: questo tipo di stuoia, proprio questo tipo, viene intrecciata da migliaia di anni e solo
i disegni cambiano; quale arnese si  conservato meglio? quale altro vasellame ha continuato a essere
prodotto senza interruzioni sempre nel medesimo modo? Di qualunque filosofia ci si occupi, di questa
perch la si conosce meglio, di quella perch non la si conosce affatto, in fondo  sempre la stessa cosa:
dare spicco a poche, contate parole, che si sono nutrite dei succhi di tutte le altre, e farle procedere per
sinuosi meandri.
Una disposizione in base alla quale gli avari debbano pagare prezzo doppio per ogni cosa.
L'avarizia viene considerata una malattia morale, e chi ne  affetto  pubblicamente dichiarato
tale e deve portare un segno di riconoscimento.
Invece che in base alla loro origine, gli uomini vengono suddivisi in base alle loro qualit
sociali. La stella di David dell'avarizia non pu mai essere tolta. Gli avari la portano addosso quando
camminano per la strada; a questo si abituano: la cosa cui non si abituano  il modo in cui vengono
trattati nei negozi. Quando entrano in un negozio, il proprietario non deve poter avere alcun dubbio
sulla loro avarizia. Devono constatare che gli avventori al loro fianco pagano solo la met del prezzo
per gli stessi articoli. Non possono brontolare, altrimenti a norma di legge viene loro applicato un
ulteriore aumento. Queste rigorose misure contro l'avarizia hanno i pi strani effetti. Alcuni avari si
sforzano di diventare prodighi, e innanzitutto di farlo vedere. I loro sforzi acquistano carattere atletico:
quando tirano fuori il loro denaro, sembra che debbano sollevare pesanti manubri di ferro, che poi
tirano sulla testa agli altri. Alcuni sono disperati per l'aumento dei prezzi che li riguarda, sicch la loro
avarizia gli appare sempre pi giustificata, e giorno dopo giorno comperano sempre di meno. Costoro
ben presto se ne vanno in giro come misere ombre; prendono il posto dei poveri, ma questi poveri
vengono disprezzati con ragione.
Una religione in cui il peccatore deve stabilire lui stesso la propria penitenza, che altrimenti 
inefficace.
L'accesso di rabbia del ladro al quale si regala tutto.
Per me i miti contano pi delle parole, ed  questo ci che mi distingue nel modo pi profondo
da Joyce. Io per nutro anche un altro tipo di rispetto per le parole. La loro integrit mi  quasi sacra.
Mi ripugna ferirle e lacerarle, e anche le loro forme pi antiquate, quelle che furono adoperate
realmente, mi ispirano rispetto, non mi piace lisciarmi coinvolgere con esse in avventure perverse.
Quanto di inquietante  contenuto nelle parole, il loro cuore, non voglio strapparglielo come se fossi un
sacrificatore messicano; questi modi sanguinari mi sono odiosi.
Bisogna che la rappresentazione sia fatta solo con figure, che sia sempre e soltanto riferita a
figure, mai a rapporti fra parole. Le parole da sole, senza la bocca che le ha pronunciate, hanno per me
qualcosa di fraudolento. Come scrittore, io vivo ancora nell'epoca che precede la scrittura, nell'epoca
delle grida.
Nelle lingue straniere ci si crede migliori; per questo si imparano rapidamente, e si imparano
innanzitutto le parolacce.
Quando  rimasto molto tempo senza leggere, si allargano le maglie nel setaccio del suo spirito,
e tutto vi passa attraverso, e tutto, salvo le cose pi rozzamente evidenti,  come se non ci fosse. Solo
ci che ha letto gli permette di captare il vissuto, e senza ci che ha letto egli non ha vissuto nulla.
Ogni generica asserzione sprezzante che incontro sul carattere dei poeti mi soddisfa; cos, di
recente, le parole di Pascal: Pote et non honnte homme. So benissimo quanto sia parziale e ingiusto
questo giudizio, gi in Platone, ma c' in me qualcosa che dice: Eh s, puah, un poeta!. Probabilmente
ci che provoca il mio disagio  la smania di piacere agli altri, la frenesia di gloria, il pavoneggiarsi del
poeta, sebbene io non dispregi affatto la ricchezza delle sue possibilit di metamorfosi.
Per una ragione o per l'altra, buona parte dei poeti viventi che ho conosciuto fino ad ora mi
sono riusciti sgradevoli; ma questo si potrebbe spiegare col fatto che, forse, uno vorrebbe essere
l'unico.
Ci che invece leggo intorno ai poeti del passato non mi riesce quasi mai sgradevole; pu
trattarsi degli aspetti e delle informazioni pi diverse; comunque mi appassionano; lo stesso Baudelaire,
che aveva un modo di vivere ben poco attraente, mi  diventato caro da quando so qualcosa di pi su di
lui. Gi mi affascina quel certo andare a tastoni del poeta, la sua insicurezza dinanzi a tutto ci che 
concreto. Ma quello che poi mi conquista violentemente  l'abbondanza delle sue illusioni su tutto
quanto gli accade. Sulle cose che li riguardano direttamente, i poeti pensano per lo pi in modo
sbagliato, semplicemente per poter pensare molte cose diverse. Cosa c' di tanto bello, di tanto
soggiogante, in questo? La sovrabbondanza delle loro illusioni, o la loro erroneit? Mi  difficile
stabilirlo. So per che cosa nelle persone normali, nella gente comune che si incontra tutti i giorni,
trovo pi penoso: il modo in cui, ad ogni momento, per loro tutto si ingrana, tutto va a posto a breve
scadenza.
Salgono su un tram e raggiungono la loro meta. Sono impiegati, ed entrano veramente nel loro
ufficio. Una cosa ha un prezzo, e loro lo conoscono.
Desiderano una donna e la sposano.
Hanno determinate strade, ma per arrivare in un certo posto, non come uno di noi che ama solo
le strade che non lo hanno portato in nessun luogo.
Se i poeti fossero sempre soltanto quelli che sbagliano strada, non ci sarebbe niente da dire
contro di loro.
Ma il fatto che poi da questo ricavino qualcosa di mirabilmente perspicuo sottrae alle strade
sbagliate quella seriet che altrimenti avrebbero. I poeti che muoiono giovani non sono ancora
sufficientemente esperti nel fare la ruota; per questo resta gradevole quanto si sa su di loro. Gli altri,
che si innalzano fino a vedersi in prospettiva aerea, diventano di anno in anno sempre pi repulsivi e
spregevoli. Si preferirebbe togliergli di testa quel loro mestiere cui tengono tanto, e levare dalla loro
vita gli anni superflui.
Ognuno  destinato a essere custode di pi vite, e guai a lui se non trova quelle che deve
custodire. Guai a lui se custodisce male quelle che ha trovato.
Oh notte e due luci, quattro luci, otto, finch ognuna non abbia fatto pensare l'altra!
Sentire incessantemente la morte senza condividere una delle religioni consolatrici, che
temerariet, che terribile temerariet!
Anche se oggi fosse gi fisiologicamente possibile non morire, potrebbe darsi che nessun uomo
avrebbe la forza morale di sfuggire alla propria morte, e questo soltanto perch ci sono troppi morti.
Libert  ogni nuovo volto finch non pu ancora parlarti. Libert  chiunque ti stia davanti,
senza conoscerti. Libert  il quadro popolato di gente, che ancora non si restringe, in cui non soffochi.
Sei libero finch non entri nel conto degli altri. Sei libero dove non ti si ama. Il veicolo principale della
non libert  il tuo nome. Chi non lo conosce non ha potere su di te. Molti per lo conosceranno,
sempre pi numerosi: mantenerti libero contro il loro potere congiunto  lo scopo quasi irraggiungibile
della tua vita.
Diventare migliore? Anche quando ci si riesce, in un'altra situazione non lo si sarebbe pi,
dunque non  che si  diventati migliori, ma solo scaltri.
Se Dio ci fosse, Dio sarebbe l'essere senza paura: che agisce senza paura, che riposa senza
paura; senza paura crea e comanda; senza paura punisce e ricompensa; senza paura promette; senza
paura dimentica.
Questo sarebbe Dio, questo sarebbe un Dio immane, un Dio forte. Gli altri, gli di presunti, si
torcono e si disfanno dalla paura. In che cosa sono superiori a noi?
La nostalgia di Dio per il mondo com'era prima che egli lo creasse.
La morte ha un modo tutto suo di insinuarsi furtivamente tra i suoi nemici, di minare la loro
volont di combattere, di demoralizzarli: torna sempre a presentarsi come soluzione radicale, fa notare
che al di fuori di lei non c' nessuna soluzione vera.
Chi vive con lo sguardo di odio puntato fisso contro di lei, si avvezza a lei come all'unico zero.
Ma come cresce quello zero! Come ci si fida d'improvviso di esso, poich non ci si pu pi fidare di
altro!
Ecco che ci si dice: questo, questo ci rimane, perch altrimenti non rimane nulla. La morte
abbatte tutto ci che uno ha vicino, e quando si  sopraffatti dal dolore dice sorridendo: non sei affatto
cos impotente come ti figuri, puoi abbattere anche te stesso, e il tuo dolore con te. La morte appresta
all'uomo i dolori dai quali essa stessa poi pu liberare. Quale giudice torturatore  mai stato pi esperto
del suo mestiere?
Quando leggo di cose sacre, il loro ricordo mi afferra, per il solo fatto che erano sacre, e finch
quel ricordo respira in me, mi sento in pace. Oh la pace che devono avere posseduto quando erano
indubitate, intatte mele d'oro, dal ricco profumo, rotonde. Vado in cerca di tutte le cose sacre, e mi
spezzano il cuore perch sono passate.
Per il domani non trovo pi nulla; ho chiamato per nome, nuda, la morte; guai a chi, nuda, l'ha
invocata. Le cose sacre erano le sue vesti; finch era vestita, perfino gli uomini, questi eterni assassini,
potevano vivere in pace, e non gli sarebbe accaduto nulla se non le avessero strappato le vesti,
saccheggiatori come sono, predoni, dunque non gli bastava uccidere. Io stesso ero uno dei peggiori fra
loro. Volevo essere audace, quindi dicevo: Morte, morte e null'altro. Ma che  l'audacia? e quanto pi
valeva la cautela. Ma siamo diventati potenti, abbiamo trascinato qui la morte, siamo andati a prenderla
in ogni nascondiglio, non ce n' alcuno che ora non conosciamo.
Disprezziamo l'inferno, ma esso almeno veniva dopo la morte. Quale dolore non sarebbe
meglio del nulla? Audacia, oh stupida audacia, e adesso siamo caduti nella morsa della tua presunzione,
nulla, nulla  rimasto illeso, e nessun moribondo sa pi dove si va.
Un dio che occulta la sua creazione. E vide che non era buona.
Mi riescono specialmente sgraditi i pensieri che risultano troppo presto giusti. Che cosa mai si
sar detto, se gi dopo due anni viene fuori che  giusto?
Le parole che uno non riesce a trovare dinanzi a certe persone, vengono poi pi tardi, quando
quelle persone le abbiamo lasciate. Derivano dallo sgomento in cui uno  gettato dalla presenza
dell'altro. Senza quello sgomento non nascerebbero; ma  loro peculiarit non poter essere subito
disponibili. Credo che siano queste parole veementi, ma ritardate, quelle che fanno lo scrittore.
Le urla devono essere finite; ma odo ancora il silenzio degli impiccati.
Creare l'immagine di una persona per la quale tutto svanisce subito, ogni impressione, ogni
esperienza, ogni situazione. Una persona per la quale nulla dura. In lei, oggi ieri e domani non sono
collegati da nulla. Tutto le  accaduto, nulla le  accaduto. La sua freschezza. La sua mortalit spinta
all'estremo, tanto che neppure essa abbia importanza. Conosce tutti e non pu ricordarsi di nessuno.
Vive in un mondo senza nomi. Non ha paura, ma nessuno ha paura di lei. La sua et e il suo sesso non
risultano chiari per nessuno. Non ha intenzioni n progetti, e non si ha mai l'impressione che allunghi
la mano per afferrare qualcuno. Non pu divenire importuna. Le manca ogni religione.
Gli istanti che formano la sua esistenza sono imprevedibili. Chi la cerca, la trover sempre
altrove.
Detesto la gente che costruisce rapidamente sistemi, e bader che il mio non si chiuda mai del
tutto.
Dov'erano mai disperse le parole! In quali bocche! Su quali lingue! Chi dovrebbe, chi pu
ancora riconoscerle dopo questi vagabondaggi inferi, dopo questi orribili abissi! Le parole hanno una
duplice esistenza: ognuna una volta  rimasta presa in noi, fortemente compressa; ma in ognuna
fortemente compressi, ci siamo noi.
Molte, le parole: e ognuna duplice, tormentata e tormentatrice, vittima e sacrificante, densa e
cava.
Che nessuno ancora ha udito le vere parole, le parole per le quali si sta in ascolto; che tutti
ascoltano e ascoltano e aspettano queste parole, che sarebbero le uniche vere. E quando uno le avr
udite una volta, le sue orecchie si trasformeranno in ali, e quelle degli altri dopo le sue.
Nella diffidenza la cosa pi sorprendente  la diffidenza verso l'evento accaduto, verso il dato
di fatto. Si pu sospettare a lungo dei principi di una persona che ci sta vicino, del suo tradimento, della
sua doppiezza, della sua malvagit, senza avere alcuna prova. Si pu, poi, cogliere d'improvviso la
dimostrazione di quanto si temeva dalla bocca stessa di quella persona, per esempio una confessione
pronunciata da lei mentre sogna, tanto che non sussista pi ombra di dubbio. Pu risuonare per caso il
nomignolo dell'amato con cui l'amata ci inganna. Ma nell'istante in cui la cosa  certa, non sembra pi
vera. Finch mancavano le prove, ci si doveva credere. Da quando la prova  apparsa, non ci si  pi
potuto credere.  come se il fatto di credere avesse l'unico scopo di rendere vero qualcosa, e poi la cosa
resa vera non interessasse pi; come se si lasciasse andare l'aria che si teneva nel pugno, non appena
quest'aria  divenuta pietra.
Uno che diventa immortale a millimetri.
Nella paura c' qualcosa che vuole udire, a ogni prezzo, udire disperatamente. E tutto va bene,
quello che si riesce a udire: il bene, il male, quel che si fugge, quel che si teme. Quando la paura  al
culmine, pur di udire si sarebbe disposti a sentirsi impartire l'ordine di uccidere.
Quando c'era la guerra si doveva tacere; vergogna e disperazione sembravano legittime. La
guerra  finita e solo ora si pu misurare pienamente la propria impotenza, che prima si attribuiva alla
violenza e all'isolamento.
Quando si conoscono gi moltissime persone, sembra quasi criminoso inventarne ancora altre.
L'antichit ha questo di tranquillizzante: che non presenta nessuna minaccia per gli uomini
moderni. Le sue minacce si sono placate da tempo; non mozzano pi il fiato a nessuno. Noi siamo uno
strumento che l'antichit pu sempre far risuonare; ci conosce e ci suona nel modo giusto. Siamo stati
inventati da lei, senza sforzo, come uno dei suoi tanti prodotti casuali. Ci disprezza e non  pi avida di
potere.
I giorni dell'anno come gioco di carte: si pu estrarre questo o quello, tenerlo, giocarlo e poi
rimescolarli tutti. Nessun giorno  una causa del successivo; cominciano arbitrariamente, separati l'uno
dall'altro, ogni volta diversi. Si ripetono, ma li riconosciamo sempre in sequenza diversa.  Quanto pi
saggiamente ci si servirebbe dei propri giorni se fossero ripetibili! quanto li capiremmo, come li
affronteremmo in modo adeguato nelle loro versioni sempre nuove! Ma cos, avvezzi come siamo a
considerare i giorni in progressione irreversibile, irripetibili, restiamo tristi dilettanti di essi.
A Kafka manca veramente ogni vanit di scrittore, non si vanta mai, non pu vantarsi. Si vede
piccolo e avanza a piccoli passi. Ovunque posa il piede, avverte l'insicurezza del suolo. Lui non ci
sorregge, finch siamo con lui nulla ci sorregge. Cos egli rinuncia all'inganno e ai vani abbagli degli
scrittori. Il loro splendore, che pure egli percepiva benissimo, nelle sue parole non lo si trova. Bisogna
procedere con lui a piccoli passi e si diventer modesti.
Nella letteratura moderna non c' nulla che renda cos modesti. Egli riduce la presunzione di
ogni vita.
Mentre lo si legge si diviene buoni, ma senza esserne orgogliosi. Le prediche rendono
orgogliosi coloro che ne sono commossi, Kafka rinuncia alla predica. Non trasmette ad altri i
comandamenti di suo padre; una straordinaria ostinazione, la sua dote principale, gli permette di
spezzare l'ingranaggio di catene dei comandamenti che continuano a tramandarsi dai padri ai figli. Egli
si sottrae alla loro violenza; la loro energia, quanto in essi vi  di animalesco, manca su di lui il suo
effetto. Tanto pi lo occupa il loro contenuto. Per lui i comandamenti divengono altrettanti dubbi. Fra
tutti gli scrittori  l'unico che il potere non abbia in alcun modo contagiato; non vi  potere, di nessun
genere, cui egli ricorra. Egli ha spogliato Dio delle ultime vestigia di paternit. Ci che rimane  una
rete fitta e indistruttibile di dubbi rivolti alla vita stessa, e non alle pretese del suo creatore. Gli altri
scrittori imitano Dio e si comportano come creatori. Kafka, che non vuole mai essere un dio, non  mai
neppure un bambino. Quel che alcuni trovano di terrificante in lui, e che inquieta anche me,  il suo
costante essere adulto. Egli pensa senza comandare, ma anche senza giocare.
Dio non sarebbe un creatore: sarebbe innanzitutto un'immensa resistenza, difenderebbe il
mondo da noi; a poco a poco si darebbe per vinto; noi uomini diverremmo potenti; fino a diventare
tanto potenti da distruggere il mondo, e noi stessi con esso.
Conferenza di un cieco.
Un pianista cieco che conosco da tempo, ed  sposato con una cantante, ha tenuto ieri una
conferenza sulla condizione dei ciechi. Ha sottolineato quanto  contento del suo stato. Tutti si
comportano da amici con lui e con sua moglie; questa  la ragione dell'animo fiducioso, sicuro e sereno
dei ciechi. Parlava con una propriet e con una modestia che mi sembrava d'avere gi incontrato; mi
venne da pensare che stavo ritrovando in lui le caratteristiche generali dell'uomo inglese. Non guardava
a destra, non guardava a sinistra, non si guardava intorno,  se ha senso dire una cosa simile di lui; i
suoi precisi obiettivi li teneva d'occhio cos bene, con tanta sicurezza, come un inglese non cieco. Non
era curioso, non faceva l'arrogante; quando poi sua moglie si mise a parlare lei, del tutto a vanvera, non
se ne lasci influenzare. Il suo apprezzamento del mondo fuori di lui, verso il quale doveva rivolgersi 
il mondo di coloro che vedono, era pratico e naturale come quello di un normale inglese per il mondo
circostante. Faceva in continuazione piccoli inchini verso gli altri e li pregava di scusarlo per errori che
di fatto non erano tali.
Sottoline la gioia che sentiva per la sua indipendenza, era libero quanto chiunque altro; si
guadagnava la vita onestamente e da solo.
Mi piacerebbe descrivere con precisione lui e la sua conferenza.
Ci che voglio per registrare oggi sono alcuni tratti singolari della vita dei ciechi, che mi
suonavano nuovi. Il vento forte  per lui, cieco, quello che per gli altri  la nebbia. Allora si sente
completamente disorientato e perduto. I rumori forti arrivano da ogni parte, confluiscono tutti insieme,
e lui non sa pi dove si trova. Altrimenti, quando cammina, ha il senso preciso della vicinanza degli
oggetti, e su questo pu contare.
Sente la vicinanza di una parete o di una tavola. Quando ci arriva proprio di fronte, si ferma e
non va mai a sbattervi contro. Questa sua capacit dev'essere in qualche modo collegata all'orecchio:
viene meno, infatti, quando  raffreddato e perci il suo orecchio non funziona bene.
Rispetto a quelli che vedono, ha un solo divertimento in pi. Pu udire varie conversazioni
simultaneamente, e sottrarvi ci che pi lo diverte.
Quelli che vedono, siccome rivolgono gli occhi sulla persona con cui stanno parlando, non sono
in grado  egli dice  di ascoltare al tempo stesso altri discorsi che si svolgono accanto a loro o dietro
di loro.
Riconosce dalle voci l'umore e il carattere della gente. Gi alla scuola per i ciechi si erano
esercitati a farlo per gioco: giudicavano le persone nuove in base unicamente alla voce e al modo di
parlare, e quanto poi si veniva a sapere di esse concordava perfettamente con la loro valutazione.
La condizione delle donne cieche  peggiore di quella degli uomini. Uno che vede si decide
solo di rado a sposare una cieca: sarebbe troppo complicato.
I gesti riescono difficili al cieco. Per uno spettacolo teatrale in cui egli doveva comparire,
bisogn insegnargli ogni singolo movimento.
Non si crederebbe quanto era goffo e bloccato il suo modo di comportarsi.
Ma anche in ci egli vedeva un privilegio dei ciechi. Risparmiano energie che gli altri sprecano
in gesti inutili.
I sordi si trovano assai peggio dei ciechi. Sono, per cos dire, ciechi verso ogni direzione.
Dietro, di fianco, davanti.
Il cieco, invece,  cieco in una direzione sola: in tutte le altre pu udire.
Non riesce assolutamente a immaginarsi i colori; ma nutre profondo interesse per tutto quanto
ha a che fare con le arti figurative e ne sente discorrere volentieri. La sua visione interiore non  n buia
n chiara, bens qualcosa di strano, tra il buio e il chiaro, di cui gli  difficile dare un'idea.
Se nessuno potesse vedere, anche i ciechi sarebbero perduti. Ma siccome allora ciechi sarebbero
tutti, tutti sarebbero perduti. C' da chiedersi per quanto tempo gli uomini, se divenissero tutti ciechi
per un'improvvisa sciagura, riuscirebbero a sopravvivere con i ricordi del periodo in cui vedevano. Si
dovrebbe allora conservare e trasmettere con cura un tesoro di vecchie esperienze.
Esso acquisterebbe gradualmente il carattere di una rivelazione religiosa; cos come i seguaci di
una fede parlano di miracoli di cui furono partecipi i loro pi antichi predecessori. Si potrebbe pensare
che il ricordo della vista e delle cose vedute terrebbe uniti i ciechi per molte centinaia di anni. E
sarebbe strano se poi, d'improvviso, uno di loro tornasse a vedere e narrasse a tutti gli altri che la loro
antica fede  vera.
Il problema centrale di ogni etica: si deve dire agli uomini quanto sono cattivi? Oppure li si
deve lasciare essere cattivi nella loro innocenza ignara? Per rispondere a questa domanda bisognerebbe
prima poter stabilire se la conoscenza della propria cattiveria lasci agli uomini una possibilit di
migliorare, oppure se proprio questa conoscenza sia ci che rende inestirpabile la loro cattiveria.
Potrebbe anche darsi che quanto  cattivo debba rimanere cattivo, una volta individuato e caratterizzato
come tale: riuscirebbe, s, a occultarsi, ma ci sarebbe sempre.
Tre atteggiamenti fondamentali dell'uomo che corteggia una donna: il millantatore, quello che
fa promesse, quello che implora la mamma.
Solo una cosa pu salvare dalla disperazione l'uomo che ha finito per abituarsi a un proprio
modo di pensare: quella comunicazione che egli sottrae agli altri, che riserba a se stesso e dimentica,
per ritrovarla poi un giorno, con stupore. Infatti tutto ci che egli consapevolmente elabora, tutto ci
che quotidianamente e regolarmente porta avanti col pensiero accresce il suo irretimento nel mondo,
che lo opprime. Pu rimanere libero soltanto se pensa inutilmente. Le sue contraddizioni devono
salvarlo: la loro molteplicit, la loro imperscrutabile insensatezza. Perch l'uomo creativo diventa
vittima della propria precisione; il suo veleno  quel continuo andare avanti, in cui si impania: la lettura
stessa diviene per lui un suo modo di andare avanti, come se i fogli che gira fossero gi preformati in
lui. Un'unica cosa pu soccorrerlo: il caos generato dai suoi pensieri, finch rimangono isolati, senza
essere portati avanti, finch vengono dimenticati.
Si ha bisogno di amici soprattutto per diventare pi insolenti, cio per diventare maggiormente
se stessi. Di fronte agli amici esercitiamo le nostre vanterie, le nostre prepotenze, le nostre vanit;
dinanzi a loro ci si presenta peggiori e migliori di quanto si sia realmente. Non ci si vergogna di alcuna
menzogna: l'amico che ci conosce sa in quale misura essa potrebbe diventare vera. Le regole e gli usi
generali, che altrimenti si dovrebbero seguire, annoiano l'amico che negli istanti usuali della propria
vita vi si adegua esattamente come noi stessi facciamo. Ma quando si trova con qualcuno che, appunto,
gli  amico, egli vuole prescindere da quelle norme: la libert che accorda all'amico gli viene
contraccambiata.
L'altro  ben volentieri d'accordo, anche lui ama diventare se stesso.
 molto strano pensare che fra di noi circolano persone le quali, ogni giorno, esaminano corpi
umani in ogni particolare, corpi brutti, svestiti, deformi, di entrambi i sessi e di ogni et, e non ne hanno
mai abbastanza: medici. Negli intervalli, essi stanno fra noi, con volti innocenti, e parlano con noi come
tutti gli altri, e noi non li temiamo, li salutiamo e gli porgiamo amichevolmente la mano.
Quanto mi piacerebbe starmi a sentire come se fossi un estraneo, senza riconoscermi, e solo pi
tardi venire a sapere che ero io.
Vedere tutte le persone che uno conosce come fossero gemelli: ognuno ha il suo aspetto di
gemello, ognuno si cerca come se cercasse un altro; siccome  diverso da ogni altro, cerca se stesso in
modo diverso. Per la maggior parte degli uomini questa ricerca  salutare. Ma per coloro che sono
veramente gemelli, la ricerca  turbata: ci che potrebbero cercare  gi di fronte a loro, come
un'ingannevole coercizione.
Inventare una nuova musica in cui i suoni siano in nettissimo contrasto con le parole, e in
questo modo mutare le parole, ringiovanirle, colmarle di nuovo contenuto. Mediante la musica,
sottrarre alle parole la loro pericolosit. Mediante la musica, caricare le parole di nuovi pericoli.
Mediante la musica, rendere le parole gradite, renderle odiose. Mediante la musica, far andare
in pezzi le parole, unirle fra loro.
Se gli uomini fossero migliori non avrebbero bisogno di musica.  anche la cattiveria che rende
gli uomini cos inclini alla musica. Se non avessero la musica, in che conto potrebbero ancora tenersi?
Un assassino riuscirebbe a consolarsi se potesse ascoltare la musica giusta.
Finch c' la musica, tutte le valutazioni e i giudizi sono diversi, superati, eliminati, travasati,
esauditi, quanto normalmente si pensa significa meno o pi del solito; in particolare, sono possibili
nuove unioni, e sotto tali auspici paiono destinate a durare per sempre.
Non esiste un desiderio forte per il quale non si debba pagare. Il prezzo pi alto sta per nel
fatto che il desiderio si adempia.
Si pu voler sapere sempre di pi; ma si arriver a un punto in cui ci che si sa diverr
insopportabile e si vendicher di aver trovato troppe cose gi pronte.
Conoscere ciascun paese come se non ce ne fossero altri; ma conoscerne molti.
Per poter vivere dobbiamo essere consapevoli di ingiustizie di vario genere; alcune dobbiamo
averle gi commesse e concluse, altre sono ancora aperte, aspettano di venir commesse.
La somma di ingiustizie dell'una e dell'altra categoria non dovr essere n troppo grande n
troppo piccola. Un santo deve inventarsi peccati artificiali. Chi pu dire orgogliosamente a se stesso:
Non ho fatto nulla di male  perduto. Il male infatti c' e ha i suoi diritti, e non per niente la fede nel
peccato originale ha raggiunto tale prestigio.
L'aspetto deludente nelle lingue: che esse appaiano cos vincolanti, con i loro suoni, e le loro
parole, e le loro regole, e che poi si possa dire quasi la stessa cosa, in modo completamente diverso, in
un'altra lingua.
Nel tradurre  interessante soltanto ci che va perduto; per trovarlo, bisognerebbe ogni tanto
mettersi a tradurre.
Ci sono ancora innumerevoli paesi di cui sentiamo nostalgia: la forma e l'asprezza dei loro
monti, le anse dei loro fiumi e le citt trasparenti, piene di persone loquaci, che muoiono in momenti
diversi, non di colpo, non tutte d'improvviso: ancora  possibile confondersi sul presunto significato
delle loro parole e sull'insensatezza del loro destino, ancora tutto  pi ricco, pi variegato, pi
differenziato di quanto fu mai, proprio un attimo prima di diventare uno e aver fine.
Non ci si trova mai cos bene come fra persone che non vedremo mai pi, le sopportiamo
precisamente fin quando riusciamo a credere che non ci faranno mai nulla.
In una citt veramente bella, a lungo andare non si pu vivere: ti toglie ogni nostalgia.
Nulla  pi difficilmente dominabile dell'imparare, della passione per l'imparare irragionevole,
come se uno fosse il primo uomo e dovesse porre le basi del sapere per tutti gli uomini venturi. Non ci
si riesce ad abituare al pensiero di essere molto pi probabilmente l'ultimo, anzich il primo uomo.
Rendere non accaduto qualcosa, un singolo avvenimento, un evento singolo e minuscolo, quasi
un nulla: la storia di un uomo che vuole rendere non accaduta questa cosa da nulla. I suoi sforzi
disperati; cos come altri, con enigmatica concentrazione, mirano a un determinato scopo, a qualcosa
che devono guadagnare o possedere, costui ha il suo scopo negativo: sottrarre qualcosa alla sequenza
delle proprie vicende e scagliarlo via da s.
Ma dev'essere una cosa da nulla, non una colpa; perch per le colpe ci sono espiazioni
prestabilite.
Vecchie minacce, come pesci cotti: gli si possono togliere le lische.
Quando un uomo ha prodotto moltissime parole perde la nozione di quanto esse significhino per
gli altri. Solo allora comincia la vera cattiveria del parolaio.
Da quando ho visto uno stomaco umano, nove decimi di uno stomaco umano, tagliato via da
meno di due ore, capisco ancor meno perch l'uomo mangi. Era identico ai pezzi di carne che si fanno
arrostire in cucina, perfino la grossezza era quella solita di una cotoletta. A che scopo questa
trasformazione di una cosa in un'altra identica? A che scopo questo giro vizioso? Perch la carne deve
incessantemente passare attraverso i visceri di un'altra carne? Perch proprio questa dev'essere la
condizione necessaria della nostra vita?
Una citt in cui le persone vivono pi o meno a lungo a seconda che siano o non siano amate.
Avversione e simpatia sono accuratamente poste a confronto e valutate, e il risultato decide della durata
di una vita.
Talvolta si lascia il meglio di s per la strada come un giornale vecchio, un altro passa, vede che
si tratta di un giornale scritto in una lingua che non conosce e lo calpesta irritato, per sporcarlo ancora
di pi.
C' un punto in cui non si pu vivere pi nulla, se tutto ci che  accaduto prima deve
acquistare il suo significato tranquillo e inequivocabile. In virt degli avvenimenti e degli influssi
successivi, ci che  accaduto prima cambia; non va completamente perduto, ma cambia talmente da
perdere proprio la sua unicit. Le trasformazioni adoperano ci che c'; e nessuna trasformazione 
realmente reversibile. Riconoscere le stazioni in cui  ancora permesso guardare indietro ed esprimersi,
pu essere il culmine dell'arte della vita per uno scrittore. In realt accade che ci si lasci sfuggire la
maggior parte delle proprie opere, perch si mira ad altro, che ci sta ancora davanti. Questa fame di
smisuratezza, questa smania di far dentro di s provvista del mondo vivente, che duri fin oltre al giorno
in cui il mondo non ci fosse pi, questa fame  magnifica e ben degna di un uomo ma, una volta che si
 destata, non la si pu mai pi placare e a chi ne  assillato non resta altro che, ogni tanto, vincerla
d'astuzia, blandirla finch s'addormenti.
Nel silenzio, di notte, quando dormono tutti coloro che conosce bene, diventa un uomo
migliore.
D'improvviso i risorti, in tutte le lingue, accusano Dio: il vero Giudizio Universale.
Ci si augurerebbe che ci fosse ancora un mondo assolutamente inviolato; del quale non abbiamo
sospettato nulla; sul quale non potessimo esercitare alcun influsso; sconosciuti noi ad esso come esso a
noi; un mondo che nessuna leggenda ci avesse avvicinato; non atteso in alcun luogo; e tuttavia che
fosse comprensibile quando venisse d'improvviso in nostro aiuto e donasse a noi, moribondi, nuove
anime insieme con gli occhi che ce le rendessero visibili.
Nulla  pi terribile della vista di un nemico morente; non riuscir mai a capire come non sia
bastata a porre fine ad ogni inimicizia sulla terra. Si vede il volto del morente, non si vede il punto in
cui lo si  colpito.
Ma come lo si sente, come si sente la pi piccola trafittura che gli abbiamo inflitto, e come si
sente che senza quella trafittura forse sarebbe vissuto ancora per tre interi istanti!
Il significato pi profondo dell'ascesi sta nel fatto che essa conserva la piet. Chi mangia ha
sempre meno piet, e alla fine non ne ha affatto.
Un uomo che non dovesse mangiare e tuttavia prosperasse, che si comportasse come un uomo
quanto all'intelletto e ai sentimenti, pur senza mangiare mai,  sarebbe il pi alto esperimento morale
pensabile; e solo se lo si fosse risolto felicemente, si potrebbe pensare sul serio al superamento della
morte.
La cosa pi stupida sono le rimostranze: c' sempre qualcuno verso il quale nutrire rancore.
Capita sempre che l'uno o l'altro ci abbia offeso. Capita sempre che l'uno o l'altro ci abbia fatto un
torto. Cosa gli  saltato in mente, che vuol dire questo e stavolta non la passer liscia. Questa piccineria
sciocca continua a frullarci in testa; piccineria, perch riguarda soltanto noi stessi, e anzi solo una
minima parte della nostra persona, i suoi confini sempre artificiosi. Di tali rimostranze la vita si riempie
come se fossero prove di saggezza. Invadono tutto come cimici, si moltiplicano pi in fretta dei
pidocchi. Si va a dormire con loro, ci si sveglia con loro; la vita di relazione degli uomini non
consiste d'altro.
Com' possibile che mettiamo in bocca della roba fatta a pezzi, che l continuiamo a lungo a
farla a pezzi ancora pi piccoli, e da quella stessa bocca escano parole? Non sarebbe meglio che si
avesse un altro orifizio per il cibo, e che la bocca servisse unicamente per le parole? O forse in questa
intima congiunzione di tutti i suoni che articoliamo con le labbra, i denti, la lingua, la gola, cio con le
strutture della bocca che servono ai traffici della nutrizione,  forse in questa congiunzione si rivela che
il parlare e il foraggio devono essere per sempre coinvolti uno nell'altro; che non potremo mai essere
qualcosa di meglio e di pi nobile di ci che siamo; che in fondo, sotto ogni travestimento, diciamo
sempre le stesse cose terribili e sanguinose; e che la nausea si annuncia in noi solo quando c' qualcosa
che non va nel mangiare?
Poi venne uno che dimostr che tutti gli esperimenti, a cominciare dal primo, proprio per colpa
del primo, erano sbagliati; che, presi da soli, tornavano, ma questo solo perch il primo era rimasto
incontestato e non ci si era mai accorti dell'errore.
Cos tutto il mondo tecnico fu improvvisamente smascherato come finzione e l'umanit pot
destarsi dal peggiore dei suoi sogni.
Uno vive nella convinzione che tutto quanto gli passa per la testa sia avvelenato e a partire da
quel momento dovrebbe essere evitato per sempre. La riduzione all'ignoto di tutto ci che esiste
diviene la sua unica salvezza.
Per difendere dal proprio io l'ignoto, egli scopre un sistema: non pensare nulla. Gli riesce di
attuarlo: il mondo intorno a lui rifiorisce.
Ognuna delle tue parole si trasforma per lei in uno sciame di zanzare; e ti meravigli se ti ritorna
indietro come una puntura?
Baratto di abitudini: io ti do questa, tu mi dai quella; deve poi risultarne un matrimonio.
Il Kitsch morale del puritano: nella sua pi profonda e contrita autoaccusa, si rappresenta
sempre almeno cento volte migliore di quanto non sia in realt.
Di quante abitudini si ha bisogno per muoversi nell'inconsueto?
Un paese in cui donne giganti se ne vanno in giro con i loro minuscoli ometti in tasca. Quando
le donne litigano, improvvisamente tirano fuori di tasca i loro uomini e li contrappongono come piccoli
di-spauracchio.
Egli s'immagina di dover mutare ogni frase che abbia mai pronunciato o scritto. Non basta che
si preoccupi delle frasi recuperabili; deve ritrovare anche tutte quelle che sono andate perdute; deve
rintracciarle, catturarle, andarsele a riprendere.
Non avr pace finch non le avr afferrate tutte.  Pene infernali per tutte quelle che
esprimevano una fede errata.
Alla fine del mese scendo tra le mie rovine, con la mia ridicola lampada nella destra, e, quanto
pi mi spingo in profondit, tanto pi mi dico: invano. Quale fede potrebbe condurre al centro della
terra? Qualunque cosa faccia tu, o un altro, o chiunque di noi,  vana. O vanit di tutte le fatiche, le
vittime continuano a cadere, a migliaia, a milioni; questa vita, della cui sacralit vuoi dare l'illusione,
non  sacra per nessuno e per nessuna cosa. Nessun potere segreto ha il desiderio di conservarla. Forse
nessun potere segreto vuole distruggerla, ma si distrugge da sola. Come potrebbe avere valore una vita
organizzata come un intestino? Nel mondo vegetale pu darsi che tutto sia organizzato meglio,  ma
che ne sai, in realt, dei tormenti dell'asfissia?
Oh, la nausea si espande, e la nausea viene dal divorare. Tutto  corrotto dal mangiare, tutto sta
sotto il dominio del mangiare.  pura ipocrisia quella tranquillit in cui certi vivono. La lacerazione 
pi vera. I pacifici ricoprono la terra con le foglie e con la lentezza delle piante, ma queste reti sono
deboli e, anche dove trionfano, la distruzione della carne non si arresta sotto i suoi involucri verdi. Il
potente si pavoneggia con il suo stomaco enorme, e il vanitoso  screziato di tutti i colori delle sue
viscere. L'arte invita alla danza quelli che digeriscono e quelli che soffocano. Lo fa sempre meglio, e il
suo retaggio viene custodito come il bene pi prezioso. Qualcuno si illude a pensare che tutto questo
potrebbe finire, e si calcolano catastrofi su catastrofi. Ma la finalit pi profonda di questo tormento 
eterna. La terra rimane giovane, la sua vita si moltiplica e si escogitano le sue nuove, pi complicate,
pi dure o pi complete forme di miseria. L'uno va implorando l'altro: aiutami, fai che tutto sia peggio!
Le persone su cui facciamo assegnamento, e le persone che fanno assegnamento su di noi, una
commedia.
Pensare che ci sarebbe un'altra vita dietro a questa, e che la nostra sarebbe ancora la zona di
tranquillit in cui quelli si ristorano!
Scoprire una cometa per tutta la paura della terra e, gravata di essa, mandarla nel deserto del
cosmo, una cometa espiatoria.
1948.
L'odiatore di s. Un personaggio che infierisce con parole furibonde contro se stesso. Non c'
nulla di cattivo, nulla di miserabile che l'odiatore di s non si attribuisca. In questo modo suscita
l'amore unanime di tutti. Chi abbia mai udito le sue parole, gli corre dietro ed  in sua balia. Lui per
infuria sempre pi, per difendersi dai suoi seguaci. Cos comincia ad essere veramente come si
descrive. Le sue autoaccuse diventano veritiere, il suo successo cresce. La sua pericolosit  in preciso
rapporto con la sua forza di attrazione. Il successo gli toglie il respiro, non sa pi come fare. Nella sua
disperazione ha un attimo di oblio e si lascia sfuggire qualche buona parola su di s. In quello stesso
istante tutti lo abbandonano ed  salvo.
Deus ex machina: Dio ha pazientato e ora balza fuori dall'atomo.
C' qualcosa di tremendo nell'esaurimento degli di.
Un regno in cui le persone si amino solo a distanza, senza vedersi mai. Un amante non deve mai
venire a sapere che aspetto ha veramente la sua amata.
Le indiscrezioni in questo senso vengono duramente punite, come fra noi lo stupro. Anche nella
vita di questa gente ci sono tragedie: per esempio quando uno scopre che la donna da lui scelta per il
suo amore l'ha conosciuta da qualche parte. Prova allora tanto orrore per se stesso quanto Edipo nel
nostro mondo. A volte non  facile per gli amanti riuscire a evitarsi. Ma sanno che, al loro primo
incontro, tutto finisce.  impossibile, per loro, amare una persona che conoscono; sono buoni
osservatori e sanno vedere nel fondo di una persona con cui hanno parlato una sola volta. Come
potrebbero nutrire ancora amore per chi sono riusciti a conoscere cos? Per loro la cosa pi piacevole 
pensare a paesi stranieri, di cui non capiscono i costumi; l ci potrebbe essere ancora qualcosa da
ammirare. Cos si costruiscono un'immagine degli stranieri e scrivono loro lettere incomprensibili.
Moltissime persone dappertutto, che io vedo: non se ne accorgono.
Moltissime dappertutto, che si accorgono di essere viste da me: io non le vedo.
Vivere in una citt tanto a lungo che diventi straniera.
La porcellana come ornamentazione e suddivisione della paura per le catastrofi. A chi ha molte
porcellane intorno a s pu ben difficilmente succedere qualcosa. E come sono graziose le sue mille
piccole paure!
Come riesce a badarvi, a coltivarle, a custodirle!
Una richiesta di Ananda, al momento giusto, avrebbe potuto prolungare la vita del Buddha. Ma
non vi fu, e il Buddha decise di passare nel Nirvana entro tre mesi. Nella narrazione degli ultimi giorni
del Buddha nulla mi ha colpito pi di questa occasione perduta. La vita del maestro fu nelle mani del
discepolo. Se Ananda lo avesse amato ancor meglio, il suo amore sarebbe stato ancora pi attento, e il
Buddha non sarebbe morto allora. Questo mostra quanto sia importante la precisione dell'amore.
Solo nella sua precisione questo sentimento trova il proprio senso e salva o conserva la vita
all'essere amato.
Nell'ambito di una religione come il buddismo, in cui la morte viene accettata, discussa e
trasformata in ogni modo possibile accresciuta fino a diventare una molteplice supermorte, nulla tocca
pi profondamente di ogni moto della vita rivolto, per cos dire, contro la dottrina, una fiamma
spontanea, dato che tutto dovrebbe estinguersi. Qui, proprio qui, la vita mostra di possedere qualcosa
che non pu estinguersi. Il Buddha ottantenne, guarito da una malattia grave, parla della bellezza delle
regioni in cui ha peregrinato; le chiama tutte per nome, con la segreta speranza che il suo discepolo
tenti di trattenerlo in vita. Ripete il discorso tre volte, ma il discepolo non capisce, e la muta tristezza
con cui poi il Buddha rinuncia alla vita  pi eloquente di ogni predica.
Essere Dio e poi rinunciarvi, come fosse nulla. Si  cos rinunciato a noi?
Ogni tanto sentiamo tutta la nostra vita trascorsa riassumersi in una asciutta sequenza di
situazioni simili: affiorano persone che per noi hanno contato molto, si raccolgono secondo l'ordine in
cui le abbiamo valutate, si ripetono e si confermano, e d'improvviso, anche se soltanto per un istante,
sono presenti qui a tal punto che per noi il giorno e la notte ardono delle loro parole. In simili istanti si
impara a odiare supremamente la propria vita. Perch coloro che ci sono stati pi vicini non avrebbero
mai dovuto esserci vicini. Coloro che abbiamo venerato non erano degni di venerazione. Coloro che
abbiamo trovato belli sono brutti, e forse lo sono stati sempre. Coloro che ci hanno aiutato, ora si
riprendono, ostili, il loro aiuto.
Coloro che abbiamo aiutato, dichiarano che ci accadde contro la loro volont. Tutto, se non
vano, fu certamente sbagliato. E se una volta  stato cos, e tuttavia quella volta si  preso tutto cos sul
serio, che cosa ci garantisce che anche oggi non sia cos?
Nel regno millenario di Bosch, l'amore  sciolto dal mondo dei valori e dei prezzi. Anzich
freddi conti e valutazioni, ci sono strane piante e animali; i frutti hanno raggiunto dimensioni
gigantesche, e proprio essi esprimono il valore dell'amore.
Ogni animale, ogni frutto  qualcosa di particolare. Non si vorrebbe neppure sapere sempre che
cosa stia a rappresentare: ma sentiamo che rappresenta sempre cose grandi. Il suo aspetto a volte conta
pi del suo significato. Il pittore si mostra superiore alle parole. Tutti i sistemi speculativi vivono
perch alcune, poche parole sono state nuovamente riempite a spese di altre, svuotate.
Il pittore, se non si attiene alle proporzioni naturali, ha in mano uno strumento pi potente. Una
fragola, per lui, pu essere pi grande di un uomo.
In Bosch  sorprendente l'aspetto incolore degli amanti. Il regno colorato dei suoi animali e dei
suoi frutti, le invenzioni fantastiche di rocce e di fonti cristalline, le strutture in cui egli colloca le
coppie di amanti, i tormenti che escogita per l'inferno, hanno tutti qualcosa di sfrenato, di sontuoso, di
ricco e di smisurato, a confronto con le figure umane, pallide, sempre uguali. Il senso della massa e
dell'uguaglianza degli uomini non  mai stato espresso in modo cos convincente nell'arte. In Bosch gli
uomini divengono tutti immagini riflesse allo specchio, non appena sono nudi. Vestiti, hanno ciascuno
sembianze diverse; nudi, sono tutti Adamo ed Eva. Veri adamiti, i personaggi umani della tavola
centrale sono nati per gemmazione dalla prima coppia umana. Tutti si amano, ma dov' una donna
gravida? Anche nelle pene dell'inferno, nulla si collega alla gravidanza. L'amore  concluso in se
stesso; emancipato dal mondo dei valori e dei prezzi, sciolto dal mondo delle conseguenze. In ci
consiste veramente il regno millenario di Gioacchino da Fiore; coloro che si amano sono senza sesso. I
loro strumenti stanno al di fuori del loro corpo, sono piuttosto nelle piante tropicali, nelle spine e nei
frutti.
Sono l'opposto degli indiani, che hanno un'arte dove ogni singolo corpo ha la sensualit di
mille.
Principio dell'arte: ritrovare pi di quanto  andato perduto.
I grandi uomini riusciamo unicamente a immaginarceli soli, non pi di uno per un'intera
generazione: invidia e bassezza dei grandi, anche nell'immagine che noi ci facciamo di loro.
Nessuna lingua  tanto intrisa di superbia come l'inglese. Sarebbe bello fare i confronti e sapere
come fossero soliti parlare i romani dopo vari secoli di potere; a questo non si arriver mai. Ma fra le
lingue che si parlano oggi, quella degli inglesi  la superbia incarnata. Le sue parole sono messe in fila
come bacchette; non risuonano troppo alte n troppo profonde. Le frasi possono essere spezzate in
qualsiasi punto, come bacchette; irraggiano un senso di sicurezza e di superiorit, come un'aria di
famiglia o di clan, che non ha niente che fare con i meriti e le qualit del singolo. La superbia 
qualcosa che va da s, altrimenti  proibita, chi ne ha una propria, privata, oltre a quella di tutti, la
nasconde: quella di tutti  molto pi importante. Ogni asserzione, nella sua apparente asciuttezza,  una
sentenza; il giudicare ha interamente divorato il linguaggio. Il rispetto che  dovuto a ogni individuo e a
ogni sua frase  il rispetto dinanzi al giudice. Nella lingua la passione suscita diffidenza; come potrebbe
essere imparziale? Ma questi giudici, tutti, sono pronti a scendere al livello dei bambini e a spiegare
loro le cose pi varie; in ci la loro gentilezza non ha limiti. Colui che sentenzia, in questo caso,
diviene paziente; per l'esecuzione si concede tempo. Pu anche essere differita; basta che la sentenza
sia stata pronunciata. Qualsiasi altra cosa ci sia da dire, ha poca importanza; forse  solo una
sensazione, un umore,  cosa passeggera, e in ogni caso passa.
L'inquadramento nel senso di superiorit di un'intera casta priva comunque la lingua di ogni
vanit; lo scintillio privato e maligno del francese  totalmente assente. In inglese non si dice tanto
male degli altri; o, pi esattamente, il male che si dice potrebbe anche essere detto di ogni altro, e
quindi non risulta cos astioso. La fredda affettazione di nobilt dell'inglese nella sua lingua 
inimitabile; bisogna che tutti, o per lo meno moltissimi, ne partecipino e bisogna essere vissuti a lungo
fra quei molti per riuscire ad appropriarsene.
Tenere separati i pensieri a forza.
Formano troppo facilmente un intrico, come capelli.
Gli uomini che possono respirare a fondo solo quando tutti sono in pericolo.
E se quelli che rimangono fossero sempre i peggiori?  darwinismo capovolto.
L'elemento storico in senso proprio viene ucciso nella paleontologia. La paleontologia si
occupa di oggetti senza mito, se ne parla come se fossero generati da noi. La nostra moderna
separazione tra fede e produzione viene cos spostata indietro in un'epoca per la quale non  valida. Il
modo in cui tali oggetti vengono messi in fila nei musei sottrae loro il meglio del tempo e della
pazienza che furono utilizzati per crearli. Tantissime e diversissime cose si trovano l allineate una
accanto all'altra; il loro ordinamento sottrae agli oggetti la loro storia.
Le molte citt che uno vede, i paesaggi, gli spazi, le vie! Da qualche parte si incontrano per
formare un nuovo paradiso.
Un padre ha la sensazione che l'educazione impartita dai genitori rovini i figli. Manda per il
mondo i suoi tre figli piccoli e si traveste in modo da poterli osservare. La loro vita sotto gli occhi del
padre non visto.
Dio fu un errore. Ma  difficile stabilire se fu commesso troppo presto o troppo tardi.
Pensare che la crudelt degli assiri, proprio quella crudelt sistematica, sarebbe poi impallidita,
e noi stessi l'abbiamo visto accadere.
Cos il baricentro morale della storia si  spostato per sempre, e i barbari che ci facevano paura
quando eravamo bambini siamo stati noi, il nostro tempo, la nostra generazione: solo che noi lo siamo
stati di pi.
L'improvviso contrarsi delle circostanze e dei rapporti, che si erano intessuti durante tutta una
vita, in un'unica scena reale: in pochi istanti si ripete tutto ci che prima accadeva in settimane e mesi;
tutto sopravviene come cosa nota, senza che si sappia bene da dove; il mutamento ritmico e temporale
lo sottrae alla conoscenza. Ma poi, quando la scena  finita, ci si sente d'improvviso alleviati e si
osserva l'inquietante riepilogo: in un'ora o due, anni e anni ci sono passati dinanzi, anni che
conosciamo bene perch ci hanno fatto soffrire molto.
Forse solo cos ci si pu liberare da quel che si  sofferto, e forse  questa l'origine del dramma.
Quante veridiche manifestazioni di speranza e di bont si dovrebbero trovare, per
controbilanciare quelle dell'amarezza e del dubbio che abbiamo gettato intorno a noi a piene mani!
Chi si azzarda a pensare alla morte finch sa di aver solo moltiplicato la somma delle amarezze,
fosse anche per i migliori motivi? Se si fosse sempre taciuto, si potrebbe per lo meno morire. Ma si
voleva essere uditi, e allora si gridava forte. Ora  il momento di dire altro, e riuscendo comunque a
farsi udire, perch non lo si pu gridare.
1949.
Una corsa che viene interrotta ogni sera in un momento stabilito. Viene dato un segnale.
Ognuno si ferma; si stende per terra; si addormenta. La mattina dopo giunge il segnale della ripresa.
Ognuno si alza e si mette a correre. La sera si fermer di nuovo e di nuovo si addormenter sul posto. E
cos avanti giorno dopo giorno; settimana dopo settimana; mese dopo mese; anno dopo anno. Alcuni
perdono l'abitudine di stendersi per terra e si addormentano in piedi. Cos si trovano in vantaggio.
I sicuri sulla terra che marcisce, e come il marciume lentamente assale le loro gambe.
Sfrontatezza dell'uomo: fa come fosse solo.
Giona mostra due tratti importanti del profeta: la paura della sua missione, che lo spinge nella
pancia di una balena; e la rabbia perch la sua profezia non si avvera. Questo tratto  quello pi
ripugnante e pi pericoloso nei profeti. Devono volere il peggio non appena lo hanno predetto. La loro
voglia di avere ragione li rende spietati.
Prendono pi sul serio le minacce di Dio che lui stesso. Un profeta ha la vita difficile: viene
preso veramente sul serio soltanto nel momento in cui la sua predizione si avvera; cos egli non pu
rinunciare a questo momento.
Dio, se gli strappa il suo trionfo, lo ha ingannato; e il profeta, che parla delle cose pi
spaventose, pu essere tutto tranne che ridicolo. La sensazione, in chi gli sta intorno, che egli in certo
modo incarni e contribuisca a suscitare il male che minaccia  questa sensazione, dunque, non  del
tutto ingiustificata; se potessero costringerlo a un'altra profezia, le cose potrebbero andare
diversamente; e allora tentano continuamente di sottoporlo a questa costrizione.
Un altro tratto vistoso, ma inusuale, nel libro di Giona  l'inclusione degli animali nella
profezia: essi devono far penitenza con gli uomini, digiunando come loro e come loro vestendosi di tela
di sacco.
Ma Dio a Ninive ha misericordia non soltanto degli uomini, che sono pi di 120'000, ma anche
dei tanti animali.
Gli animali hanno meno paura perch vivono senza parole?
Mi addolora che non si arriver mai a un'insurrezione degli animali contro di noi, degli animali
pazienti, delle vacche, delle pecore, di tutto il bestiame che  nelle nostre mani e non ci pu sfuggire.
Mi immagino una ribellione che scoppia in un mattatoio e da li si riversa sull'intera citt; come
uomini, donne, bambini, vecchi vengono pestati a morte spietatamente; come gli animali invadono le
strade e travolgono i veicoli, sfondano portoni e porte, nella loro furia si riversano su fino ai piani pi
alti delle case, come nella metropolitana i vagoni vengono schiacciati da migliaia di buoi inferociti e le
pecore ci sbranano con denti improvvisamente aguzzi.
Gi sarebbe un sollievo per me vedere un unico toro che mettesse in fuga questi eroi, i toreri, e
in pi un'intera arena assetata di sangue. Ma preferirei una rivolta violenta delle vittime pi miti e
comuni, delle pecore, delle vacche. Non voglio ammettere che questo non possa accadere, che non
tremeremo mai davanti a loro, proprio a tutti loro.
Questi eroi! sanno sempre chi assiste allo spettacolo.
Non sparisce, quello che mangiamo ogni giorno; canta come gli uomini nel fuoco.
Di anno in anno tutto  sempre pi pieno di significati: invecchiando, si annegher nei
significati.
Egli bruci tutti i suoi libri e si ritir come un eremita in una biblioteca pubblica.
Hobbes. Tra i pensatori che non sono vincolati a una religione mi possono impressionare
soltanto coloro che pensano con sufficiente radicalit.
Hobbes appartiene a questi; al momento, per me,  il pi importante.
Soltanto pochi dei suoi pensieri mi sembrano giusti. Egli spiega tutto mediante l'egoismo, e
sebbene conosca la massa  la menziona frequentemente  non ha veramente nulla da dire su di essa.
Ma il mio compito  proprio di mostrare come  composto l'egoismo; come ci su cui regna non gli
appartenga, in quanto ha origine da altre sfere della natura umana, proprio da quelle verso le quali
Hobbes  cieco.
Perch allora mi colpisce tanto la sua rappresentazione? Perch mi compiaccio dei suoi pensieri
pi falsi, purch siano formulati con sufficiente radicalit? Io credo di avere trovato in lui la radice
spirituale di ci contro cui voglio pi di tutto combattere. Fra tutti i pensatori che conosco,  l'unico
che non maschera il potere, il suo peso, la sua posizione centrale in ogni comportamento umano; ma
neanche lo esalta, lo lascia semplicemente dov'.
Il vero materialismo, quello delle invenzioni e della ricerca, ha avuto inizio ai suoi tempi. Egli
lo rispetta senza per questo rinunciare alle qualit e agli interessi umani pi antichi. Egli sa che cosa 
la paura; il suo calcolo la svela. Tutti quelli che vennero dopo, e provenivano dalla meccanica e dalla
geometria, non hanno fatto che prescindere dalla paura; cos questa  dovuta di nuovo rifluire
nell'oscurit, dove continua a operare, indisturbata e innominata.
Hobbes non sottovaluta il peso spaventoso dello Stato. Che effetto miserevole, se le
paragoniamo con le sue, ci fanno tante speculazioni politiche dei secoli successivi.
Accanto a lui, Rousseau sembra un chiacchierone puerile. Il primo periodo della storia moderna
che realmente comprende gi in s noi quali siamo oggi,  il secolo Xvii.
Hobbes ha vissuto questo periodo con piena consapevolezza, pensando. Le aspre discordie
politiche, cui dovette sottrarsi durante una lunga vita, erano abbastanza invadenti e pericolose da
minacciarlo. Un altro ne sarebbe stato completamente contaminato o piegato. Ma lui seppe vederle allo
stesso tempo dall'esterno e dall'interno, allontanando da s ogni ostilit dichiarata finch i suoi pensieri
non si fossero formati e fissati.
Hobbes sta veramente da solo come pensatore. Vi sono poche correnti psicologiche dei secoli
seguenti, delle quali non potrebbe essere rivendicato come precursore. Egli ha conosciuto, come ho gi
detto, la grande paura, ed  riuscito a esprimerla con la stessa totale chiarezza che usava con tutte le
altre cose che trattava. La sua religiosa empiet  stata una fortuna senza pari; la sua paura non si 
lasciata neutralizzare da facili promesse.
Il suo appoggiarsi al potere politico esistente, quello del re prima, quello di Cromwell dopo, non
glielo si pu proprio rimproverare: era convinto della giustezza di tali concentrazioni di potere. Non ha
spiegato, ma registrato, la sua avversione per il grido della massa.
Non ci si pu aspettare da nessuno che spieghi tutto.
Machiavelli, che tanto viene esaltato,  appena una met, la met classica di Hobbes. Tucidide
fu per Hobbes ci che per Machiavelli fu Livio. Di che cosa siano le religioni Machiavelli, che
bazzicava con cardinali, non ha capito assolutamente nulla. Non ha avuto modo di trarre profitto
dall'esperienza delle guerre e dei movimenti religiosi di massa in quei cento anni abbondanti tra lui e
Hobbes. Dopo Hobbes, occuparsi di Machiavelli ha soltanto un interesse storico.
Avevo sentore dell'importanza di Hobbes da lungo tempo. Lo elogiavo gi, fra me, quando
ancora non lo conoscevo in modo sufficientemente approfondito. Ora, dopo aver lavorato seriamente
sul Leviatano, so che includer questo libro nella mia Bibbia ideale, la mia raccolta dei libri pi
importanti  e con questo intendo specialmente i libri dei nemici. Sono quei libri con i quali ci si affila,
non quelli che ci fiaccano, perch sono gi stati succhiati e prosciugati da molto tempo. Di questa
Bibbia non faranno parte, ne sono certo, n la Politica di Aristotele n il Principe di Machiavelli n il
Contratto sociale di Rousseau.
Con Maometto si compie l'opera di tutti i profeti: diventa legislatore e reggente effettivo,
soltanto attraverso di lui i profeti sono giunti al vero potere; nessuno prima ha usato Dio cos
coerentemente e con tanto successo. Fede  per lui obbedienza. Distribuisce a piene mani i beni di Dio,
le ricompense, che promette per l'aldil; sarebbe volentieri munifico come un re. Si denomina profeta
di Dio: altrettanto bene, ancor meglio, potrebbe definirsi il suo comando.
Tra i suoi predecessori prende in considerazione soltanto quelli che hanno veramente concluso
qualcosa nel mondo: Abramo, Mos, Ges. Non ha mai conosciuto suo padre, il suo rispetto per la
propriet altrui  quello di un bravo orfano; questo atteggiamento gli frutta, come moglie, una ricca
vedova che lo adora in ogni modo.
Nel tempio della Kaaba agguanta i pellegrini, profeta-cicerone, e si sente sempre pi attirato
dall'idea di installarsi l; di sostituire l'oligarchia dei coreisciti con una tirannide. Le sue trattative con
la gente di Medina hanno sin dall'inizio qualcosa di politico. Si premunisce con alleanze e prepara un
piano di guerra contro la sua citt natale.
Interesse di Maometto per i sepolcri: tra i sepolcri si prende anche la malattia di cui morir. I
cadaveri lo interessano come oggetti della resurrezione. Il Giudizio Universale  per lui la suprema
ricapitolazione e concentrazione della sovranit. Tutti vengono giudicati e si decide per sempre di loro.
 la pi grande massa immaginabile come oggetto di una sentenza definitiva. Il cumulo dei morti, vero
obiettivo delle guerre, diventa cos grande che comprende tutti i morti. (Maometto preferisce
decisamente le guerre alle guarigioni degli infermi). Poich, dal giorno del giudizio in poi, non si
morir pi, tutti i morti si tramutano in vivi, e l'unico scopo del loro risveglio  che accorrano insieme
al pronto e immediato comando di Dio.
Nell'Islam il comando di Dio ha in s molto di una condanna a morte.
Nella Bibbia lo scanna questo e scanna quello si riferisce per lo pi ad animali sacrificali; solo
alcune volte il comando di Dio colpisce direttamente, come un lampo, anche l'uomo. Il passo
dall'ebraismo all'Islam sta in una pi forte accentuazione e concentrazione del comando.
Un'espressione intuitiva del rapporto tra guerrieri e morti, in quanto cumulo, esisteva presso gli
antichi celti. Quando andavano in guerra, ogni uomo prendeva una pietra e la buttava insieme con gli
altri in un cumulo. Quando ritornavano a casa dalla guerra, ogni uomo si riprendeva una pietra: le
pietre dei caduti, che non potevano pi farlo, restavano per terra. Cos, per i morti sorse
spontaneamente un cippo fatto di pietre. In questa precisa sottrazione di coloro che tornavano da quelli
che erano partiti si esprime un sentimento singolarmente chiaro per il cumulo dei morti: al posto di
quelli che sono rimasti sul campo di battaglia o in mano al nemico, si erige il cippo di pietre.
La massa assordante. Una rilevante funzione della massa  quella di coprire i pericoli
assordando: pericoli di terremoti come di nemici. Ci si unisce per gridare pi forte. Poi, se l'altro, il
terremoto o il nemico, ammutolisce, si  vinto.  importante a questo proposito pensare che il mare non
si lascia sopraffare. Quindi, anche se a una potente massa dovesse riuscire di diventare per un momento
pi rumorosa del mare, tuttavia non si riuscirebbe mai a farlo ammutolire. Per questo il mare  rimasto
sempre, nella mente degli uomini che lo conoscono, la massa pi grande, che non si pu mai veramente
uguagliare.
Se gli uomini almeno nascondessero i loro congiunti, pensava lo straniero in modo che non si
sapesse mai a chi appartiene ciascuno. Sarebbe stupendo avere una famiglia segreta, veramente tutta
per s, di cui nessuno sa niente, che si pu raggiungere soltanto con molte cautele, perch qualcuno
potrebbe trovarne le tracce, padre, madre, fratelli, sorelle, come altrettanti amanti segreti!
Parole senza le quali non si pu vivere, come amore, giustizia, e bont. Ci lasciamo ingannare
da esse, e ci accorgiamo dell'inganno, ma per credervi poi ancor pi intensamente.
Che ciascuno tenga segreto il suo dolore pi profondo.
Il movimento peculiare del sapere.
Si mantiene a lungo immobile, come pietra o vita in letargo. Poi d'improvviso, e
inaspettatamente, assume un carattere vegetale. Se lo sguardo ci si posa, si vede che non si  mosso dal
suo posto, ma  cresciuto.
 un grande momento, ma non ancora il miracolo. Poi un giorno si volge lo sguardo da qualche
altra parte e quel sapere sta dove finora di sicuro non  mai stato, ha cambiato posto, ha fatto un balzo.
Ognuno aspetta questo sapere che balza. Nella notte, di cui siamo colmi, stiamo in attesa di sentire
l'ansare dei nuovi predatori e nell'oscurit splende il loro occhio, temibile e avido.
Dio che esce da un uovo  e il filosofo che lo ha deposto.
La cosa pi disgustosa per le mie orecchie  il dialetto della saziet.
Nella nebbia le figure sono come parole. Chiunque si faccia avanti nella nebbia mi eccita come
una parola nuova.
Basta una parola a riunirlo.
C' qualcosa di cos vile nell'astuzia che si preferirebbe avere la saggezza di un folle.
E allora gli efficienti saranno biasimati e verr punito chiunque arrivi sempre a un risultato.
Da una settimana mi occupo di un libro che mi turba profondamente: si tratta delle Memorie di
un malato di nervi di Schreber, presidente di Corte d'Appello, un libro che apparve quasi cinquant'anni
fa, nel 1903, a spese dell'autore, fu comprato in blocco dai suoi parenti, ritirato dal commercio e
distrutto, cosicch ne rimasero soltanto pochi esemplari. Uno di questi mi capit tra le mani per strane
circostanze nel 1939 e da allora lo ho con me. Sentivo, prima ancora di leggerlo, che sarebbe diventato
importante per me. Come altri libri, ha aspettato il suo momento, e ora che sto raccogliendo i miei
pensieri sulla paranoia, lo ho tirato fuori e l'ho letto subito tre volte. Non credo che mai un paranoico,
internato per anni in una casa di cura, abbia esposto il suo sistema in modo cos completo e
convincente.
Che cosa non ho trovato in lui!
Conferme per alcuni pensieri che mi occupano da anni! per esempio l'indissolubile connessione
tra paranoia e potere. Tutto il suo sistema  la descrizione di una lotta per il potere, in cui Dio stesso  il
vero antagonista. Schreber  vissuto a lungo nell'idea di essere l'unico uomo sopravvissuto nel mondo;
tutto il resto erano anime di morti e Dio in varie sue manifestazioni. L'idea di essere o di poter essere
l'unico, l'unico tra cadaveri,  decisiva sia per la psicologia del paranoico sia per quella del potente che
spinge all'estremo il suo potere. Questa connessione mi apparve con chiarezza per la prima volta
quando assistetti a Vienna, nel 1932, al processo contro Matuschka per i suoi attentati ai treni.
Ma Schreber portava anche gi pronta dentro di s come delirio l'ideologia del
nazionalsocialismo. Egli considera i tedeschi il popolo eletto e vede minacciata la loro esistenza da
ebrei, cattolici e slavi. Si definisce spesso il campione che deve salvarli da questo pericolo. Una simile
anticipazione di quanto accadde pi tardi nel mondo dei sani di mente costituirebbe gi da sola un
motivo sufficiente per occuparsi delle sue memorie. Ma Schreber ha escogitato anche molte altre cose.
Il pensiero della fine del mondo lo perseguita, ne ha grandiose visioni, che non si dimenticano.  inutile
elencare tutto quanto accade in lui, me ne occupo in tutti i particolari in una sezione di Massa e potere.
Tuttavia voglio qui menzionare alcuni aspetti che mi interessano in relazione a Auto da f. (*)
Infatti la descrizione di un periodo di immobilit ricorda il capitolo corrispondente di Auto da
f, che si intitola L'irrigidimento. Anche i colloqui con personaggi immaginari potrebbero essere tratti
da Auto da f.
Occuparsi di paranoia ha i suoi pericoli. Dopo poche ore mi afferra l'angosciosa sensazione di
essere segregato, e tanto pi convincente  (*)  il grande romanzo di Canetti, pubblicato nel 1935 a
Vienna?N.d.T'*. il sistema delirante di cui ci si occupa, tanto pi fortemente cresce la mia paura.
Due specie di elementi vi confluiscono. Il primo: la compiutezza e la chiusura del delirio, che
rende molto difficile sfuggirgli; non ci sono porte; tutto  sbarrato; invano si cerca con gli occhi
qualcosa di fluido, deve potersi immergere, per farsene trascinare via; e, anche se si trovasse, sarebbe
tagliato fuori; tutto  come graniti. Tutto  oscuro, e questa dura oscurit si riversa naturalmente su chi
vi si trova in mezzo. In tutto ci che ho tentano di fare, mi sono guardato proprio da questa chiusura;
che ci fossero aperture, che ci fosse spazio, questo era il mio pensiero dominante, finch resta molto
spazio nulla perduto. Ma in questo caso qualcuno ha immaginato come suo delirio proprio ci che per
me sarebbe la cosa pi facile, che potrei realizzare come giocando, senza sforzo. Nulla mi spaventa di
me stesso come la mia capacit di capire, nella sua compiutezza e chiusura, il delirio di un altro.
Il secondo elemento, molto pi pericoloso,  che comincio a dubitare della validit dei miei
stessi pensieri. Se  possibile mettere in scena in modo cos convincente anche questa manifesta forma
di delirio, al tempo stesso occultandola, in modo da poter catturare altri  che cosa mai non si potrebbe
mettere in scena in maniera simile, ammesso che uno disponga in qualche misura di questa forza
paranoica! Quel senso di evidenza che spesso mi capita di percepire per quel che penso, lo
percepiscono anche loro. La differenza comunque consiste nel fatto che io faccio subito deviare, senza
portarlo a conclusione, ci che mi sembra troppo convincente, lo rinvio, lo metto da parte, mi dedico a
qualcos'altro affronto pi tardi lo stesso problema da lati sempre nuovi, non mi lega mai a un solo
metodo e certo non a un metodo personale; sfuggo l'angustia delle discipline stabilite passando ad altre
con la mossa del cavallo; dissolvo irrigidimenti personali imparando sempre cose nuove; e soprattutto,
a dispetto degli amici benintenzionati, protraggo il lavoro per anni e anni, in modo che sia data
occasione al corso del mondo di confutare o di distruggere queste scoperte e lo scopritore stesso.
Nonostante tutto resta vero che non posso vivere senza credere in queste scoperte. Non riesco a
equipararle ad altrettante variet del delirio. Cos mi odio per il pericolo in cui metto pensieri nuovi
quando mi sprofondo nell'angustia dei deliri altrui.
Si pu vivere soltanto una parte di questo mondo; ma per te conta solo il tutto: tua limitatezza.
Una lettera d'amore dalla Svezia.
Strindberg sul francobollo.
Amore in tinozze, uno lo versa sulla testa all'altro.
Lui ha piantato un deserto nella mente di lei. L fioriscono i suoi pensieri.
Questa truce storia del Sultano di Delhi! La seguiamo fino in fondo per una sorta di coazione
della coscienza e subiamo tutto, poi improvvisamente abbiamo l'impressione di essere noi stessi degli
assassini; solo perch abbiamo accettato di occuparcene, perch non l'abbiamo respinta subito con
forza e ribrezzo. Il peggio di tutto  sempre storia e io non posso sfuggirle; che essa in verit non abbia
fatto che peggiorare mi costringe a essere il suo anatomista; incido in vari punti il suo corpo
putrescente e mi vergogno di questo mestiere che io stesso ho scelto.
Ormai non puoi accettare pi nulla, se non ti costringi a formularlo subito; hai gi troppe cose e
sei finito nella corrente. Da questa corrente non uscirai mai, prima di aver raggiunto la sua foce. 
meglio che la assecondi nuotando, invece di opporre continuamente resistenza.
Un uomo disse a sua moglie: Piove, voglio fare sogni piacevoli.  Inizio di un racconto del
Suriname.
Ci andava tutte le sere. Lei lo accoglieva gentilmente. Restava ore e ore. La abbandonava in un
deserto di segreti distrutti e se ne andava.
Sia Gnade (grazia) sia Knie (ginocchio) contengono la flessione della n.
Quel che  andato perduto in un altro uomo che vive, esiste, ti guarda, ti parla; ricercare dentro
di lui ha qualcosa di disperato: Dove l'hai messo? gli si dice lo nascondi?  ancora l, e cos lo si
esplora e lo si fruga invano, ma tutto  sprofondato; eppure non si vede nessun mare dove sarebbe
potuto sprofondare; e nulla pi importa, salvo questa ricerca,  la ricerca del nulla che siamo diventati
nell'altro.
Il restauratore. Incrocio di un attore e di un archeologo. Deve interpretare la parte del pittore di
cui restaura il quadro. Mentre stacca strato per strato, con cautela e attento a non danneggiare nulla,
arriva finalmente al quadro di colui che egli interpreta. La sua venerazione si fonde con la sua
aspettativa. Ma  anche attivo: molto resta in suo potere. Quanto pi riesce a ricostituire frammenti che
erano quasi irriconoscibili, tanto pi grande  il suo successo come archeologo. Quest'aspetto umile
della sua natura si pu ribaltare nel suo opposto, se allenta le briglie al suo arbitrio e presenta come
dovrebbero essere secondo le sue congetture cose che in realt sono gi compiute.
Infine pu avere una cos alta opinione di s da inventare interamente dei quadri, mantenendo
per sempre il ruolo assunto, come la grande maggioranza degli attori, che non sono mai anche
drammaturghi.
Le metamorfosi del restauratore sono gi predisposte; la storia dell'arte contiene l'intera lista
dei suoi personaggi, egli non ve ne aggiunge nessuno. Accetta anche la loro gerarchia: si fa il massimo
onore con i nomi pi illustri.
1950.
Darei molto se potessi disimparare a vedere il mondo nella prospettiva della storia. Questa
divisione per anni  miserevole, tanto pi quando si estende alla vita degli animali e delle piante nei
periodi in cui non era ancora gravata della nostra presenza. La corona della tirannia umana  il computo
degli anni; la pi deprimente di tutte le saghe  quella che racconta che il mondo sarebbe stato creato
per noi.
Ogni anno ci rende pi impudenti.
Un paese che espone la sua marmaglia come bandiere alle finestre.
Uomini come navi e il loro nauseante carico.
La massa pi spaventosa che si possa immaginare sarebbe formata soltanto da conoscenti.
Il medico veramente raffinato, che inventa una nuova malattia per ciascuno dei suoi clienti.
L'elemento avido di certi nomi di malattie: meningite.
Liberare la psichiatria da se stessa: cinquecento o mille descrizioni precise, senza una parola di
classificazione o di spiegazione!
Ci si immagina come si sarebbero comportati gli uomini verso un Dio malvagio. Verso di lui
sarebbero diventati buoni. Non avrebbero preteso e richiesto mai niente da lui, avrebbero sempre
combattuto contro di lui. Alcuni si sarebbero nascosti a lui  artisti delle caverne, altri gli avrebbero
dato la caccia  temerari cacciatori.
La loro fede: riuscire, un giorno, a migliorare Dio.
Forse ogni tuo respiro  l'ultimo alito di un altro.
La citt in cui nessuno piange.
Intorno alla reliquia di una lacrima millenaria si costruisce la sua cattedrale.
Anche nei migliori scrittori satirici mi disturba la loro ragionevolezza, lo stagno piatto dal quale
emergono le loro mostruose trovate.
Un filosofo che attraversa la vita senza dare una sola risposta. Ma quante domande fa!
Donne sui trampoli, che da lass si gettano nelle braccia di ignari eletti.
La storia presenta tutto come se niente si fosse potuto svolgere altrimenti. Invece si sarebbe
potuto svolgere in cento modi. La storia si mette dalla parte di quel che  avvenuto e lo distacca dal non
avvenuto costruendo solide connessioni. Tra tutte le possibilit si basa su quella sola che 
sopravvissuta. Cos agisce sempre la storia, come se fosse dalla parte dell'avvenimento pi forte, cio
di quello realmente avvenuto: non sarebbe potuto rimanere non avvenuto, doveva avvenire.
Ranke riconosce il potere, e la realizzazione attraverso il potere  per lui la storia. Quegli storici
che non sono adoratori del potere non possono scrivere una coerente storia degli Stati. Per molti di loro
Roma bastava ancora, allorch quella Roma non esisteva gi da lungo tempo. Dei quattro grandi
periodi della storia, quali li vide Voltaire, quello di Luigi Xiv fu l'ultimo: il nemico della storia dei re e
delle battaglie non fu impressionato dal potere meno di quanto non lo sia un comune cronista di guerra.
La peculiarit di Ranke come storico si basa sul suo pluralismo;  un politeista del potere.
Poich nei secoli a lui precedenti, come nel suo, di centri di potere ve ne furono parecchi, e grandi, egli
 l'araldo di ciascuno di essi. Per quelli che ormai non erano pi grandi, Spagna e Turchia, sembra
avere provato qualcosa di simile alla vergogna.
In che misura si continuer ad uccidere, se si potr far tornare tutto in vita?
Ha tanto denaro che le bombe si cibano dalla sua mano.
Impiccare, oggi, ha gi la stessa delicatezza del pescare con la lenza.
Viene fuori che gli atomi non esistono. Eppure le bombe atomiche rimangono.
Come si pu essere giusti con qualcuno che non ha idea di che cosa sia la giustizia?. Perch,
forse che con questo si distrugge la giustizia?
 forse cos suscettibile?. Per ognuno che si ama occorrerebbe un incassatore di insulti e, per
risparmiare persone, si dovrebbero combinare opportunamente le coppie insulti-amore.
Questo sentimento pressante di sapere tutto su tutti gli uomini, quando e come essi sono sempre
vissuti, come se la mia beatitudine dipendesse da ciascuno, dalla sua particolarit, dalla sua unicit, dal
suo sviluppo, e poi ancora da ci che essi tutti sarebbero stati insieme.
Diventare una citt, un intero paese, un continente e non conquistare niente.
Un lampo speciale, solo per gli avari, che gli porti via tutto in una volta.
L'uomo migliore non sarebbe colui che ha meno bisogni, bens colui che, per mezzo di ci di
cui ha bisogno, regala di pi.
Che la terra sia sotto osservazione  l'invenzione poetica pi meritata di cui essa sia stata
oggetto.
Pu darsi che noi siamo osservati da molti e potrebbe anche darsi che si contendano tra di loro il
possesso della terra.
Agenti di una stella straniera sulla terra, che ascoltano e ai quali non si pu parlare in nessun
modo.
Pensare che il nostro sviluppo tecnologico possa aver richiamato su di noi l'attenzione degli
stranieri, che essi ci vedano come un serio pericolo solo da quando  esplosa la prima bomba atomica,
che essi discutano da allora sulla nostra fine e che questa forse sia imminente.
Un paio di primitivi superstiti saranno gli unici che non distingueranno tra noi e gli
extraterrestri, che non capiranno niente di ci che avverr, ultimi semplici terrestri, indigeni, insieme
perduti e innocenti.
Stupore e disgusto allorch gli scopritori apriranno la prima maleodorante carcassa di un uomo.
Vengono presentati e spiegati i processi della nutrizione e della digestione, come avvengono in
loro.
Si supponga che siano formati da Unit di luce invece che da persone e che tutti i confini, anche
quelli tra persone, diano per loro disgustosi, luce invece di grasso. E se si fossero scelti la terra come
loro cimitero?
1951.
Ci che pi mi ripugna nei filosofi  il processo di evacuazione del loro pensiero. Quanto pi
frequentemente e abilmente usano i loro termini fondamentali, tanto meno rimane del mondo intorno a
loro. Sono come barbari in un nobile e vasto palazzo pieno di opere meravigliose. Se ne stanno l in
maniche di camicia e gettano tutto dalla finestra, metodici e irremovibili: poltrone, quadri, piatti,
animali, bambini, finch non rimane altro che stanze vuote.
Talvolta, alla fine, vengono scaraventate via anche le porte e le finestre. Rimane la casa nuda. Si
immaginano che queste devastazioni abbiano portato un miglioramento.
Il saggio dimentica la sua testa.
Dell'aldil  rimasto il nulla, la sua pi pericolosa eredit.
Instancabile ti tuffi, sommozzatore, nelle confusioni degli altri. Puoi imparare ancora da loro?
Puoi aiutarli? Sono per te pi del sigillo delle tue proprie confusioni?
Un sogno  come un animale, ma un animale sconosciuto, e non si distinguono le sue membra.
La spiegazione  una gabbia, ma il sogno non ci sta mai dentro.
Una persona che non ti incontra mai senza pretendere qualcosa da te. Cos in alto le appari; cos
poco si considera e cos tanto vuole.
L'esigere personificato. Gli esseri pi enigmatici sono per me quelli che avanzano pretese su
tutto, hanno bisogno di molto eppure non hanno a minima considerazione di s.
L'uomo pi lamentevole che io abbia mai conosciuto era un merciaio che and a finire tra le
parole; se le mise in bocca come se fossero granaglia e ruminandole scrisse una poesia.
Gli ambiziosi, per i quali l'obiettivo  il potere, sono sempre alla ricerca di parole chiave.
Afferrano ci che qualcuno dice casualmente in societ e se lo aggiustano come una specie di
presagio. Lo sconosciuto che risponde alle loro domande gli  indifferente.
Non hanno affatto il desiderio di rivederlo; spesso non sanno che cosa fa e perfino il suo nome
pu sfuggirgli. Per loro magari  un polacco oppure uno psicologo. Da lui essi vogliono soltanto una
parola che, per misteriose ragioni, a loro appare utile. Preferiscono ritirarsi dalla compagnia non appena
tale parola  stata pronunciata; potrebbe perdere un po' della sua forza, stando accanto a quelle che
seguono. Non appena sono soli, staccano completamente la parola dal suo autore e la girano da tutte le
parti finch essa raggiunge un qualcosa di assoluto; come se venisse da una forza superiore, al solo fine
di servirli.
Ansia e disagio delle stelle per il fatto di essere viste e contate da noi.
Ogni guerra contiene tutte le precedenti.
Roma e Parigi e Londra verranno dimenticate. Un solo mare le ricoprir. Nessuno capir
l'inglese.
Un paio di cavalli celebreranno una messa per Epsom. I cimiteri di Verdun illumineranno il
fondo del mare.
Sapere che non si ha pi alcun potere su un'altra persona pu rendere felici. Quanto pi
intensamente l'abbiamo dominata, tanto pi grande sar questo sentimento di felicit. La libert 
ormai questo mi appare sempre pi chiaro   una libert di lasciar liberi, un disfarsi di potere.
Dalle persone che conosco bene mi faccio raccontare sempre volentieri le stesse storie,
specialmente se riguardano gli avvenimenti centrali della loro vita. Io riesco ad avere rapporti soltanto
con quelle persone che raccontano le loro storie in maniera sempre un po' diversa. Gli altri per me sono
attori che hanno imparato troppo bene la loro parte, io non li credo.
Gli occhi molto belli sono insostenibili, bisogna guardarli sempre, ci si affoga dentro, ci si
perde, non si sa pi dove si .
Ti chiedono sempre che cosa vuoi dire, quando insulti la morte.
Vorrebbero da te quelle speranze da poco che vengono dipanate dalle religioni sino alla nausea.
Ma io non ne so niente. Non ho niente da dirne.
Il mio carattere, e il mio orgoglio, consistono in questo: che finora, non ho mai lusingato la
morte. Come tutti, anch'io me la sono augurata a volte, molto di rado, ma nessuno ha mai sentito da me
una lode della morte, nessuno pu dire che io abbia piegato il capo dinanzi a lei, che l'abbia
riconosciuta o mi sia compromesso con lei. Mi sembra inutile e malvagia come sempre, mi sembra il
male primordiale di tutto ci che esiste, l'irrisolto e l'incomprensibile, il nodo in cui tutto da tempo
immemorabile  stretto e preso e che nessuno ha osato recidere.
 peccato per tutti. Nessuno sarebbe mai dovuto morire. Il peggiore delitto non meritava la
morte e senza il riconoscimento della morte non ci sarebbero mai stati i peggiori delitti.
Sarebbe da inventare un mondo in cui non ci fosse mai stato un omicidio.
Come apparirebbero, in un mondo simile, tutti gli altri delitti?
Ci portiamo dentro di noi la cosa pi importante per quaranta o cinquanta anni prima di osare
dirla in modo articolato. Gi per questo non si pu calcolare quel che va perduto con coloro che
muoiono precocemente. Tutti muoiono precocemente.
Il comportamento dei martiri non appare spregevole a nessuno, anche se hanno fatto tutto quello
che hanno fatto in vista di una vita eterna.
Come sarebbero apparsi spregevoli ai seguaci del cristianesimo gli stessi martiri se avessero
mirato a una vita eterna qui, invece che altrove.
Persino l'idea della metempsicosi appare pi ragionevole di una permanenza nell'aldil. I
sostenitori della fede nell'aldil non si rendono conto che si tratta di qualcosa che essi non hanno mai
chiamato per nome: di un rimanere insieme nell'aldil, di una massa che non si decompone mai.
Una volta riuniti laggi, vogliono non separarsi mai.
Come sarebbe un paradiso in cui i beati non riuscissero a vedersi mai, in cui tutti stessero da
soli, quasi fossero beati eremiti, lontani dagli altri, tanto che nessuna voce possa raggiungerli; un
paradiso di eterna solitudine, senza bisogni o fastidi fisici; una prigione senza muri, grate e guardiani,
da dove non si possa fuggire in nessun luogo, poich non vi sarebbe alcun luogo da raggiungere. L
ciascuno terrebbe discorsi a se stesso, farebbe il predicatore, l'insegnante, il consolatore di se stesso, e
nessun altro ascolterebbe.
Una esistenza beata alla quale molti preferirebbero i tormenti dell'inferno.
Non posso spiegarmi perch un acuto sentimento degli orrori di questa vita conviva in me con
una passione sempre vigile per essa. Forse ho la sensazione che la vita sarebbe meno maligna se non
fosse arbitrariamente lacerata e recisa. Forse sono vittima della vecchia concezione secondo cui gli
abitatori stabili del paradiso sono buoni. La morte non sarebbe cos ingiusta se non fosse decretata in
anticipo. Rimane per ciascuno di noi, anche per i peggiori, la giustificazione che nulla di quel che uno
pu fare si avvicina alla malvagit di questa condanna decretata in anticipo. Dobbiamo essere cattivi
perch sappiamo che moriremo. Saremmo ancora pi cattivi se sapessimo, fin dall'inizio, quando.
Le religioni sono tutte soddisfatte.
Non c' nessuna religione della disperazione sempre acuta? Vorrei vedere colui che non guarda
mai tranquillamente la morte negli occhi, nemmeno la propria; che con questo odio ha scavato un letto
perpetuo al fiume perenne della sua insoddisfazione; che non dorme perch, durante il suo sonno,
alcuni non si svegliano pi; che non mangia perch, durante il suo pasto, alcuni vengono mangiati; che
non ama perch, durante il suo amore, altri vengono separati a forza. Io vorrei vedere colui che 
unicamente questo sentimento, e lo  in ogni momento; che, mentre gli altri si rallegrano, trema per la
loro gioia; colui che riesce persino a sentire il banale lamento sulla instabilit delle cose umane come
un acuto dolore, come il dolore della morte, della morte ovunque diffusa  e respira soltanto in questo
dolore.
Il cieco parla dei grandi che ha conosciuto quando vedeva, e d a intendere che li conosce
ancora meglio da quando  diventato cieco. Nulla, da allora, ne ha allontanato il ricordo, nulla gli si 
sovrapposto, nulla lo ha scolorito, distorto e contaminato.
Rifiuta ogni ricordo di altri sugli stessi personaggi, perch non partecipa della purezza della sua
propria sfera.
Non appena gli si chiusero gli occhi, egli cominci a vivere. Non vedeva pi nulla. Non urtava
nulla.
Andava dall'uno all'altro e non sapeva chi era. Tutte le cose false che erano dette, venivano da
nessuno. Quando diventava triste, si sedeva a un tavolo. Quando si adirava, tirava via la tovaglia. Le
donne gli scivolavano via come acqua; egli non le vedeva e le lasciava andare. La sua cecit trovava
sempre la meta, che si spostava e gli veniva incontro. Egli diceva grazie e si sedeva al pianoforte. E
suonava per le amabili mete un valzer sumero. Com'era allegro allora il mondo dicevano, piene di
stupore.
La cosa pi sorprendente  il brusco aumento della saggezza in una persona che abbiamo
sempre avuto accanto, e la cui saggezza non era certo evidente.
Da lei ci si poteva aspettare molte cose, ma la saggezza proprio no.
Credevamo di conoscerla e veder chiaro in lei, e invece cera ben di pi che stava nascosto.
Questo contenuto nascosto della persona  la sua cosa migliore,  cos nascosto che non si svela a
nessuno, n a chi  pi vicino n a chi  pi lontano, se non nel momento in cui raggiunge il fiore della
sua forma e improvvisamente si schiude, per sempre. Noi cerchiamo ostinatamente questo contenuto
nascosto, ma di solito nella persona sbagliata. Ci che si  cercato faticosamente l,  stato sempre qua,
l'altra faccia di tutte le delusioni, ricompensa, grazia.
Il dialogo cambia i suoi poli, il prossimo, davanti al quale ormai da tempo non si poteva che
tacere, ridiventa improvvisamente il prossimo.
Tavoli quadrati: il senso di sicurezza che ispirano, come se da soli partecipassimo a un'alleanza
a quattro.
Che roba , sei fatta di argilla disse Adamo a Eva e la gett via.
Sono la tua costola, disse lei, la mia argilla viene dalla tua. Lui non le credette e diede un morso
alla mela. Allora seppe che lei diceva la verit, la sollev e la regal al serpente.
Uomini nudi al guinzaglio di donne sontuosamente vestite: uomini da grembo, come i
pechinesi.
Tutti i consigli che egli ha dato e le persone a cui li ha dati si presentano. Si comportano come
lui ha consigliato, ma fra loro: una vivace comunit. Alla fine, vedendoli tutti insieme, lui riconosce
quello che egli stesso voleva.
L'uomo che guarda solo le donne che gli riescono particolarmente sgradite, ma come se gli
piacessero. Il suo destino.
Il gesto del vero idiota, che non pu essere diverso, mi tocca ben pi di quello dell'onnipotente.
Il suo sogno: sapere tutto quanto sa, eppure non saperlo ancora.
Facendo il conto di tutti i suoi amici, trova se stesso; dopo addizioni, sottrazioni,
moltiplicazioni, divisioni  il risultato, la somma  inaspettatamente lui. Se li  scelti in modo che non
pu venirne fuori altro? Tanti, e questo vecchio risultato?
Il mare non  mai solitario.
Come starebbe volentieri in un mondo in cui egli non esiste!
Alcuni modi di dire dell'inglese mi sono odiosi nel pi profondo dell'anima, come quando si
dice di una persona: He is a failure perch nella vita non ha combinato nulla di vistoso. E pensare a chi
viene ancora applicata questa parola! P., che  piena di queste peculiarit inglesi, mi ha detto una volta
di Benjamin Constant: He was a failure. Gi, e chi non lo  stato, allora? Forse che non sono vissuti
tutti invano? E poi, non sono forse morti?
La lunga cameriera che, con movimenti delle dita, si tiene a mente le ordinazioni che potrebbe
dimenticare. Vengo annuisce e guarda furtivamente un paio di dita aperte.
Altre dita confermano allora quello che le prime hanno ricordato, ed  molto contenta di questo
accordo con se stessa. Non sono gli estranei che la mandano in giro e ordinano, lei sente qualcosa e si
consulta tranquillamente con se stessa; decide quando un dito replica a un altro, e provvede che non ci
siano liti fra loro. Quando la gente diventa impaziente, distende l'intera mano e allora si sa che non
succeder niente: le dita semplicemente rifiutano di consultarsi.
Le donne pi sciocche: quelle che vanno subito a raccontare tutto; al primo orecchio che capita;
e prima che le cose siano veramente successe.
L'uomo a cui si pu far fare tutto lodandolo. Basta dirgli un numero sufficiente di volte che 
tanto buono.  pronto a commettere un assassinio, pur di passare per buono.
Solo l'inaspettato rende felici, ma deve cozzare contro molto di aspettato, che esso disperde.
Tutto continua ad attirarmi verso Hobbes: il suo coraggio spirituale, il coraggio di un uomo
pieno di paura; la sua erudizione autoritaria, che fiuta con un istinto senza pari ci con cui deve
confrontarsi in se stesso e ci che deve ormai abbandonare perch vuoto e prosciugato; la sua
riservatezza, che gli consente di tenere per s pensieri maturi e robusti per decenni, e di decidere il loro
momento da solo, inflessibile e impietoso; la gioia per la chiusa cerchia di nemici che ha intorno, lui
che  il suo proprio partito, lui che lascia a molti l'illusione di poterlo usare, ma che sa difendersi
contro ogni prevaricazione; e, pur senza puntare al basso potere, fa esattamente quel che ci vuole
perch i suoi pensieri vengano ascoltati; la sua tenacia, che si accompagna a una tale vivacit e
freschezza di spirito; la sua diffidenza per i concetti  che altro  il suo materialismo?  e anche la
sua longevit. Talvolta mi chiedo se nella mia attrazione per lui non giochino un ruolo esagerato quei
91 anni che ha vissuto. Perch con i risultati del suo pensiero in quanto tali non sono quasi mai
d'accordo: la sua superstizione matematica non mi dice niente, e la sua concezione del potere  proprio
quella che voglio distruggere.
Ma io mi fido di lui; i processi della sua vita e del suo pensiero mi sembrano genuini. 
l'antagonista che io ascolto; non mi annoia mai e io ammiro la compattezza e la forza della sua lingua.
La superstiziosa fede nel concetto, nei filosofi successivi, mi  mille volte pi sgradevole della sua
superstizione matematica. Mi fido di lui e dei suoi anni. Mi auguro,  vero, tanti anni quanti ne ebbe
lui; infatti come posso altrimenti giungere alla stessa costanza, a provare, confermare, convalidare allo
stesso modo le mie esperienze fondamentali, che oggi sono le stesse per tutti; si deve solo lasciar loro il
tempo di penetrare fino in fondo.
Una persona che non ha mai ricevuto una lettera.
L'inferno del ladro  la paura dei ladri.
Durante tutta la cena la vecchissima signora parl di folletti. La cena si protrasse a lungo. Io
cercai di invidiarla per le sue esperienze.
Perch ancora nessun folletto si era occupato di me? Cercai di cambiare il tema, per puro
dispetto. Ma lei non mollava. Un elenco telefonico; dargli un semplice, piccolo calcio posso farlo
anch'io. E addirittura mi vergognavo per le scarpe ammucchiate sul letto. Perch non se ne erano
piuttosto andate a spasso, tutte in direzioni diverse? Ascoltavo di malavoglia. A quel folletto non era
proprio venuto in mente niente. La vecchissima signora, che aveva colto la mia delusione, cominci a
parlare d'altro. Infine la lasciai, era stanca. Ci vollero ore prima che capissi che lei stessa era il folletto.
Si preparava alla sua futura carriera. Raccontava i suoi progetti.
Un libro notturno, nessuna riga del quale fu scritta di giorno.
Parallelamente un vero diario, scritto sempre di giorno. Tenere i due libri separatamente per
alcuni anni, non confrontandoli e non confondendoli mai.
Alla fine, il loro confronto.
1952.
Ogni due settimane lo assale il pensiero degli Uomini a termine.
(*) Come continuano tranquillamente la loro vita in lui! Come gli sono riconoscenti che egli
lasci loro tempo! Sanno che lui non li abbandoner mai, che non potr mai dimenticarli. Vogliono
esaurire in lui la loro esistenza e per questo hanno bisogno di un po' di tempo. Lui vuol bene a ognuno
di loro e pensa con stupore al periodo della sua vita in cui abbozz i personaggi con odio e amarezza.
Da dove gli viene tanta tenerezza, perfino per quelle ombre?
Si pu aver conosciuto tre o quattromila persone, si parla sempre di sei o sette.
(*) Die Befristeten?Gli uomini a termine*  un dramma di Canetti rappresentato per la prima
volta nel 1956 N.d.T.
Certe cose si notano soltanto perch non sono collegate a niente.
Gli avvenimenti del 1759 ad Everton fanno capire che la predicazione di John Wesley e dei suoi
selvaggi seguaci crea masse di moribondi, di dannati che si agitano nella paura delle conseguenze della
loro morte.
Dalle descrizioni del Journal si penserebbe a un campo di battaglia, ma immaginato o finto, per
cos dire, un campo di battaglia provvisorio, che viene finto per sfuggire a quello vero. Per questo
Wesley va senza dubbio paragonato ad un condottiero, a uno che d gli ordini e il segnale della
battaglia, la battaglia di una massa sola, che va da s al massacro.
Eppure questa situazione  dominata dall'idea che lo spettacolo del massacro abbia effetto
salutare e salvi dalla vera rovina.
Ogni volta che vedevano il cielo aperto, era cos pieno che avevano un solo desiderio: trovarci
posto.
Si possono sentire in s tutti i fanatismi? Non si escludono fra loro?
Ficca il naso in tutte le sette; forse  un comunissimo inquisitore.
Gli storici il giorno del Giudizio Universale.
Quali forchette, quale carne e chi  che ci arrostisce?
Nell'osservazione psichiatrica delle persone c' qualcosa che ferisce, e quell'elemento si trova
pi nella classificazione dell'abnorme che nella sua semplice constatazione. Non c' pi una vera
norma; tra quelli che hanno giudizio e esperienza si  ormai affermata la convinzione che tutti, che
tutto, in qualche modo,  abnorme.
Il valore di questa conoscenza sta nel promuovere il sentimento per la peculiarit unica di ogni
uomo: si vorrebbe stimare, amare e proteggere ogni singolo, anche se il suo modo di comportarsi non 
comprensibile n prevedibile.  Invece, lo psichiatra, che crea categorie dell'abnorme, a cui preme
innanzitutto la classificazione e poi la guarigione, toglie al paziente, tanto spesso umiliato, anche la sua
peculiarit. Questo potere di raggruppare gli altri non viene percepito dolorosamente solo dalla vittima;
vederlo all'opera e non poterlo annullare e opprimente persino per l'osservatore partecipe.
A partire da una certa et ogni furbo appare pericoloso.
Sa sempre in anticipo che cosa ci sar sul giornale: perci deve leggerlo con la massima
attenzione.
Sa provocare perfino l'odio di una zanzara.
Questa storia, che consiste principalmente in diaboliche crudelt,  ma che cosa me ne importa
di questa storia, a me che non ho niente in comune con nessuna delle sue crudelt?
Torturare e uccidere, uccidere e torturare, leggendo me li ritrovo davanti mille volte, sempre
uguali se non ci fossero le date, appuntate l come spilli, non si potrebbero addirittura distinguere.
 in attesa di una parola che gli riabiliti tutte le parole e le giustifichi.
Mi voglio spezzare finch non sar intero.
Forse  stata una fortuna che negli anni passati non mi sia mai lasciato sopraffare dal mio
materiale, che lo abbia sempre tenuto a una certa distanza da me. Cos ogni singolo pezzo ha avuto il
suo effetto proprio e duraturo. Ho potuto riflettere su cose che altrimenti si sarebbero soffocate tra loro.
Hanno avuto tempo di incontrarsi nel ricordo e legarsi molte cose che altrimenti avrebbero condotto
solo un'esistenza breve e turbolenta in superficie.  Cos posso anche capire perch l'immenso
materiale che ho esaminato nei mesi scorsi non mi abbia portato a un solo pensiero veramente nuovo, 
mi ha solo confermato quel che gi avevo pensato, e mi ha dato un nuovo, direi quasi scientifico,
coraggio.
O frasi, frasi, quando vi intreccerete di nuovo per non lasciarvi mai pi?
Sono circondato da nemici che vogliono consolarmi. Vogliono spezzare la mia ostinazione in
duplice modo. A volte dicono, di quelli che vengono dati per spacciati, casi in cui la salvezza sembra
impossibile: poich deve essere, sarebbe meglio che fosse. Oppure gridano: io muoio! io muoio! Ma io
non ho ancora mai ammesso che cos debba essere, per nessuno, mi si secchi la lingua se mai lo
ammettessi, e voglio piuttosto dissolvermi in vapori nauseabondi piuttosto che dire s a questo. E che
anche tutti gli altri moriranno, lo so, lo prendo sufficientemente sul serio, ma che con ci mi minaccino
per avere la mia paura tutta per s e per toglierla a un altro che ora  minacciato, per questo me la
prendo con loro, questo non voglio perdonarlo a nessuno.
 forse sentimentalismo l'amore per tutto ci che si conosce bene? Tante cose familiari si
accumulano nel corso di una vita che poi appaiono coperte da uno strato di sentimentalismo. Pi una
cosa  nota e pi vi si depositano strati zuccherosi. Ci vuol molto prima che i sedimenti del conosciuto
si induriscano del tutto. Nessuno pu, fino allora, sfuggire al sentimentalismo; si pu solo procurare
che gli ambiti del conosciuto siano distanti l'uno dall'altro: allora rimarranno in mezzo molte cose
degne di meraviglia. Solo il continente chiuso del conosciuto  pericoloso, ovunque pieno di allusioni
familiari.
Chi vi risiede,  dove pu andare, in quale paese straniero pu ancora arrivare?
 necessario non evitare sempre i terremoti. Il dolore per ci che  distrutto ingiustamente e
ciecamente  inconsolabile e nessuna vita  lunga abbastanza per re-includerlo del tutto nel sedimento
di quel che ci appare familiare, e perci sicuro.
Alcuni si fanno da s i loro terremoti: sono nature temerarie, dilaniate dalla paura. Altri si
spingono, come in sogno, verso i luoghi pericolosi, profeti sommessi.
Ma ci sono anche vittime, che eccedono nella violenza della loro vita, che si riducono a vagare,
deboli e lontani, finch il disastro colpisce loro soli, e per loro a quel punto  la fine, senza senso, senza
senso in quanto senza testimoni.
Ogni esplosione deve avere in s qualcosa di menzognero! La dinamica dell'esplosione richiede
che si ingrandisca la sua causa. Ci si sente selvaggi, va bene, ma che cosa non si inventa per attizzare
questa selvaggeria e giustificarla. Gli istanti di selvaggeria hanno un senso soltanto se diventano pieni,
se la persona tutta e tutte le sue riserve improvvisamente si incendiano. Chi  troppo avaro o pauroso
per una cosa del genere e non conosce questa esperienza  infelice. Ognuno ha bisogno del ricordo del
proprio fuoco; con un fuoco estraneo, prestato soltanto, nessuno potr trovare soddisfazione.
Il gioco d'azzardo, con cui tutto viene messo a repentaglio,  una specie d'ira. Ha un effetto
diverso solo perch si svolge all'interno di un rigido rituale,  un'ira fredda, ma un'ira. Alcune persone
preferiscono questa forma, perch l'alto prezzo della partita d l'illusione di un residuo di
ragionevolezza. Ci si illude di voler avere qualcosa di molto particolare: in realt si vuole rischiare
qualcosa di particolare e per questo occorre il fuoco dell'ira.
La freddezza apparente corrisponde alla perdita anticipata. Si aggredisce ci che si ha; e quanto
pi , tanto pi forte diventa l'ira; chi punta tutto  il pi furioso.
Mi  molto difficile capire come si possa giocare la posta pi alta, la vita. Forse sono troppo
curioso e avido di prodigi; io aspetto incessantemente l'inaspettato. Ci che io so o voglio mi e
prezioso soprattutto quando viene superato o confutato. Al traguardo, in ogni direzione, sta nascosto
l'altro, del quale sento soltanto che sar sorprendente. Io so, affinch esso si sappia improvvisamente
diverso. Io voglio, affinch mi venga deviata la volont. In tutto c' una tale ricchezza di attesa che una
conclusione di qualsiasi specie  per me inimmaginabile. Non c' mai fine, perch tutto diventa sempre
di pi.
L'uomo vero  per me quello che non riconosce mai una fine: non ci deve essere ed  pericoloso
inventarne una.
Alcuni trovano che ci che fanno le religioni  utile.  vero, attenuano la terribile durezza della
separazione e suscitano speranza nei meno colpiti, in quelli cio, che rimangono in vita.
Il loro peccato principale par  contro i defunti, dei quali dispongono come se avessero un
diritto su di loro e una qualche conoscenza del loro destino. A me va bene ogni finzione che migliori i
vivi nei loro rapporti reciproci. Ma le affermazioni sui morti totalmente scomparsi mi sembrano
avventate e senza scrupoli. Accettando una qualsiasi cosa che viene asserita su di loro, al tempo stesso
li si abbandona, ed essi non possono difendersi in alcun modo. L'inermit dei morti  la coda pi
inconcepibile.
Io amo troppo i miei morti per piazzarli in qualche posto (trovo gi degradante che li si
rinchiuda e li si seppellisca). Io non so niente di loro, proprio niente, e sono deciso a continuare ad
amarli nella piena angoscia di questa incertezza.
La fotografia ha distrutto l'effigie.
O leggerezza, leggerezza, diventer vecchio e sempre pi leggero, finch non capir tutti, senza
dirlo; amer tutti, senza volerlo; sosterr tutti, senza che se ne accorgano?
Gi solo per questo non ci pu essere un creatore, perch la sua tristezza per il destino del suo
creato sarebbe impensabile e insopportabile.
La saziet del vincitore, la sua ingordigia, il suo compiacimento, il suo lungo piacere nel
digerire. Varie cose non si dovrebbe essere, ma essere un vincitore  l'unica cosa che non si dovrebbe
essere mai.
Ma lo si  su ogni uomo che si conosce bene e a cui si sopravvive.
Vincere  sopravvivere. Come si pu fare a continuare a vivere, ma senza essere vincitori?  La
quadratura morale del cerchio.
Come presupposto degli Uomini a termine: non riesco a capacitarmi di come tutti non si
occupino di pi di questo mistero della durata della loro vita. Tutto il fatalismo si collega in fondo a
questa unica domanda: la durata della vita dell'uomo  predeterminata o risulta dal corso della sua vita?
Uno viene al mondo con un determinato quantum di vita, diciamo 60 anni, oppure questo quantum
rimane per lungo tempo indeterminato, cosicch la stessa persona, dopo aver trascorso la stessa
giovent, potrebbe raggiungere ancora i 70 anni oppure appena i 40? E quando verrebbe raggiunto il
punto in cui la delimitazione  chiara? Chi crede alla prima ipotesi  naturalmente un fatalista; chi non
ci crede, ascrive all'uomo una sorprendente misura di libert e gli riconosce un influsso sulla lunghezza
della propria vita.
Nella nostra vaghezza, viviamo come se questa seconda supposizione fosse quella giusta, e ci
consoliamo della morte con la prima. Forse sono entrambe necessarie e devono essere applicate
alternamente, perch gli uomini privi di coraggio riescano a sopportare la morte.
La maggior parte delle religioni rendono gli uomini non migliori, bens pi cauti. Quanto vale
questo?
Il cielo vuole darsi a conoscere e lo ricorda agli uomini con i lampi.
Persone che appaiono una volta ogni due o tre anni, e con le quali ci riassumiamo; a cui
dobbiamo far vedere tutto il nostro passato, come da un punto panoramico. Persone che si presentano
come montagne con una vista ampia e libera, ma che non vedono pi di quel che vede la montagna,
mentre noi saliamo su di loro e vediamo.
1953.
Negli Uomini a termine tutto  misterioso per me. Non posso prevedere gli effetti di nessuna
scena sulla vita stessa. Ho paura delle connessioni immediate, come se fossi nel mezzo di una rete di
severi divieti che violo con ogni nuova scena. Per farmi perdonare queste mie colpe dovrei inventare
ogni volta una nuova scena, che equilibri la precedente, e perci pesi ancora di pi. Come faccio a
sapere se tali scene equilibratrici mi riusciranno?
Forse tutti i pensieri, fino a oggi, hanno girato intorno a un pensiero che ancora aspetta di essere
pensato.
Forse tutto dipende da questo: che tale pensiero venga realmente pensato.
Forse non  ancora del tutto certo che verr pensato.
Uno trova la strada per casa sua soltanto se si smarrisce. E ogni volta deve scovare una strada
nuova.
Un orrificante senso di pace sopravviene in noi quando vediamo sempre pi gente cadere
intorno noi.
Si diventa completamente passivi, non si rende pi il colpo, si diventa un pacifista nella guerra
contro la morte e le si porge sia l'altra guancia sia la prima persona che capita. Da questo, da questa
spossatezza, da questa inermit, le religioni traggono il loro capitale.
Uno fa una strage perch una malattia, di cui  morta la creatura a lui pi cara,  diventata
curabile poco tempo dopo la sua morte.
Non posso pi leggere niente sui popoli primitivi. Io stesso sono un intero popolo primitivo.
Legge per rimanere ragionevole e comprensibile a se stesso. Altrimenti,  a che punto non
sarebbe gi arrivato! I libri che tiene in mano, che guarda, sfoglia, legge, sono la sua zavorra. Si attacca
ad essi con la forza di un infelice che sta per essere travolto da un tornado. Senza i libri vivrebbe pi
intensamente, ma dove sarebbe? Non saprebbe pi dov' il suo posto, non si ritroverebbe pi.
I libri sono per lui compasso, memoria, calendario, geografia.
Dio come preparazione a qualcosa di molto pi inquietante, che ancora non conosciamo affatto.
Passanti ed eterni. Mi perseguita l'idea di uno strano mondo, in cui gli uomini si fermano ad
una et precisamente determinata, diversa per ognuno. Uno arriva piuttosto presto a 30 e si ferma.
L'altro si arrabatta fino ai 70 e rimane a 70 anni. Alcuni vanno in giro come bambini di 12 e non
passano mai oltre.
Ci sono due classi di persone, quelle che sono ancora sulla strada verso la loro meta e le altre,
che l'hanno raggiunta. Molti bambini vorrebbero superare di corsa il loro dodicesimo anno, ma poi ce
ne sono altri, che sono, per cos dire, eternamente dodicenni. Fra questi eterni ce ne sono di tutti i
tipi: bambini, uomini, donne, vecchi. Hanno un certo senso di superiorit, a loro non pu succedere pi
niente. Perdono interesse per i loro anni, una volta giunti al secondo grande periodo, non li contano pi
e rimangono quello che erano diventati.
Hanno i privilegi della loro durata, si riconoscono tra loro e si salutano in un modo particolare,
estremamente rispettoso. La loro attivit  in rapporto con quella che si potrebbe definire la loro et di
base. Sono modelli per gli altri, che vengono definiti passanti. Ogni passante ha un eterno come
padrino  questi stabilisce la sua meta.
Passanti ed eterni vivono mescolati insieme, non sono separati.
I matrimoni tra loro non sono proibiti, ma comportano difficolt varie. Un eterno si pu
innamorare di una passante, il suo amore allora  esposto a tutti i cambiamenti di lei. Lei pu avere una
quantit di anni da attraversare di corsa, prima di arrivare alla classe di lui; da quel momento in poi lei
non gli interesser pi. Un passante, al contrario, pu essere posseduto dall'ambizione di amare
soltanto eterni e sedurre una donna di questo tipo dopo l'altra, finch, alla fine, divenuto anch'egli
eterno, non si mette in pace. E solo in questo mondo  possibile una specie di felicit, a cui noi esseri
caduchi talvolta aneliamo: un eterno pu trovare un'altra eterna, e allora non cambiano pi,
insieme possono rimanere gli stessi. Possono esaurire il sentimento che li unisce, senza che venga eroso
dagli influssi del tempo.
Possono verificare se veramente appartengono l'uno all'altra; loro, e soltanto loro, possono
mettere alla prova il loro sentimento e convalidarlo.
Chi d grande importanza all'amore in questo senso esaltato potr trovarlo e conservarlo. Chi 
pi attratto dal mutare delle persone, anche se per se stesso ha raggiunto una condizione immutevole,
cercher, da eterno, delle passanti. Chi vuole vivere nella corrente, ma ha bisogno di adorare
qualcosa che rimane uguale e tangibile, cercher, da passante, un eterno. Coloro, invece, che nella
loro mutevolezza possono tollerare solo quel che  anch'esso mutevole, si terranno stretti, da passanti,
ad altri passanti.
In un tale mondo ciascuno potrebbe trovare quel che desidera per la sua felicit.
Un paese in cui la gente, mangiando, piange.
L'amico devoto crede che Dio faccia nascere una nuova creatura per ogni buona azione, e per
ogni azione cattiva ne faccia morire un'altra.
Crede ci siano angeli che, al momento giusto, ci turano le orecchie.
Supponi che per ciascuno vengano eliminate le promesse come per te, e che nessuno sospetti un
qualche aldil, che per tutti tutto finisca con l'attimo della morte, che gli uomini, a poco a poco, qui,
dappertutto e per il futuro siano diventati solo di questo mondo che cosa precisamente cambierebbe
nella loro vita comune?
Sarebbero meno intraprendenti o di pi? Pi abbattuti? Pi chiusi? Si contenterebbero di
nascondere le loro cattiverie fino all'ultimo istante, ben sapendo che poi, in un colpo solo, tutto sarebbe
loro tolto? Oppure magari il ricordo che lasciano dietro di s prenderebbe completamente il posto
dell'altra vita?
Io non credo che lo si possa stabilire esattamente, poich i residui di credulit, che si trovano in
ognuno di noi, contribuiscono a formare un opinione a questo riguardo.
Ma potrei immaginarmi che il piacere di fare del bene si trasformi, in uno di quei miscredenti,
in vera passione, come se egli stesso rappresentasse una illuminata potenza suprema e tutto ci che da
una tale potenza ci si pu aspettare.
Umano  la parola che dovrebbe designarli, riusciranno mai a espellerla da noi? Esiste un
uomo inalterabile?
Niente  pi noioso dell'essere adorato. Come fa Dio a sopportarlo?
In Montaigne mi disturba spesso il grasso delle citazioni.
Lo smorzatore. Un uomo che smorza tutte le osservazioni, i desideri e le azioni degli altri,
finch non riesce a crearsi intorno un ambiente che non lo imiti pi in alcun modo. I suoi gesti, la sua
cautela, la sua aria tranquillizzante. La sua letizia senza paura, la sua libert da ogni curiosit. Sebbene
egli smorzi tutto, non sa niente, se ne va in giro come un cieco. Percepisce soltanto quelle cose che lui
pu svigorire e la sua calcolata attivit si volge esclusivamente ad esse. Non cammina troppo presto, n
troppo lentamente; le sue parole sono come note, ogni sua frase come un paio di accordi di una musica
ben studiata.
Non manca mai di rinviare ogni singolo all'universale: qualcuno ama come amano tutti gli
uomini; qualcuno  morto  come tutti gli uomini. Il contenuto speculativo con cui egli opera  molto
scarso, e anche su questo si fonda la sua efficacia. Non giudica e non condanna, perch si tratterebbe
sempre del singolo; non accusa nessuno e non si stupisce mai.
Quel che accade  sempre accaduto cos spesso che non si distingue per nessuna particolarit. I
potenti, per lui, sono pochi, come anche i poveri.
Osserva gli uomini come foglie, si somigliano a quello stesso modo, lasciano trasparire rapporti
di gentilezza, il loro destino  lieve.
Si guardano cadere perch quel cadere le riguarda tutte. Che sarebbe infatti la singola foglia che
cade?
Non soffre la fame, non si nega niente e, se una volta desidera troppo qualcosa,
impercettibilmente devia e la dimentica. Allo smorzatore non capita mai una disgrazia. Se per caso ne
vede una, non la riconosce. Se gliela si presenta e lo si costringe ad esprimersi, dimostra sorridendo che
 andato tutto per il meglio. Chi soffre la miseria, si sarebbe rovinato con la ricchezza. A chi muore 
stata risparmiata una lunga sofferenza. Chi odia  malato. Chi ama molto  anche lui malato. Ogni
notizia sugli orrori del passato, anzi l'intera storia umana,  una favola. Perch gli uomini non
avrebbero mai potuto fare quel che viene attribuito loro dalla storia, anche oggi sono cose che non fa
nessuno.
So molto bene come si comporta lo smorzatore, ma non so che aspetto abbia.
I grandi dovrebbero essere guardati duramente. Si dovrebbe essere verso di loro come essi
stessi sono.
Solo in quanto sono duri, essi sono grandi. La compassione, che essi non conoscono, non pu
illuminarli: li metterebbe in una luce falsa. Con la stessa crudelt con cui si combattono fra loro; con la
stessa crudelt che usano verso chi sta sotto di loro, cos dovremmo vederli: tutto il resto  inganno.
Il primo effetto dell'adattarsi agli altri  che si diventa noiosi.
Il marchio indubbio di un grande libro: che, leggendolo, ci si vergogna di aver mai scritto un
rigo; che per dopo, contro la propria volont, si  costretti a scrivere di nuovo, e in pi come se non si
fosse mai scritto un rigo.
L'ondeggiare della sua calligrafia;  come scritta sull'acqua.
 mai possibile che la sua morte mi abbia curato dalla gelosia? Sono diventato pi tollerante nei
riguardi delle persone che amo. Veglio meno su di loro, concedo loro la loro libert.
Penso cos: fate questo, fate quello, fate quel che vi d gioia, basta che viviate, fate, se cos
dev'essere, tutto il possibile contro di me: offendetemi, ingannatemi, mettetemi da parte, odiatemi, 
non mi aspetto niente, non voglio niente, a parte un'unica cosa: che viviate.
Egli si strapp il cuore a brandelli. Era tutto di velluto.
Il pi vicino parente in lutto, che ha ereditato 100 amici.  soddisfatto.
Per domare le bestie feroci gli soffia nel naso. Quando il domatore lo disse, mi ricordai come
diventavo molle e smanioso quando mi si soffiava nelle orecchie.
Pericoli dell'orgoglio: si diventa cos orgogliosi che non ci si misura pi con nessuno. Non ci si
fida pi di nessuno che si teme. Ci si fida solo l dove si viene ammirati. Si fa sempre meno, e alla fine
non si fa niente per non turbare il contegno dell'orgoglio.
Come si impara a cedere ci che dominiamo? Come aprire la mano senza avere una stretta al
cuore? Come si pu desiderare quel che ci  familiare senza imporgli di starci accanto?
Come si rinuncia a possederlo senza distruggerlo?
1954.
Un mondo in cui la gente non si riconosce. La principale occupazione di questa gente
consisterebbe nel convincersi a vicenda di essere se stessi.
Solo l'incredulo ha diritto al miracolo.
Leggendo una raccolta di aforismi, quali frasi ci annotiamo?
Prima di tutto, quelle che ci recano una conferma: cose che sentiamo anche noi nello stesso
modo, che abbiamo pensato spesso, che sono in contrasto con l'opinione tradizionale, che ci
giustificano. C' molta pretesa di aver sempre ragione in questa smania di ricevere conferma da uomini
grandi o saggi. Ma pu anche trattarsi di qualcosa di pi: una pura gioia nell'incontrarsi con uno spirito
veramente affine al nostro. Quando molte frasi di un singolo uomo concordano con quello che
pensiamo, la nostra pura e semplice pretesa di aver sempre ragione lascia il posto a un senso di stupore:
in un'epoca assolutamente diversa, fra gente assolutamente diversa, un uomo ha cercato di capirsi
proprio come facciamo noi; ha avuto in mente la stessa forma cui noi pensiamo, la stessa nostra
determinatezza, la stessa direzione del pensiero. Saremmo felici se il meglio di noi equivalesse al
meglio di lui. Solo una lieve timidezza ci trattiene dal cadere fra le braccia di lui, il fratello maggiore:
la sensazione, cio, che in noi c' molto che potrebbe spaventarlo.
Poi vi sono due tipi di frasi che non si riferiscono direttamente a noi stessi; le prime sono buffe,
ci divertono perch hanno un taglio inatteso, o sono scorciatoie inattese: frasi nuove che hanno la
freschezza delle parole nuove. Le altre destano un'immagine che da molto tempo era gi pronta in noi,
e la portano alla chiarezza che le permette di stagliarsi.
Quelle che hanno gli effetti pi singolari sono forse le frasi che ci fanno vergognare. Uno ha
molte debolezze, sulle quali non sta mai a rompersi la testa. Ci sono tanto connaturate che le accettiamo
come i nostri occhi o le nostre mani. Forse perfino nutriamo per loro una segreta tenerezza; e possono
addirittura averci procurato l'intimit o l'ammirazione di altri. Ora, d'improvviso, ci vengono
duramente messe davanti, staccate da ogni contesto della nostra vita, come se potessero presentarsi
ovunque. Non le riconosciamo subito, ma ci fermiamo perplessi. Uno rilegge, e inorridisce.
Eppure questo sei proprio tu! ci si dice d'improvviso, taglienti, e si rigira nella piaga la frase
come un coltello. Si arrossisce della immagine interna che abbiamo di noi stessi. Ci si promette perfino
di migliorare, e sebbene in realt non si divenga, poi, affatto migliori, quelle frasi non si dimenticano
pi. Possono toglierci una innocenza che forse era attraente. Ma in questi tagli crudeli si compiono le
iniziazioni dell'uomo alla sua propria natura. Senza di essi, l'uomo non pu mai vedersi interamente.
Devono giungere inattesi, e dall'esterno. Da solo, l'uomo aggiusta ogni cosa in modo che gli venga
comoda. Da solo,  un irresistibile bugiardo. Non dir mai a se stesso qualcosa di veramente
spiacevole, senza controbilanciarlo subito con qualcosa di lusinghiero. La frase dall'esterno agisce
perch arriva inaspettata: non vi  subito qualcosa di pronto che possa farle da contrappeso. La
aiutiamo con la stessa forza che in altre circostanze ci servirebbe a eluderla.
Ci sono poi le frasi intoccabili o sacre, come quelle di Blake.  doloroso scoprirle in mezzo ad
altre frasi, perch se le altre potevano essere sagge, alla luce di queste, delle intoccabili, esse risultano
false e insulse. Uno non si azzarda ad annotare la frase intoccabile. Essa esige per s un foglio o un
libro in cui non ci sia altro n possa mai esserci altro.
C' un malessere affliggente, inconfondibile, uno stato in cui non si riesce a intraprendere nulla
perch non si ha voglia di nulla; in cui ci si limita ad aprire un libro solo per richiuderlo poco dopo; in
cui non  possibile neppure parlare, perch ogni altra persona ci  fastidiosa, e noi stessi siamo per noi
un'altra persona.
 uno stato in cui vuole abbandonarci ogni cosa che prima generalmente contava, per noi, mete,
abitudini, vie, classificazioni, confronti, estri, certezze, vanit, tempi. C' in noi un oscuro e tenace,
ancora remoto avanzare a tastoni di qualcosa di cui non sappiamo nulla; mai sospettiamo che cosa potr
essere; mai riusciamo ad aiutarlo nel suo cieco muoversi.
Siamo sempre colti di sorpresa quando infine si manifesta; non riusciamo a renderci conto che
ce lo portavamo in noi, proprio dentro, e tiriamo un respiro di sollievo, non senza stupore per il mondo
indomabile che ci si porta dentro e che a lungo preferisce non manifestarsi.
La superstizione che si possa recuperare in un sol giorno quanto ci  sfuggito in cento, in mille.
La si potrebbe anche chiamare culto del lampo e del tuono.
Nei diari di Luigi Ii di Baviera (che sono stati pubblicati per la prima volta nel Liechtenstein nel
1952) colpisce il significato di certe ricorrenze: in particolare gli anniversari delle esecuzioni di Luigi
Xvi e di Maria Antonietta. Sono gli anniversari dei suoi martiri, vengono celebrati solennemente ogni
anno e da lui usati per pronunciare voti che riguardano la sua sfera pi intima. Il suo futuro  dominato
da un solo numero, il 41, che indica l'et a cui vuole giungere; tutto quel che accade e non dovrebbe
accadere viene messo in rapporto con quel numero.
Periodi, porzioni delimitate di tempo, ricorrenza di determinati giorni, sono di capitale
importanza nella paranoia e servono ad assorbire la paura. Nel calendario, con i suoi immutabili
anniversari, si riconosce una garanzia per ci che verr. Quando tutto va in pezzi, il calendario con i
suoi giorni particolari resta l'unica e l'ultima sicurezza.
Quanto era saggio il padre del Buddha! E quanto umiliante la leggenda del primo incontro del
Buddha con la vecchiaia, la malattia e la morte!
Forse sarebbe andato tutto diversamente, se suo padre fin dall'infanzia gli avesse tenuto davanti
un vecchio, un malato e un moribondo, anzich compagni di giochi, animali con cui divertirsi,
danzatrici, donne e musicanti?
A Londra, dopo Marrakech. Sta seduto in una stanza con dieci donne sedute a vari tavolini, tutte
non velate. Lieve irritazione.
La circolarit di ogni avvenimento a Marrakech, come le orbite dei ciechi; nulla finisce, nulla
s'interrompe, la cosa pi abrupta trova un proseguimento nella ripetizione.
Il balbettare del tuo orecchio, quando udiva tante cose e non afferrava nulla.
Pensare che ogni giorno, dopo che sei partito, quelli hanno continuato a gridare, pensare che i
ciechi ora gridano, mentre te ne stai seduto qui: Allah! Allah! Allah!
Lo stato di sospensione dei ciechi, che non sono mai disturbati nella contemplazione. Cosa vede
un cieco dentro di s, per quanto tempo lo vede? Le sue visioni cambiano pi di rado?
Cos' che si ama tanto nelle citt chiuse, nelle citt interamente recinte da mura, in quelle che
non finiscono progressivamente e senza una regola nelle strade della periferia?
 soprattutto la densit, uno non pu uscire da qualunque parte, ogni volta torna ad imbattersi
nelle mura e viene rimandato indietro, verso la citt. In una citt con molti vicoli ciechi, come
Marrakech, questo fenomeno si ripete moltissime volte; uno penetra sempre pi in profondo nella citt
e d'improvviso si trova davanti la porta di una casa e non pu andare oltre. La casa  chiusa; non c'
una strada che prosegua in avanti, n una strada laterale, bisogna tornare indietro. Gli abitanti di queste
casefine, sebbene non ci siano finestre, certamente si conoscono bene, sicch uno straniero si nota
subito. Un passante, qui, non ha ragione di essere.
Qui gli estranei sono pi estranei, e gli abitanti sono pi a casa loro.
Certe persone sentono a tal punto la pena degli altri che non sentono nient'altro. Cos tirano
avanti, evitando per quanto possono le loro proprie pene, e sono persino convinte di essere buone. Che
siano queste le persone pi scaltre? Forse la loro sensibilit per la pena gli serve solo ad allontanarla
tempestivamente da s, grazie al loro miglior fiuto, antenne per la pena?
Le lingue falliscono, le parole sempre usate non contano. In Marocco, mi vergognavo per gli
inglesi con cui dovevo parlare, semplicemente perch ci parlavo; l mi erano molto estranei. Ancora
pi estranei mi erano i francesi, che l sono i padroni, e padroni nell'istante che precede la loro
cacciata. Ma gli altri, la gente che ha sempre vissuto l e che non capivo, erano per me come me stesso.
Egli si rappresenta Dio, che, poliglotta e cortese, risponde ad ogni orante nella sua lingua.
Anche qui, da quando sono tornato, nulla si  cancellato. Tutto acquista una luce ancora pi
intensa. Io credo che con una semplice descrizione di quello che ho visto, senza modifiche, invenzioni,
esagerazioni, mi sia possibile costruire in me qualcosa di simile a una nuova citt, in cui riprender a
crescere bene il libro sulla massa, che si  arenato. Non si tratta di qualcosa di immediato, che io ora
abbia intenzione di metter gi sulla pagina, ma solo di un nuovo fondamento: un altro spazio, non
sfruttato, in cui posso stare; un nuovo respiro, una legge innominata.
Per chi ama le invenzioni  meraviglioso diventare d'improvviso assolutamente schietto e
onesto nel ricordare e negarsi ogni invenzione.
Il sudiciume come cosa senza valore, tutto ci con cui non si pu pi commerciare. Ma non lo si
allontana subito, forse  chiss  si offrir ancora una ultima possibilit di venderlo.
Dopo il mio viaggio alcune parole si sono caricate di tanto significato nuovo che non posso
pronunciarle senza provocare dentro di me il massimo turbamento. Dico a qualcuno qualcosa sui
mendicanti e il giorno dopo non riesco pi a scrivere una sillaba sui mendicanti. Leggo nel libro di un
altro il nome Marrakech e la citt mi si vela dinanzi e non vuole pi riapparirmi. Mi d fastidio parlare
di ebrei, perch l erano cos singolari. In tutto ci che ho visto c' un'energia che vuole risparmiarsi,
per scaricarsi poi in un unico e preciso modo.
Vile, veramente vile  solo chi ha paura dei suoi ricordi.
Tutta la lingua  frammista e animata di creature per le quali si nutre il massimo disprezzo. Si
parla di rospi e di cimici, di serpenti, vermi e porci. Che accadrebbe se d'improvviso tutte le parole e
gli oggetti da disprezzare ci venissero meno?
Se ogni uomo sospettasse da quanti viene smascherato!
In Inghilterra non si viene lodati in faccia, per questo la gente tiene i cani. Per tutto ci che uno
fa con i cani, la lode  permessa.
Laggi le persone non vanno mai sole, solo a gruppi da quattro a otto persone, inestricabilmente
attaccate per i capelli.
Le religioni si trasmettono il contagio. Appena ci si addentra in una, subito sentiamo che se ne
risveglia un'altra in noi.
Persone da coppia e persone da triade. Alcuni cercano i momenti pi importanti della loro vita
in situazioni da coppia, altri in situazioni da triade. Ci sono anche altre costellazioni privilegiate  ben
nota  quella del singolo, ma nella maggior parte dei casi le persone sono da coppia e da triade. Queste
ultime non possono figurarsi l'amore senza mirare a un figlio: le prime, se amano, sopportano male il
pensiero di un figlio. Le persone da triade amano mettere insieme gli estranei e si sentono giudici in
mezzo a loro; le persone da coppia tengono gli estranei separati e possono stare con loro solo vedendoli
uno per volta. Quelli da triade pensano ai loro genitori come a un'entit sola e disperano di separarli e
di appropriarsi singolarmente di uno di loro. Quelli da coppia hanno un padre o una madre, e una delle
due persone viene trascurata o sminuita rispetto all'altra.
Se si tenessero presenti questi rapporti, si potrebbe facilmente scoprire la struttura di una vita e
perfino predire avvenimenti probabili.
1955.
All'amministratore delle parole, chiunque egli sia: dammi parole oscure e dammi parole chiare,
non voglio per fiori, il profumo tientelo per te.
Voglio parole che non si degradano, parole che non sfioriscono. Voglio spine e radici e di rado,
molto di rado, che traspaia una foglia, ma le altre parole non le voglio, quelle distribuiscile ai ricchi.
Quante cose ho disimparato, che credevo di sapere, su quante cose sono perplesso, che mi
apparivano chiare come la luce del sole.
Porse l'altra guancia finch non vi attaccarono sopra una decorazione.
Lei decise di dirglielo prima, se avesse voluto ingannarlo.
Lui fu felice della sua fiducia.
Poi lei glielo disse cos spesso che lui mor di noia.
Quante volte si pu rompere con le stesse persone?  Nella rottura stessa vi  qualcosa che la
rende reversibile. Il balzare via stimola a balzare indietro, tutto  in questa forza del balzare, che poi
lega di nuovo.
Ogni settimana venivano innalzate nuove figure, alle quali tutti potevano rivolgere preghiere.
Ognuno vi andava volentieri e ognuno ne riceveva sollievo. Si provvedeva poi che alla fine della
settimana le figure venissero abbattute e sostituite da altre, nuove. Queste avevano altri nomi. Nessun
nome fu mai venerato per pi di una settimana, e nessun nome torn a essere venerato pi volte.
Le costellazioni erano state concepite come fossero dei consigli, ma sono consigli che nessuno
ha mai capito.
Se i cammelli vengono venduti a uno straniero si ammalano, per schifo del prezzo.
La magia, da quando  stata incorporata nella tecnica,  diventata cos fastidiosa che non si
sopporta pi nemmeno di leggere di essa nella cabbala.
La magia  riuscita, e ha perso la sua qualit magica. Di tutto il resto, nulla  riuscito, e perci
tutto il resto  pi interessante e importante della magia.
Vestito dello spesso mantello della bont, va in giro fra la gente, cos non ha mai freddo. Si
toglierebbe di dosso la camicia, piuttosto che cedere questo mantello della bont. Talvolta si figura con
raccapriccio che possa esservi un divieto a passare per buoni. Il sudore gli imperla la fronte ed egli si
precipita, come braccato, fra le sue vittime che lo accolgono riconoscenti e raggianti di gioia. Se ha
fatto qualcosa di buono a due persone che non si conoscono, si preoccupa di farle incontrare. Poi se le
raffigura mentre stanno insieme e parlano di lui. Successivamente si fa riferire cosa  stato detto, da
entrambe le parti e lo confronta con cura. Perch tutto  disposto a lasciarsi portar via, tranne la sua
bont.
Si comporta con estrema modestia quando compie qualche atto di grande bont: l'effetto  tanto
maggiore.
Ripercorre volentieri la sua intera vita e constata che non vi  stato un solo momento in cui non
sia stato buono. Non pu assistere a un funerale senza identificarsi con il morto, e forse lo invidia un
po' perch tutti ne dicono bene. Ma si consola all'idea di quanto ne direbbero se il morto fosse lui
stesso.
Una volta prende davvero sul serio questa idea e fa diffondere la notizia della propria morte. Si
abbona a un'agenzia di ritagli e riceve puntualmente tutti i necrologi che lo riguardano. Trascorre
giornate deliziose ad appiccicare su un album i ritagli. Ma  equo e non sopprime i necrologi che gli
sembrano troppo corti. Mette l'imponente volume sul letto, come cuscino, e vi dorme sopra.
Vede in sogno il suo funerale del giorno dopo e, dopo tutti gli altri, getta una palata di bont
sulla propria tomba.
I cani hanno una sorta di invadente disponibilit dell'anima che allevia le persone che
cominciano a risecchirsi.
Nella Creazione di Haydn, a Dio  riuscita bene ogni cosa, perfino la coppia umana. Il peccato
originale deve ancora venire. Dio  ancora innocente. La lode delle creature non suona a vuoto, nessuna
 consapevole della sua infelicit. Dio stesso non sa ancora che cosa ha preparato e crede che tutto sia
buono.
Il pi bel monumento equestre sarebbe un cavallo che avesse sbalzato l'uomo di sella.
La sua vanit gli cresce ogni anno come una nuova pelle. Si sente insicuro mentre sguscia fuori
dalla vecchia pelle e nessuno ha ancora visto la nuova.
Un vespaio come serratura alla porta della Casa degli Uomini.
(Nuova Caledonia)
Quante volte bisogna dire ci che si , prima di diventarlo veramente?
Nella scienza c' una modestia che mi riesce molto meno sopportabile della sua tracotanza. I
modesti si nascondono dietro la metodologia e pongono partizioni e delimitazioni intorno all'oggetto
dell'esperienza.
Spesso  come se dicessero: Non importa quel che troviamo, bens il modo in cui ordiniamo
quel che non abbiamo trovato.
Un nuovo pensiero ogni tanto vuole trovarsi in compagnia dei suoi simili antichi, altrimenti
muore di sete.
Ho tracciato troppo pochi ritratti di potenti. Eppure, di quanti di loro non mi sono occupato!
Ma, anzich compendiare in un'immagine le mie impressioni su ciascuno di loro, li ho adoperati come
una sorta di fonte di energia. Ogni volta hanno attizzato il mio odio verso il potere; ogni volta mi hanno
messo in guardia verso il potere che uno ha sugli uomini.
In che misura si  spinti nella direzione di una fede da quel che si impara? Potrebbe darsi che
uno, senza accorgersene, mutasse per influsso delle parole assorbite; quello che in un primo tempo
sembrava strano, diverrebbe alla fine un obbligo.
 bene essersi sempre interessati a molte credenze che si escludevano fra loro.
L'uomo pi orgoglioso sarebbe quello che odia ogni capo; quello che avanza senza essere
seguto.
L'uomo meschino, proprio per il fatto di seguire, si crea un seguito.
Zoppica cos bene che coloro che le camminano a fianco sembrano storpi.
Tutti gli orifizi del corpo umano come ferite.
Ha inventato un nuovo homunculus, la spina del comando.  un'espressione felice, ma
l'espressione da sola non basta a creare il suo oggetto, bisogna metterla in circolazione e osservare che
cosa provoca.
Laggi gli uomini hanno una vita con nette alternanze: per due anni sono attivi e desti, poi per
dieci anni devono dormire senza sogni. Questo si ripete durante tutta la vita. Ogni volta, dopo i dieci
anni, incontrano nuove persone e nuove situazioni, e appena cominciano ad abituarvisi tornano ad
addormentarsi. In ogni casa ci sono stanze per i parenti che dormono, ma alcuni che non vogliono
essere di peso ai familiari si ritirano nei conventi del sonno, dove si possono affittare celle per dieci
anni. Chi si sveglia, si ritrova esattamente dove era prima e non ha motivo di temere il senso di
estraneit del primo sguardo.
Le amicizie possono sempre interrompersi nel modo pi brusco.
Quando uno sparisce da un giorno all'altro, si sa che ha cominciato a dormire. In questa societ
la morte non susciterebbe pi alcuno spavento.
Spesso non si viene a sapere per anni che uno  morto; se la morte lo coglie nel sonno,
semplicemente si dissecca come un pipistrello. Qui  sempre sorprendente il ritornare e non lo
scomparire.
 severamente proibito parlare di quando uno cadr nel sonno; cos la durata di ogni amicizia e
di ogni rapporto  sempre incerta. Nulla dura pi di due anni, perch nulla sopravvive a dieci anni di
sonno. La stessa tenerezza delle madri  meno intensa e molti bambini crescono quasi da soli.
La vita della maggior parte degli uomini consiste ancora esclusivamente di direttive che essi
impartiscono senza senso a s o agli altri.
Si ubriaca dei difetti degli altri, un beone della morale.
L'ambizione copre l'intero orizzonte dell'uomo. Bisogna saper saltare al di l della propria
ambizione, se non altro per vederla.
Un paese in cui nessuno si azzarda ad alzare gli occhi al cielo, e chi esce all'aperto abbassa la
testa.
Tutti gli uomini di pensiero vivono anche di furto e ne sono consapevoli.
Reagiscono per a questo fatto in modi molto diversi. Gli uni manifestano con esagerazione la
loro gratitudine verso il derubato; alzano il suo nome al cielo e lo nominano cos spesso che egli, quale
oggetto del loro frenetico culto, diviene un po' ridicolo. Gli altri nutrono astio per lui subito dopo
averlo derubato; non lo nominano mai; e se viene nominato da altri in loro presenza lo attaccano
malignamente. E siccome, in quanto suoi ladri del corpo, lo conoscono intimamente, la loro
aggressione colpisce il punto giusto e lo danneggia gravemente.
Gli entr'actes dello sfacelo.
Dittatori retroattivi, un nuovo modo di interpretare la storia.
Da anni non mi libero dal fascino della vita dei primitivi. Non so con quale latte materno io
abbia succhiato questa inclinazione. Una forte fede e un'attesa ancora pi forte mi attirano verso ogni
rappresentazione della vita primitiva, e ogni qual volta leggo cose del genere, sia pure viziate
dall'interpretazione cauta e annacquata degli autori moderni, credo di avere in mano l'autentica verit.
Tutto mi sembra degno di fiducia, non dubito pi, qui  penso  ho quello che ho sempre
cercato inutilmente; e quando rileggo il medesimo libro dopo anni, agisce su di me esattamente come la
prima volta, un'immutabile e sempre viva rivelazione. Non si tratta soltanto, come a volte ho
sospettato, dei nomi di popoli e di di esotici che non perdono mai il loro incantesimo.  piuttosto il
senso illusorio di poter dominare agevolmente situazioni relativamente semplici; infatti, per quanto
complicate esse appaiano alla luce delle ricerche moderne, in noi rimane sempre desta la fede nella loro
semplicit di fondo. Conta per anche il senso della separazione e della lontananza: qualunque cosa si
pensi di esse, appare libera dalle intenzioni e dai pregiudizi della nostra vita attuale. La loro crudelt 
meno crudele, noi non ne abbiamo alcuna colpa. La loro bellezza ha pi merito, non poggia sulla
annebbiante ricchezza del nostro retaggio.
Ci che ho imparato dai primitivi  inesauribile, ma talvolta ho l'impressione di essermi esposto
all'enorme forza che sgorga da loro per dimostrarmi quanto poco io sia. Mi costringono a fare poco,
perch nulla  creativo agli occhi di chi li conosce, da loro c' gi tutto. L'uomo ha cominciato come
poeta, il giorno remoto in cui cominci, e come poeta, da allora, si  immiserito.
Ciascuno pu misurarsi solo con i suoi contemporanei. Chi prescinde da loro, non vuole
misurarsi. Pu darsi che io voglia schivare ogni tipo di competizione perch potrebbe falsare ci che
veramente mi importa. Ma  anche verosimile che io abbia deviato in modo troppo ampio e radicale,
andando a cadere in un'origine soggiogante, dove chiunque svanisce.
Ci vogliono molte parole per mettersi in uno stato di entusiasmo; devono arrivare alla superficie
rapide e, in una sorta di tumulto. Appena una parola  arrivata in cima, appena si drizza, viene
aggredita dalle successive e gettata al suolo. Le parole sono come lottatori, e in questa lotta ha sempre
la meglio l'ultima, la sua vicinanza all'origine le conferisce maggiore forza.
Ma ci sono parole di un tipo particolare, che accendono l'entusiasmo, quelle che contengono
spazio e futuro, vastit da ogni parte. Quanto di storto e di vano era racchiuso nell'uomo ora si espande
d'improvviso con enorme fretta in cento direzioni diverse, con le sue parole egli va a toccare per dritto
e per traverso inizio e fine e centro del mondo.
La forza dei pensieri falsi sta nella loro estrema falsit.
Paura di un'aristotelizzazione dei miei pensieri; di ripartizioni, definizioni e simili giochi vuoti.
Riscoprire l'antica forza che afferra il suo oggetto e lo considera per la prima volta. Chi me la
dar? I grandi nemici, Hobbes, de Maistre, Nietzsche?
De Maistre mette a nudo le regole del gioco sociale dell'umanit.
L'orrore del mattatoio, su cui si fonda tutto,  presente a lui come a me, ma egli lo accetta, lo
approva e, una volta deciso di approvarlo, diviene il suo panegirista.
Ho rispetto per de Maistre, ma mi sgomenta pensare che, con tutto ci che sente e pensa in
comune con me, miri precisamente all'opposto.
Eschbach, presidente della camera di commercio di Strasburgo, raccont alla mia amica
Madeleine C' che quando era giovane and in visita a Sulz da un vecchio signore, il quale abitava nel
castello del luogo. Era un vecchio dalla mente gi un po' confusa, e una volta disse: Dans ma jeunesse
quand j'tais en Russie, j'ai tu quelqu'un en duel. Mais je ne sais plus qui c'tait.
Era Pskin.
I popoli scambiano i loro ricordi, e ognuno riconosce di essere stato il pi cattivo.
Un cane viene addestrato a riportare a ciascuno gli oggetti che quello non vuole.
Sono disposto a riconoscere un poeta in Grard de Nerval gi soltanto per il fatto che credeva di
discendere da Nerva.
Tutti i rapporti aritmetici, le proporzioni, i destini e le traiettorie ellittiche mi sono indifferenti,
tutti i rapporti attraverso i nomi, invece, sono per me stimolanti e veri.
Il mio Dio  il nome, il soffio della mia vita  la parola. I luoghi mi sono indifferenti, se i loro
nomi impallidiscono. Non sono mai stato in nessun posto che non mi attirasse per il suo nome.
Ho paura dell'analisi e della spiegazione dei nomi, ne ho paura pi che di un assassinio.
 singolare che si giunga pi vicino alla verit solo nelle parole alle quali non si crede pi
interamente.  La verit come un rivivificare parole agonizzanti.
Si deve saper dare anche senza senso, altrimenti si disimpara a dare.
Il dormiente folle: uno che riesce a dormire soltanto in situazioni di estremo pericolo, sulla
gronda di un tetto, in un cannone, fra le tigri, in una casa in fiamme, durante un terremoto, su una nave
che affonda. Le sue peripezie per trovare sonno.
Tutto ci che  stato pu essere migliorato. Il cuore della storiografia, ignoto a essa stessa.
1956.
Ogni anno dovrebbe essere pi lungo del precedente di un giorno: un nuovo giorno in cui non 
mai accaduto nulla, un giorno in cui nessuno  morto.
Sui nomi nella storia: Ci sono solo nomi potenti, gli altri muoiono.  La forza di sopravvivenza
pu dunque essere misurata sui nomi.
Fino ad oggi  l'unica vera forma di sopravvivenza. Ma come sopravvive il nome?
La peculiare voracit del nome: il nome  cannibale.
I suoi sacrifici vengono preparati in vari modi. Ci sono nomi che cominciano a mangiare solo
dopo la morte del loro portatore, prima non hanno appetito. Ci sono nomi che costringono il portatore a
mangiare tutto ci che gli capita durante la sua vita, nomi insaziabili. Ci sono nomi che
temporaneamente digiunano. Ci sono nomi che svernano. Ci sono nomi che devono vivere a lungo
nascosti, per balzare poi fuori d'improvviso con una fame da lupi  nomi molto pericolosi.
Ci sono nomi che si nutrono in misura regolarmente crescente, nomi solidi, nomi noiosi. La loro
assennata igiene non gli garantisce affatto lunga vita.
Ci sono nomi che si nutrono solo di colleghi, nomi corporativi, per cos dire, e altri che
prosperano solo fra gli estranei.
Alcuni mettono i denti fra gli estranei, ma poi trovano nutrimento fra i loro simili.
Nomi che vivono perch vogliono morire. Nomi che muoiono perch vogliono soltanto vivere.
Nomi innocenti, che vivono perch hanno evitato qualsiasi specie di cibo.
Forse non ci sarebbe poi nulla di male nel morire lieti, purch per non si avesse mai accolto
con letizia la morte di un altro.
Da quando lei  morta, lui distoglie lo sguardo da ogni bocciolo.
Voci: voci che suonano ovvie, come se restassero sempre uguali. Voci pungenti. Voci
carezzevoli. Voci ferite.
Finch nel mondo ci sono ancora uomini che non hanno alcun potere, posso non disperare del
tutto.
L'archeologia fredda: gli oggetti senza gli uomini non mi danno alcuna vera gioia. Rancore
verso gli oggetti che sono sopravvissuti agli uomini.
Oggetto dell'archeologia  un tipo completamente nuovo di futuro. Essa procede in senso
inverso, ogni nuovo passo che compie nel passato, ogni tomba pi antica che scopre, diviene un pezzo
del nostro futuro. Il sempre pi antico diviene ci che ci sta dinanzi. Un ritrovamento inatteso potrebbe
modificare il nostro destino, ancora incerto.
Riuscivano a ritrarre la testa nel corpo e occhieggiavano da un minuscolo foro nel petto.
Paralisi. C' la paralisi caritatevole che nasce dal senso della propria insufficienza. Ma c'
anche la paralisi orrenda che nasce dal senso dell'insufficienza di un altro cui si  legati, perch si 
precisamente nella situazione di non poterlo mai cambiare.  Essere incatenati al cadavere di un altro,
finch si muore.
Ogni parola pronunciata  falsa.
Ogni parola scritta  falsa. Ogni parola  falsa. Ma cosa c' senza la parola?
I pensieri sui morti sono tentativi di riportarli alla vita.  Si  pi impegnati nel riportare alla
vita che nel conservare in vita. Il desiderio di riportare alla vita  il nocciolo di ogni fede. Da quando
non temiamo pi i morti; sentiamo nei loro confronti una sola, smisurata colpa: di non essere in grado
di riportarli fra i vivi. Questa colpa non  mai forte come nei giorni pi vivi e pi felici.
Una commedia in cui compaiono in scena tutti i morti che uno ha. Alcuni di loro si ritrovano,
altri si conoscono per la prima volta. Non sono tristi, la loro gioia di comparire sulla scena  enorme. (E
che dire della gioia di chi li fa comparire?).
Ma quando poi gli di gli stettero in ginocchio dinanzi, egli si spavent e li preg di alzarsi.
Non osarono farlo e vollero rimanere in ginocchio dinanzi a lui finch egli li avesse perdonati.
Egli non li perdon. Erano sopravvissuti a troppi uomini, erano diventati troppo vecchi e
tuttavia erano rimasti troppo giovani. Li lasci l in ginocchio e, d'impeto, si allontan da loro.
L'essere soli  cos importante che bisogna trovare sempre nuovi luoghi per la propria
solitudine. Ovunque, infatti, ci sentiamo troppo presto a casa. Ma nulla  pericoloso come la violenza
raccolta dei libri.
Il sole lo spinge sempre verso tutto ci che sembra brutto. La speranza che ora, al sole, possa
apparire diverso!
Basterebbero i piedi per un'intera vita, i piedi degli sconosciuti.
Da quando ho visto l'andatura di un ghepardo, questa ebbrezza del movimento mi ha assalito.
La bellezza fisica noi la percepiamo innanzitutto negli animali. Se non ci fossero animali, nessuno pi
sarebbe bello.
Passare il resto della vita soltanto in luoghi assolutamente nuovi.
Abbandonare i libri. Bruciare ogni cosa iniziata. Andare per paesi di cui non si possa mai
imparare la lingua.
Guardarsi da ogni parola spiegata.
Tacere, tacere e respirare, respirare l'incomprensibile.
Ci che odio non  l'imparato, ci che odio  il fatto di viverci dentro.
 caduto in balia degli osservatori. Quanto sente su di s i loro occhi, diviene tutto ci che essi
vedono.
Laggi i cani si amano diversamente, correndo.
La cosa ridicola dell'ordine  il fatto che dipenda da cos poco. Un capello, letteralmente un
capello, che stia dove non deve essere, pu separare l'ordine dal disordine. Tutto ci che non  al suo
posto l dove si trova,  nemico. La cosa pi minuscola pu disturbare: un perfetto uomo d'ordine
dovrebbe esaminare il suo territorio con il microscopio, e anche cos gli resterebbe qualche possibilit
di inquietudine. Le donne, da questo punto di vista, dovrebbero essere le pi fortunate, perch pi di
tutti fanno ordine, e sempre nello stesso posto. Nell'ordine c' qualcosa di micidiale: nulla deve vivere
dove non gli  consentito. L'ordine  un piccolo deserto che si  creato da s.
 importante che sia delimitato, affinch chi possiede autorit su di esso possa prestare tutta la
dovuta attenzione. Si sente povero l'uomo che non possiede alcun territorio desertico di questo genere,
nel quale abbia il diritto di estirpare con furore cieco ogni cosa.
Poich senza parole non mi  dato di esistere, devo conservare fiducia nelle parole, e posso farlo
soltanto se non le travesto. Ogni pretesa esteriore che sia basata sulle parole mi  dunque impossibile.
Posso scriverle e conservarle in qualche posto, al riparo. Non posso gettarle in faccia a nessuno, n
esercitare con esse alcun commercio. Mi ripugna anche soltanto mutare in esse qualcosa, una volta che
sono state scritte. Tutte le chiacchiere sull'arte, specialmente quelle provenienti da chi ne pratica una,
mi riescono insopportabili. Mi vergogno per costoro come per i ciarlatani, con la differenza che questi
ultimi sono pi interessanti. I libri mi sono sacri, ma questo non ha nulla che fare con la letteratura,
tanto meno con quella che scrivo io.
Molte migliaia di libri sono per me pi importanti dei pochissimi che ho scritto. Di fatto, ogni
libro  per me la cosa pi importante, in un modo fisico, che mi  difficile spiegare. Detesto la bellezza
irreprensibile della prosa troppo consapevole.  vero che alcune delle cose pi importanti sono state
espresse in buona prosa, ma  accaduto  per cos dire  senza deliberata volont dello scrivente;
siccome le cose erano veramente importanti, quella prosa  diventata buona; erano cos pesanti e
profondamente ancorate che non si potevano prendere subito come modello.
La bella prosa, che si muove nella sfera delle rimasticature e delle copie,  simile a una sfilata di
moda della lingua, continua a girarsi e rigirarsi, non riesco neppure a disprezzarla.
Musica, la misura di capienza dell'uomo.
 meraviglioso studiare, cio accogliere e far oggetto di riflessione nomi e cose cui non si era
ancora pensato; dirsi quali loro aspetti colpiscono; quali uno vorrebbe ricordare; e registrarli nel
grande, inavvertito tesoro delle proprie esperienze: registrarli in modo che forse non ci si penser mai
pi. Ci si crea cos un regno di proprie avventure e scoperte, e ci che poi uno incontra per la seconda
volta all'interno di questo regno presenta un carattere duplice:  una scoperta e nel medesimo tempo un
pezzo di se stessi.
Era inerme nelle mani di tutti coloro cui aveva dato buone parole.
Nella Storia segreta dei mongoli ho trovato qualcosa che mi tocca particolarmente da vicino: la
storia di un gran potente che fino alla fine ebbe fortuna, vista dall'interno.
Pu darsi che non tutto, nel racconto, sia vero; ma nel complesso possiede una verit profonda,
della cui esistenza non ho mai sospettato. Io riconosco, per quanto strano possa sembrare, le parole che
la madre disse a Gengis Khan. Io fiuto il loro odore.
Gli sono cos vicino da vederlo e sentirlo.  enorme la differenza tra questo tipo di tradizione
orale e le storie scritte di cui solitamente ci si accontenta.
Innanzitutto, in questa segreta tradizione dei mongoli, ci sono ancora tutti gli animali che
comparivano nella loro vita. Ci sono tutti i nomi con cui solevano indicare luoghi e persone. Ci sono
tutti i momenti di emozione, nell'immediatezza della loro eccitazione e intensit; anzich una nuda
registrazione di passioni, qui ci sono le passioni stesse. Queste storie si possono paragonare soltanto a
quelle della Bibbia, e il parallelismo va oltre. L'Antico Testamento  la storia del potere di Dio, il libro
segreto dei mongoli  la storia del potere di Gengis Khan. E un potere su un gruppo di stirpi, e il senso
della stirpe  qui dominante a tal punto che si potrebbero scambiare i nomi e poi non si sarebbe pi
sicuri di dove ci si trovi. Il potere di Dio,  vero, comincia con la creazione, e la storia delle
rivendicazioni di questo creatore  quanto conferisce alla Bibbia la sua peculiarit. Ma anche Gengis
Khan non  molto pi modesto. Anch'egli opera, come Dio, mediante la morte. Se ne serve con
altrettanta generosit, ne lascia ancor meno in vita. Si contraddistingue, per, anche per un forte senso
della famiglia, che a Dio nella sua unicit  precluso.
Ora sono di nuovo veramente nel mondo, nel mondo dei miei nemici.
Gengis Khan mi ha afferrato per i capelli e ritrascinato nell'ambito che  mio. L posso sfidarlo,
osservarlo e riflettere su di lui! l dove egli fa la miglior figura, nella sua leggenda.
Quest'ultima settimana sono vissuto in una sorta di fascinazione,  lui che ha gettato su di me
l'incantesimo.
Per tutti questi anni lo avevo evitato. Quel che leggevo su d lui era troppo arido o superficiale, e
ogni volta lo lasciavo a mezzo senza risultato. Non ho mai provato a ricavare da lui alcuna
conseguenza, non serviva da esempio a nulla. Il massimo di vicinanza a lui l'ho trovato nel sistema
delirante del presidente Schreber, il quale, fra le sue varie incarnazioni, si riconobbe anche in Gengis
Khan. Ora mi  capitata tra le mani la Storia segreta dei mongoli (la prima edizione tedesca usc sotto
Hitler).
Contiene la storia di Gengis Khan e dell'impero dei mongoli, narrata come epos, per i suoi
successori.  molto pi genuina e degna di fiducia di qualsiasi tipo di annali. Scorre attraverso il tempo,
ma il tempo non l'ha frantumata. Quanto pi mi addentro nella lettura  e durante la settimana passata
non ho quasi fatto altro, tanto pi mi convinco della possibilit di ricavare gi solo da questa Storia
segreta le leggi del potere. Ho gi provato una volta la medesima impressione leggendo un libro: la
Bibbia. Ma la Bibbia contiene troppe cose; contiene tante altre cose, che sono divenute pi importanti,
sicch ricavare da essa una spiegazione dei processi del potere rischierebbe facilmente di sembrare una
forzatura. Nella Storia segreta non c' altro che questo.  la storia di un potere rapido, irresistibile, il
pi grande e il pi duraturo entro una sola vita che ci sia mai stato. Questo potere sorse fra uomini per i
quali il denaro non poteva significare nulla. Divenne visibile nei movimenti dei cavalli e delle frecce.
Procedeva da un mondo arcaico di cacciatori e predatori e conquist il resto del mondo.
Da quando sono divenuto un mongolo, di giorno e anche di notte non penso ad altro, provo
raramente l'impulso di annotarmi qualcosa. Ora leggo anche tutto quanto  disponibile sul medesimo
argomento, per ore e ore, e quando smetto di leggere provo qualcosa di simile a un lieve stordimento.
Non  pi il fascino che emana dai nemici, come talvolta, ho pensato,  semplicemente il
faticoso impegno su ci che non comprendo: il sangue sparso incessantemente e ovunque, del quale
viviamo. Non posso propriamente sperimentarlo, le mie mani si sono sempre tenute lontane dal sangue
con orrore e spavento. Ma quanto  misero chi si accontenta di questo, mentre intorno a lui tutto
continua ad andare nel solito vecchio modo, ed egli stesso si nutre delle uccisioni che altri commettono
ogni giorno per lui!
Non dormir facendo finta di nulla.
Cercher di imparare tutto su questo fatto, e con modesto e continuo sforzo di avvicinarmi a ci
che nessun lampo d'intuizione improvvisa mi illumina.
Vivo di persona la storia dei mongoli come storia di un'espansione, e sebbene io disapprovi e
aborra tutto ci che allora accadde, l'atmosfera dell'espansione mi coinvolge. Il falso conquistatore mi
risveglia alla mia propria conquista.
 insensato vivere limitandosi a rifiutare. Anche se non si potesse avere dinanzi agli occhi
alcuna azione che ci si sente di approvare, si dovrebbe per lo meno disapprovare con tale violenza e
mettere in ci tale sforzo che gi questo diventerebbe azione. L'uomo non  nato per difendersi
soltanto. In un qualche modo dovr anche, pur sempre, attaccare. E alla fine conta solo che cosa
attacca.
Tutti i tratti di prodigalit che si tramandano a proposito del secondo khan mongolo Ogotai mi
riempiono di soddisfazione. La sua avversione per i tesori  tanto grande che egli deve continuamente
combattere con la sua corte, la quale gli raccomanda maggiore cautela. La distruzione dei mongoli 
divenuta in lui prodigalit. Egli vuole restituire agli uomini una parte di ci che fu loro tolto. Nel
governare predilige le ripartizioni di beni.
Questo mi fa ricordare che una delle prime e pi importanti forme di potere trae origine dalla
muta di ripartizione. Presso alcune popolazioni il compito di regolare la ripartizione dei beni venne
affidato a un singolo che impar a farlo senza rischi. Ripart con giustizia. Ma in tal modo divent
sempre pi potente; e alla fine fu pi importante che egli stesso possedesse molto, non che egli
ripartisse.
Il potere dell'uccidere svanisce dinanzi al potere di compiere evocazioni. Che cos' il pi
grande e temibile degli uccisori, se lo si confronta con un uomo capace di evocare alla vita un solo
morto?
Quanto sembrano ridicoli gli sforzi dei potenti per sfuggire alla morte, e quanto sono grandiosi
gli sforzi degli sciamani per evocare i morti! Fin tanto che vi credono, fin tanto che non si limitano a
darlo ad intendere, meritano ogni rispetto.
Mi sembrano disprezzabili i sacerdoti di qualsiasi religione che non sappiano far ritornare i
morti.
Non fanno altro che consolidare una barriera, di l dalla quale nessuno pu balzare.
Amministrano ci che  perduto, in modo che resti perduto.
Promettono una migrazione in un qualche luogo sconosciuto, per velare cos la loro impotenza.
Sono contenti che i morti non ritornino. I morti, loro li tengono bloccati dall'altra parte.
Spesso c' qualcosa di opprimente e di penoso nel culto dei morti praticato dagli altri.  un
distogliersi dal mondo dei vivi, e siccome a questo mondo noi stessi apparteniamo, ci sentiamo feriti
dal culto di un morto praticato da un altro, quasi che non potessimo significare nulla per lui, quasi che
nessun vivente potesse significare qualcosa per lui.
Bisognerebbe fare molta attenzione a non imprigionarsi insieme con il morto, lo si deve lasciare
libero e concedere a molti altri di avere rapporti con lui. Bisogna, senza essere importuni, parlare di lui
alla gente e non sfigurarlo mediante l'isolamento.
Essere disturbato fa bene a colui intorno al quale crescono mura da ogni parte. Fortunato chi
salta dall'altra parte prima che le mura siano troppo alte.
 umiliante scoprirsi, a dispetto di ogni convinzione contraria, pi pratico della maggior parte
degli uomini. Da ogni esperienza ho imparato tanto e tanto profondamente, che ormai consisto soltanto
di efficaci, ancorch spirituali, applicazioni pratiche.
Non mi libero dall'Islam. I miei antenati sono vissuti per secoli in Turchia e prima, forse per
altrettanto tempo, nella Spagna dei mori. Torno sempre ad accostarmi all'Islam, e sempre me ne
allontano. Nel fanatismo di questa fede c' qualcosa che corrisponde alla mia natura di un tempo. La
mia emancipazione e il mio ampliarmi come uomo sono una forma di emancipazione dal mio proprio
Islam.
Il Dio dell'Islam  pi concentrato del Dio degli ebrei. Ha esercitato la sua massima influenza
come modello nelle figure dei sovrani degli stati islamici. Ci che mi affligge e che odio, ci che
combatto e cerco di distruggere, tutto ci lo ritrovo sempre nella sua forma pi chiara presso i sovrani
dell'Islam.
C' la duplice generosit, nell'uccidere e nel donare; la sottomissione alla legge rituale; il
riconoscimento del pi potente di tutti, Dio, nella figura del sovrano; il sostegno, dato da questo
riconoscimento, per compiere ogni crudelt; l'anticipazione del giudizio finale collettivo, mediante
innumerevoli giudizi singoli che lo precedono. C' l'uguaglianza degli uomini dinanzi alla fede, che in
pratica diviene uguaglianza nell'essere uccisi. C' Dio come uccisore, che decide e fa eseguire ogni
singola uccisione, e c' il sovrano che cerca di emulare Dio nel modo pi ingenuo. C' il comando, che
manifesta sempre chiaramente il suo carattere arcaico di sentenza di morte; il riconoscimento religioso
di ogni potere che riesca ad affermarsi,  Dio lo concede a chi vuole, ora a questo, ora a quello,  e la
sua contestazione religiosa, che per sei e pur sempre soltanto al conseguimento del potere.
Nell'Islam il dominio  assolutamente nudo, mentre tutto il resto  pi e pi volte rivestito e
velato dalla legge.  un dominio esclusivamente sugli uomini, che anche per questo raggiunge il
massimo splendore anche in grandi citt cosmopolite. Il tempo della sottomissione dell'animale 
trascorso da un pezzo, non lo si contesta pi; l'animale, ormai,  soltanto vittima.
Il tono di Nietzsche ha qualcosa del Corano. Se ne avesse avuto idea!
In fondo contano per me ora soltanto i giorni in cui mi occupo di un qualche libro sacro. Cos
come altri in passato dovevano pregare tutti i giorni, io devo andare a scavare in qualche antica area di
sacralit quasi dovessi scoprirvi il male che un giorno potremmo farci.
Ma non voglio mettere in guardia.
Non voglio neanche prevedere. Odio i profeti. Voglio soltanto stabilire ci che siamo. Non
credo che lo si possa scoprire in argomentazioni e controversie. Voglio invece conoscere tutte le
affermazioni. Soltanto le affermazioni mi interessano. Che si possano confutare, lo so. Ma voglio avere
in me, una accanto all'altra, tutte le affermazioni, come se fossero tutte vive, indisturbate. So che non lo
sono e che non devono pi esserlo per nessuno. Ma  mia intenzione, mio compito, averle vive in me e
riflettere su di esse.
Ma chi sei tu, perch tu debba fare da giudice? Che ruolo ti arroghi? La preoccupazione, da
sola, non ti d alcun diritto di fare il giudice.
Tua unica giustificazione  il tuo intatto odio contro la morte. La morte  di ognuno, e tu,
dunque, giudichi per ognuno.
Con la consapevolezza crescente che stiamo su un cumulo di morti, uomini e animali, che la
nostra coscienza di chi siamo trae nutrimento dal numero di coloro cui siamo sopravvissuti, con questa
consapevolezza che rapidamente guadagna terreno diviene ancor meno possibile giungere a una
soluzione di cui non ci si vergogni.  impossibile distogliersi dalla vita, di cui sentiamo continuamente
il valore e le aspettative. Ma  anche impossibile non vivere della morte di altre creature, il cui valore e
le cui aspettative non sono minori delle nostre.
La fortuna di riferirsi ad un regno lontano, di cui si alimentano tutte le religioni tradizionali, non
pu pi essere la nostra fortuna.
L'aldil  in noi: una grave conoscenza, ma prigioniera in noi.
Questa  la grande e insanabile lacerazione dell'uomo moderno. Perch in noi  anche la fossa
comune delle creature.
1957.
Rispetto per l'immortalit? Per chi?
Per Cesare, Gengis Khan, Napoleone? I nomi pi grandi e tenaci non sono forse i pi terribili?
E quale effetto avevano gli esempi di Plutarco?
Tu tenti la strada giusta: vuoi smascherare l'inevitabile carattere omicida di un determinato tipo
di grandezza. Ma quale tipo di grandezza vi contrapponi, che sia pericolosa a sufficienza?
Perch chi uccide rischia egli stesso la morte, e la fortuna grazie alla quale le sfugge  anche la
causa della sua attrazione. Cosa offri tu agli uomini, che devono vedere morti gli altri davanti ai loro
occhi, al posto di questa, proprio di questa soddisfazione?
Se dovessi indicare che cosa trovo pi sinistro nella storia, direi: i modelli: i progetti
d'invasione della Persia che Cesare elabor prima di morire, sul modello di Alessandro. La campagna
di Russia, voluta da Hitler per superare Napoleone. In questo ritornare di grandi progetti vi  qualcosa
di folle che non sar mai estirpato, perch la tradizione storica  inestirpabile. Ognuno di essi ritorner,
quand'anche sia il pi insensato. Chi imiter Hitler, chi gli altri nostri Fhrer? I figli dei figli di chi
moriranno per questo o per quell'epigono?
Non c' alcuno storico che non ascriva a gran merito di Cesare almeno una cosa: che i francesi
oggi parlino francese. Come se dovessero essere muti, se a suo tempo Cesare non ne avesse massacrato
un milione!
Un pregio delle Vite di Plutarco  la loro perspicuit. Sono abbastanza lunghe per contenere
tutte le peculiarit di una vita, e tuttavia abbastanza brevi perch uno non si perda in esse. Sono pi
complete delle nostre tanto pi lunghe biografie moderne, perch riportano al punto giusto anche i
sogni. I difetti pi vistosi di quegli uomini divengono pi chiari nei loro sogni, che sono inconfondibili
e compendiano tutta una persona. La nostra moderna interpretazione dei sogni rende soltanto pi
comuni gli uomini. Fa scolorire l'immagine della loro tensione interna, anzich illuminarla.
In Plutarco finisco per essere affascinato persino dai romani, che ho sempre detestato. Dinanzi
alle sue creature, Plutarco non ha mai un atteggiamento acritico. Ma il suo pensiero ha posto per molti
tipi di uomini.  longanime come pu esserlo solo un drammaturgo che opera sempre con molti
personaggi dai caratteri diversi e in particolare con le loro diversit. Per questo ha esercitato due generi
di influenza. Alcuni hanno ricavato i loro modelli da lui, come da un libro di oracoli, e hanno modellato
la propria vita in conformit. Altri hanno assunto dentro di s i suoi quasi cinquanta personaggi e sono,
cos, divenuti o rimasti drammaturghi.  Cosa che prima non avevo capito: Plutarco non  affatto
schizzinoso. Nelle sue pagine accadono cose terribili, come nelle opere del suo seguace Shakespeare.
Ma in lui il terribile resta sempre doloroso. Un uomo che, come lui, ama gli uomini con tanta sicurezza,
pu vedere tutto e pu anche registrare tutto.
A volte penso che questo mio continuo occuparmi di potenti mi divori vivo.  come la pena
persiana dei truogoli, di cui racconta Plutarco, e i potenti sono i vermi.
Quanto resta ancora di me? Cosa devo fare con queste orrende creature?
Perch io devo farlo, e non fallir come tutti gli altri fino ad ora?
Posso riuscire a trovare il punto debole del potere? Forse, con la mia inesorabile inimicizia gli
infonder nuove forze?
Durante tutto questo mese ho riflettuto sul trionfo dell'uccidere o del sopravvivere. Potrebbe
sembrare che tutto il risultato della mia millantata ribellione sia la seguente constatazione: la morte
degli altri  rinvigorente e perci gradita. Non prendertela troppo per il fatto di dover morire  sembra
che io dica, prima di te ne vedrai morire molti.
Come se ogni singola morte, chiunque la subisca, non fosse un delitto che si dovrebbe impedire
con ogni mezzo!
L'impiccato nella torbiera danese che ho conosciuto dopo 2000 anni.
Il sole  una sorta di ispirazione, per questo non si deve averlo sempre.
Non avere troppo poca fiducia nelle classificazioni che hai ideato tu stesso. Se uno le adopera
abbastanza a lungo, portano alla luce un aspetto fresco della realt, divengono per cos dire vere e
rinnovano la vita.
Ho spiegato i quattro tipi di muta e ora li ritrovo nuovamente congiunti in un fenomeno unico.
Ma questo non contraddice la classificazione in quattro tipi, questo significa soltanto che ero colmo di
qualcosa di realmente esistente. E solo un modo particolare di descrivere ci che .
Si pu accedere alla concretezza delle cose solo se prima si  riusciti a distinguerle e a
delimitarle dentro di s.   pericoloso, per, mantenere quelle delimitazioni dall'istante in cui si sono
trovate le cose che si andavano cercando.
Non ridurre i grandi neppure di un millimetro. Non sottrarre loro neppure una vittima.
Adopereranno a loro vantaggio ogni tuo respiro. Cos come in questa vita non hai salvato neppure un
uomo, anche dopo la tua morte non ne salverai alcuno. Forse contagerai qualcuno della tua medesima
brama, di salvare. Questo  il massimo, questo  tutto.
Il battito del cuore deve arrivare molto lontano.
Non c' alcuna misura per i sentimenti, e per questo sono false tutte le teorie greche sulle
misure medie.
La responsabilit che porta oggi l'uomo: senza oracoli che gliela alleggeriscano, senza un dio
che lo muova di qua e di l, senza limiti al suo sapere, nell'assoluta certezza di incessanti e sempre pi
rapidi cambiamenti di tutto ci che lo tocca!
Tristezze come armi  si scagliano addosso a vicenda le loro tristezze.
Il ripensare sempre cose che spesso sono state pensate.  la familiarit dei personaggi classici o
biblici che li rende cos attraenti. Si  sempre con loro, e siccome molti furono con loro prima di noi,
ogni nuova interpretazione cui li sottoponiamo prosegue dall'interno l'essere collettivo del mondo.
Parlare come se fosse l'ultima frase che ci  concessa.
Ha nella pancia un poeta, riuscisse almeno ad averlo sulla punta della lingua!
C' in lui un'indistruttibile solennit, come se gi nel grembo materno avesse cominciato a
pregare se stesso.
Eredi che uno non conosce, saranno trovati mediante sorteggio.
Una notte in cui ai nostri occhi tutti gli esseri si torcono per assumere nuove forme. Il mattino
dopo.
Nulla sarebbe bello come parlare seriamente a un giovane. Seriamente: cio prendendolo sul
serio. Si dovr allora essere insicuri dentro di s, senza farglielo capire, e gradualmente, come se fosse
la prima volta, avanzare a tentoni fino a giungere nelle vicinanze di una sicurezza nella quale si possa
credere non solo per s, ma anche per lui.
Notti e giorni di angoscia. Ho la strana sensazione che tutto ci che imparo si trasformi in
angoscia. Dopo giorni in cui i pensieri hanno ripreso pienamente a vivere, vengono notti di angoscia.
Verr mai il momento in cui non potr pi accogliere nulla di nuovo? L'ampliarsi dello spirito  ormai
finito?
Prospettiva spaventosa: perch io voglio andare sempre pi avanti.
Pu un nemico insegnarti la libert?
Si aggirano per il vasto mondo, tornano indietro, se ne vanno, e io sono qui, sempre lo stesso,
non  successo nulla, sono sempre occupato con gli stessi pensieri e con gli stessi uomini.
Che cosa non va? sono loro, sono io, o sono questi pensieri che non mi lasciano libero da
trent'anni? Morir con essi, riuscir mai a sfuggire loro?
Perch la mia soggezione a questi pensieri cresce, essi stessi crescono e si intrecciano, e nel loro
intrico mi sembra preso l'intero mondo: il mondo che io non conosco. O sacerdote dei segni scritti,
creatura inquieta. assorto e chiuso nel tempio di tutte le lettere dell'alfabeto, la tua vita  presto finita.
Che cosa hai visto?
Di cosa hai avuto paura? Che cosa hai concluso?
Il battito del cuore di tutti coloro che sono morti troppo presto: cos, come quello di tutti loro,
batte il suo cuore nella notte.
Non ho ancora vissuto al mondo un istante senza essere contenuto in questo o in quel mito.
Tutto ha avuto sempre senso, anche la disperazione.
Magari non sembrava cos, al momento, ma il senso c'era sempre, e continuava a crescere.
Posso non averlo riconosciuto affatto, ma ne fui io riconosciuto. Pu avere taciuto, poi prese la parola.
Parlava in una lingua straniera, l'ho imparata. Per questo non ho dimenticato gli antichi. Avrei dato
molto per dimenticare qualcosa, ma non ci sono riuscito, tutto aveva sempre pi senso. Sono venuto al
mondo chiuso in un involucro indistruttibile. Mi sbaglio se prendo questo involucro per il mondo?
Laggi i giovani mettono al mondo i vecchi. Questi diventano sempre pi giovani e a loro volta,
in quanto tali. Partoriscono altri vecchi.
Dietro il vetro il mondo  come un ricordo, innocente e inafferrabile.
Cos vorrei che mi passassero accanto tutti coloro che ho conosciuto, i morti e i lontani. Non
possono parlarmi, non mi vedono, non sanno che io li vedo. Forse qualcuno di loro lo sospetta, ma la
strada  in discesa e li costringe ad andare di fretta e a passare oltre. Tutti vanno, non si conoscono fra
loro, ma io li ho conosciuti tutti e nessuno che ho conosciuto mi  antipatico. Perch il vetro che li
separa da me ha liberato loro e me da ogni colpa.
Ho un grande desiderio di quelli che verranno dopo, quando non sar pi dietro il vetro.
Saranno molti, ma ognuno conter. Ciascuno ha un suo passo, riconoscibile fra tutti.
Forse sono coloro che adesso non conosco mentre passano, fuori, mescolati fra i miei. Forse un
giorno li avrei conosciuti tutti.
Col sole, gli uomini hanno l'aria di meritare di vivere. Con la pioggia, gli uomini hanno l'aria di
avere molti progetti.
La sua immagine della felicit: per una vita intera leggere e scrivere tranquillamente, senza
mostrare mai una parola ad alcuno, senza pubblicare mai una parola. Lasciare a matita tutto ci che uno
ha annotato, non modificarvi nulla, come se non avesse alcuna importanza; come lo scorrere naturale di
una vita che non mira a nessuno scopo restrittivo, ma  interamente se stessa e si caratterizza da s,
come uno cammina e respira.
Negli animali che venivano squartati si cerc il futuro. E c'era, appunto perch avevano
squartato quegli animali. Se non l'avessero fatto, ci sarebbe stato un altro futuro.
Non c' nulla di concreto e di diverso che non mi sembri significativo: come se tutto quanto c'
fosse nascosto in noi, e solo attraverso l'esperienza del diverso potessimo renderci visibili a noi stessi.
Ci si potrebbe immaginare che le ore perdute scivolino nelle ore future e d'improvviso ne
sbuchino fuori. Cos non sarebbero affatto perdute?
L'amor proprio di quelli che si mostrano da ogni lato.
Quei momenti belli, al mattino, in cui tutto ci che  personale sembra futile e insignificante; si
sente allora in se l'orgoglio delle leggi che stiamo cercando.
Ripugnanza verso il rinchiudere le cose in un unico blocco, tieni sempre tutto aperto, tieni
sempre tutto distinto e separato. In verit vuoi solo studiare e fissare subito in appunti ci che hai
capito. Di giorno in giorno capisci di pi, ma ti ripugna sommare: come se alla fine dovesse essere
possibile in un solo giorno e in poche frasi esprimere tutto, ma allora in modo definitivo.
Inesauribile desiderio che questo giorno venga soltanto alla fine della tua vita, pi tardi
possibile.
Aix. Un piccolo caff proprio di fronte all'entrata delle prigioni. Una volta mi ci sono seduto a
notte tarda.
Al mio tavolino c'era una povera vecchia, con un viso mezzo morto. Un giovane, ubriaco, le
faceva la corte; continuava ad assediarla nel modo pi ostinato; la invitava a bere; la abbracciava; le
faceva proposte; la derideva e la stuzzicava; e un altro, poco pi vecchio, altrettanto ubriaco, gli
tributava consensi entusiastici.
La vecchia si lasciava fare tutto con volto di pietra; ogni tanto si scuoteva e sibilava: Lasciami
in pace!. Ma non serviva a niente.
Quello non se ne dava per inteso.
Tutto accadeva di fronte alle prigioni, la vecchia guardava sempre in quella direzione, come se
avesse l dentro suo marito o suo figlio.
Un vantaggio del viaggiare in regioni nuove  l'irrompere dell'ominoso. I nuovi luoghi non si
inseriscono nei vecchi significati.
Per un certo tempo ci apriamo realmente. Tutte le storie passate, la nostra vita stracolma, che
soffoca di senso, ci restano dietro le spalle d'improvviso, come se le avessimo lasciate in deposito da
qualche parte, e mentre se ne stanno l accade l'assolutamente inesplicato: il nuovo.
Arrivo notturno a Orange. Notte sazia, meridionale, ma le strade nitide e chiare, qualcosa di
puritano che fu peculiare della romanit.
Passeggiando, siamo arrivati dinanzi al teatro: la muraglia possente di fronte alla piazza. La
piccola porta era aperta, abbiamo salito i gradini e ci siamo trovati su in una galleria.
In basso, dinanzi alla scena, perduti nello spazio vuoto, c'erano due o tre uomini e discutevano
gli effetti di luce per una rappresentazione che sarebbe stata data pochi giorni dopo.
Poi hanno illuminato il teatro, per noi due soli che nessuno aveva notato.
Mi sono sentito prendere da una sensazione violentissima: che meraviglia sarebbe scrivere
drammi per un teatro simile. Siamo scesi gi e di nuovo abbiamo ammirato dal di fuori la grandiosa
muraglia. A' era stanco e lo ho riaccompagnato all'albergo. Le strade erano assolutamente deserte e
piuttosto buie. Ci siamo separati e poi sono tornato da solo verso il centro. Era mezzanotte, i caff
avevano chiuso, non ho incontrato nessuno, continuavo a camminare, speravo di imbattermi in qualche
essere vivente, la citt mi piaceva moltissimo e il teatro era divenuto immenso,  poi d'improvviso,
veramente d'improvviso, mi sono accorto della presenza di una moltitudine di gente, uomini, donne,
bambini, bambini molto piccoli, si facevano sempre pi numerosi, e siccome non capivo da dove
provenissero, specialmente i bambini a quell'ora tutto mi  sembrato essere un parto della mia
aspettazione. Ma poi sono arrivato in una grande piazza,  l c'era un circo, il tendone era aperto, lo
spettacolo terminato, il pubblico scorreva fuori.
Ho girato intorno al circo, la popolazione della citt intera se ne tornava a casa a gruppi di
famiglie, e pochi passi dietro al tendone mi sono ritrovato dinanzi alla possente muraglia del teatro. Ora
tutta la piazza antistante era gremita dalla gente che tornava.
Cos la massa mi aveva ritrovato. Ho provato un emozione molto profonda. La prima citt del
sud, il teatro romano vuoto, e nello stesso momento in cui io passeggio a notte tarda attraverso la citt
morta, muta, la sua popolazione che come massa mi scorre incontro dal circo.
Che uno riesca a vedere chiaramente che cos' la vita e tuttavia la ami tanto! Forse ha il
sospetto di quanto poco significhi quel suo veder chiaro.
Una palla che viene sempre gettata in alto per irritare il cielo,  la terra.
Una camera abitata da tre persone diverse, che non si conoscono e non si vedono mai.
A poco a poco capisco quante cose ci sono. Non so esprimerlo diversamente, voglio dire quante
cose ci sono al mondo, che dovrei conoscere. Mi sono lasciato tempo.
Forse in passato non sarei riuscito neppure a capire la maggior parte di tutto questo. Ma ora
tutto  messo in modo che potrei cominciare ad essere uno scolaro rispettoso. Quel che vengo a sapere
diventa per me sempre pi importante. Non cerco pi di replicare con gesti privati e irrilevanti. Tutto
ci che vengo a sapere rimane in me per giorni, per settimane, e si familiarizza con quanto gi trova in
me. Ma non  pi importante che questi incontri accadano in me,  importante che in generale abbiano
luogo.
Questa tenerezza di cui ci riempie tutto ci che  vano.
Il rancore segreto di tutto ci che avremmo potuto conoscere e non abbiamo mai conosciuto.
La piagnucolosit del bottegaio: le sue merci divengono una parte sensibile del suo corpo.
Se ne va cauto per la strada e si cerca ad ogni passo una posizione sociale.
Il trickster. In lui si incontrano l'effetto del comando e della metamorfosi, e da lui, come da
nessun'altro personaggio umano, si pu ricavare l'essenza della libert.
Comincia come capo, impartisce comandi che vengono eseguiti. Ma spinge all'assurdo
l'obbedienza della sua gente e cos se ne libera.
Si sbarazza di tutti, distrugge i costumi, l'obbedienza, il suo veicolo, i suoi mezzi magici, infine
le sue armi, per liberarsi da loro, per rimanere assolutamente solo. Appena  solo pu parlare a tutti gli
esseri e a tutte le cose. Vuole isolarsi e mira alle proprie metamorfosi.
Liberato dai suoi, va per la sua via. Ma non ha una via. Vaga senza meta e ha delle voglie. Si
intrattiene con parti del suo corpo che godono di vita autonoma, il suo didietro e il suo membro. Taglia
nella propria carne. Mangia le proprie interiora, non sa da dove provengano, gli piacciono. La sua mano
destra litiga con la sinistra.
Imita male ogni cosa, non sta mai al suo posto, pone domande assolutamente sbagliate, che non
trovano risposta o solo una risposta sviante.
Adotta, non per nutrirli ma per nutrirsi, due bambini piccoli, e li cura in modo cos sbagliato che
quelli muoiono. Si traveste da donna, con falsi seni e falsa vulva, sposa il figlio di un capo e ha varie
gravidanze. Non c' inversione dei ruoli che non esibisca dinanzi a tutti.
Quando ha fame, abbindola animali e uomini, ma viene anche abbindolato da loro,  tutto
fuorch un eroe e un vincitore.
Nel suo isolamento pu succedergli tutto quel che riservano le possibilit della vita. Ma appunto
per questo isolamento manca il suo scopo, la sua azione  assurda e particolarmente istruttiva.
 il precursore del briccone, non vi  epoca n societ che non potrebbero far nascere il loro
briccone, e questo personaggio interesser sempre la gente. Diverte tutti perch si serve del
rovesciamento dei ruoli per chiarire tutto.
Ma le sue esperienze devono restare sconnesse. Ogni sequenza interna, ogni connessione,
darebbe ad esse un senso, privandole cos di ogni valore, che  nella loro libert.
Talvolta uno dice al primo che capita le proprie cose migliori e pi importanti. Non bisogna
vergognarsene, perch non si parla sempre a delle orecchie. Le parole vogliono essere dette per
esistere.
Credo che l'effetto della nuova luna sar buono. Porta a uno stimolo di nuovissimo genere
nella rivalit fra le potenze che sviluppano la tecnica: per la prima volta la loro emulazione abbandona
la terra. La guerra fra di loro diviene sempre pi impossibile. Non importa chi si trovi pi avanti di un
passo, il conflitto significa in ogni caso un annientamento totale delle due parti.
Invece si pu acquistare grande reputazione agli occhi della controparte trasferendo la propria
ambizione nel cosmo, come  riuscito ora ai russi. Ne nasce una rivalit che  al tempo stesso grandiosa
e infantile: grandiosa, dato l'ampliamento dello spazio che ne  teatro, infantile perch tutto ha di mira
il vuoto, mentre l'uomo  in s enormemente pieno, e di lui non si sa ancora nulla.
Di fatto solo una minuscola frazione della memoria umana  chiamata in causa per la conquista
della luna e dei pianeti. Tutto il resto rimane inutilizzato. Ma la semplicit di tali obiettivi li rende
comprensibili a tutti. Un solo sistema a due masse potrebbe ora abbracciare tutta la terra, tutti i suoi
abitanti. Tutto  visibile chiaramente come su un campo di calcio, ma  visibile a tutti.
L'inquietudine di quelli che hanno perso nel primo tempo potrebbe portarli per primi sulla luna.
L'orgoglio degli altri, che hanno vinto nella prima parte della partita, conferir loro sicurezza
sufficiente perch non prendano la via storta della guerra. Si potrebbe pensare che dalle minacce pi
esplosive degli ultimi anni scaturisca soltanto un gigantesco fuoco artificiale, uno spettacolo visibile da
remote lontananze nello spazio intorno alla terra, per gli uomini un divertimento e per le stelle non
ancora una maledizione.
Ogni nuova persona di cui riconosciamo l'esistenza ci cambia.
Forse l'inevitabilit di questo cambiamento  ci che sospettiamo e temiamo, perch esso
accade prima che uno abbia esaurito ci che era prima.
Leggevo ieri un vecchio resoconto sulla vocazione di un uomo ad essere stregone presso gli
Amazulu. Era pi energico, convincente, pi vero delle pi nobili testimonianze autobiografiche dei
nostri asceti e mistici. Per questi negri ci che importa  che gli stregoni ritrovino oggetti perduti o
rubati, e di questa capacit devono dar prova, per essere presi sul serio. L'essenziale sarebbe dunque il
sentimento della vocazione, e sembra che non abbia alcuna importanza quale sia il suo contenuto.
Lo tormenta che non si illumini nello stesso momento tutto ci che ha mai saputo.
1958.
Questi filosofi di Oxford raschiano e raschiano finch non gli rimane pi nulla. Da loro ho
imparato molto: ora so che  meglio non cominciare mai col raschiare.
Naturalmente si potrebbe riflettere, anzich sui miti, solo sulle parole, e, fintanto che ci si
guardasse dal definirle, si potrebbe ricavare da esse tutta la saggezza che si  accumulata fra gli uomini.
Ma i miti sono pi piacevoli, perch sono pieni di metamorfosi.
Il suo cuore  la lampada nella notte.
Lei abita ora nella vecchia camera di lui e la ama, come se lui fosse morto. Le d molto fastidio
quando, poi, ci viene lui.
La ricchezza di un uomo veniva valutata in base al numero dei suoi libri e dei cavalli nella sua
scuderia.
(Timbuct, intorno al 1500)
Spesso ho l'impressione che tutto quello che imparo e leggo sia inventato. Ma quanto io stesso
scopro  come se in verit ci fosse da sempre.
Non c' nulla di pi tortuoso delle vie dello spirito. Il modo in cui un uomo impara, se si guarda
dall'adoperare subito ci che impara,  pi avventuroso e misterioso di qualsiasi viaggio
d'esplorazione.
Nello spirito infatti non  possibile prefiggersi o calcolare percorsi.
Certo, anche l vi  qualcosa di simile ad approssimative carte geografiche, ma infinitamente
pi numerose sono le cose che di continuo seducono e sviano, da ogni parte, e che stupore quando ci si
ritrova dove gi si era, un altro nel vecchio posto!
Quanto pi uno spirito  definito, tanto pi ha bisogno del nuovo.
C' qualcosa che si somiglia in tutti i racconti, ma non so ancora che cosa sia.
Che tu creda sempre in una legge, pur sapendo che non la scoprirai mai, pur sapendo che
nessuno la conosce.
Ho sempre dubitato poco; quanto mi resta ancora vigoroso e giovane il dubbio.
Un uomo che a poco a poco si trasforma in una cattiva coscienza. Ma gli va talmente bene cos.
Anche ora si segue rigorosamente questa regola: un animale non deve essere ucciso prima che,
bagnato dalla libazione, abbia dato il suo consenso con un cenno della testa.
Plutarco, Discorsi conviviali Nel secolo Xiii si diffuse in Egitto il desiderio morboso di
mangiare carne umana, di qualunque tipo; in particolare, per, quella dei medici. Se uno aveva fame si
dava malato e faceva chiamare un medico, ma non per approfittare dei suoi consigli, bens per
divorarlo.
(Humboldt)
Trovarono tanto gusto in quell'orribile cibo che si vide gente ricca e stimabilissima mangiarlo
di consueto, farne pietanza di banchetti, accumularne provviste. Vennero in uso varie maniere di
preparare la carne...
Si ricorse a tutte le astuzie possibili per catturare di sorpresa uomini o attirarli in casa con falsi
pretesti. Tre dei medici che venivano da me subirono questa sorte, e un libraio che mi vendeva libri, un
uomo vecchio e molto grasso, cadde nella rete e pot solo a stento scamparla.
(Abdullatif, medico di Bagdad, nella sua descrizione dell'Egitto)
Tutto ci che  accaduto teme la sua parola.
Gli dispiace per la sua muta del lamento. In Inghilterra si  persa.
Se davvero ci vogliono i martiri, che almeno lo siano veramente tutti. Quale martire vale pi di
un altro?
Troppe strade nella lingua, tutto gi tracciato.
Quello che ha letto molto. A B' non piacciono gli sforzi. Non lavora volentieri. Non studia
volentieri.  curioso e per questo talvolta legge un libro. Ma dev'essere scritto in modo semplicissimo:
frasi elementari, brevi, dirette. Non deve contenere parole ricercate, e in nessun caso proposizioni
dipendenti. Non si deve incespicare in alcun ostacolo, tutto deve andare liscio, senza bisogno di
riflessione. La cosa migliore sarebbe che si potesse capire con una sola occhiata una pagina intera. B' 
davvero alla ricerca di pagine del genere. Apre un libro a caso, in fondo, al principio, nel mezzo, e getta
gli occhi su una pagina. Quella resiste. Non vuole concedersi al primo approccio. Desidera che ci si
occupi di lei per venti o trenta secondi. E si considera modesta, ma lui  di parere diverso. Quella
resistenza lo irrita, sfoglia pi oltre e, se non  gi troppo arrabbiato, assaggia la pagina successiva. Per
lo pi gli succede di nuovo la stessa cosa.  troppo, e con indignazione crescente lascia perdere questa
parte del libro.
La punisce sfogliando il libro in tutt'altro punto, cento pagine prima o dopo. Non accetta di
subire imposizioni da alcuna pagina e legge dove gli va. In questo modo salta obliquamente per tutto un
libro.
Siccome  un esperto del suo modo di leggere, non stupisce che passi per un competente,
superiore a tutti quegli onesti plebei che leggono una pagina dopo l'altra. Di fatto, in questo modo, egli
ricava varie idee da un libro. Quando vi fa qualche accenno, ne conosce brani di dieci o quindici
pagine, dispersi nelle parti pi diverse del libro e sempre in una sequenza inconsueta.
Talvolta trova il coraggio di dichiarare questo suo originale modo di comportarsi e di stupire la
gente che non lo conosce. Con un po' pi di metodo potrebbe acquistare la reputazione di spirito
capriccioso.
Dovrebbe soltanto farlo un poco pi spesso: prendere un libro al mese, almeno. Questo
naturalmente  troppo per lui, che si ferma a due o tre libri all'anno. Ma c' anche un altro ostacolo che
non va taciuto. Gli manca ogni originalit personale nella scelta dei libri. Si interessa solo di quelli di
cui tutto il mondo parla.
Prima di tutto, bisogna che tutti i critici influenti di tutti i giornali influenti abbiano espresso un
verdetto concorde; bisogna che, prima, questo verdetto sia tale da spingere ognuno a cercare il libro, e
che ne parlino anche i migliori passeri sui pi distinti tetti; occorre che, prima, il nome dell'autore si
senta pronunciare tanto spesso da far venire una certa voglia di conoscerlo: poi, ma proprio solo allora,
egli sar tentato di cominciare a sfogliare il libro.
Ma non comincia subito. Va nella sua libreria, che si trova nella strada pi distinta di Londra,
dove le duchesse fanno le spese. Conosce bene il proprietario,  uno dei migliori clienti. Talvolta questi
gli manda di propria iniziativa un libro che potrebbe interessarlo, e lui, anche se ce l'ha gi, non lo
rispedisce mai indietro. Preferibilmente per, e in particolare, da quando vive nel mondo dello spirito,
lui stesso d un'occhiata in giro nella libreria.
Lascia che gli propongano questo o quello, rifiuta annoiato, senza esaminare, e poi con aria di
trionfo richiede il libro di cui tutti parlano da due settimane. Ne d il titolo in modo impreciso, non
conosce esattamente il nome dell'autore; non bisogna far troppo onore a queste celebrit del giorno,
che non hanno alle spalle generazioni di antenati.
Generalmente il libro era gi fra quelli che il libraio gli aveva proposto e che lui aveva ricusato
con superiorit. Ci vuole tatto per non farglielo notare. Poich egli sa cosa vuole, e vuole che lo si noti.
Poi si infila con noncuranza il libro sotto il braccio e lo getta sul sedile imbottito della sua
Bentley. A casa, in una sala enorme e sfarzosa, alle cui pareti sono appesi i ritratti degli antenati,
appoggia il libro su una grande tavola ovale su cui sono sparse tutte le novit, i libri dei mesi passati
che hanno trovato speciale grazia agli occhi dei critici. L il libro giace fra i suoi simili, e mai ci si
potr trovare qualcosa di diverso. Tutto  nuovo fiammante e l'edizione moderna di un'antica opera
che, per sollecitazione dei giornali della domenica, dovesse essersi smarrita col, potrebbe sembrare
assolutamente fuori posto. In questo modo egli  riuscito a trasferire la libreria di moda in mezzo ai
suoi antenati. Loro non potevano conoscere ci che egli ha qui;  l'unica cosa in cui egli sia loro
superiore, e in certi momenti d'orgoglio fa in modo che essi se ne accorgano.
Ora pu compiere la sua scelta fra i capolavori della vita moderna.  capace di entusiasmi, ma
non loda volentieri ci che non gli piace realmente, anche lui si fa un punto d'onore nel giudicare.
Viene il momento in cui prende in mano risolutamente il libro da poco comperato. Lo fa molto in fretta,
come tutto ci che fa, con i movimenti arditi di un rapace. I libri che contengono proposizioni
dipendenti vengono messi via subito. Per queste cose ha un occhio d'aquila e non conosce piet. Ma ha
qualche importanza anche l'argomento. Tutto ci che non si collega a lui gli sembra non vero. Egli
vuole la verit; smaschera immediatamente gli autori menzogneri. Di quando in quando si imbatte in
scrittori che invece smascherano lui. Se lo fanno in modo agile e svelto, ne rimane impressionato. Ma
in fin dei conti egli va in cerca di una pagina che gli si conceda al primo approccio. Se egli stesso ne 
l'argomento e se fin dal primo sguardo capisce la prima pagina che gli capita sotto gli occhi, allora non
ha pi bisogno di leggere oltre. Ha scoperto un capolavoro, il suo capolavoro, e da quel momento ne
parla a tutti.
Sono sempre le persone sbagliate quelle in cui uno ripone le proprie speranze, e se lo si sapesse
non si potrebbe continuare a vivere neppure per un istante. Per fortuna ne subentrano sempre altre,
verso le quali siamo stati talmente ingenui da non riporre in esse alcuna speranza.
Cos la vita continua per cammini inattesi, sorprendenti.
Non vi  nessuna testimonianza di rispetto per l'umanit pi profonda della fame per i suoi miti,
e se uno ha letto pi di quanto il cuore sopporti, pu sperare nella forza segreta di questo nutrimento.
L'invenzione dell'inferno  la cosa pi orrenda, ed  difficile concepire come, dopo questa
invenzione, ci si possa ancora aspettare qualcosa di buono dagli uomini. Dovranno davvero inventare
sempre inferni?
Tutto  meglio dell'io, ma dove metterlo?
Il suo cruccio: non essersi ancor mai aperto ad ogni minima manifestazione di vita. Il suo
cruccio: decenni di superbia.
La megalomania dell'interprete: nella sua interpretazione si sente pi ricco dell'opera.
Si ritiene migliore di se stesso, gli fa piacere avere di s un'opinione cos buona e cos cattiva.
Che significa: bisogna diventare migliori?  Pi aperti, pi accondiscendenti? Questo vuol dire
realmente migliori? Pi chiari? S.
Pi concordi? Non troppo. Pi calmi?
Non so.
A volte mi sono augurato di riuscire a svuotare la mia testa di tutto ci che vi si  insediato, e di
cominciare a pensare daccapo, come se l dentro non ci fosse mai stato nulla.
Ora non lo desidero pi. Accetto la popolazione della mia testa e cerco di andare d'accordo con
essa.
Pu darsi che sia divenuto un piccolo provinciale.
In un giornale italiano leggo la notizia della morte di una monaca che aveva ora raggiunto i
cent'anni.
Era gi morta una volta, quando era una ragazza di diciassette anni, e la cassa era gi stata
inchiodata quando sua sorella sostenne che bisognava riaprirla. La ragazza allora riprese coscienza e si
alz. Questo miracolo la decise a farsi suora ed a consacrare la propria vita a Dio. Cos  vissuta altri
ottantatr anni dopo la sua prima morte.
L'uomo  grandissimo, quale che sia la sua pura, pu conoscerla e conservarla e vivere con
essa, senza mai dimenticarla.
1959.
Su un'isola del Pacifico, di recente, in onore di un'esplosione atomica, per l'ultima volta
vengono mangiati uomini.
Ognuno dovrebbe vedersi mentre mangia.
A partire da una certa et le parole di ogni uomo divengono gravi e contano. Dispnsati da
questa gravit.
Le preziose frasi degli sciocchi.
L'aria consunta di un lavoro portato avanti per anni. Un lavoro del genere pu andar bene solo
quando gli si sottrae vita: deve quindi diventare asciutto e duro. Quanto pi diventa costrittivo, tanto
pi rischia di fallire.
Quando sento parlare dell'opera di una vita penso a un'ascesi inumana.
Ancora un libro, ancora un grosso libro? Mille tronfie pagine? In quale serie ti collochi, e non 
migliore tutto quel che gi c'?
Infischiatene, tutto dev'essere pensato di nuovo.
Il vero senso di forza, quando non arride alcun trionfo.
Tutta venerazione dissipata.
Il lazzaretto in cui vive, fra libri sepolti e libri feriti gravi.
La diligenza mi piace e non mi piace, a seconda che sia notte oppure giorno. Di notte sono
appassionatamente diligente, fino alle prime luci dell'alba, di giorno sono altrettanto
appassionatamente pigro.
Uno sviluppa molte qualit per ostinazione. Poi, quando annoiano, non se ne libera pi.
Ognuno si tradisce totalmente nel proprio modo di classificare.
 importante di tanto in tanto sentirsi colpiti sul vivo, cio vedersi come uno viene visto da chi
non sa nulla di noi.
Sono stufo di vedere che ognuno accusa sempre gli altri solo dei propri difetti!
Talvolta ho l'impressione che il riuscire a concludere sia ormai divenuto fine a se stesso. Penso
agli obiettivi con cui ho cominciato; alla salda fiducia con cui volevo realizzare qualcosa di importante.
Mentre vi lavoravo, il mondo si  caricato mille volte di pi di distruzione.  distruzione
trattenuta, ma fa differenza?
E che cos' questa frenesia che mi spinge a contrappormi ad ogni distruzione, come se fossi
stato nominato protettore del mondo? Che cosa sono io stesso, un essere inerme, a cui muoiono, una
dopo l'altra, le persone pi care, incapace di tenere in vita anche solo ci che  pi suo, naufragio da
ogni parte e lamento!
A chi sono utile, a chi servo con questa incrollabile ostinazione?
Non  rimasto nulla oltre questa ostinazione. Nuove persone scivolano via, nuove parole e
colloqui cadono,  rimasto ancora in vita il passato, quando sar distrutto anch'esso? Non rester pi
nulla, e io ancora continuer a essere qui,  un bambino che per la prima volta si  alzato sulle gambe,
 e con tutte le mie forze grider: No!
Uno dice: non pu dolersi di nulla.
Un dio? Una pietra?
Sogna di distaccare il suo cuore da tutti coloro che vi hanno affondato i denti: d'improvviso se
lo ritrova intatto in mano.
Ogni parola che annota gli d forza.
Qualunque cosa sia, e magari niente, il solo fatto di annotarla gli d forza.
Come mai  cos bello parlare a se stessi?  Perch da s non si pretende nulla? Perch si pu
andare molto lontano nell'odio, senza conservare rancore? Perch si fa i temerari, senza per mettere in
pericolo nessuno? Perch uno impara qualcosa sull'altro che ha profondamente celato in s? Perch si
pu afferrare per i capelli la propria superbia, senza riguardo e senza farne per un misero spettacolo?
Perch si  semplicemente nella verit, senza vantarsene? Perch non si prega n si fa pressione e si 
davvero con un proprio simile?
Sempre pi numerose le facce che ricordano altre facce: la vita troppo colma tenta di districarsi.
Le componenti del mondo che uno ama, e il tutto, malamente composto, che uno detesta.
Nulla  pi desolante dell'essere il primo, a meno che lo si sia veramente e nessuno sia mai
stato dove noi siamo.
Tutto dipende dai modelli sbagliati, le aberrazioni degli uomini dipendono dal fatto che essi in
un qualche istante afferrano a caso i loro modelli e poi non se ne svincolano mai pi.
Si pensa, si pensa, finch tutto si pensa da s, e allora non ha pi nessuna importanza.
Non andar sempre fino in fondo. C' tanto in mezzo!
I funzionari scateneranno i temporali come Giove.
Mi sento a casa quando con una matita in mano scrivo parole tedesche e tutti intorno a me
parlano inglese.
Ieri il manoscritto di Massa e potere  partito per Amburgo.
Nel 1925, trentaquattro anni fa, ho avuto la prima idea di un libro sulla massa. Ma il vero germe
del libro  ancora pi vecchio: una dimostrazione di lavoratori a Francoforte per la morte di Rathenau,
avevo diciassette anni. Comunque la guardi, tutta la mia vita di adulto appare piena di questo libro, ma
da quando vivo in Inghilterra, cio da pi di vent'anni, non ho quasi lavorato ad altro, seppure con
tragiche interruzioni.
Meritava questo dispendio? Mi sono sfuggite in questo modo molte altre opere? Cosa devo
dire? Dovevo fare ci che ho fatto. Subivo una coazione che non capir mai. Ne ho parlato, quando
c'era poco pi che l'intenzione di questo libro. L'ho annunciato con la massima pretesa, per
incatenarmi ad esso senza scampo. Mentre tutti quelli che mi conoscevano mi sollecitavano a finirlo,
non l'ho concluso un'ora prima di quanto mi sembrasse giusto. I miei migliori amici, col passare degli
anni, persero fiducia in me, andava troppo per le lunghe, non potevo biasimarli. Ora mi dico che mi 
riuscito di afferrare questo secolo alla gola.
L'indifferenza per una decisione appena presa, come se l'avesse presa un altro.
La preziosit del tempo si rivela improvvisamente quando appare il suo limite: questo eleva
l'uomo, ma solo se era sua natura concedersi moltissimo tempo. La perdita del suo pi grande tesoro
d'improvviso gli d una nuova grandezza, come se avesse davvero regalato tutto e come un mendicante
fosse ospite dei propri avanzi.
1960.
Tu sei cos sicuro del fatto tuo che si potrebbe dubitare della tua intelligenza. Ma fino a quando
l'allarme non risuoner per te, non  detto che questa sicurezza debba danneggiarti. La cosa pi
difficile  trovare un buco attraverso il quale tu possa scivolare via dalla tua stessa opera. Tu vorresti
essere nuovamente in un mondo libero e senza regole, che non sia stato violentato da te. Ogni ordine 
una tortura, ma l'ordine che stabiliamo noi stessi lo  pi di tutto. Tu sai che non tutto pu quadrare, ma
non ti lasci distruggere la tua costruzione. Potresti tentare di minarla, ma allora tu stesso vi saresti
dentro. Invece vuoi essere fuori, libero. Nelle vesti di un altro, tu potresti scriverci contro un attacco
terribile. Ma tu non vuoi distruggerla. Vuoi solo trasformarti.
La cosa pi bella di Montaigne  che non si mette fretta. Anche quelle passioni e quei pensieri
che sono pieni di impazienza, li tratta con lentezza. Il suo interesse per se stesso  imperturbabile, non
si vergogna mai veramente della sua persona, non  un cristiano. Qualsiasi cosa osservi, per lui 
interessante, ma di veramente inesauribile trova solo se stesso. Questo mantenersi vicino a se stesso gli
d una libert del tutto peculiare. La sua persona  un oggetto che non si pu mai perdere, un oggetto
che si tiene in mano.
Questa propria vita che egli non perde mai di vista scorre lentamente come la sua
contemplazione.
Il capitolo di Montaigne sui cannibali che ho letto oggi mi ha ancora una volta conquistato e
messo dalla sua parte. Montaigne ha quella apertura per ogni tipo di umanit che oggi  universalmente
diffusa e addirittura innalzata a rango di scienza, ma egli l'aveva allora, in un'epoca fanaticamente
convinta di s.
In questo capitolo Montaigne loda la virt del coraggio guerriero, del quale per il suo stesso
ambiente non doveva importargli molto. Mentre loda i brasiliani per il loro coraggio, sembra porre la
domanda: abbiamo noi veramente? Cos' il nostro coraggio?. La vittima indiana nelle mani dei suoi
nemici assume per lui i tratti di Catone. Nessuno egli onora di pi: non come modello, ma come
l'irraggiungibile, che a lui stesso sar sempre negato. Infatti fra gli astri ce ne sono alcuni che
riusciamo ad abbassare fino a noi, altri sono cos alti che non riusciremo mai a metterci le mani.
Montaigne, poi, presenta qui anche l'immagine del buon selvaggio, la stessa che, quasi
duecento anni dopo, ritorna in Rousseau. Ma con Rousseau  gi diventata una specie di immagine
coatta, come nella Sparta di Licurgo.
Il buffone di corte, uno che possiede meno di tutti, vicino al padrone di tutto. In lui agisce una
certa specie di libert, che si muove continuamente davanti agli occhi del suo signore, ma  pur sempre
in suo potere. Il signore vede la libert della persona priva di ogni carico, ma poich questa gli
appartiene, pu ben avere l'impressione che gli appartenga anche la libert.
Dolori significativi; ogni dolore avrebbe il suo senso comprensibile, potrebbe significare solo
qualcosa di preciso, e il rimedio si troverebbe nel comportamento del proprio spirito.
Ma il superamento del dolore sarebbe difficile e implicherebbe sempre un miglioramento
dell'uomo. Invece che avvertimenti, i dolori sarebbero allora stimoli. L'essere pi carico di dolori, che
si comporti nel modo giusto, si spingerebbe pi in l di tutti: la sua cura sarebbe sua propria invenzione
e opera.
Tu consisti soltanto di strutture.
Sei nato geometrico oppure il tempo ti ha afferrato e costretto nelle sue forme inesorabilmente
rettilinee? Non conosci pi il grande segreto? Il segreto della via pi lunga?
Che felicit sarebbe, se si potesse lasciar sprofondare certi pensieri che ci hanno dominato per
tutta la vita, in modo da farli riaffiorare soltanto nei sogni.
Fra i pensatori terribili che ammiro vi sono Hobbes e de Maistre.
Ammiro in loro il fatto che sappiano dire il terribile. E non permettono che la paura, da cui sono
dominati, diventi uno strumento per magnificare la loro persona. Per questo li cito entrambi, Hobbes e
de Maistre: pur cos diversi fra loro, entrambi non hanno lasciato che i loro pensieri gli dessero alla
testa, e nelle manifestazioni della loro vita sono rimasti semplici. C' poi un'altra specie di pensatori,
ben diversi da loro, che rivolgono con volutt il terrore verso gli uomini, come se da ci potessero
trarre una propria gloria. Il terrore diventa per loro come una frusta con la quale tengono tutto lontano
da s. Essi ammirano la grandezza e con ci intendono grandezza animale. A questi appartiene
Nietzsche, la sua libert  in penoso contrasto con la smania di potenza che ha la sua natura, smania a
cui infine soccombette. Molte delle sue frasi mi colmano di ribrezzo, come quelle di un volgare
despota. De Maistre ha detto cose che sono pi terribili. Ma le dice perch sono presenti nel mondo,
come suo strumento, e non per bramosia. I pensatori che sono pieni di sincera paura degli uomini sono
vittime di questa paura come tutti gli altri e non si adoperano segretamente per trarne vantaggio. Essi
non falsificano lo stato del mondo, vi rimangono dentro, preda essi stessi, pi di ogni altro, della paura
che sentono. La resistenza che suscitano i loro pensieri  sana e feconda. Gli altri si presentano con aria
temibile e magnifica, per slanciarsi, per cos dire, dal mondo verso di s. Cos quel che dicono viene
falsato sino al midollo e pu servire solo a coloro che se ne servono per strappare all'umanit la sua
dignit e la sua speranza.
Nelle sue frasi sulla guerra de Maistre ha posto le domande giuste. E questo  qualcosa. Non vi
ha dato risposta con frasi pie. E questo  pi ancora. Le risposte che poi trova sono, certo, assai
curiosamente formulate, ma su un uomo del nostro tempo che ha avuto qualche esperienza agiscono
come pura beffa.  difficile trovare uno sprone contro la guerra che sia pi efficace di queste frasi di de
Maistre.
 una meravigliosa sensazione quella di riuscire a procurarsi la quiete per pensare in mezzo a
tanta gente. Intanto, quella certa misura di isolamento a cui si mirava costa fatica: non  facile essere
soli, cos ha maggior peso se uno alla fine pensa di esserlo. Poi non si pu neppure fare a meno di
provare una qualche ostilit verso gli altri che ci premono da tutte le parti. Ma non  una ostilit seria,
perch ci si propone di pensare per tutti loro, e la responsabilit che si sente per loro riscalda l'ostilit
finch non diventa amore.
Il paranoico come buddista: unicit di Schopenhauer.
Burckhardt come Atlante: un borghese di Basilea che contiene in s il mondo e lo sostiene.
Si ha bisogno di frasi infinitamente lontane, che si capiscono appena, come appiglio attraverso i
secoli.
Inventare una fede, introdurla, imporla e nuovamente abolirla, finch non  completamente
scomparsa dagli uomini.
Eppure anche chi riuscisse a fare tutto questo non saprebbe ancora che cosa  la fede.
Gli atomi in Democrito hanno il carattere di una rappresentazione della massa.  ben strano che
la teoria greca della natura, che si  dimostrata essere la pi feconda, debba la sua origine all'ossessione
di una massa invisibile formata da piccolissime unit.
In molte cose mi sento vicino a Democrito: alcune sue frasi mi parlano dal cuore.  una sfortuna
che invece delle sue ci siano pervenute tante opere di Aristotele. Quanto mi  nemico lo spirito di
Aristotele! Con quale ripugnanza devo leggerlo!
Democrito non era meno poliedrico, la sua curiosit non  mai da meno di quella di Aristotele.
Ma quest'ultimo  un collezionista e ha rispetto per il potere; anche la cavillosit di Socrate  penetrata
in lui. Democrito ha vissuto lontano da Atene: e questo fu per lui un bene. Forse ha dato un po' troppo
peso alla probit del solitario. Uno schietto compiacimento di s lo sostiene, ma non colora nessuno dei
suoi pensieri grandiosi, nei quali vede certe cose per la prima volta.  C' una frase a lui attribuita per
la quale darei tutto Aristotele: Trovare anche una sola spiegazione  meglio che possedere tutto
l'impero persiano.
Accademie il cui compito sarebbe di abolire, di tanto in tanto, certe parole.
Per lui tutte le finestre sembrano dare sull'infinito.  Ma quando guarda da fuori, attraverso una
qualsiasi finestra, ha l'impressione come di calarsi dall'infinito nella vita.
Mi interessano gli uomini vivi e mi interessano i personaggi. Detesto gli ibridi fra le due cose.
Il salto nell'universale  cos pericoloso che ci si deve continuamente esercitare a farlo, e dallo
stesso punto.
Senza libri le gioie marciscono.
 una fortuna pensare alcune parole e dirsele continuamente. Non  bene che solo parole come
Dio abbiano portato a questa altissima intensit di ripetizione. Coloro che ripetono sempre il nome di
Allah, a Marrakech, me l'hanno fatto ricordare e ora vorrei anch'io servire allo stesso modo molte
meraviglie della lingua.
Ora si pu volere sempre di pi in ogni direzione. Tutte le mete sono come spostate all'infinito,
ma, ci nonostante, appaiono sempre raggiungibili.
Dallo spirito, e dallo spirito soltanto, tutto pu essere conquistato. Ma per spirito qui si intende
soltanto una specie isolata di attivit, che ha bisogno di sempre meno sostrati materiali.  sufficiente
pensare in una determinata maniera, in una determinata direzione.
Per la sua natura ascetica, questo pensiero  imperturbabile. Il potere che conferisce si pu
paragonare a quello che avevano i consiglieri spirituali negli Stati di grande compattezza religiosa.  un
potere decisivo, ma si tiene nascosto e non ha bisogno di immediato splendore personale.
Lo splendore viene riservato per l'istante della distruzione.
Credo di aver trovato una chiave per la metamorfosi, e l'ho infilata nella serratura; ma non ho
girato la chiave.
La porta  chiusa, non si pu entrare.
Ci sar ancora da penarci molto.
Ordinare il pensiero intorno a quattro o cinque parole pu avere ancora senso, un qualche spazio
lo lascia. Chi fa spavento sono i mistici di una sola parola.
La sottigliezza di una figura poetica, anche se l'ammiro, provoca in me, in quanto prodotto di
quest'epoca, un'opposizione: mi sembra che sia troppo compiaciuta di s. Perch il poeta le dia quel
calcio che si merita, deve essere in qualche modo in grado di sentirselo arrivare.
Perfino dopo la prima guerra mondiale era ancora possibile per certi scrittori contentarsi di
respirare e di molare cristalli. Ma oggi, dopo la seconda, dopo le camere a gas e le bombe atomiche, per
essere uomini in mezzo alla minaccia esterna e alla degradazione si richiede di pi. Bisogna rivolgersi a
quella brutalit che sempre c' stata e servirsene per indurirsi le mani e lo spirito. Bisogna affrontare
l'uomo cos come , duro e oppresso. Ma non gli si pu permettere di attentare alla speranza. Questa
speranza dovr sgorgare soltanto dalla conoscenza pi nera, altrimenti diventer beffarda superstizione
e accelerer la fine, che minaccia sempre pi da vicino.
Sempre pi graziosi gli orologi, sempre pi pericoloso il tempo.
La cosa pi difficile  tornare a ridursi dopo aver raggiunto la pienezza. La pienezza ci fa
pensare di essere particolarmente importanti. Ma  un errore non minore di quello di chi  sempre
vuoto e si compiace di se stesso. Chi ha avuto a lungo a che fare con la cosa pi spaventosa, o anche
con la pi bella, deve poi tornare a essere semplice come all'inizio. Non pu usare privatamente per s
quelle conoscenze che ha raggiunto, deve lasciarle agli uomini e distaccarsene.
Senso di estraneit alla propria opera, senza un vero e proprio fastidio. Se ne leggono certi
pezzi, senza sapere bene che cosa sono. Ne emana una frescura, come di un sole tramontato.
Le citt in cui si  vissuto diventano quartieri della citt in cui si muore.
Ora si immerge nuovamente nel mare del non letto e ritorna alla superficie sbuffante e
ringiovanito, fiero come se avesse rubato il tridente di Posidone.
L'abiura di Galileo in Brecht mi ha ricordato l'abiura di Cinquanta negli Uomini a termine. 
un'abiura fatta per guadagnare tempo, che per non cambia niente in quel che pensa veramente il
minacciato. Cinquanta  un personaggio ideato in modo pi rigoroso e va anche oltre: infatti deve
anche stare a vedere quello che ha provocato con la sua passione per la verit. Il Galileo di Brecht, che
 stato concepito prima, pu ancora mangiare senza problemi il suo arrosto d'oca. Gli manca un'intera
dimensione, e proprio quella che per noi oggi  diventata la pi importante. Quale diritto ho su una
verit esplosiva che conosco solo io, non devo cercare di renderla inoffensiva a qualunque costo?
Proprio in me, suo ancora unico portatore, deve avere inizio il processo della sua neutralizzazione e
dissoluzione.
La verit ha cos il suo doppio peso. Scoprirla e farla riconoscere sono soltanto una faccia di
questo peso, infinitamente pi grave  la seconda faccia, quella della responsabilit.
Altrimenti si rid, indirettamente, agli inquisitori il diritto che avevano gi mezzo perduto.
Galileo non va deplorato per l'abiura, visto che poi ha scritto i Discorsi. Ma va deplorato perch pu
mangiare la sua oca senza avere presagi sinistri: dinanzi al futuro,  cieco.
Improvvisamente fu la fine di ogni fede. Un senso di infinita felicit si diffuse tra gli uomini.
Ognuno danz da solo fino a crollare esausto. Ma poi, sempre da solo, qualcuno si risollevava. Il sole
brill pi forte.
Ma l'aria era sottile. Il mare divenne incomprensibile.
Il lamento per i morti punta alla resurrezione,  questa la sua passione. Il lamento deve durare
finch non produce il suo effetto. Ma si interrompe troppo presto: la passione non regge.
 senz'altro possibile che, rifiutandosi di uccidere, uno si neghi, alla fine, ogni decisione libera.
Ma, anche dovesse pietrificarsi: non uccider.
Come teme le proprie parole! Quello che egli dice ha tale potere su di lui che non lo lascia pi.
Dopo i primi stadi acuti del dolore, che esso stesso gli provoca, il gi detto si mette da parte e aspetta.
Poi balza su, balza su nuovamente sicuro e si lancia su di lui come se proprio allora venisse detto di
nuovo. Le sue parole acquistano la loro vera forza solo quando le ha sentite. Vengono da lui eppure
vengono come da una luogo straniero. Si arrende loro, una fuga sarebbe impossibile, ma non vuole
neppure fuggire. Spesso si precipita in mezzo a loro, da sinistra e da destra scrosciano su di lui, la cosa
che preferisce  farsi avvolgere da esse come da un nubifragio. Non provocano in lui il caos, ma forti e
chiari dolori. Quello che dicono egli lo comprende, anche se  completamente oscuro; da dove vengano
 per lui un enigma.
Uno adula tanto finch non lo si contraccambia, per liberarsene. Su queste risposte egli
costruisce la sua reputazione.
Per natura ogni fama  inganno.
Talvolta si scopre per che dietro, nascosta, qualcosa c'. Che sorpresa!
In ogni vita si possono trovare i morti dei quali uno si  nutrito. In uomini delicati, buoni, rozzi,
cattivi  dovunque troviamo i morti di cui si  abusato. Come pu sopportare la vita uno che sa questo
di s? Prestando la propria vita ai propri morti, non perdendola mai e cos perpetuandoli.
Un poeta io non sono: non posso tacere. Ma molte persone che non conosco tacciono in me. Le
loro eruzioni fanno di me qualche volta un poeta.
Verso ogni credente che incontro, purch sia veramente tale, mi sento subito ben disposto. Gi
la semplice esposizione della sua fede mi appassiona e, se si presenta in modo assurdo e risibile, mi
appassiona ancor pi profondamente.
Ma non dev'essere seguace di una fede cui ora appartiene il mondo.
Appena sento dietro di lui il potere di una chiesa vittoriosa, appena noto che il credente tenta di
coprirsi con questo potere, che lo usa come minaccia e spauracchio, allora mi prende la nausea e
l'orrore.
 la fede che mi appassiona, oppure soltanto la fede che soccombe?
Nel lutto si prepara sempre qualcosa per noi; ma non serve a niente dirselo.
Il mio lutto non ha niente di liberatorio. Perch so sempre troppo bene che contro la morte non
ho fatto proprio niente.
Atarassia? Imparare l'indifferenza?
Nel punto dove si  pi vulnerabili?
Proprio l non dovrai mai impararla!
I sogni li sopporto solo interi, intatti e misteriosi. Ci sono cos estranei che si capiscono molto
lentamente. I sogni di altri posso comprenderli solo in rari casi. Li assumiamo in noi, cautamente e con
riluttanza. Guai allo sciocco che li interpreta subito: li perder e non li afferrer mai pi, appassiscono
prima di maturare per lui.
Ma non si devono nemmeno ammucchiare sogni che non hanno niente in comune.
Essi ricevono il loro sangue irradiandosi nella realt. Il diventare vero del sogno  tutto, ma il
sogno diventa vero diversamente da come si immaginano i normali interpreti. Il sogno deve vivificare
la realt mentre penetra in lei in tutti i modi possibili, da questa e da quella direzione e pi di tutto da
quella che meno ci si immagina. Il sogno, come uno stormo di uccelli, si posa qua e l, si solleva e
ritorna, sparisce e, appena sparito, oscura nuovamente la luce del sole.
L'elemento inafferrabile del sogno  ci che esso ha di pi afferrabile, eppure ha una sua forma,
ma deve esso stesso conquistarsela, perch scivola tra le forme della realt, e non gliela si pu dare
dall'esterno.
Incalcolabile  il danno che provocano i sogni interpretati. Il loro sfacelo rimane nascosto, ma
come  sensibile un sogno! Non rimane il sangue sulle mannaie dei macellai, quando si avventano sulle
ragnatele, ma cosa hanno distrutto!  e non si tesse mai pi la stessa cosa.
L'unicit di ogni sogno viene presentita da pochissimi; altrimenti, come potrebbero denudarlo
per farne un qualsiasi luogo comune?
Forse tra tutti solo Klee ha trattato il sogno con la riverenza dovuta, come la cosa pi intangibile
che avviene negli uomini.
 difficile ritrovare la strada verso i passi e le voci di uomini innocenti, dopo essersi dedicati
alla caccia spietata dei potenti. Come li si  odiati e come ci si  abituati a questo odio! E ora si
dovrebbe tornare a essere semplici, miti e compiacenti?
 come se ci si fosse messi in pensione da soli e, dopo aver cacciato terribili mostri per tutta la
vita, ci si mettesse a coltivare fiori.
Eppure il cacciatore non dimenticher mai quello che eri e, per lo meno in sogno, dar la caccia
a se stesso.
Ogni parola dovrebbe ricordare di essere stata una volta a portata di mano. La rotondit delle
parole: stanno nella mano.
Una vita che non dia luogo a commedie e personaggi  inconcepibile.
Perfino un idiota ha la sua civetteria, e anche un santo che non va fra la gente, dalla gente viene
cercato.
Una donna che deve sorridere a tutti, che sorridendo si tira addosso le peggiori confusioni, che
non pu abbandonare il suo sorriso nella miseria, che sul letto di morte sorride e muore sorridendo, per
essere ancora gradita a tutti quelli che potrebbero vederla morta.  Sorride nella cassa e sotto terra.
Non basta pensare, si deve anche respirare. Pericolosi i pensatori che non hanno respirato
abbastanza Chi sapesse veramente che cosa lega gli uomini tra di loro sarebbe in grado di salvarli dalla
morte.
L'enigma dell'esistenza  un enigma sociale. Nessuno  sulle sue tracce.
Mistica: lo svelarsi  avvenuto una volta per tutte.  sempre lo stesso svelarsi. Avviene senza
avvenimenti.
Non pu tirarsi indietro.
Chi vuole trovare qualcosa di veramente nuovo, deve guardarsi soprattutto da ogni metodo di
ricerca.
In seguito, pu sentirsi spinto, quando ha trovato qualcosa, a stabilire retrospettivamente il suo
metodo di ricerca. Ma  una questione tattica, specialmente se si tratta di procurare riconoscimento in
vita alle sue scoperte. Il procedimento iniziale si caratterizza per la sua assoluta libert e
indeterminatezza, e uno che si muove per la prima volta su questa strada non pu avere assolutamente
nessuna idea della direzione che ha preso il suo movimento.
La responsabilit sta nell'intero uomo e non in questa particolare impresa.
Io posso essere amico solo di spiriti che conoscono la morte. Certo, mi rendono felice se gli
riesce di tacere della morte: perch io non posso.
Una cognizione a cui non rimane attaccato nulla di ci che l'ha occasionata  priva di valore.
L'occasione di chi ha pensato rivive nell'occasione di chi legge. Una vecchia esperienza ritorna
improvvisamente giovane dopo secoli.
La stessa stella torna a splendere e colpisce un occhio simile.
L'oscurit si cala nelle lettere che la compongono ed esse acquistano un altro significato.
Sembrano essere state l molto pi a lungo, pi piene, pi forti, da tempo immemorabile riempite dalla
stessa notte. Si sciolgono l'una dall'altra e si ricompongono insieme, sicure e affettuose, secondo una
legge chiara ma inesauribile. La loro paura  soffiata via e non hanno da vergognarsi di niente. Pu
darsi che si sentiranno cos un giorno, ma questo giorno  lontano.
Un locale in cui tutti sono ammutoliti. I clienti siedono muti, soli o in gruppi, e prendono le loro
bevande. La cameriera porge muta a uno la lista, questi indica col dito, lei annuisce, gli porta quello che
voleva e lo mette, muta, sul tavolo. Tutti si osservano senza proferir parola.
L'aria di una stanza in cui non si parla, ristagna. Tutto  come di vetro. Le persone sembrano
pi fragili degli oggetti. Si capisce che sono le parole a dare la loro fluidit ai movimenti, senza parole
tutto  fisso.
Gli sguardi si fanno inquietanti e incomprensibili.  possibile che non si pensi niente altro che
odio. Uno si alza. Che far? Tutto ha paura. Un bambino, come fosse dipinto, apre la bocca, ma non
risuona nessun grido. I genitori non dicono niente e gli chiudono la bocca.
La luce si spegne, si sente uno scricchiolio. Ricomincia, eppure nessuno si  rotto. Si paga in
monete che sono cos domestiche come animaletti. Un gatto salta sul tavolo e domina il locale. Non 
mai ammutolito, perch ha sempre taciuto.
Ora il posto si anima, con l'arrivo dei morti.
1961.
Bisognerebbe saperlo dire in cos poche frasi come Lao Tzu o Eraclito e, fino a quando non si
potr, non si avr veramente niente da dire.
Il sapere si raccoglie e si prepara alla battaglia. Il sapere rassegnato lo disgusta, egli lo vomita.
Ma quanto lo stimola il sapere in veste di nemico!
Gli uomini pi tremendi: quelli che sanno tutto e ci credono.
Uno che ha vissuto centinaia di anni potrebbe, con tutte le sue vicissitudini, sapere ancora chi ?
Lo saprebbe di nuovo?
 possibile un personaggio drammatico di saggio, e come dovrebbe essere? Visto in un
dramma, il saggio sarebbe l'unico che riconosce gli altri; che non parla mai di s; che non ha niente da
dire di s; che vive nell'udire, nell'ascoltare, che per ci che ha udito diventa saggio e non sa niente
prima di averlo udito; che pu farsi tabula rasa per ogni uomo, ma che conserva in s tutte le altre
tavole scritte, senza pensare ad esse.
Il dramma ci offre un continuo susseguirsi di metamorfosi, che si compongono e si
scompongono: da tale alternanza nasce quel che definiamo tensione.
Le maschere devono terrorizzare, ma devono anche essere tolte. Senza maschere prese
completamente sul serio non c' dramma. Ma un dramma che rimane limitato alle maschere  noioso.
Una citt dove i nomi delle strade sono segreti, i poliziotti quando si fidano di qualcuno gli
comunicano dove egli si trova.
Assorbiamo pi di quel che sappiamo.
Ma come disporne?
Dieci cieli uno sull'altro, e in ciascuno gli angeli sono pi eloquenti.
Un atto di violenza come ricordo rituale dell'abolizione di ogni violenza.
Il traduttore penetra in una sfera nota. Tutto intorno a lui  ben costruito ed egli non  mai solo.
Si muove come in un paesaggio con parchi oppure tra campi dai confini nettamente delineati. I
vocaboli si rivolgono a lui come persone e gli augurano una buona giornata. Il cammino gli viene
indicato ed  praticamente impossibile che si perda.
Deve prendere per vero quello che gli viene detto e non pu dubitarne. Il dono del vedere dietro
le cose  negato al traduttore. Sarebbe uno sciocco se per questo perdesse fiducia. Tutto il territorio 
ben segnalato da tempo immemorabile.
Il pensatore, al contrario, ha il vuoto intorno a s. Allontana con violenza tutto quel che ha
intorno finch non c' abbastanza vuoto intorno a lui, e allora comincia a saltare da una cosa all'altra.
Con i suoi salti crea la sua strada. Il terreno  sicuro soltanto perch ci cammina sopra, negli spazi su
cui non posa il piede tutto  dubbio.
Trasposizione in un'altra lingua di pensieri di cui ci si  occupati per pi di venti anni. La loro
insoddisfazione perch non sono nati in questa lingua. Il loro ardire si spegne, si rifiutano di irraggiare
luce. Trascinano dietro cose che non c'entrano e lasciano cadere cose importanti per strada.
Impallidiscono, cambiano colore. Si presentano vili e guardinghi, l'angolatura sotto cui apparvero in
origine  per loro perduta. Avevano il volo di uccelli rapaci, ora svolazzano come pipistrelli. Correvano
come ghepardi, ora strisciano come bisce.
Serve a rendere umili pensare che proprio in questa riduzione, in questa diminuzione ed
evirazione, hanno pi probabilit di essere capiti!
Per sottrarsi alla solennit della lettura,  quasi che tutto si dovesse usare come lo si legge,  un
uomo si dovrebbe precipitare di tanto in tanto in un guazzabuglio di libri, quelli che disprezza perch
non li conosce pi, e quelli che disprezza perch non li ha mai conosciuti.
Quando i suoi pregiudizi si saranno ingarbugliati, c' speranza che finalmente prenda le cose
con pi leggerezza!
Tutti vivono le stesse cose: ma non lo deve sapere nessuno. Identit dei segreti. I destini
scintillano con luci cangianti. Ma al buio tornano a essere uno solo.
Si professa innocente oppure colpevole, a seconda della data.
A ogni generazione, una sola persona che muore, come monito.
Per diffidenza verso gli aggettivi  ammutolito.
L'essere pi caloroso pu permettersi la freddezza della descrizione.
La terra, un celeste chiaro, il cielo, nero; capovolgimento del rapporto usuale: infatti la terra era
per noi minacciata dalle tenebre, la nostra fiducia si rivolgeva al cielo azzurro. Ma agli occhi di chi
viene a trovarsi all'esterno, la terra diventa chiara e il cielo nero.
Ciechi sotto il tavolo, sordomuti negli angoli, e lui come gigante paralitico che soffoca
nell'ascensore.
Una donna gira la chiave nel tetto e, invece che di parole, lo copre di mangime per polli. Lui
ansima cercando aria e ha la bocca piena di chicchi.
I ciechi gridano, i sordomuti cominciano a picchiarsi. Lui sfascia l'ascensore e si trova in un
groviglio di persone nella stanza. Esseri che parlano e che vedono lo esaltano, guariti. Si sveglia su un
formicaio.
Sogno nel sole meridiano su un pendio sopra Delfi.
Indistruttibile, il luogo pi bello, il pi ricco al mondo di significati: un cameriere spazza con
una scopa di paglia la fonte Castalia. Un professore con i suoi studenti prova in francese l'acustica del
teatro. Una ninfa, appoggiata a una colonna del tempio di Apollo, sfoglia la sua guida e chiede in
americano: Where is Delphi?
Katounia: al mattino presto il penitente inglese che medita presso l'Euripo. Scuro e magro,
simile a un santo barbuto da icona, saluta il passante con un good morning e si intrattiene con lui su
Oxford e le virt della Chiesa greca.
Lord Byron nella Taverna, sei raccoglitori di resina intorno a lui, al tavolo vicino due pope.
Lord Byron balbetta e paga per tutti.
Festa di san Giovanni nella cappella sul mare. Piccoli dadi di pane vengono offerti in giro. Un
delfino spicca un salto non lontano dai fedeli che si baciano. Sopra l'Euripo, in lontananza, si mostra il
Parnaso.
Il cristianesimo sembra raggiungere il massimo di intimit l dove disconosce gli di dormienti.
Il fico a Katounia parla greco.
Come ogni fede contiene ciecamente quella anteriore, non si collega ad essa in niente e cos la
protegge meglio che se ne tenesse conto.
Un cuore strappato coi denti, che ha traversato i secoli rotolando.
Un inferno di diavoli adulatori.
Le reazioni ritardate: uno parla sempre alla persona sbagliata perch continua a parlare con uno
che c'era prima. Non pu dirglielo nel momento giusto perch si accorge troppo tardi di quello che ha
capito. La figura del ritardatario e quel che provoca.
Talvolta, quando non pu vedere pi niente, lo salva un'ora nella nebbia.
Tutto quello che ha vissuto  stato invano: il karma dello sperperatore.
Cerca il meglio perch lo cerca per s. Ad altri il meno buono pu bastare. Si sente impegnato
come sorvegliante e giustifica questa sua superiorit con duri rifiuti e severit. Quegli sforzi che gli
altri fanno nelle loro varie occupazioni, lui li dedica alla sua opera di controllo. Quel che lui non ha
esaminato  privo di valore. Care possono diventare solo le cose sulle quali  caduto il suo sguardo. Il
pi lo lascia da parte; pu anche dissolversi, perch lui non lo ha notato.
Indossata la veste dell'esaminatore, si mette in posizione dominante ed emette fischi di
ammonimento. Bisogna vedere come inspira aria selezionata e la rimanda fuori sotto forma di brevi
suoni acuti!
Guardare tutti come se li si fosse gi visti cento volte e li si vedesse per la prima volta.
La vittima che nella morte si trasforma nel suo assassino e grida aiuto con la voce di lui.
(Ramayana)
L'orecchio, non il cervello, come sede dello spirito.
(Mesopotamia)
Spiriti che illuminano e spiriti che mettono ordine. Eraclito e Aristotele come casi estremi.
Lo spirito che illumina  della specie del lampo, si muove rapidamente attraverso amplissimi
spazi. Ignora tutto il resto e si getta su un'unica cosa che esso stesso non conosce prima di illuminarla.
Il suo effetto comincia con la sua capacit di colpire come un fulmine. Senza un minimo di distruzione,
senza terrore, non raggiunge la sua forma agli occhi degli uomini. Il gettar luce, da solo,  troppo
illimitato e troppo informe.
Il destino della nuova conoscenza dipende dal punto in cui il fulmine cade. Per questo lampo
l'uomo  ancora in gran parte terra vergine.
La cosa illuminata viene poi lasciata a quelli che mettono ordine.
Le loro operazioni sono lente come quelle degli altri sono subitanee; essi sono i cartografi che
stabiliscono le coordinate dei luoghi colpiti dal fulmine, di cui diffidano.
Con le loro pratiche tentano di evitare che ne cadano altri.
Una citt in cui le classi vanno in strade diverse. I superiori e gli inferiori non si incontrano mai.
Le comunicazioni indispensabili le ricevono via filo. I lavori sgradevoli vengono sbrigati in modo
invisibile.
Gli uni guardano per terra; gli altri, di lato. I superiori si vestono di orecchie, gli inferiori, di
mani; uno di questi si perde e capita terrorizzato tra le orecchie; mentre queste evitano di ascoltarlo,
egli esegue la pena prevista per il suo errore, e si strozza. Le orecchie si aprono per i suoi ultimi sospiri
e lodano la sua coscienza di classe.
Orecchie rinnegate muoiono di fame tra le mani e rimangono putrefatte sulle strade degli
inferiori.
Anche i loro cani sono separati e non osano mescolarsi.
Autodissoluzione della storia nei suoi atti di vendetta.
1962.
Gli aneddoti dei cinesi, con i loro nomi monosillabici: tutto ricondotto a formule che per noi
sono inimitabili.
Si possono dire anche le cose pi ambigue; ogni parola nella sua precisa forma  come un
suono; quando la si emette, si emettono anche molti armonici e, quando poi quel suono si combina con
altri, finisce per acquisire un profilo fisso e unico. Ed esso irradia qualcosa sul resto del mondo: il
mondo diventa pi sicuro, ma senza chiudersi. Riempito di punti fissi, si anima. Presenta varie specie di
ordini, eppure rimane libero. Tutti i singoli profili sonori rimangono indipendenti gli uni dagli altri.
Gioco di prestigio: gettare qualcosa nel mondo senza farsene trascinare.
Una persona per cui tutto quello che ha imparato si trasforma in oggetti, e quelli si precipitano
su di lui da tutte le parti e lo abbattono.
Vuoi veramente far parte di coloro ai quali va sempre meglio?
Per prendersi sul serio, egli si presenta amaro.
Depone frasi come uova, ma dimentica di covarle.
Che cosa hai aspettato per quarant'anni? La mancanza di tempo o l'esperienza?
...e nuovamente rimanda la conclusione, con quella sua enigmatica fede in una vita senza fine.
(Schnberg)
Ovunque metta le mani, acciuffo capelli e, tirandoli, vengono fuori persone. Alcune sono intere,
altre a met, e queste posso riconoscerle.
Altre sono a pezzi e le ricaccio indietro immediatamente. Se avessi il coraggio di osservarle pi
a lungo si unirebbero ad altre e si schiererebbero intorno a me come una nuova popolazione. Ma sono
diventato insicuro. Elementi estranei, ignoti, si intromettono, bussano e chiedono accoglienza; sono
state fatte delle promesse e c' ancora posto. Non posso impedire a nessuno l'accesso perch mi sento
colpevole.
Con i resti umani che uno tiene serrati in s non si pu ottenere pi nessun ordine; solo ricordo
o falsificazione.
Laggi, per congedarsi, ognuno salta sul tavolo e tace.
La sua responsabilit: che non conosce risposta a niente.
L'homme est prissable. Il se peut; mais prissons en rsistant et, si le nant nous est rserv, ne
faisons que ce soit une justice.
(Snancour, Obermann)
Suona contemporaneamente troppi strumenti. Ma pensare non  comporre.
Nel pensare, qualcosa viene spinto all'estremo, senza riguardi. Il processo della conoscenza
consiste innanzitutto nel fatto che si getta tutto fuori bordo per giungere pi velocemente e facilmente a
quella unica meta di cui abbiamo il presagio.
A' non pu gettare nulla  fuori bordo. Si trascina sempre dietro tutto. Non approda mai da
nessuna parte.
Tutto quello che sa   per lui sempre presente. Bussa a tutte le porte e non entra mai. Per il
fatto di aver bussato a una porta, crede anche di essere stato al di l della soglia.
La sua intelligenza ben tappezzata.
I suoi pensieri in forma di nuvole, materia infinitamente cedevole; improvvisamente non si vede
pi niente; allora si sa di essere in uno dei suoi pensieri.
Dignit del fiammifero.
L'ultimo capo d'abbigliamento che le rimase addosso: il labbro sdegnosamente arricciato.
Nasi insoddisfatti in fila.
Solo la nudit senza applausi  davvero nudit.
Una montagna si apre, ne vengono fuori ottanta giganteschi lombrichi, alati, sellati, su ciascuno
cavalca un poeta famoso.
Come si pu rimanere senza la propria opera? Altri la toccano, non  pi la nostra opera, si
trasforma sotto i loro occhi e le loro dita.
L'opera licenziata  libera cacciagione. Il guardiano di una volta, esangue e povero, compie
soltanto movimenti ridotti, senza senso. Lui, che ha respirato per la terra, ora furtivamente respira per
s. Lui, che si sentiva portato da tutti gli uomini, va su miseri piedi.
Aveva stivali delle sette leghe, ora striscia pollice per pollice. Era munifico come un dio, ora
trema per le cifre. Trascinava tutto verso l'alto, ora  un palloncino raggrinzito.
Teneva dolcemente in s l'intero mondo, ora il mondo lo sputa via come un nocciolo di ciliegia.
Scrivono come se la guerra fosse stata un sogno, ma un sogno di altri.
La paura dell'anno 1000. Era un errore, dovevano dire 2000,  se mai ci si arriver.
Tutti giorni che si riferiscono a giorni che non verranno mai.
La gioia del pi debole: dare qualcosa al pi forte.
Napoleone morente, terrorizzato, come se non avesse mai saputo niente della morte, come se la
vivesse per la prima volta.
Il criticone declamatorio. Brontola prolissamente in periodi ben ponderati, censura interiezioni e
si fa luce nella notte.
Di giorno dorme per non incontrare nessun nemico. Punti interrogativi animano e mettono in
dubbio il suo sonno. Al risveglio si infila gi nel mezzo del periodo seguente e trova da ridire sulla
stessa cosa, ma in una successione diversa.
Non manca di frasi, bens di materia di cui lagnarsi.
Lamenti che precedono la sciagura e la solidificano, lamenti tuoni.
Lamenti che evirano la sciagura, lamenti coltelli.
Lamenti che inseguono la sciagura, lamenti di colpa e di circostanza.
Davanti ai troni degli animali stavano umilmente degli uomini e aspettavano di essere
condannati.
Voci che turbano il cielo.
Serpenti come indicatori stradali.
Si consola della sua mancanza di successo con la purezza.
Il chiacchierone come eredit.
Laggi i morti continuano a vivere nelle nuvole e sotto forma di pioggia fecondano le donne.
Laggi gli di rimangono piccoli, mentre gli uomini crescono. Allorch sono diventati cos
grandi che non vedono pi gli di, si devono strozzare fra loro.
Laggi tengono i serpenti come antenati e muoiono dei loro morsi.
L'abbaiare dei cani, laggi, serve a quegli uomini come oracolo. Se i cani tacciono, si estingue
la loro stirpe.
Laggi biascicano parole al mercato e si irrigidiscono a casa.
Laggi ognuno viene governato da un verme innato, lo cura e gli ubbidisce.
Laggi si calcola solo per centinaia; il singolo, che non si  mai sentito nominare, non sa niente
di s e si estingue.
Laggi sussurrano fra loro e puniscono una parola detta forte con l'esilio.
Laggi i vivi digiunano e nutrono i morti.
Laggi si stabiliscono su alberi giganteschi, che non abbandonano mai.
Lontani all'orizzonte appaiono altri alberi, irraggiungibili e cattivi.
Filologo classico inglese, professore a venticinque anni, come Nietzsche, ma in Australia,
impara il tedesco per leggere Nietzsche, impara i suoi testi a memoria. Tornato in Inghilterra si dedic
alla caccia alla volpe. Da Dante, che lui declama in italiano, impara quanto si debbano odiare i partiti.
Si fa eleggere al parlamento ed  diligente come un tedesco, il che indispone i suoi colleghi.  Che ne
verr?
Da tutti i presepi fu ufficialmente allontanato il re moro.
Uccello raro: un fuoruscito che si vergogna del suo passato benessere.
Sulla sua amarezza coltiva canna da zucchero e vende il raccolto sospetto al prezzo pi alto.
La famiglia si dispose attorno a lei, fitta come una muta del lamento, le si premette addosso
finch ella non rese lo spirito e poi cant le sue ultime parole.
John Aubrey, che nel secolo Xvii vide gli uomini come il pi abile poeta di oggi. Le descrisse in
brevi frasi, non tralasci niente e non aggiunse niente. Descrisse tutti quelli di cui sapeva qualcosa. Non
si arrog di trovarli buoni o cattivi, c'erano gi troppi predicatori. Di alcuni riferisce solo una frase; di
Hobbes, suo amico, lascia in venti pagine il pi intimo ritratto di filosofo che si trovi nella letteratura
mondiale.
I suoi quasi illeggibili manoscritti rimangono abbandonati in disordine: quando, dopo secoli, i
testi furono finalmente decifrati e pubblicati, risult essere ancor sempre in anticipo sul suo tempo; gli
uomini, quali egli li vide, vivono soltanto oggi.
1963.
Io lo chiamo P., il pavone pratico, e voglio vedere per un momento tutto con i...suoi occhi.
P. vuole spianare tutti i cimiteri, prendono troppo spazio.
P. vuole distruggere tutti i registri, affinch non si sappia chi  vissuto prima.
P. abolisce l'insegnamento della storia.
P. non ha ancora deciso che cosa fare con i cognomi: mantengono desto il ricordo di padri,
nonni e altri morti del genere.
P. non ha niente contro le eredit, si tratta di cose utili, ma non devono essere collegate ai nomi
dei precedenti possessori.
P. va persino oltre il filosofo cinese Mo Tzu:  soprattutto contro le sepolture, anzich soltanto
contro la pompa delle pratiche funebri.
P. vuole la terra per i vivi; via i morti, perfino la brulla luna gli pare troppo per loro, ma in una
fase transitoria si potrebbe usarla al posto dei cimiteri. Tutto quello che  morto viene di tanto in tanto
sparato sulla luna. La luna come mucchio di rifiuti e cimitero. Monumenti? E perch? Creano ostacoli
nelle piazze e nelle strade. P. odia i morti, il posto che essi occupano, dappertutto si fanno largo.
P. ha solo amanti giovani. Al primo segno di decadimento le manda via.
P. dice: Fedelt? La fedelt  pericolosa, finisce fra i morti.
P. nei limiti del possibile d il buon esempio e inventa empiet da far rizzare i capelli.
P. censura un giornale:...cos dovrebbe essere. Senza notizie sulle morti. Senza necrologi.
P., che  molto ricco, compra tutte le mummie e le distrugge pubblicamente e di propria mano.
P. per non  favorevole a uccidere,  favorevole soltanto a uccidere i morti.
P. riscrive la Bibbia per i suoi scopi moderni. Si interessa anche di altri libri sacri e li purifica
tutti secondo le sue intenzioni.
P. si veste in modo tale da non ricordare mai i morti.
P. non si permette di tenere nel suo appartamento nessun oggetto di cui sia nota la provenienza
da una persona che  morta.
P. distrugge immediatamente tutte le lettere e le immagini di persone che sono morte.
P. scopre un'efficace arte del dimenticare.
P. fa visita ai malati solo quando sono gi guariti. Per i moribondi ci sono posti nascosti che
nessuno conosce, o incaricati che se ne occupano.
P. pensa che ci comportiamo rettamente con gli animali. Rifiuta e combatte solo le cerimonie
che si fanno per gli animali domestici morti.
P. chiede una rieducazione dei medici.
P. e la sua particolare preghiera.
Dio possiede certi tratti che egli approva. Ritiene Cristo un imbroglione.
P....cammina in modo diverso, come se non conoscesse nessun morto.
P.  convinto che vedendo un morto ci si appesti per sempre e non si guarisca mai pi.
P. ritiene che non invecchier mai perch non presta alcuna attenzione ai morti.
L'armonia prestabilita della distruzione.
Ad ogni giro i popoli cambiavano i loro nomi.
Non era possibile tenere il passo con il cambiamento.
Certo, vinceva sempre qualcuno; ma non si sapeva chi era.
Era finita, per lui, se non avesse letto Swift prima di Schiller.
Gli di che ci tormentano ancora di l dai vetri delle bacheche.
Quando i bakairi sono insoddisfatti del loro capo, abbandonano il villaggio e lo pregano di
continuare a governare, ma da solo.
(Von den Steinen)
Si vuole diventare migliori, si dice; ci si vuole solo rendere le cose pi facili.
Molti impulsi deplorevoli: non prenderli troppo sul serio, cambiano; i buoni, invece, rimangono
uguali.
La cosa pi insopportabile sarebbe un Dio che fosse come l'uomo se lo augura.
La cosa pi difficile: liberarsi da una vita in cui si  entrati completamente. Svincolarsi da tanti
nomi che non ci riguardano pi.
Espirare l'aria rubata, perch  diventata stantia. Infine aprire le mani che hanno trattenuto il
falso.
Un amore, quanta parte di un altro amore pu lavare via? L'illusione della fedelt.
I divieti: le sue ispirazioni.
Un uomo trova un altro che non ha mai conosciuto, dopo averlo cercato per trent'anni. Lo
riconosce immediatamente. Anche il cercato riconosce il cercatore. La follia del riconoscimento li
costringe a uccidersi l'un l'altro.
Ogni volta che va troppo in l, non  andato abbastanza in l.
La cosa pi difficile di tutte  risparmiare agli altri la critica che si rivolge a se stessi.
Un santo  uno che  riuscito a dirigere contro di s tutto il tormento morale.
Il saggio, per, dovrebbe essere uno che non tormenta pi nemmeno se stesso. Sa che la
perfezione non esiste e la passione per la perfezione lo ha abbandonato.
L'anno in cui il lago gel, l'anno in cui la morte si vendic di lui.
Quando chi  colpito si contorce per terra, non sa pi niente e vuole solo una cosa: il ritorno di
questi morti; quando  pronto a cedere per quest'unica cosa tutti i vivi, solo allora comprende che la
morte lo ha annientato e che sarebbe meglio per lui se non fosse mai nato.
Dillo spesso, ripetitelo,  l'unica cosa che ti sostiene. Questa ripetizione, questa ripetizione
rabbiosa, incessante,  il tributo del lutto alla vita. Nella ripetizione del lamento la vita si insinua
nuovamente.
Coloro che tacciono sopportano troppo  oppure ammutoliscono gi prima di potere misurare
quello che sopportano?
Non  un gioco, perch non esclude niente.... un gioco, perch ti divide per dirsi.
Non ti rende migliore, perch tu cerchi la colpa in te, ma incolpi tutti.
Nuvola nera, non mi lasciare adesso.
Rimani su di me, che la mia et non diventi insulsa, rimani in me, veleno dell'affanno, che io
non dimentichi gli uomini morenti.
Come fanno, quelli che non sono incrinati? Gli imperturbabili, di cosa sono fatti? Quando 
finita, cosa respirano? Quando c' silenzio, cosa sentono? Quando quel che  stato abbattuto non si
solleva pi, come camminano? Dove trovano una parola?
Quale vento spira loro tra le ciglia?
Chi apre per loro l'orecchio morto?
Chi alita il nome gelato? Quando il sole degli occhi si estingue, dove trovano luce?
Si conosce la persona che ci  morta, si misconoscono tutti i vivi.
Il suo occhio nero, nutrito dalla morte.
Ora  tutto buio, ma il ricordo fuma.
I nodi dell'esistenza sono l dove si va a riprendere un morto dagli occhi dei vivi. Ma si vuole
che questi lo...sappiano, non lo si regala loro.
Si  indicibilmente avari con i morti.
Pu darsi che soltanto il pi infelice sia veramente capace di una felicit e questo sembra quasi
essere giustizia,  ma poi ci sono i morti e sembra che a questo proposito tacciano.
1964.
...Societ
Una societ in cui, a piacere, si pu essere giovani o vecchi e cambiare quando si vuole l'una
condizione con l'altra.
Una societ in cui tutti dormono in piedi, in mezzo alla strada e senza che mai nulla li disturbi.
Una societ in cui c' un unico occhio; rotea incessantemente. Tutti vogliono vedere la stessa
cosa, la vedono.
Una societ in cui le persone piangono un'unica volta nella vita.
Cos risparmiano molto, e quando quell'unica volta  passata non si aspettano pi niente e sono
diventati opachi e vecchi.
Una societ in cui ogni uomo viene dipinto e prega dinanzi al suo ritratto.
Una societ in cui le persone spariscono improvvisamente, ma non si sa se sono morte, la morte
non c', non esiste parola per nominarla, la gente ne  soddisfatta.
Una societ in cui le persone ridono invece di mangiare.
Una societ in cui non si pu mai essere in pi di due, ogni altra possibilit  impensabile e
insopportabile. Se si avvicina un terzo, i due, scossi dal disgusto, si allontanano l'uno dall'altro.
Una societ in cui ciascuno addestra alla parola un animale che parli per lui, ma lui stesso tace.
Una societ formata solo di vecchi, che in cecit generano altri sempre pi vecchi.
Una societ in cui non ci sono escrementi, tutto si dissolve nel corpo.... gente senza sensi di
colpa, che sorride e divora.
Una societ in cui i buoni puzzano e ciascuno li evita. Eppure da lontano vengono ammirati.
Una societ in cui nessuno muore solo. A migliaia si riuniscono spontaneamente e vengono
pubblicamente giustiziati, la loro festa.
Una societ in cui ciascuno, apertamente, parla soltanto all'altro sesso, gli uomini alle donne, le
donne agli uomini; ma non un uomo a un altro uomo, non una donna a un'altra donna, oppure soltanto
di nascosto.
Una societ in cui i bambini svolgono la funzione di carnefici perch nessun adulto si debba
sporcare le mani col sangue.
Una societ in cui si respira solo una volta l'anno.
E se in realt...tutti credono il falso? Oppure...ciascuno provoca il contrario di quello che
crede?
Guardali, i forti fanatici che hanno potuto credere tanto da contagiare migliaia e migliaia di
persone! La dottrina cristiana dell'amore e l'inquisizione! I fondatori del regno millenario dei tedeschi:
la loro dispersione, il loro smarrimento! Il bianco messia degli Aztechi nelle vesti degli spagnoli, che li
distruggono. La separazione degli ebrei come popolo eletto e la fine della loro separazione nelle camere
a gas. La fede nel progresso: il suo compiersi nella bomba atomica.
... come se ogni fede fosse la maledizione di se stessa. Si dovrebbe partire da questo per
risolvere l'enigma della fede?
Egli non pu ammirare ci che lo tranquillizza. Poich tutto rimane nell'inquietudine, come
potrebbe...lui salvarsi in pace?
O buon uomo, chi vuoi ficcare ancora nel tuo sacco da mendicante?
Si sente misurato, eppure non conosce la misura.
Sembra che alcuni possano amare soltanto con un forte senso di colpa.
La loro passione si accende per ci di cui si vergognano; diventa per loro un rifugio, come per i
credenti il loro Dio, dopo avere peccato. Il loro amore non  altro che il loro continuo purificarsi, ma in
essi tutto rifugge da uno stato duraturo di purezza.
Vogliono aver paura e amano soltanto la persona dinanzi alla quale la loro paura non svanisce
mai. Se questa non rimprovera loro pi niente e non li punisce pi per niente, se l'hanno conquistata
tanto da renderla soddisfatta, il loro amore si estingue e tutto finisce.
Inventare un uomo che sia tanto buono da dovere essere invidiato da Dio.
La compassione, nell'amore:  minima.... proprio dell'amore che la cosa pi piccola sia
importante e niente venga dimenticato: questa totalit e precisione addirittura lo costituiscono. Quando
si dice: io voglio tutto,...si...intende tutto.
Forse qui sarebbe coerente solo un cannibale. Ma il cannibalismo spirituale  pi complicato.
Inoltre, si aggiunga che qui si tratta di...due cannibali, che contemporaneamente si mangiano l'un
l'altro.
Certe cose si dicono solo per non crederci pi tanto.
Nel purgatorio gli uomini parlano molto. Tacciono nell'inferno.
Mi cerca per dirmi che la sua cattiveria  rimasta sveglia, e ritiene di interessarmi con questa
comunicazione. Io lo cerco per dirgli che la sua cattiveria non mi interessa, ho abbastanza da fare per
difendermi dalla mia propria.
Il miserabile che la gente ammira perch non si dimentica mai di se stesso.
L'arte consiste nel non ingannarsi su alcune cose: minuscoli scogli nel mare dell'autoinganno.
Attaccarvisi e non affogare  il massimo che un uomo riesce a fare.
Il buddismo non mi soddisfa perch rinuncia a troppo. Non d una risposta alla morte, la aggira.
Il cristianesimo ha comunque posto al centro il fatto del morire: che altro  la croce? Non c' nessuna
dottrina indiana che veramente tratti della morte, perch nessuna si  posta assolutamente contro di
essa: la vita, mancando di valore, ha sgravato la morte.
Rimane ancora da vedere quale fede sorga nell'uomo che vede e riconosce l'...enormit della
morte e le nega ogni significato positivo.
L'incorruttibilit che presuppone una tale concezione della morte finora non  mai stata
raggiunta: l'uomo  troppo debole e abbandona la lotta prima di avere preso la decisione di
cominciarla.
Tutto quello che si  dimenticato grida aiuto nel sogno.
Dei molti che lo hanno conosciuto, alcuni daranno testimonianza. Ci sar tra queste una sola
testimonianza accettabile?
L'illusoria riparazione nei confronti dei morti: non si pu migliorare niente, non si accorgono di
niente. Cos ognuno continua a vivere con incalcolabili colpe e il loro peso cresce e cresce, finch non
si soffoca. Forse si muore per le proprie crescenti colpe verso i morti.
Non c' legame pi forte di quello fra due che si incontrano nel tormento di tali colpe. Uno pu
portare temporaneamente la colpa dell'altro, sgravarlo solo per un po', ma gi questi brevi istanti in cui
si scambiano i fardelli possono salvare la vita.
Lo conoscevo quando andava per la strada con dita piene di odio e stronfiava. Era ancora
giovane ed era convinto di non avere bisogno di nessuno. L'avversione che egli provava verso i
passanti di una certa et si comunicava al suo modo di procedere, camminava, per cos dire, a calci.
Osservava tutti perch tutti gli erano sgraditi. Amici (lo sapeva ed era la sua gioia), amici non
ne aveva.
Pioveva su tutti, e lo umiliava il fatto che gli altri sentissero come lui sulla pelle le stesse gocce.
A ogni angolo di strada, aveva fame.
Allora si sceglieva la vittima meglio nutrita e, non appena era sicuro della sua scelta,
sprezzantemente la lasciava correre via. Infatti non avrebbe mai potuto sporcarsi le dita con il contatto
di un'altra persona.
Ma nell'immaginazione si puliva sempre le mani, e a subire questa operazione gli sembravano
adatti quei passanti che gi si trovavano a una certa distanza da lui. Lo vedevo in diverse ore del
giorno, non cambiava mai, era inaccessibile alle influenze e agli stati d'animo. Divent una specie di
ornamento stronfiante; quando era assente, le strade apparivano caotiche.
1965.
Voleva cominciare proprio dall'inizio. Dov' l'inizio?
Quello che si immagina tutto, perch non accada.
L'integrit della persona consiste nel fatto che possa dirsi in ogni istante quello che pensa.
Le sue cognizioni gli appaiono sempre sospette quando  riuscito a difenderle in modo
convincente dinanzi a qualcuno.
Ci sarebbe da domandarsi che cosa sa fare uno che non  pronto ad arrischiare senz'altro tutto
quello che sa fare in vista di qualcosa di meglio.
Parla in termini di...prezzi. Su questo c' sempre qualcosa da dire. I prezzi salgono e scendono,
ci sono prezzi anche in altri paesi. Viaggia molto e riferisce fedelmente come sono i prezzi. Nei paesi
stranieri pu raccontare dei prezzi di qui. Trova sempre gente che si interessa alla sua conversazione, e
se non conosce la lingua si aiuta con le dita. Indica una cosa, fa una pausa a effetto e ne indica con le
mani il prezzo al suo paese.
Un uomo inesauribile.... terribile, quando tace. Ma si pu star sicuri che anche allora sta
memorizzando una lista di prezzi.
Lo conoscevo gi quando era piccolo e andava a rubare prezzi. Scappava via a gran velocit e
nessuno poteva acchiapparlo. Era un ragazzo furbo e si avvicinava furtivamente a tutti i prezzi.
Marinava la scuola, altrimenti non sarebbe diventato nessuno. Per un certo periodo accarezz il
pensiero di emigrare in America. Ma poi giunse all'idea che in Europa c'erano pi monete e pi prezzi.
Rimase, e non se ne  pentito. Varie inflazioni gli vennero in aiuto, divenne un grand'uomo. Ogni
giorno si fa la sua passeggiatina nel quartiere e si fischietta piano un po' di prezzi.
Si vorrebbe dire qualcosa perch sia detta una volta per tutte, anche se poi si dovesse dire il
contrario.
Ci si preme contro la persona che si ama come se fosse il cristallo del mondo.
Non si pu superare niente, e si ama ancora di pi.
Nulla  cos difficile da scusare come le...invadenze.... una violazione di ci che  pi sacro e,
al tempo stesso, pi esposto: la vicinanza.
Quanto si ha bisogno di rassicurazioni nell'amore, e quanto le si teme, come se...consumassero
qualcosa che senza di esse rimarrebbe in vita pi a lungo.
Questa enigmatica vulnerabilit alla bellezza, anche in persone molto rozze,  cos'altro  se non
il residuo del politeismo antico?... strano, con ci, come persino l'essere pi brutto e pi
insignificante osi avvicinarsi al pi bello, come se gli spettasse, come se gli fosse promesso.
... probabile che, grazie alla mescolanza di tutte le culture, oggi ci siano pi persone belle di
quante mai ve ne furono. Sono le reliquie degli di dispersi. Tutte le approssimazioni ad essi, per lo pi
fallite, si sono conservate nelle persone belle.
Con il...Kitsch crede di proteggersi dal suo futuro. C' un...Kitsch aggraziato e un...Kitsch
disgraziato.
Lui si fida di quello disgraziato.
Sembra che non si possa essere...rigorosi per tutta la vita. Sembra che in noi qualcosa si
vendichi, e si diventi come gli altri. Ma proprio mentre si diventa come gli altri, nasce l'arroganza
dell'amore.
Le piace tanto la carne che nella morte vorrebbe essere fatta a pezzi da uccelli rapaci.
La storia di un uomo che nasconde a tutti la morte della persona a lui pi vicina.
Si vergogna della sua morte? E come riesce a celarla a tutti? Riesce a riprendersi la vita di lei
vicino a quelli che non sanno niente della sua morte? E lei dov'?... vicina a lui?
In quale forma? La cura, la veste, le d da mangiare. Ma lei non pu lasciare la casa e lui non
viaggia mai, non si allontana da lei per pi di poche ore.
Non riceve visite. Dice che lei non vuole vedere nessuno. Dice che  diventata strana e non
sopporta nessuno. Ma talvolta al telefono lui parla come lei e scrive anche tutte le lettere di lei.
Cos lui vive per tutti e due,...diventa tutti e due. Le racconta tutto, le legge ad alta voce. Parla
con lei, come prima, di quello che deve fare e si arrabbia talvolta della sua caparbiet. Ma alla fine gli
riesce sempre di costringerla a rispondere.
Lei  molto triste perch non vede nessuno, e lui deve consolarla e rallegrarla.
Lui, con un tale segreto, diventa la persona pi strana al mondo, colui che deve capire tutti
perch non lo capiscano.
Bruciare i rendiconti quando hanno fatto il loro servizio? E se tu bruciassi insieme a loro?
Come sarebbe bella la magnanimit, se solo si chiamasse diversamente!
Non ci si libera tutto d'un colpo di nessuna parola che sia diventata pericolosa. Prima bisogna
molto penare ad usarla a rovescio.
La pi dolorosa illusione del trattamento psicoanalitico  l'eterno prestare orecchio al paziente.
Questi trascorre ore e ore a parlare, ma in verit non viene nemmeno ascoltato, se non per quello che
gi si sa prima che egli abbia aperto bocca. Avrebbe anche potuto rimanere muto ad ogni seduta.
Se non fosse cos, tutta la teoria della psicoanalisi si sarebbe gi da molto tempo dissolta in
niente.
Infatti un solo uomo cui veramente si presti orecchio porta a pensieri completamente nuovi.
L'impresa dello psicoanalista consiste perci nella resistenza verso il suo paziente, il quale pu dire
quello che vuole; il risultato  gi noto e anticipato come in una inscalfibile sentenza dell'oracolo. La
posa dell'ascoltare non  altro che arroganza. I mutamenti e le scissioni nella teoria sono dovute ai
pochi istanti in cui uno si  lasciato andare a tal punto da ascoltare veramente. E questi mutamenti sono
di vario genere, a seconda della dimensione di questo errore e della natura di chi ha errato.
Freud stesso probabilmente deve avere ascoltato molto, altrimenti non si sarebbe potuto
sbagliare tanto e non avrebbe potuto trasformarsi tanto.
Disgusto perle guerre divine les guerres divines di de Maistre.
La sua utilit consiste in questo disgusto che egli provoca: ci che si  creduto e voluto tanto a
lungo per cui finisce per apparire insulso diventa, per la convinzione con la quale egli sostiene
l'opposto, nuovamente importante.
De Maistre  uno scrittore satirico senza volerlo, come Aristotele con la sua schiavit o
Nietzsche con il suo superuomo. Ha il vantaggio di una lingua carica eppure inequivocabile.
Ci fa capire ci che difende proprio come se mirasse a ucciderlo e ad annientarlo. In cosa
propriamente consiste l'elemento caricato della sua lingua?... innanzitutto la sicurezza concentrata
della sua fede, egli...sa che cosa ritiene cattivo, non c' l'ombra di un dubbio, egli appartiene a quelli
che hanno sicuramente Dio dalla loro parte, la sua opinione ha sempre l'incandescenza della fede e,
sebbene egli argomenti ed esibisca ragioni, queste sono per lui stesso superflue. Non scrive mai come
un teologo e perci appare moderno, lo si legge sempre come se parlasse di esperienze terrene. Parte
dalla malvagit dell'uomo, che  una sua convinzione irremovibile. Ma al potere che deve domare
questa malvagit concede tutto, del carnefice fa una sorta di sacerdote.
Tutti i pensatori che partono dalla malvagit dell'uomo possiedono una immensa forza di
persuasione. Suonano esperti, coraggiosi e veritieri.
Guardano la realt negli occhi e non temono di chiamarla per nome. Che non sia mai l'intera
realt, lo si capisce solo pi tardi; e che ancora pi coraggioso sarebbe vedere, in questa stessa realt,
senza falsificarla n abbellirla, il nucleo di un'altra, possibile in circostanze mutate, questo se lo
confessa solo chi conosce ancora meglio la malvagit, chi l'ha in s, la cerca in s, la trova in s: un
poeta.
La suddivisione della muta del lamento nei...Persiani di Eschilo: tra quelli che sono forti
abbastanza da andare a riprendere il morto e quelli che si lamentano inutilmente con il sopravvissuto.
Il vero e proprio dramma ha inizio con la vedova del re, Atossa: il...suo sogno  il primo
messaggero della sventura e, finch non arriva il vero messaggero, questo sogno  tutto. Poi il
messaggero porta con il suo racconto la vera immagine della sventura. Il coro, eccitato, si trasforma in
muta del lamento ed evoca in presenza della vedova il grande defunto. La sua condanna precede
l'apparizione del colpevole, ed  come se il morto fosse andato a prendere il vivo; il padre, il figlio; il
fondatore, il devastatore. Cos i...Persiani sono costituiti da tre evocazioni successive, la realt viene
suscitata da quel che  stato sognato o immaginato. Il sogno di Atossa porta il messaggero; il racconto
visionario del messaggero,  tramite la muta del lamento, che esso eccita, rende presente il morto pi
venerato; e infine la sentenza di quest'ultimo fa apparire il figlio battuto.
Dieci o dodici persone giovanissime intorno a me, in una stanza molto piccola, a diversi
tavolini, in gruppi che sono molto diversi fra loro.
Assediato, continuo a scrivere ostinatamente. Ai loro freddi sguardi sprezzanti io posso
contrapporre soltanto la curiosit e il calore della mia vecchiaia. Vogliono il mio tavolo, lo occupano a
poco a poco, lo urtano ritmicamente, forse nemmeno per disturbarmi nello scrivere, ma soltanto per
sentire il loro ritmo in ogni oggetto, per trasmetterlo a tutto; il tavolo  un oggetto del genere, e forse
anch'io. Parlano sopra di me, mi vociano nelle orecchie. Io resisto loro e cerco di non far notare la mia
irritazione.
Si meravigliano della mia pazienza, per la quale hanno soltanto disprezzo.
La rigidit di un corpo umano in cui si muove solo una matita  per loro incomprensibile. Potrei
tentare di cantare, ma non sarebbe mai il loro canto. Potrei tentare di parlare, ma le mie parole
sarebbero per loro cinese. In nessun caso potrei significare per loro qualche cosa. La mia curiosit, che
essi forse colgono, provoca in loro ribrezzo. Mi sputerebbero volentieri in faccia: se uno di loro lo
facesse, gli altri lo seguirebbero.
Gli tengo testa soltanto perch li ascolto di nascosto. Non riescono a immaginare che ci siano da
ascoltare cose singole, qui si sentono come un tutto. Le loro ragazze gli sono devote. Mi piace forse
una di loro?
Non lo so, non so nulla. Vivo un mio pensiero: la muta.
1966.
Predatore del lutto, uomo.
Le allucinazioni svaniscono e la verit, pi terrificante, prende il loro posto.
Per illuminare le ore della notte, di giorno va tra le persone. Non chiede loro niente. Loro gli
chiedono molto. Lo tormentano i loro visi. Ce ne sono alcuni che lo hanno ucciso volentieri. Eppure
questo non lo disturba. Sa che di notte sfuggir loro. Quando essi dormono, potr, libero da loro,
respirare accanto alla lampada.
Di': era inutile. Ma non era inutile fino a quando io non lo dico.
Attaccare le persone di successo?
Superfluo. Hanno il successo in corpo come putredine.
I pensieri pi raccapriccianti li guardiamo tranquillamente negli occhi, mentre dinanzi a cose
molto meno raccapriccianti siamo presi da un'inquietudine incontenibile.
Odiare una persona tanto a lungo, finch non la si ama.
Ci dovrebbe essere un'istanza che, se si risponde correttamente a tutte le sue domande, ci
assolve dalla morte.
Fascino dei serpenti.  Perch sono sordi? Perch hanno il loro veleno, per cos dire
apertamente, in...un...solo posto? Ma affascinano anche quelli che non sono velenosi. Perch
mangiano cos raramente? Perch si amano anche loro?
La storia del serpente che fu scorticato completamente, quando fu catturato, servendosi di spine:
che roseo, nudo, si torceva tra gli indigeni ridacchianti, e il ribrezzo del cacciatore, che non sopport la
sua degradazione e lo tolse di mezzo.
Gli animali sono ben pi strani di noi, se non altro perch vivono non meno cose di noi, ma non
possono dirlo. Un animale parlante sarebbe soltanto un uomo.
...Renna spara ad un...uomo. Una renna di nome Rudolf, che tirava la slitta di tre cacciatori, ha
sparato alle gambe di uno di loro. Rudolf si  impigliato le corna in un fucile e cos ha premuto il
grilletto.
Quando tutti gli animali impareranno a sparare? Quando diventer pericoloso per ogni
cacciatore sparare? Quando gli animali ruberanno fucili, come i ribelli, li nasconderanno e si
eserciteranno a sparare? Gli animali con le corna sarebbero facilitati, ma anche con le dita dei piedi e
con i denti si potrebbe sparare sui cacciatori. E se tra le vittime ci fossero persone innocenti? Ma quanti
animali innocenti...!
Le nuove, vere scoperte sugli animali sono possibili soltanto perch ci  venuta a mancare del
tutto la nostra superbia di grandi ufficiali di Dio.... evidente che noi siamo, piuttosto, i pi bassi
subordinati di Dio, i carnefici di Dio nel suo mondo.
Legislatori che devono dare per primi l'esempio di ogni cosa.
I padri della Chiesa orientale sostenevano che Cristo era stato pi brutto di qualsiasi uomo.
Infatti per redimere gli uomini egli avrebbe preso su di s tutti i peccati di Adamo e perfino i suoi
difetti fisici.
Cuori come boccali dai quali si beve. Si pu prenderli dal petto e porgerli all'altro per bere. Si
pu dare in pegno il proprio cuore ad un altro, inserendolo in lui. Chi ama va in giro con un cuore
altrui. Chi muore porta con s nella tomba il cuore di un altro e il suo continua a vivere in un'altra
persona.
Uno stesso uomo vale da sopravvissuto per molti.
Ha simpatia per i pochi e declama sempre dei molti.
Non dire: l io fui. Di' sempre: l non fui mai.
Non sono nato. Tante parole, tanto rumore e io ancora non sono nato.
Ci sono chiacchieroni ridicoli, Ci sono anche taciturni ridicoli.
I giorni...non...contati sono la felicit della vita e gli anni contati la sua ragionevolezza.
Sarebbe questo il vero effetto della compassione: che trasforma la colpa della persona di cui si
ha compassione in errore?
Una professione utile, come quella del medico, non basta a proteggere uno scrittore dalla
presunzione. Infatti la nausea del vissuto, inizialmente feconda, nutre per contrasto una sorta di
grandezza della propria persona, che  ritenuta tanto forte da vincere quella nausea. Lo scrittore che ha
resistito alla nausea diventa scopo a se stesso.
Ci sono solo popoli eletti: tutti quelli che ancora esistono.
Montagne come azzurre linee del cielo in lontananza. Delicata, inafferrabile alterezza.
Cantavano cos forte che li si sentiva da lontano. Avevano formato un cerchio l dove il traffico
era pi fitto, venti di loro stavano in un grande cerchio e cantavano come con una bocca sola. Alcuni
erano in uniforme, altri in grembiule da lavoro o abiti da passeggio. Le donne tra loro sembravano
uomini, eppure non portavano pantaloni. Le loro voci squillavano come trombe. Ogni canto aveva
diverse strofe, e quando uno finiva ne cominciava subito un altro senza che essi prima ne parlassero tra
loro. Tutti avevano visi molto rossi.
Sar per lo sforzo o perch sono tanto sani?. I passanti si stringevano e premevano passandogli
accanto, i pi avevano fretta e non volevano disturbarli. Ma alcuni si fermavano e li ammiravano. A
questi si contraevano le labbra, avrebbero cantato volentieri. Perch non lo facciamo?
Perch non cantiamo con loro?... che non sappiamo cantare cos bene. Le macchine che
passavano rasenti si guardavano dal suonare. Un vigile che regolava il traffico a pochi metri di distanza
trasfer il suo posto e si decise a dirigere il traffico altrove.
La sua uniforme non era la loro ed egli era solo. Quasi si sarebbe unito a loro. Due cani al
guinzaglio si misero a guaire e si spinsero nel cerchio dei cantanti. Un padrone, una padrona li tirarono
via a fatica e proibirono loro di guaire. Ognuno dei cantanti aveva un bastone bianco e, quando il
giubilo del canto raggiungeva il culmine, lo alzava estatico in alto. I bastoni si agitavano nell'aria e si
innalzavano e entusiasticamente si scontravano. Non erano cos regolati come il canto, andavano in
tutte le direzioni e inciampavano maldestri contro un asfalto celeste. Poi il giubilo diminuiva
nuovamente, i bastoni si abbassavano e si posavano modesti sul terreno. Tra un canto e l'altro si sentiva
l'abbaiare dei cani non quietati. Un clacsonare distratto si interruppe immediatamente allorch risuon
il nuovo canto. Le parole erano cos forti che si capivano a fatica, solo una che ricorreva spesso era
subito riconoscibile. Tornava a ogni strofa e designava l'essere supremo. A poco a poco anche le altre
parole divennero chiare. Si collegavano a quell'unica, le muovevano intorno e la vestivano di colori
accesi.
Alcuni dei cantanti avevano chiuso gli occhi e anche nella tensione pi grande non li aprivano.
Altri, che li tenevano spalancati, fissavano inespressivi sempre nella stessa direzione. Eppure nessuno
usava gli occhi come si  abituati a vedere nei cantanti. Cantavano cos impetuosamente perch non
potevano vedere niente. Non smettevano perch non volevano andare in nessun posto.
Tutti erano ciechi e ringraziavano Dio e cantavano i loro peccati.
Tra le pi fastidiose parole di acquietamento della vita inglese segnalerei: Relax!. Mi immagino
qualcuno che dice Relax! a Shakespeare.
... istinto dello scrittore ingannare le persone che ama su quelle cose che esse otterrebbero da
chiunque altro.
Ci che...lui d, deve poterlo dare solo...lui. Ma quelle persone, anche se non lo sanno, hanno
nostalgia del nutrimento della vita pi comune e alla fine odiano lo scrittore perch di ci le priva. Lui
insiste disperatamente per convincerle che  ben altro che importa e, finch ...lui a decidere che cosa
sia quell'altro, si sente tranquillo.
Lui stesso non fa niente. Pensa a lungo a quello che fanno gli altri e si fa fare da loro un
rapporto.
Ascesi senza puzza, ma che ascesi ?
Il miracolo della sopravvivenza umana: un miracolo ancora pi grande, se si pensa che di notte
queste povere creature, russando, rivelavano la loro presenza agli animali feroci. Gli unici animali
selvatici che russano come noi sono le scimmie antropomorfe.
Pu un uomo che non impara pi nulla provare ancora responsabilit?
Una Circe che trasforma tutti gli uomini in giornali.
L'uomo, l'animale che si ricorda di quello che uccide.
Una volta al mese sarebbe apparso loro dal mare un demone del popolo degli spiriti, e avrebbe
avuto l'aspetto di...una nave piena di...luci. Quando guardai, vidi con mio stupore qualcosa di simile a
una grande nave che sembrava piena di lampade e fiaccole. Allora dissero: Questo  il demone....
(Ibn Battuta alle Maldive)
Sfugg alla banalit del presente rifugiandosi in tutte le vecchie menzogne.
Uno che invecchia per opera di certe...parole.
Trovare...oggi le relazioni fondamentali, come quelle cinque in Confucio.
...Squadra pensieri. Devono essere spigolosi.
Un personaggio che continua a parlare finch non si mette a sognare.
Teofrasto: cos gi tutto  nei greci, anche i personaggi delle brutte commedie che sarebbero
state scritte dopo.
La collezionista di sguardi: si preoccupa che neppure uno sguardo a lei rivolto le sfugga, e per
ognuno ringrazia. Ne riceve molti e li amministra per settimane e anni. Li investe come piccoli capitali
separati, non li mescola mai e stabilisce gli interessi secondo suoi criteri. Le sue imprese si allargano
gradualmente a molti paesi, per impadronirsi di certi sguardi fa addirittura dei viaggi.
Si rifiuta di assumere un amministratore e fa tutto da sola.
Una giovinezza inventata, che diventa vera nella vecchiaia.
Un adulatore al quale capita, con orrore, di vedere che tutti diventano ci che ha cercato di
convincerli che fossero.
Denaro saltellante, come pulci.
Una donna alla quale non riesce di ingelosire l'uomo che ama. Quanto pi cerca di turbarlo,
tanto pi sicuramente egli le crede. Lei fa di tutto per imbrattare l'immagine che lui ha di lei; ma per lui
brilla sempre pi pura. Paga persone che gli raccontano le cose pi terribili su di lei. Lui ascolta e ride.
Non  nemmeno irritato. Li ascolta come se parlassero di qualcun altro.
La sua imperturbabilit la tormenta sempre di pi e comincia a fare cose che le sono odiose per
rovinare la propria immagine. Si consiglia con il migliore nemico di lui, che le confida dove il suo
amato  pi vulnerabile.
L'effetto  che questi si riconcilia con il nemico. Tutto quello che la circonda diventa per lui
bello e caro.
Non  prevedibile come la cosa possa finire.
Orecchie per non sentire, orecchie per volare, orecchie per obbedire.
Elicotteri nani che atterrano sulle teste calve.
Il giudice siede per terra, tutti gli altri sono in piedi intorno a lui e gli imputati pendono dal
soffitto.
La sentenza viene sussurrata. Con l'assoluzione l'imputato viene lasciato cadere dal soffitto e
accolto tra quelli che stanno in piedi. Il condannato invece viene fatto sedere accanto al giudice e
strofina la sua guancia con la sua. Poi il giudice lo bacia sugli occhi, che non potr pi aprire: la sua
pena.
Recuperare la commozione dai nomi.
A che scopo le vittime indicibili, il sangue degli animali, il tormento e la colpa,  perch poi
moriamo anche noi? Misero, chi lo sa. Quanto dovrebbe essere misero Dio, che sa tutto.
Nemmeno a Goethe fu risparmiata l'agonia. Per gli si continuano ad attribuire alcune ore
tranquille, perch la cosa appaia pi bella e pi confacente alle sue abitudini.
Un ultimo desiderio che voli intorno alla terra e non cambi per millenni.
Nuvole invece di pensieri, si formano vicino alle teste dei pensatori, il vento le porta via e
versano la loro acqua su terre povere di pensieri.
Strade che provano dolore. Si impara a risparmiare i loro sentimenti.
Libri che possono cercarsi i loro lettori e si chiudono ai pi.
Una famiglia in cui nessuno conosce il nome dell'altro, una famiglia che ama la discrezione.
La poetessa dice: ho preso in prestito ogni rigo. Tutti i prestatori mi amano. Sono diventata
famosa.... stato molto semplice. Basta solo non dire mai altro che righe prese in prestito. Il silenzio 
potente. Come lusingano i prestatori, quelle righe!
Non mi trovano mai noiosa. Mi prestano la loro importanza. Chi sa quanto sia magnanima la
vanit, non si sbaglia mai.
Sono stata anche in alcuni posti.
Erano posti ricercati, come la gente da cui ho preso prestiti. Tutti questi luoghi sono la mia
biografia. Non debbono essere troppi. Sono posti conosciuti, tutti li ricordano facilmente. La loro fama
si  estesa al mio nome.
...Un...pensatore. Comincia cos: egli scarta tutto. Qualsiasi cosa gli venga detta, non va.
Qualcuno gli si presenta e dice il suo nome. Come dice?. Cos e cos.
Cosa vuol dire con questo?. Mi chiamo cos. Ma che significa?.
Qualcuno dice da dove viene. Questo non significa niente. Sono nato l.
Come lo sa?. L'ho sempre saputo.
Lei c'era?. Dovevo ben esserci!.
Se lo ricorda, no?.. Come sa che  vero?.
Qualcuno nomina il proprio padre.
Dove abita?. ... morto. Allora non c'. Ma era mio padre. I morti non esistono, perci suo
padre non esiste, perci non era suo padre.
Qualcuno racconta dove era il giorno prima. Come lo sa?. C'ero.
Quando?. Ieri. Ieri non  pi.
Ieri non esiste. Quindi lei non era in nessun posto.
1967.
Il mondo  pi che mai pieno di cose che vorrebbero dirsi.
Chi comincia dall'inizio passa per uno spirito orgoglioso.... soltanto un po' pi diffidente.
Troppa gente, dicono quelli che non conoscono nessuno. Troppo poca gente, dicono quelli che
cominciano a conoscerli.
Nella filosofia indiana d fastidio l'arroganza della liberazione. Come osa pensare alla propria
liberazione un uomo che sa dell'esistenza degli altri? Anche se fosse possibile raggiungerla, in quel
modo avrebbe perduto gli altri, che sarebbero l'unica vera liberazione.
Questa gente che, sorridendo, contribuisce a sostenere ivi morte affermando che c' un istinto di
morte. Che altro hanno detto con questo, se non che la resistenza contro la morte  in ogni caso troppo
debole?
Omettere completamente l'uomo: matematica.  Le conseguenze.
Un cielo animato da idioti cosmici.
Sbadigli delle stelle.
Coloro ai quali riesce di abbandonare la terra appaiono come i nuovi di. Dovrebbero essere
quelli che non possono morire.
Gi le orecchie arrivano sino agli antipodi. Quando le dita si spingeranno altrettanto lontano,
nessuno sapr pi di chi si  infatuato.
L'unica ambizione che sia sempre legittima, quella di far vivere gli uomini pi a lungo, si 
costituita in professione, e di essa c' gente che addirittura si nutre: i medici. Questa stessa gente vede
quasi tutte le morti e vi si abitua pi degli altri. Gli incidenti professionali tolgono ogni vigore persino
alla loro ambizione. Proprio loro, che da sempre hanno fatto pi degli altri contro la rassegnazione
religiosa di fronte alla morte, finiscono per accettarla come cosa naturale. Ci si dovrebbero augurare dei
medici che attingano dalla loro attivit un nuovo sentimento: un'incrollabile resistenza contro la morte,
che aborriscono tanto pi, quanto pi spesso l'hanno osservata. Le loro disfatte sarebbero l'alimento di
una nuova fede.
Un dolore cos grande che non lo si riferisce pi a se stessi.
Pascal mi tocca fino al midollo. La matematica allo stato di innocenza. E gi espia.
Ogni vecchio si vede come una somma di astuzie riuscite. Ogni giovane si sente l'origine del
mondo.
Scomporre un fiume nei suoi ruscelli. Capire un uomo.
Si soffoca in ogni famiglia che non sia la propria. Anche nella propria si soffoca, ma non lo si
nota.
Che ne sar di tutti questi uomini, quanta aria rimarr a ognuno, impareranno a fare a meno del
cibo?
Abiteranno l'atmosfera e l'interno della terra, disposti su tanti piani?
Rinunceranno al movimento e mediteranno soltanto? Non potranno pi odorare? sussurrare?
splendere?
Un dio sconosciuto nascosto su Marte ci aspetta insonne, per potersi finalmente riposare dopo il
nostro arrivo.
La peculiarit di Robert Walser come scrittore consiste nel fatto che egli non dichiara mai che
cosa lo muove.... il pi celato di tutti gli scrittori.
La cose gli vanno sempre bene,  sempre incantato da tutto. Ma le sue fantasticherie sono
fredde perch omettono una parte della sua persona, e per questo sono anche inquietanti.
Tutto in lui diventa natura...esteriore e per un'intera vita egli continua a negarne l'essenza pi
vera e segreta, l'angoscia.
Solo negli ultimi anni si formano e si manifestano le voci che si vendicano su di lui di tutto ci
che aveva tenuto nascosto.
La sua opera  un tentativo incessante di tacere l'angoscia. Egli fugge da tutto, prima che vi sia
in lui troppa angoscia  la sua vita vagabonda, e si trasforma spesso, per salvarsi, in figure servili e
umili. La sua profonda e istintiva avversione verso l'alto, di qualsiasi specie, verso tutto ci che ha
un rango e pretese, lo rende un vero poeta di questo nostro tempo soffocato dal potere. Si esita a
chiamarlo secondo il comune uso linguistico un grande scrittore, nulla gli ripugna pi del grande.
Si sottomette soltanto allo...splendore della grandezza, non alla sua pretesa.
Si diverte a osservare lo splendore senza prendervi parte. Non lo si pu leggere senza
vergognarsi di tutto ci che  stato importante per noi nella vita esteriore, e cos egli  un santo di una
specie particolare, che non ubbidisce a regole antiquate e svuotate di senso.
La sua esperienza della lotta per l'esistenza lo conduce in quell'unica sfera dove essa non
sussiste pi, al manicomio, il convento dell'epoca moderna.
Ogni scrittore che si  fatto un nome e tiene ad affermarsi sa molto bene che, appena lo fa, cessa
di essere scrittore, perch allora amministra una posizione sociale come qualsiasi borghese. Eppure sa
di alcuni scrittori che erano scrittori e basta, fino a tal punto che proprio non riuscivano in alcun modo a
sostenersi nella societ. Finiscono spenti e soffocati e hanno la scelta fra un vivere di peso a tutti, come
mendicanti, e il manicomio. Chi sa farsi valere sa anche che quegli scrittori erano pi puri di lui, e
sopporta malamente di averli vicino a lungo, ma  senz'altro disposto a riverirli al manicomio. Essi
sono le ferite distaccate dal suo corpo, e come tali continuano a vegetare.... edificante osservare e
conoscere le proprie ferite, purch non le si sentano pi sul proprio corpo.
L'elemento tormentoso del successo: che viene tolto sempre ad altri, e soltanto gli sprovveduti,
gli esseri pi limitati, quelli che non si dicono che tra i derubati ci sono sempre stati altri migliori di
loro, possono goderlo.
Il prestigio che gli scrittori ricavano dai loro martiri: di Hlderlin, da Kleist, da Walser. Cos,
con tutte le loro pretese di libert, apertura e invenzione, non sono nient'altro che una setta.
Io sono stufo di approfittare di questa gran boria degli scrittori. Non sono ancora nemmeno un
uomo.
Io posso respirare soltanto nelle regioni inferiori. Questa frase di Robert Walser potrebbe essere
la parola d'ordine degli scrittori. Ma i cortigiani, e quelli che hanno conquistato la fama, non la dicono
e non osano pi pensarla. Non potrebbe dimenticare un po' di essere famoso? disse Walser a
Hofmannsthal, e nessuno ha definito con pi efficacia ci che d fastidio nelle persone eminenti.
Mi domando se tra coloro che costruiscono la loro comoda, sicura, rettilinea vita accademica su
quella di uno scrittore che  vissuto nella miseria e nella disperazione ce n'...anche...solo...uno che si
vergogna.
Ogni scrittore vorrebbe ricacciare l'altro nel passato e, una volta che fosse l, compiangerlo.
Uno che conosce gli uomini anche nel loro futuro e perci non teme nessuno.
La noia mortale che emana da quelli che hanno ragione e lo sanno. Chi  veramente intelligente
nasconde di aver ragione.
Nessuno poteva pi andare da solo, l'umanit si muoveva da ogni parte in mostruosi serpenti.
L'eredit danzante. Il roveto ardente come fuoco del Bengala.
Alte personalit sulle scale, che pregano fuori dalle finestre.
Mi riconobbe da lontano. Non lo avevo visto per lungo tempo. Disse: Non sei cambiato. Io
dissi: Non sei riconoscibile. Mi invidi. Io lo invidiai. Allora scambiamoci le parti proponemmo ad una
voce. Ora lo riconosco da lontano e lui non mi ha visto da molto tempo.
L'incomprensibile che ognuno accetta, come se potesse contenere una giustificazione segreta.
Egli fece prendere agli eredi tutto ci che desideravano avere, e rimase in vita.
Lei lo spos per averlo sempre con s. Lui la spos per dimenticarla.
Non vuole piangere nessuno. Ma come vuole essere pianto!
Voglio morire  ella disse  e inghiott dieci uomini.
La vedova che qui va vestita di scuro e si mostra in Spagna in veli chiari, trasparenti. Sei mesi l
e ritorna qui nella sua cupa uniforme.
Sei mesi qui e va in Spagna a svestirsi nei suoi veli. Ha bisogno di tutte e due le cose, lei dice,
non pu avere l'una senza l'altra. Suo marito era sempre cos buono con lei e si  avvelenato per via del
suo periodo coi veli.
Egli ritiene che vada a suo merito il fatto di preoccuparsi per...tutti gli uomini, non solo per gli
abitanti di questo o quel paese. Poich la morte non fa differenze tra le persone, neanche lui ne fa.
Ma si chiede in che stato d'animo sarebbe se la terra si trovasse improvvisamente di fronte a
un'invasione straniera. Odierebbe gli altri che non conosce, cos come si sono odiate le vecchie nazioni
in quel periodo antidiluviano prima della bomba atomica? Direbbe: Annientateli, qualunque sia il loro
numero, ogni mezzo mi va bene,...noi siamo in ogni caso i migliori?
In ogni espansione di cui si gioisce  gi contenuta la nuova stretta, in cui altri soffocheranno.
Alcuni nomi ce li portiamo a lungo in giro con noi e li custodiamo con venerazione. Possono
anche passare vent'anni, prima che la loro peculiarit, la loro sostanza, l'opera, si comunichino
veramente a noi. E questo avviene in un'aria di intimit, perch il nome si trovava in noi da tanto
tempo, di colpo capiamo tutto e tutto ci appartiene, Non c' pi nessuna resistenza, come invece
sempre si avverte di fronte a una esperienza di una certa intensit.
Probabilmente il nome  il primo fatto che avviene in noi,  sempre il nome, ma quei nomi che
si lasciano custodire a lungo agiscono in un modo del tutto particolare, riuniscono i nostri
elementi...dall'...interno, ci fanno cristallizzare una nuova volta attorno ad essi, ci conferiscono
durezza e trasparenza.
I pensieri migliori che ci vengono sono dapprima strani e inquietanti, e bisogna dimenticarli
subito, per cominciare anche soltanto a comprenderli.
... proprio del pensiero essere crudele, a prescindere dal suo contenuto.... il processo stesso
del pensare che  crudele, il processo di distacco da tutto il resto, lo strappo, l'urto, il filo della lama
che recide.
Alcuni raggiungono la loro massima cattiveria nel silenzio.
Non si prendono mai abbastanza sul serio i pazzi furiosi. Soltanto se migliaia di altri infuriano
allo stesso modo, li si ascolta con deferenza, mentre proprio allora si dovrebbe mostrare una freddezza
glaciale verso di loro.
Non dice nulla, ma come sa spiegarlo!
Un museo delle cere dove sono rappresentate soltanto le coppie.
Scrivere lettere per dopo la morte, per molti anni a venire, rivolte a tutti quelli che abbiamo
amato o odiato. Oppure: preparare una specie di confessione per dopo la morte, una confessione a tappe
negli anni.
La fine, per quanto si cerchi di abbellirla,  cos insensata che nessun tentativo di spiegare la
creazione ha un qualche significato, neanche l'immagine di Dio come un bambino che gioca: il
divertimento sarebbe durato per lui gi troppo a lungo.
In queste citt nuove le vecchie case si possono trovare ormai soltanto dentro certe persone.
La stupidit  diventata meno interessante, si espande in un attimo ed  uguale in tutti.
Vuole diventare migliore e si esercita ogni giorno prima di colazione.
La mosca, a cui non avrebbe potuto torcere un capello, nel frattempo  morta.
Sono. Non sono. L'umanit fa la conta in questo nuovo modo.
Istintivamente provo...simpatia per tutti gli esperimenti e i loro ideatori. Perch? Perch hanno
l'arroganza di stabilire un inizio, come se nulla fosse venuto prima.
Perch sono guidati dal principio che  importante ci che facciamo noi stessi. Perch
improvvisamente conta il singolo uomo, qualcuno che si arroga un diritto, ma che se ne assume anche
l'onere. Perch esigono ostinazione e due qualit che sono le pi importanti, se combinate insieme:
resistenza e pazienza.
Istintivamente provo...diffidenza verso tutti gli sperimentatori.
Perch? Perch vanno in cerca di successo e si vogliono imporre. Spesso si vede che ignorano
del tutto la zavorra che hanno buttato fuori, vogliono arrivare alla meta con poco bagaglio,
dunque...pi...facilmente (perch pi leggeri). Accettano qualsiasi alleato, mostrano comprensione per
la struttura di potere nel mondo cos come la trovano e utilizzano senza distinzione tutto ci che non
appartiene alla sfera pi angusta del loro esperimento al fine di propagarlo. Tutto quello che avevano
messo da parte per raggiungere il loro Nuovo eccolo che riappare improvvisamente, come loro arma.
Vivono spesso in combriccole, formano piccole sette, riflettono, calcolano, amministrano. Il contrasto
tra il loro vero desiderio e la loro condotta in mezzo agli altri grida al cielo vendetta. Essi accentuano
questo contrasto e devono accentuarlo, perch ogni compromesso accomodante tra i due aspetti della
loro esistenza annullerebbe il loro esperimento come tale. Ma cosa devono fare? Cosa ci si pu
aspettare a questo mondo? Il loro esperimento vuole vivere, ma dovranno loro morire di fame?
Pochissimi di loro sono nati per diventare martiri.
Praticano la loro resistenza in un campo strettamente limitato, ed  possibilissimo che il resto
della loro persona non ne venga toccato in alcun modo. Se si uniscono con altri,  perch pensano che
questi li capiscano e siano alla ricerca della stessa cosa, cos vengono anche imitati da questi e ci vale
ad alimentare la loro resistenza.
Ci che ci si...aspetta da loro corrisponde a un postulato ascetico e spesso non ha assolutamente
nulla a che vedere con quanto di nuovo essi tentano. In fondo ci si augura che si infatuino del loro
esperimento e finiscano per naufragarci in mezzo.
Pi tardi, quando sono impazziti o morti, dunque fuori dai piedi, scoprano pure, allora, altri ci
che essi hanno fatto e lo valorizzino. Non  il caso di avere molta stima di tali imitatori, sono sfruttatori
di quanto  stato una volta inventato, ma lo siamo in fin dei conti tutti noi.
Ci si augura dunque la purezza dell'esperimento, il suo distacco e rigore. Gli si crede allora
soltanto, lo si vuole senza storia. Inventore e santo si fondono in una sola figura.
... possibile che questa ibrida immagine vagheggiata sia un mostro, un aborto del periodo in
cui le religioni si sfasciano. Ma  anche possibile che di niente abbiamo...pi bisogno che di questa
figura.
Strutture ovunque, l'antisogno contro la distruzione.
Non ho cercato la distruzione in Rimbaud, mi sembrava ridicolo coltivare la distruzione come
tradizione letteraria, la trovavo nel mio tempo, nella mia stessa vita, l'ho provata, guardata, soppesata,
l'ho respinta. Che m'importa la vanit di un sedicenne, quando la terra va in pezzi e la mia gente
muore?
Quando Nietzsche nutriva il suo spirito europeo con Taine, sulla Revue des Deux Mondes,
Rimbaud era gi commerciante d'armi a Hartar.
La parola poeta non mi piace pi, sono restio ad usarla.
Perch non lo sono pi io? In verit non lo credo. Perch non contiene pi tutto quello che
pretendo da me?
Probabilmente.
Gulliver i] gigante diventa Gulliver il nano: il rovesciamento come mezzo della satira.
Io scrittore satirico muta la natura della punizione. Si elegge a giudice, ma non ha misura. La
sua legge  arbitrio ed esagerazione. La sua frusta  senza fine e arriva sino alle pi remote topaie.
Allora tira fuori cose che non lo riguardano affatto e frusta come se dovesse vendicarsi dei propri torti.
La sua efficacia sta nella sua mancanza di scrupoli. Non esamina mai...se...stesso. Non appena
esamina...se...stesso, per lui  finita, le sue braccia si fiaccano, la frusta gli sfugge.
Sarebbe assolutamente fuori luogo cercare giustizia nello scrittore satirico. Egli sa bene che
cos' la giustizia, ma non la trova mai negli altri, e poich non la trova, la usurpa e si appropria dei suoi
mezzi.
... sempre un tiranno e deve esserlo, altrimenti si degrada a cortigiano e adulatore. Come i
tiranni,  affamato di tenerezza e se la va a prendere di nascosto (...Journal...to...Stella).
Il vero scrittore satirico rimane sempre terribile, anche col passare dei secoli. Aristofane,
Giovenale, Quevedo, Swift. La sua funzione  di indicare ogni volta i limiti dell'umano, proprio mentre
li scavalca spietatamente. Il terrore che diffonde fra gli uomini li fa rientrare nei loro confini.
Lo scrittore satirico attenta agli di. Se  troppo pericoloso per lui attaccare il dio della sua
societ, va a prenderne altri pi antichi, proprio per questo scopo. Poi li attacca pubblicamente, ma tutti
percepiscono a chi sono diretti veramente i colpi.
Qual  il terrore che muove lo scrittore satirico? Teme gli uomini che vuole migliorare? Ma non
crede di poterli migliorare e, anche se cerca di convincersene, non lo desidera, perch non vuole vivere
senza la sua frusta.
Si dice che lo scrittore satirico si odia, ma questa  un'affermazione che pu essere
fraintesa.... decisivo per lui prescindere da s e questo pu essergli facilitato da una deformazione
fisica. Il suo sguardo  concentrato sugli altri, la sua attivit gli va benissimo: essa tradisce pi amore
che odio per s: la violenta coazione a non lasciar affiorare nulla dei propri difetti, a nasconderli meglio
dietro le enormit degli altri.
... un pensiero terribile che forse nessuno sia migliore di un altro e ogni pretesa del genere sia
illusoria.
Il nemico dice: Bene, e fino a un momento prima si diceva: Male.
Grande confusione. Danni. Vergogna.
Uno scrittore, che sa di esserlo soltanto con frasi altrui. La sua superbia  la somma della
superbia di tutti i derubati. La sua forza: che nulla  suo. Il suo peccato originale: che egli ha
improvvisamente fiducia in s perch non trova pi nulla negli altri.
Chi briga favori parla molto e viene per questo disprezzato. I testimoni dimenticano che anche
Omero e Dante hanno brigato favori, e chi erano mai i testimoni per poter misurare il peso specifico di
quelli che brigavano favori?
Cominciare con l'insolito; non esaurirlo mai; respirarvi finch sia diventato insolito anche quel
che  pi usuale: tutto insolito.
Ci che a lungo non era disponibile per lo spirito, ci che lo ha soltanto sfiorato, con violenza e
fuggevolmente, sa mantenersi meglio di ogni altra cosa contro il tempo.
Eppure deve essere uno spirito che ha saputo affrontare la fatica, altrimenti nulla pu sfiorarlo
violentemente.
I verbosi invecchiano prima.
Dapprima appassiscono gli aggettivi, poi i verbi.
Uno scrittore pu conservare certe sue ingiustizie. Se esamina continuamente tutto ci che gli
ripugna e corregge le sue antipatie, alla fine non resta pi niente di lui.
La sua morale  quel che respinge.
Ma tutto lo pu stimolare finch la sua morale  intatta.
Quel che in Goethe produce spesso un'impressione di noia:  sempre...totale. Diffida sempre
pi, quanto pi invecchia, dell'unilateralit delle passioni. Ma  per natura tanto grande che ha bisogno
di un equilibrio diverso dagli altri uomini. Non cammina sui trampoli, ma poggia su di s nella sua
costante pienezza, come un enorme globo terrestre dello spirito: per comprenderlo bisogna ruotare
intorno a lui come un satellite, ruolo umiliante, tuttavia l'unico adatto al suo caso.
Ci d forza non per avere coraggio, ma per avere durata, e non conosco nessun altro grande
poeta, vicino al quale la morte ci rimanga cos a lungo celata.
Trovare sempre nuovi desideri insoddisfatti fin nella estrema vecchiaia.
Dovunque, a due passi dai tuoi percorsi giornalieri, vi  un'altra aria che ti aspetta, dubbiosa.
Uno scrittore dovrebbe essere capace di inventare ininterrottamente la sua vita, e cos sarebbe
l'unico che sa dove egli stesso si trova.
C' un muro del pianto dell'umanit e io gli sto accanto.
Il mio rispetto per Buddha si fonda esclusivamente sul fatto che la sua dottrina ebbe origine
dalla vista di un morto.
Lo sforzo pi grande della vita  di non abituarsi alla morte.
Un filosofo sarebbe qualcuno per il quale gli uomini restano importanti quanto i pensieri.
Tutti i libri che mostrano soltanto come siamo giunti alle nostre opinioni attuali, alle opinioni da
dominatori sugli animali, sull'uomo, sulla natura, sul mondo, mi danno un profondo malessere. A che
si arriva con questo? Nelle opere dei pensatori passati si vanno a cercare le frasi che hanno portato a
poco a poco alla nostra visione del mondo. Si deplora la maggior parte delle loro opinioni, che sono
errate. Ma che cosa pu esserci di pi sterile di questo tipo di letture? Proprio le opinioni errate dei
pensatori precedenti sono quel che pi mi interessa di loro.
Potrebbero contenere i germi di cose di cui abbiamo assolutamente bisogno, che ci conducono
fuori dallo spaventoso vicolo cieco della nostra attuale visione del mondo.
C' chi si fa passare per filosofo perch si fa forte della nostra cattiveria.
Escludere il mondo  una cosa, a volte, di grande importanza, ma  permessa soltanto se il
mondo poi rifluisce con tanto maggiore potenza.
Almeno due volte, nella storia della filosofia, immagini di masse furono decisive per una nuova
concezione del mondo. La prima volta con Democrito: la molteplicit degli atomi; la seconda volta con
Giordano Bruno: la molteplicit dei mondi.
Pensieri come ciottoli. Pensieri come lava. Pensieri come pioggia.
Da quando si lascia conseguire con le esplosioni, il nulla ha perduto il suo splendore e la sua
bellezza.
Sembra che gli uomini provino pi sensi di colpa per i terremoti che per le guerre che essi stessi
fomentano.
La provvista di volti che un uomo possiede quando ha vissuto un certo tempo.
Quanto  grande questa provvista e a partire da quale momento non aumenta pi? Uno agisce,
diciamo, con 500 volti che per lui sono vivi e riferisce a questi tutti gli altri che vede. La sua
conoscenza degli uomini sarebbe di conseguenza ordinata, ma limitata. Questo lo conosco egli si dice,
quando vede uno sconosciuto e lo colloca accanto a un volto conosciuto.
Il volto nuovo pu essere diverso in tutto, tranne che nel tipo dei tratti, ma per il conoscitore di
uomini  la stessa cosa.
Questa sarebbe dunque la radice pi profonda di tutte le valutazioni sbagliate. La provvista di
volti  per ogni uomo di diversa grandezza. Chi si  impossessato di moltissimi volti agisce come un
uomo di mondo e viene ritenuto tale. Ma si distingue soltanto per una memoria per i volti e pu
diventare proprio per questo particolarmente stupido.
La mia esperienza personale  che da circa dieci anni sono sempre pi incline a riferire i nuovi
volti ai precedenti.
Prima incontravo raramente delle somiglianze da cui ero inaspettatamente e improvvisamente
colpito. Io non le ho mai cercate, esse mi cercavano. Ora io stesso le cerco e me le elaboro, anche se
non sono sempre convinto. Potrebbe darsi che io non sia ormai pi capace di cogliere perfettamente
nuovi volti in quanto tali.
Due sarebbero i motivi possibili di questa reazione: non si ha pi una spinta sufficientemente
forte per afferrare il nuovo. La forza animalesca dei sensi  diminuita. O si  gi troppo popolati, e nella
citt interna o inferno, comunque si voglia chiamare quel che si porta in s, non vi  pi posto per nuovi
abitanti.
Ma una terza possibilit non va del tutto esclusa: non si ha pi...paura cos facilmente di nuovi
animali, si  diventati pi scaltri e ci si fida delle sperimentate reazioni di difesa senza ulteriore
esame.
Se ci fossero veramente degli animali del tutto nuovi, li temeremmo quanto basta per capire
anche loro.
Un uomo molto vecchio che non mangia cibo. Si alimenta dei suoi anni.
Fintantoch si dice domani, si intende...sempre, perci si dice domani cos volentieri.
Quanto calore! dicono tutti quelli cui egli si sottrae.
Ogni convinzione intellettuale, se  in grado di conquistare altri,  come un'opera che si
continua a scrivere ininterrottamente e che non si completa mai.
Uno dice di s: durante tutta la mia vita non  morto nessuno.
Questo, questo solo fra tutti,  l'unico essere che io invidio.
Peccato che le collezioni siano cos preziose! Cos nessuno le metter in disordine.
Si potrebbe almeno confonderle, unirle, mischiarle, scambiarle, scomporle. Si potrebbero
inventare vari giochi, con regole diverse.
C' troppa soddisfazione di s nelle collezioni e sicurezza nei loro custodi.... inconcepibile
che anche soltanto per questo motivo non siano commessi pi furti: anche solo per cambiarle.
Dovrebbero esistere speciali diavoli che contrastino giorno e notte la loro sicurezza. Che falsifichino
quadri fin tanto che siano considerati contraffatti. Che di notte riducano valori di milioni a quasi nulla.
Che riescano a scambiare nomi e periodi.
Scese in sogno molte scale, uscendo poi sulla cima del Mont Ventoux.
Predica nel sonno. Da sveglio non ne sa nulla.
Si verranno a sapere tante di quelle cose sul sonno che nessuno avr pi voglia di essere
sveglio.
Aristofane  pieno di mute, e la cosa affascinante in questo  che si presentano spesso come
animali. Sono contemporaneamente animali e uomini, vespe, uccelli,...appaiono come tali e parlano
come uomini. Portano sulla scena le pi antiche metamorfosi, la metamorfosi allo stato puro. La
commedia non si  ancora ridotta alle sue pure dimensioni umane, non  ancora cominciata l'epoca in
cui diventer noiosa e priva di idee.
Per ogni parola un francobollo.
Impararono a conversare in silenzio.
Non sopporta pi la musica, da quanto  pieno di rumori non sfruttati.
Bisognerebbe osservare quanto penetra in noi la paura, dove si rimpiatta dopo che  stato
respinto il primo attacco.
Sembra che trovi facilmente i vecchi canali.
Gi la diffidenza  una difesa dalla paura. Anticipa il peggio, come se volesse far vergognare la
paura.
Postula una minaccia che supera di gran lunga quella della paura. D in questo modo il coraggio
di guardare in faccia pi cose di quante avrebbe osato guardarne la paura. La diffidenza potrebbe
fortificarci se soltanto restasse, per cos dire, in argomento. Ma non lo fa, ingloba sempre pi cose e
alla fine diventa essa stessa una generatrice di paura.
Perch, per quanto si dia un'aria fredda e dura, essa viene alimentata dalla stessa potenza
nemica contro cui dovrebbe proteggere. Alla paura, che attacca apertamente e frontalmente, si aggiunge
ora la paura segreta, che si introduce furtivamente con la diffidenza. Il corpo della diffidenza ha le sue
vene particolari, il sangue che vi scorre  paura.
Tutte le funzioni di una vita che non operano, e come si vendicano. Chi non  mai stato padre, si
fa dei figli falsi. Chi non ha mai cercato di far soldi, consiglia gli altri nelle loro speculazioni. Chi non
ha mai scritto libri, li inventa per estranei. Chi non  mai stato prete, impianta nuove religioni.  Quella
fierezza nel rinunciare pu essere stata molto grande, ma ogni cosa a cui si  rinunciato si vendica. Ma
esiste una vera rinuncia?
Un uomo buono potrebbe essere soltanto quello che in nessun luogo viene ritenuto tale. Cos
uno che gi da bambino voleva sempre sentirsi dire che era buono non pu diventarlo mai veramente.
La bont non pu travestirsi e non sopporta gli applausi.
1968.
...Lichtenberg
La sua curiosit non  legata da niente, balza fuori da ogni parte, incontro a tutto.
La sua chiarezza: anche la cosa pi scura diventa chiara, mentre egli la pensa. Getta luce, vuole
colpire ma non uccidere, non  uno spirito sanguinario. Non si incorpora mai nulla, non ha grasso n
pancia.
Non  insoddisfatto di s, perch troppe cose gli vengono in mente. Uno spirito brulicante, ma
nel brulichio c' sempre spazio.... sua ed  nostra fortuna che egli non voglia rendere compiuto nulla,
che non porti a termine nulla: cos ha scritto il libro pi ricco della letteratura universale. Lo si vorrebbe
sempre abbracciare per questa sua asciuttezza.
Con nessuno avrei parlato tanto volentieri, ma non ce n' bisogno.
Non evita le teorie, ma ogni teoria  per lui spunto di improvvise idee.
Pu giocare con i sistemi, senza rimanerci preso dentro. Pu spazzolare via la cosa pi pesante
come un granello di polvere dalla giacca.
Seguendo il suo moto, diventiamo leggeri noi stessi. Con lui si prende tutto sul serio, ma non
troppo. Una erudizione leggera come la luce.
... troppo unico nel suo genere perch lo si possa invidiare. Quella certa prolissit, che pure
appartiene anche agli spiriti pi grandi,  talmente lontana da lui che quasi non si vorrebbe credere che
sia un uomo.
... vero che ci induce a fare salti.
Ma chi  capace di farli? Lichtenberg  una pulce con lo spirito di un uomo.
Ha questa forza incomparabile di saltar via da s,  dove salter la prossima volta?
Il suo estro gli fa trovare tutti i libri che lo stimolano a fare salti.
Mentre altri diventano dei demoni per il peso dei libri, egli nutre con essi la sua affilata
delicatezza d'animo.
Quante letture ci si risparmierebbe, se si conoscessero prima gli scrittori....Tutte le letture?
Non esistono storie...nuove. Storie.
Poich esiste una quantit infinita di nuovo, non esistono storie nuove.
La successione in cui si imparano le cose  ci che finisce per determinare l'individualit di una
persona.
Trovare un vecchio che ha disimparato a contare.
Chi mi dar notizie quando non sar pi, chi mi informer?
Finalmente mi  capitata tra le mani l'autobiografia di Cardano.
... scritta male, divisa secondo il modello di Svetonio in singoli argomenti, e perci consiste
esclusivamente nell'enumerazione di cose affini. Comunque  interessante, anche soltanto per i sogni
che contiene, sogni che spesso sono pieni di masse. Commuove perch  sorretta da un immenso
dolore: Cardano fu testimone dell'esecuzione capitale di suo figlio, che aveva ucciso la moglie.
Avrebbe potuto riscattarlo dai suoi accusatori con molto denaro, ma non l'aveva.... convinto che il
figlio fu condannato a morte per colpire lui e sente pesare su di s tale colpa, da cui non esiste
liberazione.
Enumera i suoi difetti cos come i suoi pregi, ma sebbene si prefigga di non nascondere nulla,
pu stancare come un vacuo fanfarone. Ci fa capire come e pericoloso, per un uomo, prendersi sul serio
in tutto, persino in ci che uno deve rimproverarsi.... troppo solenne, manca di ironia. La sua
attrazione per il gioco, che e fortemente sviluppata, si esaurisce nei giochi d'azzardo e negli scacchi.
Anche dai modelli antichi non trae profitto. Va troppo apertamente in cerca di immortalit,
senza cio riconoscere che, nello sforzo di sopravvivere, si deve...prendere...con...s tutto e tutti: 
l'unica cosa che giustifica questa dubbia passione.
Nessuno pu continuare a vivere soltanto per s: un nome in s, qualunque cosa uno abbia fatto,
 triste. E anche quando si ottiene questa specie di immortalit, essa conterr sempre qualcosa di
ripugnante e artificiale.  Una enumerazione sistematica di tutte le peculiarit di una persona in fondo e
un'assurdit, a meno che non serva di monito, come nel caso delle biografie degli imperatori di
Svetonio. In Plutarco, che vuole stabilire dei modelli, la scelta dei tratti  magistrale e meditata, non si
ferma mai sui particolari per puro amore del particolare.
Forse  anche impossibile scrivere una autobiografia quando si  alla fine di una lunga vita.
Troppo c' da dire, e si finisce per doversi accontentare di enumerazioni opache.
... forse Kafka che ci ha reso inattaccabili di fronte a qualsiasi vanteria dichiarata o nascosta.
Quando i begli uomini di un tempo (e non penso ora a Cardano) descrivono la loro vita, come se loro
spettasse, senza dubbi, senza esitazioni, senza perplessit circa la sua efficacia (e circa lo stato del
mondo), si prova impazienza e incredulit, come se si trattasse di abitanti di un altro pianeta di cui non
si...pu sapere nulla che sia da prendere sul serio.
Con Kafka e apparso qualcosa di nuovo nel mondo, un senso pi preciso della sua
problematicit, che si collega non con l'odio per la vita, ma con una profonda soggezione di fronte ad
essa. La congiunzione di questi due sentimenti  soggezione e problematicit   singolare e, se una
volta la si  incontrata nella vita, non se ne pu pi fare a meno.
Hai troppa confidenza con la tua diffidenza, non c' nulla da fare. Su di essa hai riflettuto
troppo, hai scritto troppo.... diventata sterile, sei l'impiegato di questa diffidenza e nel caso migliore
puoi far carriera al suo servizio.
Gente che ormai non fa che sorpassare, di auto in auto.
Di tanto in tanto sparire, mai per sempre.
Non mi abbracciare, sono fatto di chicchi di grano e rischio di disfarmi.
Venero la debolezza che non  fine a se stessa, che rende tutto trasparente, che non abbandona
nessuno, che affronta il potere con tenacia.
Scrivere senza denti. Provaci!
Di che cosa ti vergogni tanto, quando leggi Kafka?  Ti vergogni della tua forza.
Il giovane greco mi chiede cosa significhi essere vecchio. Significa, gli dico, che posso
abbracciare con lo sguardo la vita di molte persone che ho conosciuto. Significa che auguro a loro
come a me una vita di trecento anni, per poter abbracciare ancora di pi la loro vita, poich ogni palmo
in pi che si conosce la rende pi stupefacente, pi problematica, pi ricca di speranze, pi penetrante e
pi inspiegabile.
Vede molte persone belle.... felice perch altri godranno di loro. Lui non vivr tanto da vedere
la loro distruzione. Non le distrugger lui stesso.
... importantissimo parlare con sconosciuti. Ma bisogna fare in modo che...essi parlino, e tutto
ci che si fa in quell'occasione  di far...li parlare.
Quando questo non ci riesce pi,  cominciata la morte.
Troppo poco, troppo poco, manca il tempo per gli uomini del mondo. Li avesse anche
conosciuti tutti, non sarebbe stato abbastanza e avrebbe voluto conoscerne ancora altri.
... facile convincersi che la volont degli uomini  rivolta a cose ripugnanti e sciocche.... pi
importante fare attenzione a quali...altre...cose vogliono.
Egli pasce i suoi caprioli con boccioli di rose sussurrando versi di Rilke.
Uomini e animali non hanno nulla cos in comune come l'amore.
La morte  diventata nell'uomo qualcosa di diverso. Egli si  impadronito della morte a tal
punto che adesso la porta anche per tutti.
Il legame di amore e morte  un legame estetico. Il suo peccato, uno dei pi gravi,  quello di
avere innalzato il valore della morte.
Peccato inespiabile.
La vera tentazione dell'uomo pensante  quella di ammutolire. Il pensiero raggiunge con il
silenzio la sua massima dignit: non si propone pi niente. Non spiega nulla, non si estende. Il pensiero
che tace rinuncia al contatto.
Forse questo stesso pensiero pu uccidere. Ma non lo sa. Non lo ha voluto. Non si ostina a
sopravvivere.
Fin quando si perseverer nell'autoanalisi ci si dovr odiare, anche solo per la sproporzione:
infatti ci sarebbero tanti altri uomini, e...migliori, da osservare, e invece si trascurano.
Si pu trovare la quiete con la precisione? Non  proprio la precisione a essere la massima
inquietudine?
Lesse tanto su di s che non sapeva pi chi era e non riconosceva il suo nome.
Non appena uno si  fatto un grande nome dovrebbe ridurlo in pezzi con le proprie mani.
Ride come mille piccoli lampi, tutti quelli che ascoltano questo riso si sentono riscaldati e
rischiarati.
Spacc in due il tavolo e si sedette, sdoppiato, a scrivere.
L'idea che a uno la vita sia stata...regalata mi sembra mostruosa.
La cosa pi grande  quella che  diventata cos piccola da rendere superflua ogni grandezza.
Devo rileggere il...Contadino...di...Boemia, che lessi quando andavo a scuola. Voglio sapere
se l'odio e l'ostinazione contro la morte, che riempiono questo dialogo, sono genuini o puramente
retorici. Quanto poco vero odio verso la morte esiste nella letteratura che ci  arrivata! Ma questo poco
bisogna trovarlo, raccoglierlo e concentrarlo. Da una tale Bibbia contro la morte molti potrebbero
attingere forza, quando sono sul punto di paralizzarsi. Si toglierebbe anche alla propria ostinazione
qualcosa della sua arroganza, perch come potremmo mai essere gli unici a vedere fino in fondo che
cos' la morte? Non cerco alleati, ma altri testimoni. Perch non sarebbe forse spaventoso se il mio
duro atteggiamento verso la morte, atteggiamento incrollabile, potesse un giorno essere spiegato e
liquidato come un fatto psicologico, come se fosse scaturito soltanto da particolari condizioni della
mia vita e perci valido soltanto per me?
Dovunque si trovi in altri, questo atteggiamento appartiene ad un'...altra vita, e la probabilit
che esso dovrebbe appartenere a...ogni vita ne sarebbe accresciuta.
Non aspettare finch le idee diventano lamenti.
A richiesta generale, decise di scrivere ancora una volta la stessa cosa.
Credo poco all'effetto dei propri pensieri sugli altri o, per meglio dire, non so quale potrebbe
essere questo effetto. Per lo pi avviene che uno immette nel mondo nuove frasi fatte, ma non  questo
il vero effetto. Tutto, qualunque cosa sia, diventa alla fine una frase fatta, e ci che lo  diventato con
particolare facilit non  detto che per questo debba essere cattivo.
Il vero effetto consiste nelle improvvise spinte che altri ricevono da qualcuno; per oscuri motivi
una frase, una parola diventano fonte di energia. Rimbalzando su un altro, provocano una frana, che
non si sarebbe mai potuta prevedere, se non altro perch non si conosce mai veramente il territorio di
nessun altro. Queste frane possono essere buone o cattive, se sono molto violente sono per lo pi
distruttive.
Ma ci non ha proprio nulla a che fare con quanto effettivamente si pensava e si voleva, e cos
ogni effetto  cieco. Se non sapessimo quanto abbiamo avuto necessit, nella nostra vita, di tali effetti,
prima di essere in grado di pensare quel che era davvero nostro, potremmo disperarci e ammutolire
completamente.
... gi qualcosa aver vissuto, pensato e disputato con se stessi, quand'anche nessuno ne venisse
mai a conoscenza.
L'elemento di speranza in ogni sistema: ci che esso esclude.
Una macchina inventa una lingua universale. Poich nessuno la pu capire, viene accettata da
tutti.
I fenomeni sociali hanno una tale molteplicit di significati che li si pu interpretare come si
preferisce.
Ma la cosa pi discutibile  il tentativo di definirli ed esaurirli come funzioni.
Si pu infatti benissimo pensare che la societ...non  un organismo, che non ha...alcuna
struttura, che funziona soltanto momentaneamente o soltanto apparentemente. Le analogie pi
immediate...non sono le migliori.
I mercanti di esperimenti antichi.
Ci sono alcune figure dello spirito, assai poche, di fronte alle quali ogni specie di amor proprio
in me scompare.
E non sono quelle che hanno prodotto di pi; queste, al contrario, non fanno che stimolarci.
Sono invece quelle che hanno visto, dietro ci che facevano, un qualcosa di pi importante e
irraggiungibile, sicch ci che facevano, di conseguenza, dovette contrarsi, fino a scomparire.
A queste figure appartiene per me Kafka, che appunto per questo ha su di me un effetto pi
profondo di quello, per esempio, di Proust, la cui opera  incomparabilmente pi vasta.
Si dice sempre la stessa cosa, ma che si...debba dirla  inquietante.
Mangiando lentamente egli si credeva migliore, come sentisse malinconia e dolore per il destino
di ci che veniva mangiato.
Giovane elegante dalla bocca minuscola. Per mangiare deve tenere aperta la bocca agli angoli
con due dita.
Un verme che vive solo sotto le palpebre dell'ippopotamo e si nutre delle sue lacrime.
Ha bisogno di Dio per potergli dare un colpetto sulla spalla e dirgli come avrebbe dovuto fare.
Se uno dovesse rendersi garante per tutte le nobili frasi che ha pronunciato! Se dovesse rendersi
garante per...una...sola di esse!
I gesti del sapere: si tira fuori un libro, lo si apre scorrendo rapidamente vari passi e su ciascuno
si ha qualcosa da dire. L'altro, che non pu tener dietro a quei salti, prova stupore e invidia.
Superlativi impegnati in una dura lotta a sciabolate.
Malraux, pasciuto di Nietzsche, computa i suoi pericoli. Tutto  eccitazione, avventura, audacia:
poi, ministro.
Ha succhiato tutto il cielo e ora disprezza il vuoto.
Le grandi parole dovrebbero cominciare improvvisamente a fischiare, come teiere dove l'acqua
bolle, quale avvertimento.
Leggo volentieri Hsn Tzu, non si fa illusioni sugli uomini, e ci nonostante spera. Ma non
posso negare che leggo volentieri anche Mencio, perch si fa illusioni sugli uomini.
Non voglio mai staccarmi dai maestri cinesi. Soltanto i presocratici continuano a occuparmi
altrettanto a lungo, per tutta la vita. Non posso mai stancarmi n degli uni n degli altri. Insieme, ma
soltanto insieme, contengono tutto ci di cui l'uomo pensante ha bisogno come spina,  o meglio, non
proprio tutto, c' qualcos'altro di decisivo che bisognerebbe aggiungere, riguarda la morte, e io voglio
aggiungerlo.
I cinesi ne sapevano pi dei greci sulla bont. La straordinaria presunzione dei greci, a cui si
deve tanto, ha tolto loro la semplicit verso la bont.
Le tradizioni dei cinesi, inoltre, sono segnate fin dall'inizio dalla condizione di massa che 
propria dell'uomo. Persino nella...polis greca evoluta, che pure conosce benissimo la massa, questa 
riconosciuta solo in quanto i pensatori la rifiutano.
Pi di ogni altro, forse Empedocle ha qualcosa di un saggio cinese.  Gli atomi di Democrito
sono, s, innumerevoli, ma agiscono confusamente, non come una vera massa.
Forse  stata la presenza degli schiavi a impedire ai greci di raggiungere una concezione
radicale della massa.
Tra tutti i pensatori, gli unici la cui dignit sia tollerabile sono gli antichi cinesi. Saremmo dello
stesso parere anche se li sentissimo...parlare, invece di limitarci a...leggere le loro rare asserzioni?
Rimane cos poco di loro, e gi questo  dignit.
In Buddha, per esempio, mi disturba che abbia detto tutto cos spesso in tutti i particolari ( il
pi grande difetto degli indiani).
Le litanie dei cinesi antichi stanno nel loro contegno, non nelle loro sentenze.
Quella combinazione di patriarcale e di fraterno che si trova soltanto nei cinesi.
Chiunque sia corroso dalla preoccupazione per il destino dell'umanit non  arretrato.
Arretrato  chi si consola con putride frasi fatte.
1969.
Le scienze azzannano la vita, la fanno a brandelli e la vita si cela nel dolore e nel lutto.
Nella storia sembra esserci soltanto un apprendimento negativo. Ci si ricorda ci che si  fatto
agli altri, per addebitarglielo.
Gli sanguinano gli occhi, mai per il cuore.
La meticolosit diventa banale, ma la lapidariet  irresponsabile.... difficile collocarsi nel
punto giusto tra le due cose.
La cosa pi umiliante nella vita  che alla fine si accetta tutto ci che si  detestato con forza e
fierezza.
Cos si arriva trasformati al punto da cui si  partiti da giovani, nel proprio ambiente di un
tempo.  Ma allora dove si  veramente? Si  nella dura chiarezza con cui si vede e si registra tutto
questo.
Due tipi di spiriti, quelli che si stabiliscono nelle piaghe e quelli che si stabiliscono nelle case.
Serio quanto si deve non lo  stato neppure Pascal.
Nessuna religione mi ha sottomesso, ma quante religioni mi sono capitate!
Se la gente fosse di vetro sarebbe migliore? Dovrebbe stare pi attenta agli altri? L'uomo non 
abbastanza fragile. La sua mortalit non basta.
Dovrebbe essere frangibile.
Egli cosse il profeta come un pane fragrante, e non appena fu divenuto vecchio e duro come la
pietra, tutti vi si spezzarono i denti.
Uno solo, conoscere uno solo, che venga al mondo...dopo...di...m!... fastidioso pensare ai
dettagli tecnici del futuro, se non si conosce nessuno che gli appartenga.
Uno che...s'...ingozza di pi dopo ogni annunzio di morte.
Parole come cimici, esauste da quanto hanno succhiato.
Trasuda pace da ogni poro. Eppure nella sua bocca brulica la guerra.
August Pfizmaier, lo studioso viennese, sprofondato nella sua traduzione del...Manyoshu, per
un anno non ha sentore dello scoppio della guerra francotedesca del 187071. Lo apprende da un
giornale giapponese che gli arriva a Vienna con grande ritardo.
Non pu mai stancarsi della realt, a meno che non si tratti d'arte.
Tutto quello che possedeva lo lasci in eredit all'uomo pi vecchio d'Europa.
Non annotare mai che qualcuno  segnato dalla morte. Persino l'annotarlo  peccato.
Furfanti, volete vivere eternamente?. S.
Chi respira dice: ho ancora tutto da respirare. L'infelice dice: ho ancora spazio per l'infelicit di
altri. Il morto dice: non conosco ancora nulla, come posso essere morto?
Se ci fosse un aldil, egli non vorrebbe portar nulla con s. Vorrebbe che tutto restasse qui.
Un Buddha oggi  impensabile, persino un Cristo. Ormai  possibile soltanto un Maometto.
Il libro sulla gente innocua, i Boscimani. Per loro il sole  un pezzo di carne, e senza meloni
morirebbero di sete nel deserto.
La carne  inquietante nella storia dell'umanit. Il salto dalla carne della preda alla propria
carne  l'enigma degli enigmi. Con questo salto entra in campo la compassione, essa ha origine da un
sentimento per la propria carne. Oggi le macellerie ricordano inutilmente la nostra propria carne.
Utili, le storie di cannibali. Il sentimentalismo che risvegliano si trasforma in compassione.
In un'ora sono passate per la strada pi persone di quante ne vede un boscimano in tutta la sua
vita.
Lui vede in gran numero soltanto animali, e poi deve ucciderli.
Porsi completamente in dubbio e andare a cercarsi in paese straniero.
Una lingua in cui una determinata consonante  ritenuta pericolosissima.
Chi la pronunzia crolla morto, chi la sente diventa sordo.
Ogni tentativo di spiegazione  irresistibile per l'uomo. La sequenza di tali tentativi  diventata
il suo destino. Potessimo anche soltanto capire tale sequenza, potessimo saperne di pi... L'inversione
temporale di due spiegazioni avrebbe dato un altro corso alla storia.
Non si potrebbe cambiare qualcosa ancora adesso? Ormai  tutto determinato? E se  cos,
quando  intervenuta la determinazione, in quale preciso punto?
La peggiore immagine del futuro sarebbe per lui l'eliminazione del vento.
La natura  diventata piccola, paragonata al nostro comportamento megalomane, una natura
Biedermeier tra mostri che si permettono tutto con lei.
Ormai gli amanti si sentono spiati dalla luna.
La cosa pi deludente della luna  che tutto torna. Tutto ci che avevamo calcolato, lontananza,
grandezza, pesantezza: tutto corrisponde, tutto  vero.
Lottizzazione della luna in continenti d'aria. Guerre per l'aria.
La luna lebbrosa da quando l'abbiamo toccata. La luna palpata: ad ogni immagine di orme
umane su di essa, il sentimento di pena diventa pi forte, come dovessimo giustificarci per una
trasgressione.
Se penso alla luna, tutti gli uomini mi appaiono improvvisamente di...un...solo colore.
Mi attirano soltanto gli uomini, questo spiega la mia avversione per la luna vuota. Anche nei
deserti della terra mi affascina soprattutto l'immagine di quei rari uomini che li si ritrovano.
Il coraggio degli astronauti lunari  grande: ma non  pi grande di quello di un boscimano, che
da solo va a caccia nel Kalahari o insieme con alcuni compagni tiene lontano i leoni dalla sua preda. Di
nuovo c' solo questo aspetto raccapricciante: tutto  telecomandato, niente  spontaneo.
Inspiegabile sensazione che noi non abbiamo nessun diritto a disperdere l'umanit prima di
averla uccisa.
Questa sensazione si rivelerebbe illusoria se la dispersione risultasse essere un mezzo per
raggiungere l'unione.
Strumenti musicali sulla crosta della luna, predisposti in modo da diffondere vibrazioni.
Laggi, mancanza di ogni altra creatura. Robinson tra minerali, come un robot che non fa
nessun passo senza ordini da lontano. Ordini trasmessi da lontano, terribile visione del futuro.
Fai questo, fai quello, e in mezzo scherzi melensi per il pubblico sulla terra.
Strano che io non provi compassione per gli astronauti sulla luna, come se fossero veramente
dei robot.
Con il ritorno dalla luna ogni ritorno  diventato pi caldo.
Eremiti lunari come adoratori della terra.
Segreti che vengono depositati sulla luna.
Quando il sole sorge, egli si dice sprezzante: presto mettiamo le dande anche a lui.
La differenza consiste oggi nel fatto che tutto viene fotografato. Non c' pi miseria che si
possa celare.
Tutta la miseria  divenuta pubblica.
Ma questo significa soltanto che tutti vi si abituano pi in fretta.
Prima un uomo poteva pretendere di non sapere nulla. Oggi un uomo pu pretendere di essere
inerme, perch sa...troppo.
Tutti i dialoghi, persino tra amici, sono diventati ipocriti.
L'indignazione pu dilagare su troppe cose. Ogni giorno ognuno viene a sapere parecchie cose
atroci.
Ma anche chi trae da ci la conclusione che nulla lo riguarda, proprio perch le cose sono
tante,...sa bene che cosa accade, neanche un sordomuto, neanche un cieco potrebbe chiudersi
completamente in s davanti a questo: e persino un cretino dovrebbe avvertire un motivo di paura.
almeno per se stesso.
Cos ogni momento di apparente tranquillit  abissale ipocrisia.
Le chiacchiere sulle colpe, con chi si tira avanti a vivere.
Si pu arrivare a un modo di pensare privo di qualsiasi oscurit? Il tuo scopo.
Nasconditi, altrimenti non verrai a sapere nulla.
La necessit delle frasi isolate: precipitano formando un angolo pi acuto; colpiscono e si
conficcano nel terreno, pi profondamente delle altre; ma non senza accendersi prima e illuminare tutto
il paesaggio, che non si era mai potuto cogliere con un solo sguardo in quel modo e che non si oscurer
completamente mai pi.
Non si pu stabilire in anticipo il momento della ricettivit per una tale frase. La cosa si offre, e
succede.
La lingua, in quanto sistema, ammutolisce.
Scrittori che si azzuffano per il loro posto all'ombra. Fondi di bottiglia che strillano.
Questa affrettata stima per le persone che restano legate sempre allo...stesso altro. Come se
esse fossero migliori perch sono pi facili da controllare!  Pigrizia dell'osservatore, che vorrebbe
rendersi pi facile la sua conoscenza degli uomini.
Si leg la storia di lei intorno al collo e la port ammiccando per la strada.
In Italia  morto ieri a 93 anni un uomo che viveva da vent'anni sui treni. Passava
ininterrottamente da un treno all'altro e non aveva alcuna altra dimora. In quanto ex deputato, aveva
una tessera gratuita, il suo grande patrimonio si era liquefatto e come unico avere gli era rimasta quella
tessera.... morto alla stazione centrale di Torino mentre stava prendendo una coincidenza.
Qualunque sia la loro attivit, gli attivi ritengono di essere migliori degli altri.
Considerare ogni tema come un guanto. Rivoltarlo.
Lui cerca di persuaderla affinch lei non si lamenti: lei non ascolta.
Lei si lamenta affinch lui non parli: lui non ascolta.
Uno che indovina ogni pensiero degli altri senza conoscere i propri.
I prigionieri ammirano i loro sbirri perch vogliono rimanere vivi. Pi ne parlano con
riconoscenza e rispetto, pi speranza hanno di sfuggire loro.
Sei meraviglioso! Lasciami andare! diceva il topo al gatto e gli leccava gli artigli.
Come ci si infuria con gli adulatori se reclamano indietro la lode!
Una gloria, grande come il sole, rosicchiando la quale i golosi si bruciano le labbra e la lingua.
Trasferire la fame nella testa.
... molto difficile non dire di pi di quanto si vuol dire.
Queste affermazioni che nel corso della vita formuliamo senza riflettere! Forse si sarebbe
potuto dire altrettanto bene l'opposto. Tutto l'essenziale avviene dopo, quando riempiamo di senso
quelle affermazioni. All'inizio sono come programmi vuoti. La musica viene dopo.
E che meraviglia, a volte, la musica che uno si inventa per i programmi pi stupidi!
Controbilanciare ogni osservazione su di s con cento su altri. Vi  qualcosa di
affettuoso-soddisfatto anche nel pi duro modo di osservarsi.
L'igiene dovrebbe essere un concetto centrale, se si vuole studiare l'essenza di Musil.
Non , come in Kafka, l'igiene di un uomo minacciato, di un settario.
L'ambiente...pi...vero in cui egli visse fu, per Kafka, Jungbrunn; li non c'era altro che suoi
simili, nient'altro che settari dell'igiene.
L'igiene di Musil  quella di un uomo che ama il suo corpo, che ne e soddisfatto, che lo trova
bello.
Attraverso il suo corpo, egli capisce le donne che si occupano soprattutto del loro corpo.
Musil tratta il suo spirito come un corpo, di cui, in ultima analisi, ci si pu fidare.
La cosa spaventosa nei sentimenti di colpa: che neanche essi sono giusti.
F', il perfetto ipocrita, si scusa a profusione per ognuno dei suoi cattivi impulsi, per dare
l'impressione che siano rari. Cos egli pu tacerne del tutto i peggiori, la sua bonariet copre tutte le
tracce.
Chi prendesse conoscenza di tutte le proprie abitudini non saprebbe pi chi .
Trovare una parola pi forte per l'amore, una parola che fosse come vento, ma da sotto la terra,
una parola che avesse bisogno per dimorare non di montagne, ma di immense caverne, dalle quali si
precipita su valli e pianure, come torrente, ma non  acqua, come fuoco, ma non brucia, splende da
parte a parte, come cristallo, ma non taglia,  trasparente ed  tutta forma, una parola come le voci degli
animali (ma se si capissero), una parola come i morti (ma se fossero di nuovo tutti qui).
Gioie che ci rappresentano meglio davanti al dolore.
Nel giornale si trova tutto. Basta leggerlo con sufficiente odio.
Voi montagne, voi montagne, vedete tutto e non siete ancora cadute su di noi.
Un'unica giovane, brutta, nella sua vana speranza, rende nuovamente prezioso l'amore svilito.
Il 17 gennaio 1776 due gemelli furono impiccati insieme a Tyburn.
Quando fu tolto il carro sotto i loro piedi, le loro mani si intrecciarono.
Cos oscillarono fianco a fianco per quasi un minuto. Poi, quando persero coscienza, le loro
mani si sciolsero lentamente l'una dall'altra.
Bont, egli dice. Ma che intende dire? Non potrebbe dire qualcosa di pi preciso? Egli intende
una vigilanza che non si lascia illudere e non illude. Egli intende un'acuta diffidenza verso ogni uso
dell'uomo per scopi che sembrano essere pi alti, ma sono soltanto quelli di altri. Egli intende
apertura e spontaneit, una instancabile curiosit per la gente, che la include e la comprende. Egli
intende riconoscenza per quelli che non hanno fatto assolutamente nulla per noi, ma ci vengono
incontro, ci vedono e hanno parole per noi. Egli intende ricordo che non trascura nulla e non omette
nulla. Egli intende speranza nonostante la disperazione, speranza che per non tace mai la disperazione.
Egli intende anche gli animali, anche se li mangiamo. Egli intende specialmente tutto quello che
 pi stupido di noi stessi. Egli intende l'impotenza e mai il potere. Chi  buono verso il potere, chi gli
si piega o lo adula per proteggersi,  cattivo. Egli intende la passione, che ammette anche quella degli
altri. Egli intende lo stupore. Ma intende anche la preoccupazione. Non intende i grandi sentimenti, la
boria, la pomposit, l'autoidolatria, la durezza e l'ordine con cui si soggiogano gli altri. La bont che
egli intende  spiritualmente dinamica e dubita di tutto. Egli non intende la bont che riesce in
qualcosa, ma quella che improvvisamente rimane con le mani vuote. Egli intende la capacit di
sorpresa, anche nell'et pi avanzata, la capacit di accusare e adirarsi; ma soltanto se non apportano
potere all'irato, all'accusatore. Intende anche il linguaggio, sicuramente non intende il silenzio. Intende
il sapere, ma non l'ufficio, il posto, la paga. Intende la preoccupazione per gli uomini...qui, non il
suffragio per le loro anime.
1970.
Ogni responsabilit  celata.
Celata,  indistruttibile.
Egli non  popolo,  tutti i popoli.
Osano oppormi gli organizzatori, i manager, i rappresentanti, quando sto finalmente alle
calcagna del potere.
Dialettica, un tipo di dentiera.
Perch neanche una delle creature pu essere cancellata dal mondo.
Quando ci si sente molto umiliati, non resta nient'altro da fare che consolare e sollevare un altro
umiliato.
Egli non si aggrega a una scuola, e tuttavia non respinge nessun pensiero solo perch ha origine
da un altro.
Chuang Tzu La realt del fantastico in Chuang Tzu. Non viene mai ridotto a qualcosa di ideale.
L'intangibile  la realt stessa, e non qualcosa dietro di essa.
Nel taoismo mi ha sempre attirato il fatto che esso conosca e approvi la metamorfosi, senza
giungere alla posizione dell'idealismo indiano ed europeo.
Il taoismo d grandissimo valore alla longevit e all'immortalit in...questa vita e le molteplici
forme che permette di raggiungere sono forme di questo mondo.... la religione dei poeti, anche se non
lo sanno.
La tensione che esiste fra le principali dottrine cinesi, tra Mencio, Mo Tzu e Chuang Tzu, mi
sembra attuale; anche la tensione nell'uomo moderno non si potrebbe concepire con maggiore
precisione. La tradizionale tensione europea tra aldiqua e aldil mi sembra falsa e artificiosa.
Oggi per noi non esiste lettura che ci tocchi pi da vicino di quella degli antichi filosofi cinesi.
Tutto l'inessenziale qui cade. Per quanto  possibile, qui ci risparmiamo la deformazione imposta dalla
concettualit. La definizione non  fine a se stessa. Si tratta sempre di possibili atteggiamenti verso
la...vita e non verso...concetti.
La dimostrazione distrugge. La dimostrazione distrugge persino la cosa pi vera.
Trovare frasi cos semplici che non saranno mai pi nostre.
Perdere la riconoscibilit, la cosa pi difficile.
Ritrovare un'osservazione dopo 100 anni: ormai  indimenticabile.
Non si chiude davanti all'esperienza, ma non le va dietro.
Anche nelle sue ultime schegge delle cose distrutte lo perseguita il...senso dell'esperienza.
Le parole non sono troppo vecchie, lo sono soltanto gli uomini che usano le stesse parole troppo
spesso.
Vuole andare avanti, l dove non  stato mai, vuole cambiare il suolo che ha calpestato con
sicurezza, vuole sgusciare nell'insicuro, salvarsi l dove ancora non ha mai collegato una cosa con
un'altra, vuole collegare altre cose, costringe altre cose ad avvicinarsi, vuole intuire altre cose.
Persino se esistesse una persona che in un'ora riesce a presentire pi cose di quante ne
presentano altri in un'intera vita, non se ne potrebbe dichiarare soddisfatto. Dovrebbe imparare a
respingere i suoi presentimenti, anche quelli che ama pi di tutti, trovarne di inauditi, che ancora
lo...minaccino.
La tua ascesi sarebbe, pi ancora del silenzio: vivere senza ammirazione.
Napoleone, Wellington e Blcher a cavallo di pulci in un circo.
Un giorno in un'...altra sequenza, un giorno fortunato.
Importa ci che uno...rimuove da s, non tanto ci che uno fa, quanto ci che uno
ha...allontanato da s.
Si pu avere del rancore verso una lingua? Forse, ma soltanto in quella stessa lingua. Ogni
rancore verso una lingua, espresso in un'altra,  sospetto.
Egli volteggiava temerariamente al di sopra della catastrofe, mentre suo fratello stava disteso
sulla spiaggia, sognava e prendeva il sole.
Un azteco, cuoco a Hampstead.
Quetzalcoatl gli dico, lui non mi capisce. Steak au Poivre dico, e lui sogghigna con tutta la
faccia.
Per un'ora osservai i suoi pensieri che trascorrevano fra naso e baffi come fra superbia e
devozione.
Non trovare ascolto mi stimola.
Gli scrittori si riconoscono fra loro dai discorsi generosi. Il mio nuovo amico, l'oscuro saggio di
Agra, nel suo inglese smozzicato critica gli avari esattamente come lo farei io:  il suo biglietto da
visita.
Il primo editore delle opere di Nestroy (uno dei due editori) fu Ludwing Ganghofer: deve aver
giudicato Nestroy un cacciatore di frodo.
La tarda fama di Svevo: un regalo di Joyce. L'insegnante stipendiato, che si sentiva umiliato,
inonda il borghese con la sua improvvisa ricchezza: la fama.
Alcuni personaggi di romanzi sono cos forti che imprigionano il loro autore e lo strozzano.
Dissolversi del personaggio nella letteratura recente: i personaggi di cui avrebbe bisogno il
nostro tempo sono cos mostruosi che nessuno ormai  tanto temerario da inventarli.
Togliersi i vecchi vestiti.
Ricordare, s. Ma non nei vecchi vestiti.
Cline, in...D'un chteau l'...autre, ritrae se stesso in modo sorprendentemente veritiero: il suo
adattamento ai potenti a Sigmaringen; la sua situazione paranoica, di cui  sempre cosciente, era
realmente in grande pericolo. (La guerra volge alla fine, Il governo di Ptain e i suoi dirigenti si trovano
in fuga a Sigmaringen).
Mentre scrive questo libro, su avvenimenti accaduti ben dodici anni prima, si forma in lui
nuovo odio verso quelli che lo costringono a scrivere, i suoi editori: Achille  Gaston Gallimard.
Le sue funzioni di medico a Sigmaringen lo mettono in rapporto con tutti. Il maggiore medico
tedesco in uniforme, di cui esamina la prostata.
L'albergatrice che, appena lui le ha fatto un'inezione, nuda, gli chiede di cederle sua moglie,
una Barigina, per farci l'amore, il comandante delle SS, di famiglia nobile, che lui tratta con particolare
riguardo. Lo ricercano tutti come medico, lo mandano di qua e di l, hanno rispetto per lui solo dal
momento in cui viene fuori che dispone di cianuro.
Tutto ci che accade in Cline acquista attraverso di lui un elemento di massa. In questo  molto
impreciso, come ogni paranoico; ma si ricava l'impressione di una vita pericolosamente brulicante, che
 anche orribile. In questo libro non si butta sui Juifs con tanto dispendio di energie come un tempo.
Ma ogni tedesco  un boche e la parola  da lui caricata di tutto il disprezzo di cui  capace.
Tutto il libro  in questo dettagliato ricordarsi di uno che il pi delle volte, anzi sempre, si sente
perseguitato. In ci sta anche il segreto della sua leggibilit, l'autore si trova sempre in pericolo e ne
trasferisce la sensazione sul lettore. Cline si legge con la stessa facilit con cui quasi tutti leggono i
romanzi polizieschi. Non evita nessuna espressione sgradevole, il che genera l'apparenza di una
continua verit.
Ha visto moltissimo, prima di tutto come medico e poi per il suo avventuroso destino. Ci si
meraviglia che non tutti i medici sentano la vita come lui. Sulla sua pelle non si  formata una pellicola
protettiva, come invece succede agli altri medici.
Forse questo dipende anche dal fatto che rimase medico dei poveri. Il senso della sua
importanza di scrittore, che certamente egli possiede, si presenta in lui diversamente che in altri
scrittori. Esso gli d il diritto di attaccare tutto. Ma Cline non ha l'arroganza dei suoi colleghi; e non
potrebbe averla, perch per lui tutti i fenomeni della vita sono troppo problematici, inclusi quelli che lo
riguardano direttamente.
... un accanito falsificatore, gi per il fatto di introdurre quell'elemento di massa in quasi tutte
le scene che ricorda. Tuttavia ogni tanto fa dei racconti di un'enorme forza comica, che hanno qualcosa
di Rabelais, resoconti di conversazioni con singoli uomini; la scena con Laval e Brisselonne o l'altra
con Abetz e Chateaubriand.... un narratore del pi antico stampo, il che potrebbe infondere nuove
speranze per l'arte del raccontare. Interrompe continuamente il suo racconto con digressioni che gli
tolgono ogni trivialit. La sua concezione dei fatti sessuali  quella di un medico, ed  del tutto
convincente. Odia le donne quasi ancor pi degli uomini. La melensa autoesaltazione del sesso, che
rende insopportabili Miller e i suoi seguaci, gli manca totalmente, come a un teologo medioevale.
Cline  stato quasi sempre male, il che riconcilia un po' con la furia del suo odio, che 
mostruosa e indiscriminata. Non si scaglia contro gli uomini che oggi sono proscritti in Francia; quanto
difende se stesso con il suo modo di rappresentare, difende anche loro. Ha molta...noblesse,
stupefacente se pensiamo al suo ambiente. Odia ogni potere e ogni adorazione.
Il ricordo vuole arrivare indisturbato e al suo momento. Nessuno che sia stato
presente...in...quell'...occasione dovrebbe disturbarlo nel suo proposito.
Quanto poco hai letto, quanto poco sai, eppure dalla casualit di ci che hai letto dipende ci
che sei.
Un personaggio che riesce a distruggere tutto mediante la durata.
Mito? Intendi qualcosa di tanto vecchio da...non...essere...pi noioso?
Invece di una storia letteraria delle varie influenze, una delle contro influenze; sarebbe pi
illuminante. I contro modelli, non sempre evidenti, sono spesso pi importanti dei modelli.
Ricostruire la biografia di un uomo in base a ci che ha detestato. Sono cose che penetrano in
un modo del tutto diverso, si annidano, perdute ma agili, sotto la pelle. Una volta respinte, sono cose
che si possono dimenticare, tuttavia questo dimenticare  apparente, e ci che si  detestato e si 
respinto lo si pu...adoperare senza timore.
Un uomo apparentemente grasso, che consiste di dodici magrezze ben confezionate, le quali
pigolano tutte contemporaneamente.
...Il collezionista di...elogi si arrabbia per il silenzio delle strade.
Le percorre instancabilmente per costringerle all'elogio e si amareggia per la loro resistenza. I
giornali, per lui, sono troppo quotidiani. Gli uomini poi li buttano via, anche con le sue fotografie. Gli
basterebbe se ogni giorno si trovasse nel giornale qualcosa di nuovo su di lui? No!
Eppure ha bisogno dei giornali: li ha letti finch non  riuscito ad apparirvi, ma vuole molto di
pi.
Vuole soppiantare gli avvenimenti di importanza mondiale. Vuole che ci si occupi di lui, non di
terremoti e guerre. Trova completamente assurdo occuparsi della luna. Se la prende con la luna perch
se ne parla tanto.
Il collezionista di elogi riempie una casa con il suo nome. Ogni pi piccolo, ma anche ogni pi
grande pezzo di carta su cui compare il suo nome, viene conservato.
Qualche volta traversa tutta la casa, leggendo continuamente gli stessi pezzi, sebbene siano gi
vecchi. Ma preferisce roba nuova.
Aspetta espressioni e frasi nuove, che ancora non ha mai udito, un'intera lingua dell'elogio,
inventata soltanto per lui. Consente, a volte, che si elogino, insieme a lui, dei morti, si va a prendere la
loro benedizione.
Il collezionista di elogi sarebbe pronto a infliggere la pena di morte per ogni offesa o anche per
ogni semplice critica. Non  disumano, non lamenta la soppressione della pena capitale, bisognerebbe
reintrodurla soltanto in certi casi particolari, cio quando le critiche riguardano lui. Il collezionista di
elogi non si disfa mai di nessun elogio, ha sempre posto, anche per ci che  stato gi detto due volte,
tre volte, quattro volte. Diventa sempre pi grasso, ma lo porta volentieri. Trova sempre donne che lo
amano per questo grasso.
Leccano i suoi elogi e sperano di staccarne qualche pezzetto per s.
...Capovolgimenti Durante il funerale and perduta la cassa. I parenti in lutto furono
frettolosamente gettati con la pala nella fossa. Il morto balz fuori all'improvviso dal nascondiglio e
butt una manciata di terra per ciascuno nella sua fossa.
Le luci si spensero, la citt fu avvolta nell'oscurit. I criminali si spaventarono e lasciarono
scappare i poliziotti.
Il cane tolse al padrone la museruola, ma lo tenne al guinzaglio.
In una pubblicit luminosa le lettere scambiarono le loro posizioni e misero in guardia contro la
merce decantata.
Il gatto guarn il topo con i suoi artigli e lo lasci libero.
Dio rimise la costola nel fianco di Adamo, con un soffio gli spense il respiro e rimpast
l'argilla.
1971.
Festival annuale dell'assassinio a Sarajevo: la popolazione viene travestita con le pelli degli
animali vittime di Francesco Ferdinando.
L'erede al trono percorre, sparando, la strada dal Municipio al Museo del Delitto. Migliaia di
vittime cadono morenti nel fiumiciattolo. C' di nuovo, c' sempre la guerra?
All'angolo salta fuori l'attore che impersona Princip e colpisce al cuore l'assassinio delle
masse.
Cadde tra le braccia dello spettro dell'umanit.
Tolstoj che si traveste da scarafaggio a un ballo. Kafka, che venerava Tolstoj, avrebbe letto
volentieri questo episodio dopo aver scritto la...Metamorfosi?
Il...lettore che non pu smettere, che continua sempre a leggere, sempre di pi, e sempre di pi
cose antiche, e cos diventa una figura non trascurabile, una specie di uomo di fiducia degli altri, che si
affidano a lui: trover, purch non smetta mai essi pensano, anche la cosa decisiva.
Il cinismo visto come movimento di massa del nostro tempo. Un'enorme botte di Diogene in
cui si trovano riunite centinaia di migliaia di uomini.
Quel che pi apprezzo in uno scrittore vero  ci che tace per orgoglio.
Non mi interessa capire con precisione un uomo che conosco. Mi interessa soltanto esagerarlo
con precisione.
Ci si chiede che cosa avrebbe detto Dio se avesse osservato Tolstoj.
Pregare, si pregava parecchio, ma  difficile che questo interessi Dio.
Degli avvenimenti, invece, Dio avrebbe dovuto occuparsi. Forse Tolstoj avrebbe risvegliato la
sua gelosia. Forse lo avrebbe accettato come fratello.
Non posso dimenticare la sua immagine, l'ho in mente come quella di un antenato. Quanta
forza deve avere dato agli uomini la venerazione degli antenati. Che cosa veneriamo noi? Che cosa
possiamo venerare?
Bisogna dire che Tolstoj arriv a 82 anni e Dostoevskij soltanto a 59. 23 anni sono un periodo
molto lungo.
Tolstoj sarebbe Tolstoj se fosse morto gi nel 1887?
L'ingiustizia dell'et  assolutamente insuperabile.
Dio lo preferirei, caso mai, come un Tolstoj.
Migliorare pu significare soltanto...sapere meglio. Ma deve essere un sapere che non d pace,
un sapere incalzante. Un sapere che tranquillizza  mortale.
... molto importante che si riesca a rifiutare qualcosa del sapere. Bisogna essere in grado di
aspettare il momento in cui un certo sapere diventa spina: per ogni intuizione uno specifico dolore.
Com' penoso avere soltanto...una precisa et! Si vorrebbe avere contemporaneamente due et,
e saperlo.
Quanti anni ha?. 27 e 65. E lei?. 41 e 12.
Da queste due et si potrebbero derivare nuove e seducenti forme di vita.
Sfrontatezza del ricco che...consiglia i poveri.
Io so esattamente che cos', borghese. Appena uno pronuncia la parola, torno a non saperlo.
Non si sa mai come va a finire, quando le cose vengono cambiate improvvisamente. Ma si sa
poi come va a finire, quando...non vengono cambiate?
Scavalco due ragazzini che stanno distesi sul pavimento, aggrappati l'uno all'altro come
scimmie. Alcuni fuggiaschi dicono che il loro villaggio, circa una settimana fa,  stato ridotto in cenere
e tutti sono stati uccisi tranne loro due. Li abbiamo qui da tre giorni, dice il dottore e nessuno sa chi
sono. Sono cos terrorizzati per quello che hanno visto che non sono in grado di parlare. Stanno l, zitti,
e si aggrappano l'uno all'altro.... quasi impossibile dividerli, anche soltanto per il tempo necessario a
nutrirli.... difficile dire se ritroveranno la parola.
Queste parole sono tre volte spaventose. Alcuni non riuscirebbero a leggerle. Tuttavia si
dimenticano.
... possibile che la sensibilit di quelli che non si sono induriti, perch non hanno visto che
cosa  successo,   possibile che la loro sensibilit influenzi quelli che invece erano presenti?... forse
questo il compito dell'orrore che ha potuto non rassegnarsi, perch non  stato costretto a rassegnarsi?
Se cos fosse, avrebbe un senso il fatto che certi uomini non abbiano mai ucciso. Ma il loro
numero  troppo esiguo e quello degli uccisori e dei testimoni troppo grande.
Forse neanche un solo uomo ...degno di avere un bambino.
Chiss se i soprusi dell'inferno erano minori quando si credeva ancora ad esso? Chiss se le
nostre nature infernali erano pi sopportabili quando sapevano dove sarebbero andate a finire?
Noi, fieri di avere eliminato l'inferno, lo diffondiamo adesso dappertutto.
Gli ultimi uomini non piangeranno.
Il nemico del mio nemico...non  mio amico.
Anch'io faccio parte degli esseri miti che tentano di spiegare i delitti e, cos facendo, li
giustificano a met. Odio la pena che  decisa dai sicuri. Detesto la costrizione. Ma anch'io conosco
perfettamente l'abissale cattiveria dell'uomo. La conosco partendo da me.
... dunque indulgenza per me, ci che ottengo con queste spiegazioni?
No, nei miei confronti sono duro.
Nondimeno ho evitato di commettere delitti, e dunque ogni pubblica pena.
Come posso volere per altri pene che non mi toccheranno mai? Per approvare le pene
bisognerebbe allora commettere dei delitti? No, sarebbe capriccio ed ipocrisia.
Che mezzo c' per stabilire le pene con equit senza rendere le cose facili a se stessi?
Un paese in cui i giudici coinvolgono se stessi nella punizione.
Nessuna giustizia che non incida nella loro stessa carne. Nessuna pena che non colpisca anche
loro. Nessuna assoluzione che non torni a loro vantaggio, solamente questa non costa loro nulla.
Le autoaccuse non migliorano nulla.
Quanto pi in profondit si addentrano, tanto pi sicuramente finiscono in autocompiacimento.
Che uomo sono! Posso dirmi impunemente persino questo!.
Sentiamo che certe parole sono troppo terribili per tutti, tranne che per noi stessi.
Tutti i pessimismi della storia dell'umanit non pesano nulla di fronte alla realt. Nessuna delle
antiche religioni pu bastare, provengono tutte da periodi idilliaci.
Trovare il cammino attraverso il labirinto del proprio tempo, senza soccombergli, ma anche
senza saltarne fuori.
Avrebbe pi fiducia in s, se ancora non avesse mai sentito parlare di s.
Se dovesse risultare che noi, i perpetui espiatori del futuro, siamo vissuti nel migliore di tutti i
tempi!
Se ci...invidiassero per i milioni di bengalesi che stanno morendo di fame.
Se si deridesse la nostra insoddisfazione e la nostra miserabile coscienza come squisiti
atteggiamenti Biedermeier! Se si dovesse tornare a indagare mille volte su come siamo riusciti ad avere
tanta libert, tanta aria, tanti pensieri! Se si interpretasse la nostra sprovvedutezza come fosse il
culmine dell'umanit, e si riconoscesse nella nostra avversione per la morte un...innocuo piacere
omicida!
I ciechi, questi lungimiranti.
La perspicacia in tutti i campi della vita, che li spinge sempre pi lontani l'uno dall'altro, e
nessuna perspicacia per superare gli abissi che li dividono.
Avere in testa tanti uomini, che hanno detto tante cose! e tuttavia bisogna trovare e dire tutto da
s.
Nella vanit della sua dialettica egli si riserva il diritto di ogni decisione, finch non  pi in
grado di prenderne nessuna, e ritiene che pensare sia questo.
Maneggia la sua sega alternamente dai due lati. Quel che sminuzza in questo modo non esiste
pi.
La sua segatura ogni tanto  ricca d'ingegno.
Molti pensieri-vermi: tagliati in due continuano a crescere.
Tutta questa vita smisurata che si riproduce all'infinito,  per noi?
Questo pu crederlo soltanto Dio.
Gli venivano in mente ogni giorno cento strutture, per colpa delle strutture non poteva pi
dormire, parlava, mangiava e inghiottiva, evacuava strutture. Quando lo incontravo mi cantava nuove
strutture, quando me ne andavo si congedava con strutture.
A partire da una certa et dell'interlocutore, ogni dialogo articolato  senza fondo e diabolico,
come se per entrambi la cosa importante fosse adornarsi con uno scalpo di parole scuoiate e fuggirsene
via.
Nulla  pi futile, per, di uno scalpo di parole. Le parole sono ascoltate soltanto se si
rimandano a chi ha aperto loro la porta. Devono risvegliare con il loro ritorno sogni agitati che si
elargiscono come mancia competente alla persona che le ha ritrovate.
Il massimo che gli uomini possono ottenere l'uno dall'altro  un sogno che salta di qua e di l.
Il tempo in cui qualcosa lo interessa  il suo. Libert dagli orari altrui.
Ma anche libert dal proprio: scambiare l'ordine, anteporre, rinviare, ricordare, dimenticare.
Non sopravvalutare l'inconsueto.
Fornire il consueto di spine.
Grazie alla sua smemoratezza  diventato finalmente qualcosa.
Lui, per essere libero oggi, serve tutti i padroni del passato e del futuro.
I cosmonauti russi erano morti quando atterrarono sulla terra. Sono atterrati felicemente e sono
morti al loro atterraggio senza ferite esteriori. Il cuore ha smesso di funzionare simultaneamente per
tutti e tre. Una fine pi commovente di una sparizione nello spazio cosmico. Cos sono stati trovati, un
avvertimento.
La cosa migliore sarebbe che non si riuscisse mai a trovare un motivo per la loro morte.
Tuttavia rimane da riflettere molto seriamente sul lutto collettivo dei russi per i loro tre morti.
Se tali compiti potessero assumersi la funzione delle guerre, come partecipazione collettiva a
un'impresa di grande rischio, i viaggi spaziali nonostante tutto avrebbero un senso.
... necessario che gli uomini tentino di meditare su tutto quello che esiste...a prescindere
dalla...tecnica. Come si devono altrimenti trovare le forze che permettano di liberarci dallo strapotere
della tecnica?
Sarebbe felice se per inspiegabili motivi ci fosse improvvisamente sopra di noi un altro
firmamento.
Prediligeva le religioni nelle quali gli di, mediante metamorfosi, si sfuggono tra loro come
sfuggono agli uomini.
Sono nutrito di miti. Provo, ogni tanto, a sfuggirgli. Non li voglio violentare.
Il baco da seta che nasce da un verme del paziente Giobbe.
Si  perduto tanto con gli di degli antichi che si potrebbe temere che vada perduto qualcosa
anche con il nostro Dio, che  pi semplice.
Ma non potr mai ritrovare la strada verso chi ha portato la morte nel mondo. Non vedo in
nessun luogo un Dio nella vita, vedo dei ciechi, che guarniscono con Dio i loro misfatti.
Sono le aspettative di un bambino, quelle che ancora ho quando scopro uno squarcio
nell'involucro di un uomo e sento improvvisamente: non  ancora tutto perduto, con un po' di sforzi si
pu far battere un cuore inceppato?
In verit so sempre meglio di avere una conoscenza spaventosamente esatta degli uomini, ma
non mi interessa questa conoscenza, che pu possedere chiunque abbia vissuto un po'. Mi interessa ci
che questa conoscenza confuta, ci che elimina. Trasformerei volentieri un usuario in un benefattore,
un contabile in un poeta.
Mi interessa il salto, la metamorfosi sorprendente.
Non ho mai perso la speranza, spesso cerco di punirmi per essa e di schernirla crudelmente. Ma
continua a vivere illesa in me.
Pu essere ridicola come quell'altra speranza, molto pi grande, enorme, che un morto possa
stare improvvisamente davanti a me e che non sia un sogno.
Chi viene capito,  stato capito male. Tutto va avanti soltanto per malintesi. Tuttavia resta
determinante che si vive per essere veramente capiti.
Primo dialogo con persone che da dieci anni conosce di vista, che ha interrogato ogni giorno
con lo sguardo, mentre loro allo stesso modo interrogavano lui.
Bisogna averne molte, di queste persone, e poi, dopo anni, rivolgere loro la parola.
L'uomo dell'Asia, stabilitosi in Africa, cacciato in Inghilterra, dove non  mai arrivato.
Quanti volti pu ricordare un uomo?
Esiste per questo un limite massimo? E viene raggiunto soltanto da personaggi come
Napoleone, che si ricordano degli uomini perch muoiano per loro?
Gli piacciono frasi isolate, frasi a s stanti, le si pu rigirare tra le mani, le si pu scuotere, le si
pu strangolare.
I nomi cinesi hanno qualcosa della lingua ultima, in cui sfociano tutte le lingue degli uomini.
I libri non letti si vendicheranno?
Si rifiuteranno, trascurati, di accompagnarlo all'ultima dimora? Si getteranno sui libri sazi, tante
volte letti e li stracceranno?
Ammiro Musil gi per il fatto che non abbandona quel che ha svelato, vi si insedia per
quarant'anni e vi muore prigioniero.
Leggo come per la prima volta le...Metamorfosi di Ovidio. Non sono i discorsi e i sentimenti
dei personaggi che mi impressionano: sono troppo pieni di arte, la loro retorica  stata subito assorbita
nella letteratura europea ed  stata depurata, ricondotta dai posteri a una verit superiore. Ma
l'ispirazione del poema, il suo argomento, sono le metamorfosi e in esse Ovidio ha anticipato ci che
interessa pi intensamente gli scrittori sino ai giorni nostri. Ovidio non si accontenta
di...dare...un...nome alle metamorfosi, ne segue le orme, le descrive, diventano processi visibili.
Cos facendo libera ci che  pi intrinseco al mito dal suo contesto usuale e gli conferisce una
evidenza che non perder mai pi. Gli interessano...tutte le trasformazioni, non soltanto queste o
quelle, le raccoglie, le ordina l'una dopo l'altra, segue ognuna di esse nelle sue ramificazioni, e persino
quando hanno per loro natura tratti comuni fanno l'effetto di nuovi miracoli, colti in modo credibile.
Spesso sono metamorfosi di fuga, ma uniche e definitive; spesso sono metamorfosi del dolore.
Il loro carattere definitivo determina la loro gravit. Se sono metamorfosi di salvezza, sono pagate care,
la libert del trasformato  perduta per sempre.
Ma la fluidit del mito  conservata nel complesso dalla variet e dalla ricchezza delle
metamorfosi nella loro sequenza.
... inestimabile quel che Ovidio ha cos salvato per il mondo cristiano: perch  ci che pi la
coscienza cristiana aveva perduto. Ha infuso nella sua dottrina, che si irrigidiva nella gerarchia, nel suo
greve sistema di virt e di vizi, il soffio pi antico e liberatorio della metamorfosi.... il padre di una
modernit che  esistita in ogni tempo, le sue tracce si potrebbero ritrovare facilmente ancora oggi.
Si deve smettere prima di avere detto tutto. Alcuni hanno detto tutto prima di cominciare.
Non trovare pi nulla, nessun tipo sconosciuto di uomo. Ora  il tempo in cui si aggroviglia
tutto il conosciuto.
Ha strappato tutti i miti come l'erba.
Occhi che vedono soltanto l'interno del corpo, ma con tutto il sangue, e con precisione. Un
occhio verso l'interno, un occhio verso l'esterno.
Se avessero questo doppio sguardo, come sarebbero gli uomini?
Di solito non pensiamo ai mistici come scrittori, salvo nel caso dei persiani.
Loro parlano di pi animali e anche di ragazzi. La loro scrittura  pi sinuosa, la loro
esuberanza pi terrena, le loro similitudini hanno qualcosa di caldo come il respiro d'amore e insieme
qualcosa di delimitato come la vita quotidiana.
Manca loro la mansuetudine dell'esistenza claustrale. Si sente che hanno girovagato e taciuto
molto e improvvisamente, dopo lungo silenzio, hanno parlato con passione.
Sono saggi, eppure la loro dizione  veemente. Balbettano e parlano mirabilmente. Hanno
qualcosa degli acrobati.
Egli cerca l'unica frase. Pensa centomila frasi per trovare l'unica.
In quale lingua si potrebbe trovare l'unica frase? Le parole dell'unica frase sono corpi celesti?
Cuori?
Morti? Animali?
L'unica frase  quella che egli non riprende da nessuno.
I distruttori della lingua cercano una nuova giustizia tra le parole. Non esiste. Le parole sono
disuguali e ingiuste.
L'allegria dell'Ariosto  passata in Stendhal, la rapidit, il piacere della metamorfosi e il
capriccio.
Stendhal ha preso molto pi dall'Ariosto che da Shakespeare.
L'atteggiamento misurato di Stendhal verso la morte, nonostante la perdita precoce della madre
e la nausea per Dio da cui questo  venuto, si pu spiegare soltanto con la rivoluzione francese: il suo
sentimento di felicit per l'esecuzione del re. Una morte che colpiva a tal punto il suo odiato padre gli
sembr una fortuna, e per questo divenne un po' debitore verso la morte.
I tre modelli Stendhal nella sua fanciullezza: il nonno scettico che si...immaginava sempre
qualcosa; la zia orgogliosa con la sua...noblesse spagnola; il gaudente Romain Gagnon, suo zio,
donnaiolo che viveva alla giornata. Ma pi forti ancora sono i...contromodelli della sua giovent: il
padre interessato, l'altra zia urlante, che lo perseguitava con odio, e il gesuita Raillane, il suo maestro.
Questa spaccatura in amore e odio, in immagini da imitare e da respingere,  rappresentata con
pi chiarezza e vivacit che in ogni altra autobiografia.
Il valore teoretico di...Henri...Bruladr sta per me soprattutto in questo. Ma non c' quasi nulla
nel...Brulard che non sia smisuratamente prezioso. Ci sono le esperienze precoci della morte, di una
tale verit e forza che diventano una persecuzione. C' una franchezza morale che non tace nessuna
bassezza e che comunque si colloca immediatamente dalla parte della generosit. C' la sua curiosit
per ogni uomo e la continua sensibilit per il fascino delle donne. Solo cos si pu spiegare la
sensibilit che svilupper in seguito per la pittura.
Devo a Stendhal la convinzione che ogni uomo  se gli riuscisse di scrivere tutto di s  sarebbe
stimolante, sorprendente e anche insostituibile.
Amo in lui la spontaneit del suo modo di pensare, di sentire, l'apertura e la felice irritabilit
della sua natura, la rapidit che tuttavia non dimentica, l'incessante movimento che non si perde mai, la
nobilt che non si  mai ostentata, la riconoscenza, che sa perfettamente di cosa  riconoscente, la
mancanza di abbellimenti (a meno che si tratti di quadri), l'immensit piena, eppure sempre chiare. C'
luce su tutto, in lui, il suo pensiero stesso  luce. Ma non  una luce religiosa o mistica, che egli tenne
sempre in sospetto:  quella dei processi vitali stessi, che si riflettono in ogni concreta singolarit.
... difficile conservare quella crudelt che  d'obbligo per l'osservazione incorruttibile. Il
calore del ricordo si espande ovunque, e una volta che ci si sia completamente abbandonati ad esso,
non si potr pi vedere nessuno con i duri occhi della realt.
A quale uomo  permesso di percorrere il suo cammino, quale uomo non viene spinto
ininterrottamente di qua e di l, verso il deserto, dove non trover pi nulla di s e dovr avvizzire,
dove balbetter gridando aiuto, dove sprofonder nel sale, senza foglie e senza fiori, bruciato dal sole,
maledetto?
Nessun uomo conosce la piena amarezza che lo aspetta e, se essa gli apparisse improvvisamente
come un sogno, la negherebbe e ne distoglierebbe gli occhi.
Questo si chiama speranza.
Non vi  nessun dolore che non si potrebbe superare, l'unica cosa infinita  il dolore.
I filosofi che vorrebbero...darci...in...dote la morte, come se esistesse in noi sin dal principio.
Non sopportano di vederla soltanto alla fine, la estendono indietro fino all'inizio e la eleggono a
pi intima accompagnatrice di tutta la vita, e cos, in questa forma attenuata e familiare, arrivano a
sopportarla.
Non capiscono che, cos, le hanno conferito pi potere di quanto le spetti. Non importa niente
che tu muoia, sembrano dire tu sei comunque gi morto eternamente. Non avvertono che si rendono
colpevoli di un trucco spregevole e vile, perch indeboliscono la forza di quelli che potrebbero
difendersi contro la morte.
Impediscono l'unica battaglia che sarebbe degna di essere combattuta.
Proclamano come salvezza quel che  capitolazione. Cercano di convertire tutti alla propria
vilt.
Quelli tra loro che si ritengono cristiani avvelenano cos la vera essenza della loro fede, che
deriva la sua forza dal superamento della morte.
Ogni miracolo di resurrezione che riusc a Cristo nei Vangeli, se loro avessero ragione, sarebbe
assurdo.
Morte, dov' la tua spina?. Non  affatto una spina, essi dicono, perch la morte esiste da
sempre, concresciuta alla vita, suo fratello siamese.
Consegnano l'uomo alla morte come a un sangue invisibile, che gli pulsa incessante nelle vene,
si chiami pure il sangue della rassegnazione, l'ombra segreta del vero sangue, che si rinnova
continuamente per vivere.
L'istinto di morte in Freud  un discendente di antiche e oscure dottrine filosofiche, ma  ancora
pi pericoloso di esse, perch si riveste di termini biologici, che hanno l'apparenza della modernit.
Questa psicologia, che non  filosofia, vive della peggiore eredit della filosofia stessa.
I filosofi del linguaggio, che trascurano la morte, come se fosse qualcosa di metafisico. Ma se la
morte  caduta nella metafisica, ci non cambia che essa sia il fatto pi antico, un fatto pi vecchio e
pi penetrante di ogni linguaggio.
Gli stoici superano la morte con la morte. La morte che ci diamo noi stessi, dicono non pu
nulla contro di noi, cos non c' bisogno di temerla.
Chi si  tagliato la testa non sente dolori.
Non si sa nulla subito; ci che si crede di sapere subito, lo si  venuto a sapere gi molto tempo
prima.
Conta soltanto il sapere che si  fermato segretamente in noi.
Il vanitoso non vuole chiedere troppo presto aiuto a Dio. Prima si rispecchia nella forza che non
ha, guarda come svaniscono le sue false pretese, si rallegra della sua debolezza e dice d'improvviso,
con sbalorditiva sfrontatezza: Dio, come se questi, di nascosto, fosse sempre stato l per lui.
Un linguaggio che arriva sino all'inferno.
Tutti si misero in posa come monumenti e si irrigidirono, immobili.
Sino alla prossima moda, poi ricominciano a scuotersi e ad agitarsi.
Pausa, sino al ritrovamento dell'eternit.
Un mondo che non risveglia la passione di colui in cui penetra non  un mondo. Essere
assorbito non basta.
L'uomo, come il Carso, deve formare i suoi fiumi sotterranei ed essi devono spuntare alla luce
del giorno in modo prodigioso ed inaspettato.
Un temporale che dura un'intera settimana. Oscurit dovunque. Si pu leggere soltanto quando
lampeggia.
Ricordare e collegare ci che si  letto tra i lampi.
Di quante parole adulatrici ha bisogno l'uomo per migliorare? Gli si dice come...sarebbe ed
egli si compiace di s.
Non c' una testa che non sarebbe interessante. Basta soltanto entrarci dentro.
Ci si pu domandare se si debba condannare l'intenzione di racchiudere la propria vita in un
tutto, una volta giunti a una certa et. Perch sarebbe plausibile che, sotto la spinta di ci che si 
estratto da noi stessi, ci si chiuda verso l'esterno, non si voglia assimilare pi nulla e di fatto, poi, non si
assimili veramente pi nulla.
Forse il valore di ci che si  assimilato tardi  dubbio. Non penetra dovunque, scorre via sulla
superficie, ormai un impermeabile ci protegge dal nuovo.
L'apertura verso...l'...interno, invece, aumenta talmente che le si deve cedere, anche se il
profitto che ne ricaviamo dovesse essere solo in parte giustificato. La difficolt sta in questo: che un
velo di splendore si posa su tutto ci che  passato, semplicemente perch  passato; e in special modo
 uno splendore dei morti. Non ci  concesso diffidare di questo splendore, perch esso contiene in s la
riconoscenza per il vissuto.
Non...pu essere altro che il nostro vissuto, e la colpa che talvolta ci pu capitare di sentire
perch non  il vissuto di tutti gli altri, perch per cos dire li esclude,  una colpa presuntuosa, perch
come avremmo potuto condurre la vita di tutti?
Il ricordo  buono perch aumenta la misura del riconoscibile. Ma bisogna fare particolarmente
attenzione che non escluda mai il terribile.
Il ricordo pu concepire il terribile diversamente da come esso apparve nel suo atroce presente,
diversamente, ma in modo non meno crudele, non meno insopportabile, non meno assurdo, tagliente,
amaro; e non deve concepirlo con soddisfazione perch  passato: nulla  mai passato.
Il vero valore del ricordo sta in questo: che ci fa capire che nulla  mai passato.
Non ci si vede mai con sufficiente severit. Ma deve essere una severit...particolareggiata, non
appena si semplifica diventa una futile posa di condanna, che procura piacere per ragioni sbagliate.
Tirare un sospiro di sollievo tra gli animali: non sanno che cosa li aspetta.
Molto tempo prima che nascesse il mondo esistevano dei filosofi. Erano l pronti a spiarlo per
poter dire che tutto andava bene. Non lo avevano infatti pensato? E come poteva non andar bene
qualcosa che loro avevano pensato?
Presentarono come fosse un loro pensiero quell'ambigua creazione e ridacchiarono per
l'esattezza delle loro previsioni.
La colpa come karma  indicibile superbia dell'uomo: la bassezza della sua anima si punisce
negli animali in cui prende dimora.
Come osa punire gli animali con la sua anima? L'hanno forse invitata? Pu far loro piacere di
farsi degradare da essa? Non vogliono l'anima dell'uomo, la detestano, per loro  troppo turgida e
ripugnante. Preferiscono la loro aggraziata miseria e si fanno mangiare molto pi volentieri da altri
animali che non dagli uomini.
1972.
Il Tasso si offre alla...persecuzione per paura di essa. La anticipa, esige la sua severit. Essa
non lo vuole, lui le corre incontro. Implora la sua attenzione, essa lo sfugge. Lui si accusa, essa lo
calma. Non ti voglio  dice, lui le si butta ai piedi.
Egli oscilla tra i grandi della terra e la persecuzione spirituale.
Quando sfugge ai grandi, si salva nella persecuzione. Ma egli riconosce soltanto la persecuzione
della Chiesa, combatte quella dei grandi e, quando questa lo incalza, egli le sfugge verso quella della
Chiesa.
Nessuno calcola il grado di umiliazione del poeta tra i grandi.
Egli cerca poteri che sono pi forti di loro e si offre ad essi come preda.
Il poeta che  cosciente della sua grandezza, tra i grandi della terra dovr esser vittima della
pazzia. Se fin dalla giovent  stato fra loro, esiste per lui un'unica salvezza: che lo riconoscano come
loro pari.
Le angustie per il denaro che patisce il Tasso ricordano quelle di Baudelaire. Il satanismo di
Baudelaire era anche nel Tasso. Ma il Tasso aveva assistito in Francia alla persecuzione operata dalla
Chiesa; non molto tempo prima della notte di san Bartolomeo, nell'atmosfera che la precedette, egli si
trovava a Parigi e venne a saper di massacri in altre citt. Cos crebbe il suo terrore di questa
persecuzione e ci che per un uomo del secolo Xix era soltanto un gioco semi frivolo, per il tasso fu
cosa mortalmente seria.
Credette di nuovo all'inferno di cui talvolta aveva dubitato e lo sent come un acuto pericolo.
Da questo, come dalla persecuzione dei potenti, doveva salvarlo la punizione della Chiesa.
Forse non c' stato in tutto il Rinascimento un uomo cos moderno come il Tasso. Poich noi
viviamo di nuovo, ora, sotto l'assillo dei poteri collettivi,  impensabile che un uomo intelligente non vi
faccia riferimento. Qualcosa in lui d ragione al potere, per quanto possa sforzarsi di sfuggirgli. Si
sente colpevole per la sua resistenza, cos colpevole come allora un fedele figlio della Chiesa.
Per quegli scrittori la cui angoscia non si addormenta, che rimangono se stessi, non c'
salvezza. Essi possono cedere per un po' ad una delle grandi unit collettive, ma non le possono
rimanere devoti senza tormento se vivono nel suo ambito.
Ogni vigliaccheria, ogni reticenza  peccato per lo scrittore. La sua audacia sta
nell'esprimere....Sebbene ne porti la responsabilit,  tenuto a dire.
Anche se ci fosse un'unica indiscussa religione universale, egli avrebbe il diritto di prescinderne
e di non dichiararsi legato ad essa. tuttavia egli avrebbe questo diritto soltanto se dovesse dire qualcosa
di urgente, che lui soltanto pu dire.
Ma che cosa  urgente? Ci che sente negli altri, riconoscendo che gli altri non lo possono dire.
Ed  qualcosa che egli stesso deve avere sentito e riconosciuto, prima di ritrovarlo negli altri. Questa
concordanza crea l'urgenza. Deve essere capace di due cose: sentire e pensare egli stesso fortemente; e,
in una instancabile passione,...ascoltare e prendere sul serio gli altri.
L'impressione di concordanza deve essere onesta, non turbata da alcuna vanit.
Ma egli deve anche saper dire quel che ha da dire: se lo dice in modo inadeguato, perde la sua
urgenza, ed egli si rende colpevole di uno sperpero di quella concordanza. Essa  la cosa pi preziosa,
ma anche pi inquietante che un uomo possa vivere.
Deve poterla mantenere intatta quando minaccia di andare in pezzi, deve continuamente nutrirla
di nuova esperienza e fatica.
Si sforza di non perdere troppi pregiudizi in una volta. Attentamente, lentamente: altrimenti di
lui non rimane nulla.
Il nome moralista suona come una perversione, non ci si meraviglierebbe di trovarla
improvvisamente gi descritta in Krafft Ebing.
Egli si immagina di allontanare da s la morale sollevandola come la lastra di un sepolcro. Che
cadavere vivacissimo apparirebbe allora!
Strinse la mano a tutti i morti e si mise in fila all'ultimo posto.
I suoi odiati e tacitati personaggi gli prudono.
Contagi tutti con la sua tetraggine e sfugg alle loro mani.
Chi  amaro deve fare scintille, se si dissecca non serve a nulla. Le sue scintille devono
contenere quella speranza che lui stesso non sopporta pi.
Esiste una sorta di nausea fisica che proviamo nei confronti di chiunque non sia noi stessi.
Fino a che punto ci dipende dalla nostra auto consapevolezza? Proveremmo la stessa nausea se
incontrassimo noi stessi, ma camuffati e non riconoscibili sul momento?
Andare per la strada adorno di rinunce e spandere intorno a s nient'altro che No No No.
L'odiatore di se stesso si ama...di...pi. Trema davanti alla morte e dice: ... la cosa migliore
che abbiamo.
Molto, molto tempo  passato da quando viveva nascosto nell'odio.
Gli fu negata la vecchiaia.
Tutto ci di cui si ricorda il topo settantacinquenne  sbagliato. Ma se non ricorda, nessuno gli
parla. Cos il topo continua a fare le sue affermazioni e, visto che qualche nome almeno  giusto, gli si
permette di invecchiare e di sapere sempre di meno.
Alla fine  troppo piccolo anche per l'ultimo buco ed evapora.
I filosofi si radunano per dimostrare di essere in numero non trascurabile. Si dispongono in
scuole, che indossano speciali uniformi.
Alcuni disertori buttano via le loro uniformi e nudi e tremanti corrono verso altri. L vengono
accolti con giubilo e rivestiti.
Alcune scuole si riducono ad avere un unico seguace. Questi non pu mai abbandonare il suo
posto, altrimenti la scuola  finita. Succede che un'intera scuola molto numerosa sia spazzata via da
un'epidemia da cui tutte le altre sono immuni.
Ma si formano improvvisamente anche nuove scuole, come dal nulla, con nomi che fanno
tendere le orecchie. Vengono gridati da araldi che non sono filosofi e non devono capire quello che
dicono.
Araldi particolarmente belli possono proclamare parecchie nuove scuole in rapida successione.
ma anche araldi gobbi e storpi sono benvisti. Gli danno da bere un vino speciale che fissa per sempre la
loro figura; sono loro la cosa pi stabile nella fuga dei filosofi.
Non essere pi ragionevoli di quanto si . Non coprire niente con la ragionevolezza. Non
correre avanti con la ragionevolezza. Far scendere in campo la ragione contro la sua innata malignit,
ma non per mascherare la conoscenza.
Vi sono frasi che significano qualcosa soltanto in un'...altra lingua.
Aspettano il loro traduttore come una levatrice.
Uno che lascia venire a s i poveri e regala loro dei ricchi.
Il mendicante gli restitu la moneta d'oro, scosse il capo e disse: Rame!.
Un gruppo dorme, mentre l'altro veglia e lavora. Soltanto quando questi ultimi si
addormentano, gli altri si svegliano. Poi vanno in giro, secondo il loro rimo quotidiano. Non badano ai
dormienti, se non per il fatto che gli girano intorno per non disturbarli. Quindi si rimettono di nuovo a
dormire ed  il turno degli altri.
Cos i due gruppi non si parlano mai, non si conoscono mai da svegli.
Ma segretamente cercano di sciogliere l'enigma dei dormienti, dei quali non devono parlare, 
cosa che offende i buoni costumi. Si conoscono dai loro lavori, ma non sono mai presenti quando quei
lavori vengono eseguiti.
I dormienti sono oggetto di amore infelice. Un mondo remoto, nell'aldil,  superfluo, lo si ha
sempre davanti agli occhi nei dormienti. L'aldil  sempre presente, dorme. Come sar da sveglio?
Questo pensiero centrale  il contenuto della loro metafisica. In sogno s'incontrano. Ma, senza
conoscersi, vivono nello stesso posto.
Cavalli che non hanno bisogno di foraggio: si nutrono del loro scalpitare.
Trote che cacciano rondini.
L'ondeggiare dei pavoni, il loro grido: ballerine squittenti.
Laggi gli uomini sono schiavi. Gli ordini vengono soltanto dalle donne.
Anche le guerre vengono combattute da schiavi, mentre le donne guardano lo spettacolo
sbadigliando, sedute in una posizione da cui li dominano.
Nessuna donna ha mai ucciso, su ci  fondato il loro senso di classe. Gli uomini laggi sono
schiavi, perch si macchiano di uccisioni.
In che stato d'animo pu essere un uomo che torna a casa dalla prigione e per lui, soltanto per
lui, sono stati uccisi un milione di uomini?
Egli  sopravvissuto, ma per un pelo. Si sopporta meglio di essere un sopravvissuto, se si 
sopravvissuti proprio per un pelo?
Vendetta? Vendetta? Tutto ritorna da s, nel modo pi preciso, e la vendetta non fa che
confonderlo.
I brutti libri vengono serviti nel loro inferno da diavoli spiritosi.
Ora gli scrittori dovranno dimenticare nuovamente ci che  nudo.
... molto importante che cosa uno si propone ancora nell'ultimo istante. D la misura
dell'ingiustizia della sua morte.
Lenz, assiderato in una strada di Mosca, manda il suo ultimo sogno a Goethe.
L'ubriaco di vecchiaia.
Il pericolo divenne tale che nessun essere vivente os pi mostrasi su tutta la superficie della
Terra.
Sotto, la vita procedeva ancora vivacemente. La crosta era deserta come quella della Luna.
Persino le nuvolette di fumo erano pericolose. Il terrore, quando succedeva di scontrarsi, gi nelle
profondit.
Tutta l'umanit era diventata una nazione di minatori; gallerie su gallerie, con la conoscenza pi
minuta di pericolosi gas. Nel pi profondo i potenti con i loro tesori d'aria.
Verso la superficie gentaglia semi asfissiata, impegnata nell'eterna costruzione di barriere verso
l'alto.
Altro che muraglia cinese! Tutta la superficie, una corteccia di protezione ben cementata, in via
di continua riparazione, rappezzata e migliorata e ancora rappezzata. Gli schiavi chini. Su troni di aria
compressa i potenti, che non si alzano mai, non si allontanano un attimo dai loro tesori.
La cosa pi profonda era la cosa pi vile. Non annullare col pensiero la parete su cui andremo
a sbattere.
Prendere su di s l'insopportabile peso. Non negare nulla. Non saltellare via.
Non la solitudine, non l'infermit, non l'affanno dei vecchi, nulla pu convertirti. La tua
convinzione  cauta e ineluttabile come una tigre.
... soddisfazione di s? Puoi dire di s al pi minuscolo pezzo di storia?
Comunque, non deve finire.
Come pu andare diversamente dopo questa storia? La si pu nascondere, negare, modificare?
hai una ricetta per questo?
... possibile, per, che noi vediamo una...falsa storia. Forse quella vera potr rivelarsi soltanto
quando la morte sia sconfitta.
Dallo sforzo dei singoli per allontanare da s la morte  sorta la mostruosa struttura del potere.
Si richiesero innumerevoli morti perch continuasse la vita di un singolo. La confusione che
ebbe origine allora si chiama storia.
Qui dovrebbe cominciare il vero illuminismo, che fonda il diritto di...ogni singolo a far
continuare la sua vita.
Se si sa quanto tutto  falso, se si  capaci di misurare il grado del falso, allora, ma soltanto
allora, l'ostinazione  la cosa migliore: ininterrotti movimenti della tigre lungo le sbarre della gabbia
per non lasciarsi sfuggire quell'unico piccolo attimo che serve per la salvezza.
Quel che si pensa ogni giorno pu anche non essere sempre importante. Ma enormemente importante  quel che ogni giorno...non si  pensato.
Laggi tutti gli uomini sono obbligati a rivedersi dopo cinquant'anni. Fanno moltissima fatica a ritrovarsi. Il processo del ritrovarsi diventa il contenuto di una nuova vita. Devono cercarsi l'un l'altro,
ritrovarsi e prestarsi orecchio. Devono mettersi a confronto con gli esemplari migliori di quanto furono
essi stessi e fanno i conti in silenzio. Non sono autorizzati a nessun rimprovero e a nessuna sensazione
di disgusto. Chi viene ritrovato non pu mai venire a sapere che cosa si pensa di lui. Si tratta di
riconoscere, capire, vergognarsi. Si tratta di constatare la molteplicit delle vie che non erano le
proprie.
L'essere pi insignificante ha il diritto di essere ritrovato e ascoltato. L'essere pi felice si deve
mettere di fronte al pi infelice. Il tempo che occupano simili confronti  considerato pi importante di
ogni occupazione professionale o familiare.
Anche chi  emigrato e ha perduto la sua prima lingua  obbligato ad un serio e faticoso tentativo di comprensione.
Chi si serve abusivamente di delegati va incontro a pene molto severe. Si pu chiedere il permesso di cominciare il processo del ritrovarsi gi prima dello scadere dei cinquant'anni.
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FINE.